Una diversa modalità di contrasto del gender

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«Uscire dal Guscio» è un Festival del quale si è già parlato su queste pagine (1): si rivolge all’infanzia e all’adolescenza (sì, proprio ai bambini dai 5 ai 10 anni) e si svolge in vari Comuni a Nord di Bologna.

A differenza di altre iniziative della lobby LGBT, non si svolge esclusivamente nelle scuole, né solo in spazi pubblici (come ad es. un gay pride), ma prevede entrambe le modalità. Ad esempio – attraverso i soliti pretesti della “educazione alle differenze”, “prevenire discriminazioni”, ecc. – vengono lasciati avvisi nelle scuole con cui si invita a far visitare ai bambini mostre apparentemente innocue di “libri per l’infanzia”, in orario pomeridiano e in locali offerti dalle pubbliche amministrazioni.

L’edizione 2018 del Festival è stata contrastata – in modo molto più forte della precedente – grazie alla determinazione di vari esponenti di partito e di liste civiche (2).
Tuttavia, i numerosi comunicati stampa, interrogazioni e richieste di accesso agli atti amministrativi si sono infrante contro le totalitarie amministrazioni comunali e regionali a guida Partito Democratico. Le varie risposte suonano più o meno tutte allo stesso modo: «Tali contenuti sono totalmente condivisibili, per cui la città Metropolitana ha ritenuto di concedere il patrocinio all’iniziativa».

Come difendere i diritti della famiglia e impedire che i bambini vengano confusi circa la propria sessualità, se – come nel caso dell’Unione Reno-Galliera – ci sono 17 consiglieri di cui ben 9 del PD?

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Per la Regione Emilia-Romagna i diritti della famiglia non esistono

A seguito di un articolo (1) relativo a una Mozione della Regione Lombardia a favore del “consenso informato preventivo” (2), Andrea Galli, consigliere regionale di Forza Italia in Emilia-Romagna, si è reso disponibile a proporre un’analoga interrogazione all’Assemblea Legislativa della Regione rossa.
Tale interrogazione è stata presentata il 15/11/2018: segue di soli 9 giorni la Mozione lombarda e precede di ben 6 giorni la notizia dell’accoglimento della richiesta lombarda da parte del Ministero per l’Istruzione (3). Le date sono importanti per attribuire il giusto merito sia alla Lombardia che a Galli.

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L’interrogazione del consigliere Galli (4) è perfetta quanto a normativa scolastica: si raccomanda fortemente a tutti i comitati pro-family di farne una lettura meditata e comunitaria in modo evitare riferimenti normativi errati e fuorvianti (5).
In particolare in essa si evidenzia che

  1. «tali attività “educative” vengono svolte dall’Azienda Sanitaria Locale, così che le famiglie troverebbero difficoltoso comprendere, in prima istanza, ciò che viene somministrato ai propri figli»;
  2. il pericolo della violenza verso i bambini non si limita al gender, ma si è ormai estesa anche ai «progetti educativi riguardanti la sfera affettivo-sessuale e tematiche inerenti».

Quest’ultimo aspetto è confermato da quanto sta accadendo in altre nazioni occidentali: una recente notizia della stampa, documenta il raccapricciante esito dell’educazione all’affettività fatta dallo Stato all’insaputa della famiglia: «abortire è come andare dal dentista […] è più doloroso il filo interdentale» (6).

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Marcia per la vita 2019: L’Emilia-Romagna si prepara!

La testimonianza di un pro-life veneto come preparazione all’evento:
EMILIA-ROMAGNA IN MARCIA PER LA VITA!
Sabato 9 febbraio 2019, a CastelFranco Emilia (Bo/Mo)

Dalle 16 alle 19 faremo il punto sulla situazione in Regione assieme a
– VIRGINIA CODA NUNZIANTE NUNZIATE  portavoce nazionale della Marcia.
– tanti esponenti pro-life
– i tre segretari regionali dei partiti che più hanno FATTO in difesa della vita e della famiglia.
Le indicazioni defintive saranno messe su https://www.fattisentire.org/: lasciate la vostra e-mail.

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Marcia si o Marcia no?

