La sinistra scopre che la satira offende l’Islam, ma non i cristiani…

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PRENDETE A CALCI SOLO GESU’

La sinistra che censura la satira sull’Islam sputa a piacimento sul Papa e la Chiesa.


Questo dileggio continuo e insistito non suscita alcuna protesta, e se qualcuno eccepisce è trattato come un oscurantista. In Occidente, e specialmente in Italia, la par condicio tra le religioni non vale: ci si inchina all’Islam, guai a chi lo sfiora, ma Cristo si può prendere a calci. Chiodo più chiodo meno, si lascia fare…


Antonio Socci analizza il fenomeno di questo doppiopesismo suicida.

Ieri Libero ha pubblicato le “vignette sataniche”. In realtà non avevano nulla di diabolico, erano modeste prese in giro della barba di Maometto. Abbiamo fatto questa scelta per rivendicare un diritto di libertà. Oggi riproduciamo una serie di vignette di Vauro dove sono ridicolizzati Cristo, i santi e le pratiche religiose cattoliche.

di ANTONIO SOCCI
Dalla prima pagina dell’Unità, Sergio Staino e Adriano Sofri lanciano un appello perché i giornali europei, per difendere la libertà di stampa sotto attacco, pubblichino tutti insieme in prima pagina le vignette che hanno scatenato le ire dei musulmani. Però l’Unità non le pubblica, se non una sola, innocua, nella remota pagina 11, tratta da Le Monde.
Insomma l’Unità lancia l’ appello agli altri, ma è come dire «Armiamoci e partite».
I cuor di leone per ora tentennano. Eppure quello di Staino e Sofri è un vibrante allarme: denunciano il «mostruoso attacco oscurantista» (che esagerati, quando l’integralismo islamico ha massacrato 2 milioni di cristiani e animisti in Sudan non era un attacco più mostruoso? Eppure nessun appello e nessuna denuncia dagli intellettuali progressisti). Poi Sofri e Staino affermano che è in gioco «la libertà di opinione e di espressione dei popoli europei» e occorre «dimostrare ai seguaci dell’oscurantismo più reazionario che non siamo disposti a cedere le nostre convinzioni democratiche di fronte a nessuna minaccia».
Questo è giusto. Ma ci si sarebbe aspettati che pubblicando in prima pagina parole così altisonanti l’Unità facesse seguire sulla stessa pagina la pubblicazione delle vignette. Macché. Non dobbiamo forse difendere «le nostre convinzioni democratiche» di fronte alle «minacce»? Come si spiega la timidezza dell’Unità e degli altri giornali di solito sempre così dissacratori, sempre a menare il torrone con Voltaire e con la laicità, contro il clericalismo e la Chiesa? Semplice. Sulla Chiesa si può sputazzare a piacimento, è come menare uno con le mani legate, ma sugli imam neanche per idea.
Leggo che proprio in questi giorni a Firenze (la città di Staino e Sofri) i collettivi della Sinistra studentesca della facoltà di Lettere hanno lanciato, al «bar autogestito», una «grande» iniziativa culturale su Pacs, Chiesa e legge 194. Pare che il programma preveda: «Aperitivo anticlericale, musica blasfema e bestemmia libera». Sarebbero gli stessi, secondo i giornali, che a Natale affissero su un muro una bestemmia contro Gesù Bambino (e si segnalano altre analoghe iniziative “illuminate”).
DUE PESI, DUE MISURE
Naturalmente anche questi signorini, che si sentono paladini della laicità, si guardano bene dall’andare a fare cose analoghe in un paese islamico o nei quartieri di immigrazione musulmana delle nostre città. Loro picchiano solo sui cristiani che non minacciano nessuna laicità e che sono non-violenti. Del resto, negli anni Settanta, i compagni in branco addirittura sprangavano i «porci ciellini» nelle scuole e nelle università. Sanno da sempre che picchiare sui preti e i cattolici (far vignette su Gesù Cristo e la Madonna) è come menare un bambino, perché neanche si difendono. Per questo i giornali laici e “de Sinistra” ci danno dentro, con piacere. È il conformismo di oggi. Come in Alabama ridacchiare dei negri al saloon. Ma con gli islamici tutta la vena provocatoria e dissacratrice sparisce. Tutto lo zelo per la laicità dello Stato è divorato dalla strizza. I laici e “de sinistra” se la fanno sotto davanti ai fratelli musulmani. Tutti ricordano la fine che ha fatto il povero Theo Van Gogh e nessuno vuol fare l’eroe. Sugli eroi veri, come Fabrizio Quattrocchi, lorsignori intellettuali e politici ironizzano o storcono il naso tenendo bene il culo al caldo in Italia. Certo c’è sempre il “teorema Vauro” secondo cui la rabbia degli islamici è da giustificare perché avrebbero subito gravi torti dall’America. Però fa acqua da tutte le parti perché i primi a insorgere sono stati i sauditi (proprio il regime alleato degli Usa, quello