GERMANIA: mons. Robert Zollitsch apre a unioni gay e preti sposati

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I vescovi tedeschi aprono a unioni gay e ai preti sposati

La svolta dell’arcivescovo Robert Zollitsch, nuovo presidente della Conferenza Episcopale tedesca: «Il celibato non è un precetto divino»…

di Andrea Tornielli

 

Si dice disponibile a discutere il celibato dei preti, apre al riconoscimento delle coppie omosessuali, critica la Cdu di Angela Merkel per il suo essere troppo «neoliberista». Nella prima lunga intervista dopo l’elezione, il nuovo presidente della potente Conferenza episcopale della Germania, il sessantanovenne arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch, si presenta nel segno della continuità con il predecessore, il cardinale Karl Lehmann, dimessosi dopo vent’anni di guida dell’episcopato tedesco per problemi di salute.
Rispondendo alle domande di Der Spiegel, Zollitsch ha affermato di essere «contrario al divieto di riflessione» sulla possibilità di abbandonare l’obbligo del celibato dei preti. Un dibattito che anche il Sinodo dei vescovi di due anni fa non ha ritenuto di aprire. Il nuovo presidente della Conferenza episcopale tedesca è di diverso avviso: «Constatiamo la diminuzione delle vocazioni, perché la sfida del Vangelo è difficile da trasmettere. È ovvio che il collegamento tra l’essere prete e il celibato non è teologicamente necessario». L’arcivescovo di Friburgo, con questa espressione, intende ribadire che il celibato è una norma ecclesiastica ma non è legato all’essenziale della fede. Benedetto XVI, esprimendosi sull’argomento nell’esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis, aveva però fatto notare che il celibato è «una ricchezza inestimabile» e «rappresenta una speciale conformazione allo stile di vita di Cristo stesso».
Monsignor Zollitsch, invece, pur prendendo atto che consentire il matrimonio dei preti «sarebbe una rivoluzione che una parte della Chiesa non accetterebbe», è più possibilista. Affermando però che «non si può cambiare nulla senza convocare prima un Concilio, giacché l’abolizione del celibato inciderebbe molto nella vita interna della Chiesa». E per il momento, com’è noto, un Concilio Vaticano III, già più volte auspicato dall’ala più aperturista della Chiesa, non è in agenda.
Per quanto riguarda le unioni gay, il nuovo presidente dei vescovi tedeschi spiega che si tratta di «una realtà sociale» anche se «come cattolico» il suo ideale «sono ovviamente il matrimonio e la famiglia». Ma, aggiunge, «se esistono persone con questa predisposizione, lo Stato può adottare le opportune regolamentazioni, anche se considero sbagliato il concetto di matrimonio omosessuale, poiché lo mette sullo stesso piano del matrimonio tra uomo e donna». Regolamentazione sì, equiparazione al matrimonio, no.
Decisamente meno aperturista, invece, Zollitsch appare riguardo al sacerdozio femminile. In questa materia l’arcivescovo non lascia aperto nemmeno un debole spiraglio: «Gesù Cristo ha chiamato soltanto uomini a fare gli apostoli. La funzione sacerdotale e quella episcopale restano riservate agli uomini, anche se in determinate cerimonie religiose le donne possono predicare. Siamo interessati ad avere donne come assistenti spirituali». Il presidente dei vescovi tedeschi constata infine come si siano indeboliti i legami tra la Chiesa cattolica tedesca e il partito cristiano-democratico, perché, spiega, «la Cdu si è più fortemente attestata su tesi neoliberiste e rischia di non tenere più nel debito conto l’economia sociale di mercato e i temi sociali. Per questi motivi c’è meno vicinanza tra la Chiesa cattolica e la Cdu». Del resto, conclude il prelato, «la Spd e gli altri partiti tematizzano più che in passato alcuni aspetti che per noi sono importanti. Oggi molti Verdi difendono sulle nostre stesse posizioni la tutela della vita».

Il Giornale 17 febbraio 2008