Bologna, battaglia contro il gay pride

1 CommentoGender diktat

Sono ore infuocate quelle che precedono il 7 luglio, giorno del pride bolognese: il Partito Democratico e i 5 Stelle sembrano scatenati nel voler distruggere la famiglia naturale. Ma il centro-destra si ricompatta sui valori.

  1. Ricordiamo che ormai la lobby LGBT ha ottenuto tutti i diritti possibili e immaginabili: come si ricava dal documento politico, oggi lo scopo di ogni gay pride è ormai quello di far passare come normale ciò che il Catechismo definisce come contro-natura, di attaccare la famiglia, irridere la religione e così distruggere ciò che resta dell’identità occidentale e cristiana.
  2. Agli inizi di giugno vi era stata battaglia nei Comuni (Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia) su una legge regionale contro l’omotransfobia, trovando ferma opposizione da parte di tutto il centro-destra, in particolare del consigliere Bosco (Lega Nord Bologna), escluso de Biase (Insieme Bologna).
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Il fallimento del PdF e gli errori di prospettiva

2 CommentiFamiglia: politiche familiari,Partecipazione del cittadino

L’abbandono del Popolo della Famiglia da parte di Gianfranco Amato, che aveva fondato il partito insieme a Mario Adinolfi, – oltre a confermare una facile previsione – ripropone una domanda sulla rappresentanza del popolo dei Family Day.
A cui si continua a dare una risposta sbagliata
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di Riccardo Cascioli, per la Nuova Bussola Quotidiana

 

L’esperienza del Popolo della Famiglia è stata un fallimento; dopo il 4 marzo lo scenario politico è completamente cambiato e c’è bisogno di nuove forme di presenza politica; il primo passo è lavorare per ricostituire l’unità dei soggetti che hanno dato vita ai Family Day. Questa è in sintesi l’analisi che Gianfranco Amato, fondatore insieme a Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia, ha condiviso ieri sul quotidiano La Verità per annunciare le sue dimissioni da quel partito.

Non è un fulmine a ciel sereno: dal 4 marzo molti e lunghi sono stati i silenzi di Amato e svariati i segnali di un disagio nei confronti del PdF e del surreale trionfalismo di Adinolfi a fronte di un misero 0,7% uscito dalle urne. Non commentiamo la decisione di Amato né le ovvie e immediate polemiche che si sono scatenate sui social, né gli insulti al suo indirizzo dall’ormai ex compagno d’avventura Adinolfi.

C’è però qualcosa che stona nell’analisi di Amato: non si può rivendicare come giusta la scelta di due anni fa e attribuire agli scenari usciti dal 4 marzo il necessario cambiamento di strategia quando già allora c’era chi aveva previsto come sarebbe andata a finire, e soprattutto la dilapidazione del tesoro accumulato con i Family Day.
Allora parlammo di errore di metodo e di contenuto, e di nodi che sarebbero prima o poi venuti al pettine: fummo criticati anche da chi è diventato in questo tempo un acceso denigratore del PdF.

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Non festeggiamo i 70 anni della Costituzione

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E’ grazie alla Costituzione che è stato possibile approvare divorzio, aborto, fivet, unioni civili e le altre schifezze. La priorità della persona, stabilita dalla Costituzione, non è la priorità del diritto naturale sull’ordinamento giuridico positivo, ma la priorità della volontà della persona cui l’ordinamento giuridico positivo è subordinato.

Intervista di don Samuele Cecotti al prof. Danilo Castellano nel 70mo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione italiana.

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Ricorrono quest’anno, 2018, i 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana dell’Italia. Testo elaborato dall’Assemblea Costituente come compromesso parlamentare tra le principali forze politiche del tempo e promulgato dal Capo provvisorio dello Stato avv. Enrico De Nicola il 27 settembre 1947. Entrò in vigore il 1 gennaio 1948. La Carta costituzionale della Repubblica italiana, per l’importanza giuocata nel riplasmare l’Italia uscita dalla Seconda guerra mondiale sino ad oggi, costituisce oggetto di interesse ben oltre i confini dei soli studi del diritto positivo.

