MESSORI: Fatima, mistero aperto

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Segreto di Fatima, sigillata la cella di suor Lucia


Lettere, documenti e diari saranno passati al vaglio. Forse dallo stesso Ratzinger. Domande, problemi, enigmi inestricabili attorno a questa apparizione: ed è singolare, perché la sua verità fu tra le più evidenti nella storia dei carismi. Difficile, davvero, negare che “qualcosa” di grande e terribile è successo nel 1917 in quell’angolo di Portogallo…


di Vittorio Messori

Suor Lucia, aggiungendo enigma ad enigma (o, per chi vuole, caso a caso) se ne è andata un 13, la stesso giorno del mese, cioè, in cui avvennero le apparizioni nella Cova da Iria, la “Tana di Irene”, nella desolata brughiera battuta dal vento dell’Atlantico, nonché lo stesso giorno in cui Ali Agca puntò la pistola contro Giovanni Paolo II.
Ma la scomparsa dell’ultima veggente non ha chiuso il caso. Forse, anzi, lo ha riaperto verso orizzonti sconosciuti. Non sappiamo che cosa si troverà nella sua cella inaccessibile di claustrale dove, come ha confermato lo stesso vescovo di Coimbra, suor Lucia avrebbe avuto altre apparizioni, dove ha steso un diario, dove ha scritto lettere ai papi, dove ha appuntato le sue intuizioni mistiche. Quella cella è già stata sigillata e quanto vi è racchiuso sarà passato al vaglio di teologi e monsignori di fiducia inviati, si presume, dallo stesso cardinal Ratzinger che, da custode dell’ortodossia, deve tenere a bada tentazioni visionarie che sempre riaffiorano. E non è detto che quelle carte non finiscano, segregate per sempre, in qualche sezione non consultabile dell’Archivio Segreto del Vaticano.
A differenza, anche qui, di santa Bernadette che, nel convento di Nevers, visse come ogni altra suora, distinta solo dalle continue sofferenze fisiche, la carmelitana Irma Maria Lucia de Jesus e do Coraçao Imaculado (al secolo Lucia de Jesus dos Santos) continuò nel suo misterioso destino di tramite con una realtà “altra”. Dicono che, nel monastero stesso, fosse venerata ma in qualche modo temuta, come testimone di una dimensione inquietante, come depositaria di una sapienza che non le veniva certo dalla sua origine di contadina povera e ignorante ma da un privilegio soprannaturale.
Uno dei suoi pochi viaggi Paolo VI volle dedicarlo a Fatima: quel papa intellettuale, formato dalla cultura francese, non sembrava muoversi a suo agio nel mondo della mistica. Eppure, con questa Carmelitana volle un lungo colloquio riservato, un tête-à-tête di cui, forse, resta una trascrizione nelle carte della defunta e in cui certamente Papa Montini volle sondare le capacità profetiche che le erano attribuite. È invece ben noto che Giovanni Paolo II non ha mai mancato di chiederle preghiere speciali per necessità speciali: della Chiesa e sue personali. Ed è lo stesso Papa Wojtyla che, violando in qualche modo la prudenza millenaria del Magistero in fatto di “rivelazioni private”, ha voluto far leggere in sua presenza, dallo stesso Segretario di Stato – con commento teologico, poi, del Cardinal Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede – le poche righe scritte a lapis dalla religiosa quando era ancor giovane. Era il mitico “Terzo Segreto“. Una lettura solenne che, però, ben lungi dal dissipare il mistero, ne ha aperti altri: sulla interpretazione, sui contenuti, sulla completezza del testo rivelato.
Continua, e continuerà forse per sempre, la matassa inquietante che Fatima rappresenta. Aggrovigliata anche dalle passioni politiche, da un anticomunismo militante che ha spesso usato come una clava le parole della Vergine sugli “errori che la Russia spargerà nel mondo” e che ha accusato Papa Giovanni e i suoi successori di non avere voluto rivelare il Terzo Segreto e avere rifiutato di procedere alla consacrazione di Mosca al Cuore Immacolato di Maria, come richiesto dall’apparizione.
