Trump, l’account sospeso e la farina del mulino

Nuove tecnologie,Partecipazione del cittadino,Socialismo

In queste ore il mondo (dal premier Conte alla Cancelliera Merkel, ecc.) si interroga sul bavaglio imposto al Presidente Trump e ai suoi sostenitori da parte dei maggiori socialmedia.
In tempi dittatura del relativismo, nella quale la libertà di opinione è una specie di divinità, sembra difficile formulare un giudizio e il relativo “che fare?”.

In Italia, anche i cristiani democratici più conservatori sono scossi:
tempi.it ritiene urgente togliere a «Zuckerberg [inventore di Facebook] & c. il controllo dello spazio comune»;
la nuovabq.it mette in guardia da un «soggetto privato, privo di legittimazione democratica, che interviene sui diritti garantiti dagli ordinamenti giuridici».
Come spesso accade a quest’area culturale, entrambi auspicano un rimedio peggiore del male: «siano solo le istituzioni ad avere il controllo legittimo dello spazio pubblico».

In mezzo a queste contraddizioni, ci viene aiuto il sempre-socialista Giuliano Ferrara dalle colonne de Il Foglio: «Una piattaforma come Twitter è un’impresa e una società privata della comunicazione. Anche i giornali lo sono. Twitter ti esclude, i giornali ti escludono, un tuo post è bannato o corretto con un avvertimento, il tuo account è sospeso, questo articolo non si pubblica».

Confermo: quanto ha fatto Twitter poche ore fa, è proprio delle democrazie moderne da sempre.
Ricordo che, negli anni Settanta, era facile procurarsi il Manuale di Marighella (1), usato dai terroristi delle Brigate Rosse: non mi risulta sia mai stato sequestrato.
Ricordo, invece, le irruzioni disposte dei PM “alla Nunziata”, che sequestravano musicassette con gli inni dei cristiani controrivoluzionari nicaraguensi e dei cristiani maroniti libanesi.
Ricordo, infine, le riunioni del Comitato Civico di Bologna (in Galleria Acquaderni) in cui si celebrava la Costituzione assieme alla “Legge Scelba” (645/1952), la quale stabiliva che, pur essendo tutti uguali, alcuni sono meno uguali.

Che avesse ragione Papa Mastai Ferretti quando definiva: «il concedere a tutti di manifestare in pubblico e apertamente qualunque pensiero e opinione conduce più facilmente a corrompere i costumi e gli animi dei popoli e a propagare la peste dell’indifferentismo» (Syllabus, n. 79)?
Il giudizio: nella democrazia moderna si usano due pesi e due misure.

In questo contesto, che fare?
Occorre, come sempre, cercare di fare il maggior bene possibile: in pratica, dobbiamo utilizzare tutti gli spazi di libertà rimasti per diffondere le buone idee della Dottrina Sociale naturale e cristiana.
Ci scrive un’amica di FattiSentire.org: «Quali sono i social su cui migrare uscendo da Facebook e Twitter? e il motore di ricerca alternativo a Google? Grazie».
A mio avviso, questa domanda è frutto di una mentalità simile a quella lefebvriano-sedevacantista; che tende cioè a rinchiudersi nel proprio ambiente, stare tranquilli e non correre rischi.
Vale a dire: nessuna intenzione di cambiare il mondo, anzi, isolarsi, perché “chi va al mulino si infarina”.

Eppure, nonostante gli abbandoni degli ultimi giorni, Facebook e WhatsApp continuano a essere i social – messenger più utilizzati d’Italia… e come ogni volta riprenderanno a crescere.
Non cercare di usarli è come auto castrarsi, è scegliere la vita comoda: un po’ come gli irlandesi che volevano allontanarsi da Braveheart alla battaglia di Stirling.
Di più: è rinunciare al mandato missionario “andate ed evangelizzate tutti i popoli”.

FattiSentire.org utilizza Facebook dal 2008 e anche le sue pagine crescono.
In questi anni siamo stati bannati un centinaio di volte, ma abbiamo imparato ad aggirare l’ostacolo.
Oggi, tutte le nostre pagine sono “rallentate” (meno proposte rispetto ad altre): nonostante ciò, siamo riusciti a sottoporre una raccolta firme a 15.000 cattolici emiliano-romagnoli.

Conclusione. Chi non va al mulino, non mangia.

David Botti


(1) Carlos Marighella, figlio del partigiano emiliano Augusto Marighella, nel 1934 lascia l’Istituto Politecnico di Bahia per entrare nel Partito Comunista Brasiliano dedicandosi da quel momento solo alla politica. Incarcerato più volte ha militato nel PCB fino alla metà degli anni Sessanta.
Nel 1966 scrisse il libro «La crisi brasiliana» (A Crise Brasileira), un vero e proprio manifesto politico incitante alla lotta armata.
Nel 1968 fondò l’Ação Libertadora Nacional (ALN), la cui prima azione eclatante fu il rapimento dell’ambasciatore statunitense Charles Burke Elbrick (settembre 1969) in un’operazione condotta con il Movimento Revolucionário 8 de Outubro (MR-8).
Sempre nel 1968 Marighella scrisse il Piccolo manuale della guerriglia urbana, che fu tradotto in varie lingue ed ebbe vasta diffusione all’interno di gruppi terroristici americani ed europei (The Weathermen, IRA Irish Republican Army, Organizzazione 17 novembre, ETA, BR Brigate Rosse, RAF Rote Armee Fraktion).
Il testo venne pubblicato clandestinamente in Italia in cartoncino flessibile colorato (arancio), e non è possibile sapere quante copie ne siano state stampate.
Il “Manuale” veniva diffuso assieme a fascicoli utili alla realizzazione di bombe Molotov, armi improprie e alla prima difesa giudiziaria in caso di fermo o arresto dalle forze dell’ordine.
E’ possibile scaricarlo gratuitamente da qui
https://www.bibliotecamarxista.org/marighella/opuscolo-marighella-2.pdf

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