Determinante nel mutamento di fondamentali istituti giuridici e della visione comune su persona, famiglia, vita, autorità ecc., la Costituzione repubblicana non può sottrarsi ad un giudizio “cattolico”, ovvero condotto alla luce del diritto naturale classicamente inteso e della Dottrina sociale della Chiesa. Ne abbiamo parlato con il prof. Danilo Castellano, filosofo del diritto noto a livello internazionale, ordinario di filosofia politica e già Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine.

Professore, quest’anno ricorrono i 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana. I cattolici italiani, secondo lei, hanno ragioni per festeggiare?

Ritengo che i cattolici non abbiano motivo alcuno per festeggiare questo anniversario. La Costituzione repubblicana dell’Italia, infatti, è stata (e rimane) la via per l’affermazione della ideologia radicale, vale a dire del liberalismo come Weltanschauung anticattolica.

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Osservazioni su “Un nuovo bipolarismo senza i cattolici”

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Tra i numerosi saggi sulle elezioni dello scorso 4 marzo 2018, spicca per profondità quello apparso su uno storico bimestrale cattolico (1), del quale si raccomanda la “lettura meditata”.
La condivisibile tesi di fondo è che l’incidenza del mondo cattolico italiano «in termini di capacità di intervenire sulla campagna elettorale, è stata prossima allo zero» (pag. 28).
Tuttavia, la lettura complessiva del saggio produce l’impressione che l’ignoto estensore non abbia esperienza d’azione sul territorio provinciale e comunale, né conosca la realtà dei rappresentanti locali dei partiti.
Di conseguenza, la parte finale, relativa al cosa possiamo fare adesso e qui? risulta lacunosa e generica.

Se si vuole “incidere e intervenire”, la prima cosa da capire è che non si deve più votare in base a ciò che dicono i leader dei partiti in televisione. Tali persone NON sono influenzabili perché vengono generalmente candidate in collegi nei quali la loro elezione è “sicura” e, pertanto, non hanno bisogno del rapporto con gli elettori di un territorio.

Normalmente, gli uomini dei partiti devono fare un “percorso di carriera e probazione” prima di venire candidati al Parlamento: si parte dal consiglio di circoscrizione, poi quello comunale, spesso quello regionale e, infine, se abili e fedeli, Camera o Senato.
È anche da ricordare che durante tale percorso i rappresentanti vengono condizionati dalle logiche di partito e di corrente ma, una volta giunti in Parlamento, la loro possibilità azione è sottoposta a una quantità tale di variabili da divenire praticamente nulla.

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Grazie a un trucco gli studi di genere si rivelano essere… supercazzole

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Due studiosi statunitensi, sotto falso nome, hanno redatto uno studio farlocco nel filone dei gender studies (studi di genere), collezionando appositamente una serie di assurdità per fingere di dimostrare che l’organo sessuale maschile sia una costruzione sociale e non un organo anatomico.
Incredibilmente la supercazzola è stata pubblicata su una rivista scientifica, dimostrando come a questo tipo di studi venga concessa una immeritata ed aprioristica credibilità.

Due premesse. Gli studi di genere altro non sono che il parto intellettuale delle ossessioni storiche del femminismo radicale in associazione alle rivendicazioni Lgbt.
Il loro cavallo di battaglia è appunto l’identità (o ideologia) di genere, secondo la quale la maschilità e la femminilità non sarebbero legati al sesso di nascita, ma concetti relativi, dinamici e culturali. In Italia sono sostenuti addirittura dalla rivista Le Scienze, grazie all’approvazione del direttore responsabile Marco Cattaneo.

Seconda premessa: a prendersi gioco di loro sono stati due esponenti del “nuovo ateismo” americano, Peter Boghossian (membro del Center for Inquiry, della fondazione di Richard Dawkins e della Secular Student Alliance) e James A. Lindsay.
Con il sostegno di Michael Shermer, fondatore di The Skeptics Society. Negli USA, al contrario che in Europa, i più attivi oppositori del femminismo e dell’omosessualismo sono, appunto, gran parte degli attivisti atei-evoluzionisti.
Torniamo alla burla.