Ma i misteri si sono raggrumati anche attorno al nome stesso dell’oscura borgata, divenuta una delle mete di pellegrinaggio più frequentate del mondo. Perché la Madonna ha voluto apparire nel solo luogo dell’Occidente che si chiami come la figlia prediletta di Maometto, quella Fatima che nel mondo islamico assolve in qualche modo (soprattutto per gli sciiti) al ruolo che nel cattolicesimo è svolto da Maria? Questa è venerata dai musulmani, pronti a lapidare chiunque ne metta in dubbio la verginità perpetua; ma, ancor sopra di Maria, sta Fatima, la bella, la santa, la misericordiosa sposa di Alì, cugino del Profeta. Stando ad alcuni magistrati (e, per quanto conta, condividiamo la loro lettura dei fatti) l’ambiguo killer che sparò in piazza San Pietro un 13 maggio, giorno in cui la liturgia della Chiesa celebra Nostra Signora di Fatima, non fu assoldato dai Servizi dell’Est ma da integralisti islamici, probabilmente iraniani, che volevano vendicarsi dello “scippo” subito. Maria, a Fatima, era apparsa per loro, non per gli infedeli cristiani che se ne erano appropriati: così, da anni, si gridava nelle scuole coraniche.
Domande, problemi, enigmi inestricabili attorno a questa apparizione: ed è singolare, perché la sua verità fu tra le più evidenti nella storia dei carismi. Difficile, davvero, negare che “qualcosa” di grande e terribile è successo nel 1917 in quell’angolo di Portogallo, quando abbiamo molte fotografie e persino spezzoni cinematografici che mostrano una moltitudine di decine di migliaia di persone prima sconvolte e poi in fuga, terrorizzate dal Sole che “danzava” e che poi, roteando, sembrò precipitarsi sulla terra per incendiarla. Nemmeno la folla di “spiriti forti”, di “liberi pensatori” giunta da Lisbona e da Porto per burlarsi della “superstizione” osò negare la realtà dell’evento spaventoso. Molti anzi, si convertirono al cattolicesimo più fervido (successe anche all’inviato del quotidiano delle Logge, aspramente anticlericali) e testimoniarono al processo di beatificazione dei due pastorelli morti poco dopo, così come la Signora aveva predetto.
Ben difficile pensare che Lucia, leader di quel povero gruppetto, non segua sugli altari la sorte dei cugini. C’è, anche qui, un enigma o, se si vuole, un’altra primizia nella storia della Chiesa: una specie di “santa annunciata”, una persona predestinata sin da viva alla gloria del Canone, l’elenco di coloro che sono proclamati esempi e intercessori per il mondo.
Fatima, comunque, non è che un anello della catena degli interventi mariani riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa. Una serie di eventi che accompagna la modernità sin dal suo sorgere, sin dal 1830, quando l’apparizione a Parigi, in rue du Bac, è contemporanea alla caduta definitiva dei Borboni e, dunque, alla fine senza ritorno dell’Ancien Régime. Lourdes, 1858, è contemporanea al trionfo dello scientismo e del positivismo atei, Fatima, 1917, della rivoluzione sovietica, Banneux, sulle Ardenne belghe, 1933 (l’ultima apparizione riconosciuta in Europa), coincide esattamente con la presa del potere da parte di Hitler. C’è, per i credenti, una sorta di “storia parallela” che accompagna quella ufficiale, quasi che la Madre del Cristo volesse intervenire negli snodi decisivi per confortare e per ammonire. Di questa storia misteriosa, la carmelitana morta a Coimbra la prima domenica di Quaresima è stata l’ultima testimone. Per ora, almeno.
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Corriere della Sera – 15 febbraio 05