Elezioni USA. Il Presidente più pro-life della storia americana.

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L’appello di suor Dede è stato tra i più fondati e veri a sostegno di Trump e delle sue politiche antiabortiste.

Alla convention repubblicana dedicata all’America, terra di eroi, è tornato sotto i riflettori l’aborto, forse il tema più importante per ogni civiltà.
E’ stato affidato alle parole di suor Dede Byrne, religiosa delle piccole lavoratrici del Sacro Cuore di Gesù e Maria.
Come seguaci di Cristo – ha detto la religiosa, dando anche il suo appoggio al presidente uscente Trump -, siamo chiamati a difendere la vita, contro il politicamente corretto o contro le mode di oggi“.
La questione dell’aborto fa risaltare la falsità delle dichiarazioni religiose di Joe Biden, che si spaccia per cattolico ma ha sempre contraddetto la fede i suoi comandamenti.

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USA. Una donna intollerabile: “troppo cattolica” e con una carriera di successo

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L’odio profondo verso ciò che è secondo natura spinge le sinistre a impedire la nomina della giudice Amy Coney Barrett alla suprema Corte statunitense.
Ma tale odio è anche un ulteriore motivo per sostenere il presidente Trump.

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La nomina di Amy Coney Barrett alla Corte Costituzionale da parte di Trump continua a suscitare reazioni e commenti sia a favore che contro.

La sua immagine di donna di successo, di cattolica, di madre di famiglia numerosa, di persona sensibile alla disabilità e al disagio sociale, l’assoluta mancanza di appigli riguardo ad eventuali sfumature di suprematismo bianco e addirittura la sua posizione sulla pena di morte, fanno di lei una specie di “monstrum” che il mainstream non riesce a digerire.

Troppo vicina agli ideali della donna emancipata che ha infranto il soffitto di cristallo che impedisce alle donne di raggiungere posti di prestigio, ma “troppo cattolica” per essere accettabile e perché il mondo progressista possa tributarle gli onori che una “cattolica ma non troppo” avrebbe ricevuto.

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Gender: dalla Romania una lezione ai pro-family italiani

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Il senatore rumeno di centro-destra Vasile Cristian Lungu, durante un incontro anti-comunista

Dopo Russia, Ungheria, Rep. Ceca e Polonia, anche la Romania adotta una legge
– in difesa della famiglia naturale e
– di protezione delle persone eterosessuali.

Quanto accade in Romania ci tocca, se non atro perché – con oltre 1.200.000 persone – si tratta della comunità di stranieri più numerosa nel nostro paese.
Come gli albanesi (450.000) sono persone vissute per decenni sotto il terrore social-comunista: parlano poco, non si fanno notare, ottengono dai nostri vescovi luoghi di culto dedicati e… hanno fiuto per ciò che sa di totalitarismo.

L’antefatto: la Romania non prevede alcuna forma di riconoscimento nei confronti delle coppie dello stesso sesso.
La novità: la Romania ha approvato una proposta di legge che proibisce l’insegnamento del gender nelle proprie istituzioni scolastiche e universitarie.
Con la nuova normativa, si elimina anche l’educazione sessuale dalle scuole di qualsiasi ordine e grado: il testo proibisce in modo esplicito qualsiasi riferimento a sesso o genere dentro le istituzioni scolastiche.

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Dittatura gender dalla Convenzione di Istanbul: la Polonia non ci sta

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La Polonia fa bene a uscire dalla Convenzione sulla violenza sulle donne
Prima di accusare i “sovranisti” polacchi bisogna leggere cosa dice il documento, che ha una chiara impostazione “genderista”

La Polonia non cade nella trappola: la Convenzione di Istanbul vuole distruggere la famiglia naturale e introdurre l’odio verso il maschio.
Il pretesto? prevenire e lottare contro la violenza nei confronti delle donne.
Lo scorso maggio anche l’Ungheria (vedi qui), aveva respinto la Convenzione di Istanbul: trattato promuove “ideologie di genere distruttive” e “l’immigrazione illegale”.