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Alchimia, comunismo e pedarastia: Mario Mieli

2 CommentiFamiglia: coppie di fatto,Socialismo

Uno ascolta il tg regionale di RAI 3 Lombardia di venerdì e, in coda, nella rubrica degli appuntamenti culturali per il week end, sente di questo e di quello e pure dello spettacolo in cartellone al Teatro Out Off di Milano da martedì scorso a domani, domenica: Abracadabra. Incantesimi di Mario Mieli, il mago del gender, prodotto dal giornalista Maurizio Guagnetti e dall’attrice Irene Serini.
La quale, intervistata a questo proposito su Gaynews.it – che ne descrive lo spettacolo come «[…] una specie di seduta spiritica» su sessualità e identità di genere – parla trasognata di Mieli utilizzando, tra il serio e il faceto, espressioni come «magia» e «pozioni magiche», laddove sul proprio blog definisce Mieli pure «alchimista».

C’è parecchio mestiere in tutto questo, eppure di pozioni Mieli si servì davvero. Per esempio quella di cui parla Francesco Paolo Del Re nell’articolo Mario Mieli, dinamite frocia contro la Norma, pubblicato sul quotidiano comunista Liberazione l’11 marzo 2008: «Il Mieli “alchemico” dell’ultima parte della sua vita narra un’esperienza magico-erotica che lo vede protagonista insieme al suo fidanzato: la celebrazione di un rito di “nozze alchemiche”, con la preparazione e l’assunzione di un pane “fatto in casa”, un dolce nel cui impasto confluivano non solo merda, sangue e sperma, ma anche ogni altra secrezione corporale, dalle lacrime al cerume.
Perché? “L’abbiamo mangiato – dice Mieli – e da allora siamo uniti per la pelle. Pochi giorni dopo le “nozze”, in una magica visione abbiamo scoperto l’Unità della vita. Era come se non fossimo due esseri disgiunti, ma Uno; avevamo raggiunto uno stato che definirei di comunione”. Questa comunione vuole essere testimonianza e annuncio dell’avvento di un’armonia che, attraverso la liberazione dell’Eros, costituisce una nuova “età dell’oro”».

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Nuovo governo, polemiche, migranti, aborto.

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Costruire il futuro sulla legge divina e naturale

Quarant’anni fa, il 22 maggio 1978, sotto il nome di legge 194 per l’interruzione della gravidanza veniva introdotto in Italia, da una classe dirigente democristiana, l’omicidio di Stato di massa.

Omicidio, perché la legge 194 stabilisce la liceità di sopprimere l’essere umano innocente nel grembo della madre; omicidio di Stato, perché questo crimine è approvato, organizzato e finanziato dallo Stato italiano; omicidio di massa, perché le vittime dell’aborto in Italia sono state, secondo stime ufficiali, circa sei milioni, un numero di molto superiore alla somma di tutti morti in guerre e sciagure naturali dalla nascita dello Stato italiano (1861) ad oggi.

Emma Bonino, che con Marco Pannella si batté in maniera sfegatata per fare approvare questa legge, in una video-intervista rilasciata il 22 maggio 2018 a la Repubblica, ha detto che la legge 194 «ha funzionato».
Come può funzionare una ghigliottina o un forno crematorio, senza nessuna parola di pietà per chi viene ucciso.
Però – ha aggiunto la Bonino – dopo quarant’anni è necessario «fare un tagliando» cioè perfezionare questa legge, perché qualcosa ancora non funziona bene.
Qual è il problema?
È l’altissima obiezione di coscienza dei medici, che impedisce una applicazione piena e solerte della legge.

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Gay pride, brigate arcobaleno, partigiani

Lascia un commentoFamiglia: coppie di fatto,La cappa ideologica,Socialismo

Brigata Arcobaleno:
ieri il fascista, oggi l’omofobo

E’ un filo rosso assolutamente coerente quello che lega la nascente Brigata arcobaleno che ha sfilato sabato per le vie del Roma Pride 2018 e l’aneddotica partigiana.
Non è una provocazione, è il naturale sbocco di due realtà che vivono di ideologia e che nascondono il loro odio accusando falsamente gli altri di essere portatori di odio e discriminazione.
Ieri il fascista, oggi l’omofobo.