Come militante pro-vita la Marcia a Roma è per me un appuntamento fisso in agenda, ma quest’anno si presentava in modo speciale: sia per esprimere un forte NO alla cultura della morte nel 40° della legge 194, sia per l’idea di “mobilitare” come MpV locale i nostri concittadini e organizzare un bus solo veneziano.

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Lombardia: il disastro dei pro family

La Lombardia approva marijuana, pillola abortiva e “culto del dio preservativo“: i comitati pro family colti di sorpresa durante un tour di conferenze.
La Regione lavorava a quelle delibere da sei mesi, ma i pro family sembrano non avere informatori dentro la Regione, non conoscono i consiglieri regionali, forse non sanno nemmeno che la “deriva etica” è provocata più dalle Regioni che dal Parlamento.
Dopo aver creduto ai partiti in base a dichiarazioni pre-elettorali, aver dato fiducia a uno solo di essi, avergli firmato un assegno in bianco su vita e famiglia… ora i pro family lombardi sono solo “delusi e irritati“.
Anche la “pars cogitans” dei comitati manifesta soltanto “sconcerto” e, dopo aver dimenticato la natura del partito moderno, dice che “forse (sic!) la Regione ha la tentazione dell’accontentarsi di una buona amministrazione“.
Come reazione arriva solo un comunicato stampa, che ormai non legge più nessuno perchè la priorità è… fare inutili conferenze.
Si doveva invece dire: “
nessuno di questa sarà mai più votabile!“… ma come durante la Prima Repubblica forse c’è una poltroncina in ballo.

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Emilia-Romagna: NO alle adozioni LGBT… le opposizioni vincono!

Nell’ordine, i consiglieri regionali Pompignoli, Galli e Tagliaferri

Per gli emiliano-romagnoli il 17/12/2018 sarà una data da ricordare: l’Assemblea Legislativa ha respinto la “risoluzione M5s” intesa a facilitare l’iscrizione all’anagrafe dei figli di coppie omogenitoriali.

La consigliera Piccinini voleva «portare il tema dell’iscrizione all’anagrafe di figli di coppie arcobaleno […] Il primo Comune a registrare all’anagrafe i figli di coppie omogenitoriali è stato quello di Torino con la sindaco Appendino [Movimento 5 Stelle] che ha riconosciuto la doppia genitorialità – e poi Roma, Bologna, Gabicce».
Con tale risoluzione si chiedeva alla Regione di sostenere sul piano tecnico i Comuni che avessero voluto intraprendere questa strada, per creare così disparità tra bambini e favorire la distruzione della famiglia.
In questo vortice di follia, la consigliera 5 Stelle ritiene che ubbidire al politicamente corretto e essere succubi dei 4 gatti della lobby LGBT sia «un atto di grande coraggio reso possibile anche dalla legge 40 sulla procreazione assistita e dalla legge Cirinnà».

Nonostante questi propositi, in Aula il provvedimento è stato respinto con il NO di Pd, Fdi, Fi e Lega Nord e il solo sì di Sinistra Italiana.

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La bontà LGBT: acido solforico ai preti

La violenza LGBT: un fenomeno di cui nessuno parla.
L’occupazione della Basilica di San Petronio a Bologna non è un caso isolato, nè un gesto di cani sciolti o estremisti: è la logica conseguenza di una mentalità che vuole imporre una visione contro natura dell’uomo e della vita.
Se nella rossa Bologna si pensa che una laurea in medicina comporti l’obbligo di uccidere i bambini non ancora nati,
nel resto del mondo si diffonde l’idea che chi si oppone all’ideologia gender deve essere sciolto nell’acido.

Attivista LGBT, femminista e pro aborto
attacca sacerdote con acido solforico

La femminista pro aborto e attivista Lgbt, Elis Leonidovna Gonn, ha attaccato con acido solforico un sacerdote cattolico mentre stava confessando.

Il fatto è accaduto in Nicaragua e il prete coinvolto è Mario Guevara, vicario della Cattedrale metropolitana di Managua, capitale dello stato centramericano e ha riportato gravi ustioni sul viso e sul corpo.