E i nostri vescovi? Troppo occupati per pensare alla nostra famiglia, non si accorgono di nulla (vedi qui) !!!

Indispensabile che ognuno informi i parlamentari – in Europa e in Italia – della propria città:
è stato il Governo del mondialista Mario Monti a ratificarla per l’Italia
e, ora, la stanno applicando per gradi (vedi qui).

Il governo polacco progetta di uscire dalla Convenzione Europea sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ratificata nel 2014, e puntuale scatta l’accusa di misoginia contro i sovranisti che non smettono di vincere elezioni in Polonia dal 2015.
A Milano la maggioranza consiliare presenta, per iniziativa della piddina Diana De Marchi, un ordine del giorno che definisce «L’avvio, da parte del Governo polacco, delle procedure per uscire dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne (…) un atto grave».

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Cina: tutto il mondo diventerà come Hong Kong?

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da: Analisi Difesa, periodico di intelligence per la guerra asimmetrica.

Il pugno duro di Pechino a Hong Kong è un monito per l’Occidente

Hong Kong, intesa come isola di libertà, di democrazia, di libero mercato, in mezzo all’Oceano Comunista cinese, non c’è più. I diritti, le autonomie, ovvero, in una parola troppo spesso usata a sproposito, le libertà che solo gli illusi potevano pensare fossero garantite   dall’accordo Sino-Britannico del 1997 non ci sono più.

Il mito “one country, two systems” si è dimostrato essere solo una caduca foglia di fico per coprire temporaneamente quelle “vergogne” che tutti sapevano prima o poi sarebbero emerse nella loro cruda realtà.

Ventitre anni fa era servito per tranquillizzare la popolazione di Hong Kong in merito al proprio destino, ma nessuno, né a Londra né a Pechino poteva ragionevolmente pensare che il sistema resistesse. Stupisce anzi che sia stato mantenuto in piedi così a lungo.  Ma ovviamente i cinesi hanno saputo attendere saggiamente il momento più opportuno per sferrare il colpo (fa parte della loro cultura) in modo da essere sicuri che le loro azioni non sarebbero state validamente contrastate.

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Crisi migranti: il Governo del PD non aiuterà la Grecia

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L’Europa per una volta dimentica le politiche immigrazioniste suicide perseguite finora e sostiene la Grecia per arginare la nuova “invasione” dalla Turchia. Ma l’Italia non ci sta e il governo Conte rifiuta di mandare agenti di polizia e navi in supporto ai greci che affrontano il ricatto turco.

Il confronto in atto tra Turchia e Grecia sui migranti, che Erdogan ha mandato in circa 150 mila al confine terrestre occidentale, si estende anche al fronte marittimo con i due paesi impegnati a sostenere con la propaganda le proprie posizioni. Ankara mostra video di migranti illegali su gommoni respinti a forza dalle motovedette greche mentre Atene diffonde video di navi turche che scortano gommoni di migranti fin dentro le acque territoriali di Atene e di blindati della polizia turca che aiutano i clandestini a rimuovere le barriere sul confine terrestre di Edirne.

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America Latina: persecuzioni di Chiesa e popolo

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(Eugenio Trujillo Villegas) Il 21 novembre scorso potrebbe diventare un giorno storico per la Colombia. Non perché l’opposizione abbia protestato violentemente contro il governo del presidente Duque, ma perché, sulla scia di queste proteste, il governo potrebbe indirizzare la nazione verso una catastrofe annunciata.
Basta osservare l’ambiente latinoamericano per capire che esiste un piano gigantesco, preparato minuziosamente, finanziato dall’estrema sinistra ed eseguito con evidente organizzazione, il cui obiettivo principale è demolire tutti i governi della regione che si oppongono alle rivendicazioni del Foro di San Paolo.

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Polonia, elezioni: vince “Dio, Patria e famiglia” (e il sovranismo non c’entra)

1 CommentoDal mondo,Famiglia: politiche familiari,Partecipazione del cittadino

Il partito al Governo raccoglie il 44% dei voti e 239 deputati su 460.
Popolari/democristiani ai minimi storici.

