«Troppe coppie inviate ai centri di fecondazione…

…prima ancora di curare le cause della sterilità»


Due chiacchiere con Giusi Bono


Salvo Nibali


Giusi Bruno, 44 anni, ginecologa e sessuologa, è responsabile dell’associazione «Famiglie per l’accoglienza» ed è impegnata nel settore dell’assistenza. «In campo scientifico – spiega – si sta applicando una manipolazione semantica, uno svuotamento di significato di ogni vocabolo che evochi un fatto drammatico, attraverso la sua sostituzione con termini vaghi e sfuggenti. Ad esempio, l’espressione “fecondazione medicalmente assistita” fa credere che si parli di un’assistenza medica, di un atto terapeutico; di fatto la sterilità non viene curata ma aggirata, e la coppia, pur con il bambino in braccio, rimane sterile.

Anche i termini “fecondazione in vitro” ed “embryo-transfer”, in un’epoca in cui Ogm e sperimentazione dei cosmetici sugli animali ci provocano ribrezzo, hanno richiesto un maquillage. Lo stesso vale per la cosiddetta pillola del giorno dopo, che in realtà è una pillola abortiva».
Nel corso di un incontro tenuto a Catania la dottoressa Bruno, dati alla mano, ha illustrato la situazione in cui tante coppie desiderose di avere un figlio oggi si dibattono. Il 20% di esse è sterile per una serie di motivi: per la maggiore età di concepimento, perché si è abbassata l’età di inizio dell’attività sessuale e sono aumentati i partner, per cause psicologiche, per lo stress e per l’aborto e la spirale che causano buona parte delle sterilità femminili. «La fecondazione assistita – denuncia la ginecologa – costituisce oggi il grande business della ricerca scientifica. Le ricerche sulla procreazione medicalmente assistita sono veicolate da interessi economici che impediscono la divulgazione degli alti rischi a cui vanno incontro sia le madri che i figli nati in provetta. Nella maggior parte dei casi le coppie sterili che desiderano avere un figlio vengono inviate presso i centri per la riproduzione assistita, spesso senza prima fare ricorso alle vie più classiche per curare la sterilità, come il dosaggio ormonale. E quando una coppia arriva in un centro di fecondazione medicalmente assistita non riceve le informazioni sui rischi reali». «Sul numero di settembre della rivista Le scienze – continua la Giusi Bruno – si legge che, oltre ai gravi rischi di tumori e di morte per la donna, legati all’iperstimolazione ovarica, la fecondazione artificiale produce bambini “in più alta percentuale prematuri e sottopeso”, con rischio di handicap, paresi cerebrali, malformazioni congenite, ritardo mentale, disturbi del comportamento, retinoblastoma e sterilità. Se la donna conoscesse tutto questo, non si sottoporrebbe alla fecondazione assistita. Inoltre il grande affare dell’embrione oggi ha richiesto la revisione etica di alcuni concetti, per cui si giustificano manipolazione genetica, sperimentazione e spreco degli embrioni».
«Tutto ciò è stato taciuto – conclude la ginecologa – da molti mezzi di comunicazione a favore di ideologismi come la libertà della donna e della ricerca scientifica. Il potere economico sta utilizzando le donne e la sofferenza delle coppie sterili per affermare sempre più se stesso». 
 
Chi è
Giusi Bruno,
ginecologa e sessuologa, responsabile dell’associazione «Famiglie per l’accoglienza»

(08 marzo 2005)


http://www.impegnoreferendum.it/Articoli/Interviste/20050308.htm