Dopo 70 anni l’Anpi sfila assieme ai collettivi Lgbt con in testa l’associazione Mario Mieli per una battaglia comune al motto di “la Liberazione continua”.
Il nemico è sempre quello: ieri il fascista, oggi è ancora il fascista, identificato stavolta con il ministro della famiglia Lorenzo Fontana.
Se non fossimo di fronte ad una carnevalata potremmo aggiungere: chi si somiglia si piglia.

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La sinistra tradisce? Dirlo è un controsenso

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La sinistra non “tradisce”. E’ trasformista di natura

di Roberto Marchesini

 

Come si fa a parlare di “tradimento” delle classi lavoratrici da parte della sinistra?
Tutta la filosofia della sinistra, da secoli, è fondata sul continuo divenire, sulla rivoluzione che “è permanente o non è”.
Il fine stesso della rivoluzione è il continuo, incessante, cambiamento. La classe lavoratrice con i suoi diritti è solo uno dei tanti pretesti.

E tre. Dopo Borgognone e Bagnai, anche Becchi si è aggiunto al coro. Tralasciando per ovvi motivi Rizzo, potremmo aggiungerci Sapelli e chissà quanti altri. La cosa, lo confesso, mi stupisce. Stiamo parlando di intellettuali veri, con una cultura vasta e insieme profonda; non dozzinale e raccogliticcia come la mia.
Come è possibile che tutti questi pensatori gridino al «tradimento della sinistra»? La sinistra ha tradito il lavoro, la sinistra ha tradito la classe lavoratrice, al sinistra ha tradito i più poveri, eccetera eccetera. Per come la vedo io, non c’è stato nessun tradimento: la sinistra non è mai stata dalla parte del lavoro, dei lavoratori e dei più poveri.

Ma cos’è la sinistra? Fin dall’origine dell’uso di questa parola in politica, essa ha indicato la parte più avanzata del pensiero rivoluzionario che ha come obiettivo la distruzione dell’ordine del creato, il rifiuto del Logos, il ritorno al chaos originario. Per secoli il pensiero rivoluzionario si è accontentato di opporsi all’ordine facendo l’opposto; per questo motivo è forse più opportuno utilizzare la parola «dissoluzione» (dell’ordine) piuttosto che «rivoluzione». Si pensi al pensiero gnostico, alla predicazione di Sabbatai Zevi e Jakob Frank, ai movimenti ereticali cristiani. Nell’Ottocento questo pensiero si arricchisce di un nuovo formidabile pensiero e diventando a pieno titolo «rivoluzione».

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Governo Conte: i nuovi orizzonti del Parlamento italiano

4 CommentiFamiglia: politiche familiari

Il governo Conte ha ottenuto la fiducia, con un largo margine, alla Camera e al Senato, ma soprattutto nasce con un ampio sostegno popolare.
I sondaggi attribuiscono infatti alle due forze politiche che lo esprimono, Cinque Stelle e Lega, circa il 60% dei suffragi.
Nessun governo come questo è stato però avversato dalla quasi totalità dei mass-media italiani.

Antonio Socci ha ben descritto questo “pregiudizio universale” su Libero (3 giugno), mentre Marco Travaglio, su Il Fatto quotidiano (6 giugno), ha pubblicato una lunga antologia dei pesanti giudizi riservati al governo nascente da pressoché tutti i giornali, di sinistra e di destra.

Conte è stato accusato di essere un «amico del popolo come Marat» (Corriere della Sera, 18 maggio) e di preparare «un futuro venezuelano» per l’Italia (Il Foglio 16 maggio). «C’è un caso Italia in Occidente», ha scritto il direttore de La Stampa (27 maggio), mentre per il direttore di Repubblica, «l’impasto di inesperienza, improvvisazione e arroganza non tarderà ad emergere. Allacciate le cinture» (2 giugno).

Questa faziosità ideologica si è tradotta in una violenta intolleranza nei confronti del nuovo ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, colpevole di essersi espresso a favore della famiglia naturale, tutelata dall’articolo 29 della Costituzione, di avere rilevato l’esistenza di una crisi demografica in Italia e di avere partecipato alla Marcia per la Vita del 19 maggio.

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