Li chiamano fascisti, omofobi, populisti, euroscettici, sovranisti, identitari.
Invece, Kacyinski ha di fatto conquistato gli elettori attraverso una

  • agenda politica ispirata ai valori tradizionali;
  • beneficio diretto ai cittadini: 120 € al mese per ogni figlio, indipendentemente dal reddito;
  • intangibilità del concetto di famiglia e poca tolleranza verso le lobbies Lgbt, considerate una deriva morale che ammorba l’Occidente;
  • sussidi all’agricoltura, fattore trainante dell’economia, che ha portato il PIL al +4,5% e disoccupazione/povertà ai minimi storici.

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Socialismo in Venezuela: 700.000 fuggono

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I Venezuelani fuggono in massa dal regime socialista assassino e liberticida.

Dal Venezuela parole chiare sui 20 anni di regime socialista: la Costituzione prevede l’autoproclamazione; le elezioni falsificate; l’interesse economico di Russia, Cina e Italia; l’assenza degli USA nel paese; la presenza dei narcos e dei cubani; il coraggio dei vescovi; l’assenza di Roma.

Marinellys Tremamunno è una giornalista italo-venezuelana, nata e cresciuta a Caracas. A 25 anni ha fondato il giornale Tras La Noticia (2003), che dopo sei anni è stata costretta a chiudere a causa della censura. Attualmente è corrispondente presso la Santa Sede e scrive per La Nuova Bussola Quotidiana, trattando per lo più argomenti legati al Venezuela e all’America Latina. Oltre ad aver pubblicato, in spagnolo nel 2002, Chávez y los Medios de Comunicación Social, è anche autrice, in italiano, di Venezuela: il crollo di una rivoluzione (Arcoiris, 2017). A lei chiediamo quali sviluppi immagina per la crisi in corso nel suo Paese. 

Lo scontro istituzionale in Venezuela sfocerà in una guerra civile? «Non credo che si possa parlare di guerra civile in Venezuela perché le armi ce le hanno soltanto le forze armate. Ma senza dubbio c’e malumore fra la truppa perché Maduro ha scontentato tutti coloro che non ha corrotto, mentre molti generali sono coinvolti nel narcotraffico. Non si è mai avuto un colpo di Stato, ma solo il mancato riconoscimento di Maduro». (altro…)

In margine alla cattura del brigatista Battisti: chi è Bolsonaro?

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L’enigma Bolsonaro spiegato

Come mai prima del nuovo presidente del Brasile i terroristi erano impuniti? Quali le sue idee? Finalmente un determinato avversario del gender. Siamo di fronte all’Orban brasiliano?

Bolsonaro: “Questo è il giorno in cui i brasiliani hanno cominciato a liberarsi dal socialismo, a liberarsi dall’inversione dei valori, dal gigantismo statale e dal politicamente corretto”

di Julio Loredo

 

L’ampia vittoria elettorale del presidente Jair Messias Bolsonaro, con le immani conseguenze politiche e culturali che essa prospetta, in Brasile e in America Latina, continua a spiazzare non pochi italiani. Essendo vissuto in Brasile per ben diciassette anni, visitandolo ancor oggi spesso, mantenendo stretti contatti con molti brasiliani, credo di poter dire di conoscere bene il Paese e la sua gente.

Mi sorprende dunque riscontrare, anche in persone a me molto vicine, idee confuse sulla situazione brasiliana e sul significato di questa vittoria. Prevalgono i dubbi e le diffidenze, anziché l’ottimismo. Di fronte a una svolta storica, queste persone restano a guardare, indecise. Comprensibile per alcuni versi, ritengo che questa posizione sia unilaterale e, di conseguenza, fuorviante.

Mi viene quasi da pensare che vi sia una macchina da propaganda che alimenta tali diffidenze, poiché si manifestano identiche ovunque. E hanno sempre lo stesso risultato: neutralizzare le persone perbene.

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