La 24enne ha gettato acido solforico sul viso e sul corpo del religioso, ferendolo gravemente. La polizia nazionale del Nicaragua ha riferito che la donna arrestata ha un passaporto russo ed ha assicurato indagini adeguate per chiarire pienamente i fatti.

Al momento dell’attacco la femminista indossava una camicia nera con l’immagine di un bambino non ancora nato che mostrava il dito medio, una t-shirt che solitamente utilizzano i gruppi pro-aborto.

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Unione Europea: Ungheria e Polonia resistono alla dittatura gender


L’ennesimo testo del Consiglio europeo volto a diffondere l’ideologia gender con i soliti motivi pretestuosi: promuovere l’uguaglianza di genere e a contrastare la violenza e il bullismo online.
Ma il governo Orban e quello di Varsavia non ci cascano più: gli LGBT sono persone come le altre, legiferare su di loro sarebbe come tutelare i grassi o i bassi.

Ungheria e Polonia spaccano l’Ue: “No ai privilegi per gli LGBTIQ”

Il web deve essere uno spazio sicuro e non discriminatorio. Ma le discriminazioni a danno di chi sostiene la vita umana e la famiglia naturale sono quotidiane e, guardando anche solo Facebook, in aumento.

Con quale pretesto si contrasta l’identità occidentale?

Sempre lo stesso: i presunti “diritti” per la lobby LGBT, che in realtà sono privilegi con i quali si vuole reprimere chi pensa in modo conforme alla natura.

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Boicottato il film sulle foibe

Dove avviene la proiezione accade che la figlia di un infoibato che piange a dirotto e la sua amica di sinistra, sospettosa prima di vedere il film, che resta a bocca aperta e vuole che sia proiettato nelle scuole. A Bologna serve addirittura l'intervento di un deputato (G. Bignami) per permetterne la visione: giovedì 13 dicembre, ore 20.30 al Cinema Fossolo in via Abramo Lincoln 3.

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Scuola e “consenso informato”: uno spiraglio contro il gender?

È’ stata emanata una Nota: non un decreto né una circolare ministeriale, ma una semplice nota. Al momento in cui scriviamo è ancora assente dal sito ufficiale del Miur (Ministero Istruzione) e viene diffusa solo da una rivista specializzata del Settore, priva di data e numero di protocollo.
Ma, almeno questa volta, sembra che si vada in direzione delle libertà concrete della famiglia.

Tutto nasce da una Mozione – presentata il 4/10/2018 dal consigliere regionale Claudia CARZERI (FI, nella foto) e approvata l’8/11 dall’Assemblea Legislativa della Lombardia – di cui si è parlato su queste pagine.
Mentre numerose altre interrogazioni sullo stesso tema giacciono al Miur senza risposta, la Carzeri è riuscita a coinvolgere sulla sua Mozione tutto il centro-destra che governa la sua Regione, ottenendo così la disponibilità del Miur a intervenire.

Cosa cambia? La Nota ribadisce principalmente norme e circolari che generalmente sono disattese dagli Uffici Scolastici regionali e dai dirigenti scolastici:

  1. «Il PTOF [Piano Triennale dell’Offerta Formativa] deve, necessariamente, essere predisposto antecedentemente alle iscrizioni, per consentire alle famiglie di conoscere l’offerta formativa delle scuole » (si rimanda alla circ. min. n. 17832 del 16/10/18);
  2. «tutte le attività didattiche inserite nel PTOF, anche ove aggiunte in corso d’anno, devono essere tempestivamente portate a conoscenza delle famiglie»; 
  3. «La partecipazione a tutte le attività che non rientrano nel curricolo obbligatorio, ivi inclusi gli ampliamenti dell’offerta formativa di cui all’articolo 9 del D.P.R. n. 275 del 1999 [accordi stipulati a livello nazionale o locale, ad es. con le Aziende Sanitarie], è, per sua natura, facoltativa e prevede la richiesta del consenso dei genitori» (si riprende la nota n. 4321 del 6/7/ 2015); 
  4. «In caso di non accettazione gli studenti possono astenersi dalla frequenza»;
  5. «Al fine del consenso, è necessario che l’informazione alle famiglie sia esaustiva e tempestiva» (qui si riprende la nota n. 1972 del 15/9/15).

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