Presentate a Roma 936 cause di martiri della persecuzione spagnola

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Monsignor Antonio Cañizares: “Sono morti perdonando”


ROMA, lunedì, 14 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Il 24 gennaio scorso è stata presentata a Roma davanti alla Sacra Congregazione dei Santi la lista dei 936 martiri della provincia di Toledo e della diocesi di Ávila in attesa di ricevere il “nihil obstat”.

E’ attesa per questi giorni la presentazione da parte della Postulazione della causa di Canonizzazione delle liste dei martiri con le loro età – i più giovani avevano 11 e 14 anni – e l’occupazione dei secolari.


E’ un processo di gruppo che comprende 936 richieste di martiri di tutta la provincia di Toledo – vale a dire le diocesi di Toledo, Sigüenza, Albacete, Cuenca e di Ciudad Real –, della diocesi di Ávila, quest’ultima appartenente alla provincia ecclesiastica di Valladolid, e di sette famiglie religiose appartenenti alla provincia: agostiniani, adoratrici, concezionisti, francescani, geronimiti, gesuiti e mercedari.


E’ stato presentato come il processo “Eustaquio Nieto y Martín e 935 compagni martiri”, dal nome del primo vescovo assassinato – della diocesi di Sigüenza-Guadalajara –, durante la persecuzione religiosa spagnola dal 1936 al 1939.


Si tratta del primo processo nella storia della Chiesa in cui tutta una provincia ecclesiastica occupa una causa di canonizzazione. L’arcivescovo di Toledo, monsignor Antonio Cañizares, ha dichiarato all’agenzia “Veritas” che questi martiri “stanno testimoniando che non è la morte ad avere l’ultima parola, ma che Dio vuole che l’uomo viva e che siamo chiamati a partecipare ad una vita piena”.


L’arcivescovo ha voluto inoltre sottolineare che i martiri “affermano che Dio è Dio, che Gesù Cristo è l’unico e solo Signore. In Lui è la via e la vita, in Lui abbiamo la salvezza, abbiamo la speranza, abbiamo tutto l’amore che è capace di riempire il cuore dell’uomo in Lui e solo in Lui l’uomo può trovare la direzione verso un futuro di speranza”.


Monsignor Cañizares ha ricordato che i martiri “non ravvivano l’odio del passato, al contrario, servono per ripetere che sono necessari l’amore e il perdono”. L’arcivescovo ha affermato che la testimonianza offerta da questi uomini e da queste donne, “molti dei quali secolari”, è “la vittoria dell’amore sull’odio. Essi sono testimoni dell’amore e della riconciliazione, testimoni del perdono che hanno avuto sulle labbra morendo; sono morti perdonando”.


Il loro sacrificio “è l’affermazione di una vita piena. Di una vita di risuscitati in Cristo. La vittoria sulla morte. E’ una cosa meravigliosa che troviamo in loro”, ha concluso.


Il 24 gennaio scorso il Papa ha ricordato ai Vescovi spagnoli che si deve compiere “uno studio, un aggiornamento ed una presentazione ai fedeli del ‘patrimonio di santità’ come punto di riferimento nella vita cristiana, tanto più che molte delle sfide e dei problemi ancora presenti nella vostra Nazione si sono verificati già in altri momenti”.


Giovanni Paolo II ha sottolineato che la Chiesa in Spagna “ha un glorioso passato di generosità e sacrificio, di forte spiritualità ed altruismo ed ha offerto alla Chiesa universale molti figli e figlie che spesso si sono distinti per la pratica delle virtù in misura eroica o per la loro testimonianza di martirio.


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