Editoriale de La Civiltà Cattolica
fasc. 3718 del 21 maggio 2005
Il contrastato tema dell’embrione umano, anche in vista dei prossimi referendum, è ampiamente dibattuto nei mezzi di comunicazione. Le pressioni di un notevole numero di scienziati e di abili tecnologi, da una parte, e, dall’altra, una Medicina sempre più tecnologizzata in vista di nuovi tentativi terapeutici — purtroppo non preceduti da una dovuta corretta sperimentazione — quale la “fecondazione in vitro” (FIV), hanno portato a dimenticare, fino a rifiutare, la reale natura del soggetto umano al suo apparire: è stata, cioè, offuscata e negata la verità del “concepito”, che è “figlio”. Per completare il quadro si sono aggiunte tesi di qualche filosofo, secondo le quali l’embrione umano sarebbe un “insieme di cellule” umane, il quale, tuttavia, non costituirebbe un reale individuo umano, ma lo sarebbe soltanto “in potenza” per diventare tale a un dato momento, da stabilire per convenzione, nel processo del suo sviluppo. Si tratta, in realtà, di una grave aggressione alla più debole di tutte le creature umane. Un richiamo ai principali tentativi di questa aggressione permetterà di rivelarne la grave ingiustizia.
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