SINISTRA TOTALITARIA

Rinviato a giudizio, durante il dibattimento in aula il pastore ha ribadito che lo scopo del suo sermone era di illustrare la posizione della Bibbia sulla omosessualità, mentre il suo avvocato ha ricordato alla Corte i principi fondamentali della libertà di espressione e di professione religiosa. Nel corso del processo la pubblica accusa ha anche sfidato il pastore a ribadire di fronte ai giudici i suoi principi religiosi e le citazioni bibliche rese nella funzione religiosa.
Una testimonianza di fede a cui il pastore non si è sottratto, mettendo così a rischio la sua liberta personale.

SINISTRA TOTALITARIA: condannato al carcere un pastore protestante per aver criticato il “matrimonio” omosessuale (Corrispondenza romana). Il 29 giugno scorso, in Svezia, il pastore protestante Åke Green è stato condannato ad un mese di carcere per aver criticato il “matrimonio” omosessuale, in tal modo violando, secondo i giudici, la legge sulla “discriminazione”. Nel luglio dello scorso anno, nel corso di in un sermone nella città di Borgholm, nell’isola di Öland, nel sud della Svezia, Green aveva definito contrario ai valori cristiani il progetto di legge sulle cd. “Unioni di fatto” omosessuali, argomentando la sua posizione con citazioni tratte dalla Bibbia.
Denunciato dalle organizzazioni di difesa dei “Diritti Civili”, Green venne arrestato dalla polizia per “istigazione all’odio”. Come riporta il quotidiano locale Kyrkans Tidning (11 gennaio 2004) il pubblico ministero Kjell Yngvesson ha giustificato la necessità dell’arresto con queste parole: “Ognuno può avere la religione che crede, ma questo è un attacco su tutti i fronti agli omosessuali. Citare passi biblici su questo argomento come egli (il pastore Green, n.d.r.) fa, vuol dire fare un incitamento all’odio”.


Rinviato a giudizio, durante il dibattimento in aula il pastore ha ribadito che lo scopo del suo sermone era di illustrare la posizione della Bibbia sulla omosessualità, mentre il suo avvocato ha ricordato alla Corte i principi fondamentali della libertà di espressione e di professione religiosa. Nel corso del processo la pubblica accusa ha anche sfidato il pastore a ribadire di fronte ai giudici i suoi principi religiosi e le citazioni bibliche rese nella funzione religiosa.


Una testimonianza di fede a cui il pastore non si è sottratto, mettendo così a rischio la sua liberta personale. Infatti, secondo quanto riporta il sito internet della ILGA, che coordina a livello mondiale le organizzazioni omosessualiste, nel verdetto di condanna del religioso la Corte di Kalmar ha sancito che “il diritto dei gay di essere protetti contro le offese è più importante che il diritto del pastore Green di fare le sue offensive dichiarazioni in nome della religione”. Il pastore ha osato criticare un “orientamento sessuale”, quindi, secondo il giudice, “ha violato la legge di incitamento contro un gruppo etnico dato che è ovvio che lo scopo del sermone fosse di dar disdoro agli omosessuali intesi come gruppo”.


Questa è la prima sentenza che punisce in Svezia un giudizio critico verso una pratica sessuale, considerandolo alla stregua di un atto di incitamento all’odio razziale. La minaccia alla libertà di opinione e di religione non è certo limitata alla sola penisola scandinava.


Analoghe politiche illiberali sono già applicate in Canada, mentre in numerosi Stati dell’Unione Europea, come la Francia, stanno per essere varati progetti di legge secondo i dettami elencati in un “Manifesto” per una strategia contro l’omofobia, pubblicato sul quotidiano “gauchiste” “Liberation” il 3 dicembre 1999 e firmato da 26 organizzazioni di sinistra, teso a definire una “vera strategia repressiva e preventiva” contro ogni critica dell’omosessualità, qualificata come “incitazione all’odio e alla discriminazione”.


L’omofobia è il delitto di chi privilegia la famiglia tradizionale rispetto alle “unioni di fatto” omosessuali, rifiutando di riconoscere ad esse la dignità di matrimonio. Omofobo è, quindi, colui che “discrimina” o esprime il suo dissenso verso la pratica, e la teoria, omosessuale. Il primo “omofobo” sarebbe evidentemente Giovanni Paolo II che nelle sue allocuzioni non manca mai di riaffermare il primato del modello cristiano della famiglia.


E’ appellandosi al crimine di omofobia che, per esempio, le organizzazioni omosessualiste italiane hanno denunciato in sede penale, nel giugno dello scorso anno, il “Lexicon Familiare” appena edito a cura del Pontificio Consiglio per la Famiglia.


Se il Pontefice, e con lui i fedeli cattolici, non vengono però oggi incriminati è perché, con la caduta del Governo D’Alema, è stato accantonato il progetto di legge n. 6582, presentato il 23 novembre 1999, primo firmatario proprio l’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema insieme al Ministro per le Pari Opportunità Laura Balbo, affiancato dal testo unificato del 1 luglio 1999 riguardante le “Disposizioni per la prevenzione e la repressione delle discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale”.


Questi disegni di legge prevedevano sanzioni penali non solo per chiunque esprimesse pubblicamente critiche su una qualunque perversione sessuale, ma anche per chi partecipasse ad “associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alle loro attività” ritenute “incitamento alla discriminazione per motivi di orientamento sessuale”, che deve essere punito “per il solo fatto della partecipazione all’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni” (art. 2 del Testo Unico).


Grazie alla vittoria elettorale della Casa delle Libertà alle elezioni politiche del 2001, il progetto di legge è stato momentaneamente accantonato. Non, invece, il relativismo morale, filosofia di vita ormai ufficiale della Nuova Sinistra Internazionale, che inizia, come in Svezia, a mostrare apertamente il suo volto totalitario e radicalmente anticristiano.
(CR 865/01 del 17/07/04).