Nuova epidemia: il delirio di potenza…

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Primalinea


Forse non ci convertiranno ma già ci tengono al guinzaglio

È probabile che l’imam della moschea di Segrate Ali Abu Shwaima sia in preda a un delirio di potenza quando dice che l’Italia sarà convertita all’islam entro dieci anni. Non è il solo. Le agenzie di stampa informano di un recente incontro di esperti e diplomatici iraniani presso il Centro studi strategici del loro ministero degli Esteri, improntato a violenti toni anticattolici e la cui agenda era una strategia di attacco al Papa e alla Chiesa. Sembra che l’ex ambasciatore presso la Santa Sede abbia definito il discorso del Papa a Ratisbona come dettato dall’incubo dell’avanzata dell’islam in Europa e dalla consapevolezza che, nel giro di dieci anni, i musulmani in Italia saranno 50 milioni. Insomma, la stessa previsione dell’imam di Segrate. Secondo Mohaghegh Damad, direttore dell’Enciclopedia islamica, l’obbiettivo non è un dialogo impossibile, ma «elaborare una strategia di azione contro il cattolicesimo».
È sufficiente navigare in rete per raccogliere una massa impressionante di analoghe dichiarazioni d’intenti. Ad esempio, secondo l’ulema Ahmed Omari, direttore di una madrassa di Beirut, «l’islam non considera la cristianità una religione. Il cristianesimo è una denominazione che indica un gruppo che segue Cristo; l’islam invece è una religione universale, che ingloba tutte le religioni. Se un cristiano ama il Cristo ed è un suo fedele, non c’è problema, a condizione che accetti l’islam, la religione che comprende tutte le altre religioni». All’intervistatrice cristiana che chiede se egli la consideri un’infedele, Omari risponde affermativamente: «Ebrei e cristiani sono monoteisti, non musulmani e se non accettano i cinque pilastri dell’islam, li chiamiamo kuffar, infedeli. Chi sostiene che Gesù è il figlio di Dio è un mushrik, un politeista». Di qui il consiglio: «Inshallah, si converta all’islam. è più soddisfacente essere la quarta moglie di un musulmano che l’apprezza per quel che è, che la ragazza di un occidentale.».
Ripetiamo che questi sono evidenti sintomi di delirio di potenza. Ma ciò non è un buon motivo per tranquillizzarsi. La storia è piena di esempi di paranoici – Hitler è il caso classico – che si sono posti obiettivi impossibili, ma ci hanno creduto talmente da costringere il mondo ad affrontare un’ecatombe per farli fallire. Il guaio è che troppe persone in Occidente, e in Europa in particolare, fanno finta di non vedere e si voltano dall’altra parte. Per restituire il fotoreporter italiano Gabriele Torsello, i talebani hanno chiesto in cambio Abdul Rahman, un afghano convertito al cristianesimo. Non basta neppure questo per capire? Arriveremo magari al punto di ridarlo indietro per star tranquilli, magari borbottando che, insomma, pure lui, che idea ha mai avuto di fare la provocazione di convertirsi?
Tempo fa l’Ucoii, Unione delle comunità islamiche in Italia (“in Italia”, non “italiane”, si badi) è stata messa sotto accusa per aver paragonato Israele al nazismo. Invece di una unanime richiesta di ritrattazione secca, pena l’espulsione dalla Consulta islamica, è iniziata un’insensata trattativa su dichiarazioni da firmare. Così il motivo iniziale del contendere è stato totalmente dimenticato. Oggi è l’Ucoii a dettare l’agenda della discussione e ad avanzare richieste e pretese con incredibile arroganza. Di questo passo tra dieci anni non saremo tutti convertiti, ma certo la vita in Italia sarà diventata molto difficile.


di Israel Giorgio
Tempi num.41 del 26/10/2006