che proibisce ai cristiani perfino di portare il crocifisso al collo perché sarebbe blasfemo). E fa acqua anche perché le masse islamiche se la sono presa con l’Europa filo-islamica e anti-americana e non con Bush. Infine perché il “teorema Vauro” dice l’opposto del teorema (anch’esso di sinistra) di Staino e Sofri secondo i quali «se lasciamo passare questa feroce macchinazione senza una risposta forte rischiamo che, un domani molto prossimo, la stessa cosa possa accadere a qualunque altro giornalista, sia esso disegnatore o inviato o editorialista eccetera». Mi sembra un ragionamento giusto. Se l’Europa se la farà sotto oggi, domani che i musulmani presenti nei nostri Paesi saranno di più – per evitare aggressioni e reazioni – ci sentiremo costretti anche a bandire la Divina Commedia (dove Maometto è rappresentato in modo molto duro) e magari gli affreschi che riempiono l’Italia. Del resto tutto il mondo islamico è arroventato di rabbia contro vignette che nessuno di loro ha neanche visto perché è proibito riprodurle. Il dolore di chi si sente offeso, nei suoi sentimenti religiosi, da quelle vignette, è da rispettare (se è non violento). Ma ormai mi sembra che vada in scena il rancore del fanatismo e dell’ideologia. Ora anche l’Europa – di solito così anti-israeliana e filopalestinese – può sperimentare che significa avere a che fare con questa bella gente sbraitante e scatenata. Ora dovrebbe capire come vivono gli israeliani e le minoranze cristiane perseguitate (e sempre snobbate da tutti) in quei regimi islamici. E ora l’Europa laicona dovrebbe anche realizzare da dove viene veramente l’attacco alla laicità dello Stato e ai diritti civili.
Il caso ha voluto che lo scandalo scoppiasse proprio il 2 febbraio che è l’anniversario della prima lacrimazione di sangue della Madonnina di Civitavecchia, avvenuta il 2 febbraio 1995, undici anni fa.
Si ricorderà che canizza si scatenò contro quella povera statuina e contro la famiglia Gregori che dovette difendersi addirittura in tribunale. Il settimanale satirico della Sinistra post-comunista, “Cuore”, allora si divertì per molte settimane. La prima settimana titolò sghignazzando: «Miracolo a Sassuolo: una Madonna ride. Un segno di speranza dopo mezzo secolo di lacrime pre-elettorali». Il 4 marzo un’altra copertina un po’ più greve: «Incredibile! Lacrime di sangue: i periti svelano un’atroce verità. È sieropositiva la Madonna di Civitavecchia». E la settimana dopo: «Miracolo a Terrasini: Sanguina anche un carabiniere» (e qui evito di commentare il riferimento al suicidio del maresciallo Lombardo).
COME A CIVITAVECCHIA
La sinistra laico-ridanciana, abituata a sghignazzare di tutti – ma mai a piangere sulle vergogne e gli orrori della propria storia – non prende neanche in considerazione l’esistenza del Mistero che ha affascinato le menti più geniali della modernità, come Einstein. Eppure il mistero della realtà è immensamente più grande dei nostri pregiudizi, come diceva Shakespeare. E lo si intuisce anche da fatti clamorosi e scientificamente inspiegabili come quello di Civitavecchia sul quale sono appena stati pubblicati i risultati di undici anni di indagini nel libro “Lacrime di sangue” (Sei) e nel volume di Riccardo Caniato, “La Madonna si fa la strada” (Ares). Le analisi radiografiche hanno permesso di accertare che la statuetta è di gesso pieno, «non sono risultate al suo interno strutture o apparecchiature o cavità, pertanto viene escluso ogni trucco interno», infine quel sangue «non poteva essere prodotto dal materiale della statua». È egualmente impossibile che qualcuno possa aver artatamente iniettato il liquido dal momento che le lacrimazioni sono state viste iniziare da persone del tutto diverse (a quella avvenuta a casa del vescovo, per esempio, dopo alcuni giorni di conservazione della statua in Curia, non era presente nessuno della famiglia Gregori o di coloro che hanno assistito alle altre lacrimazioni). Oltretutto il sangue delle 14 lacrimazioni, avvenute in luoghi diversi, davanti a persone diverse, appartiene tutto a uno stesso, unico individuo. Chi è quest’uomo misterioso? E come e perché una statua raffigurante la Madonna piange il suo sangue? Perfino la magistratura che si era messa in moto per denunce e polemiche giornalistiche molto violente, dopo anni di indagini, avendo fatto tutti gli accertamenti del caso (sulla statuetta, sul sangue e sui protagonisti della vicenda) ha infine chiuso la sua inchiesta ammettendo la verità storica degli eventi (il 16 ottobre del 2000 ha cioè archiviato il procedimento relativo al presunto abuso). Le accesissime polemiche, di sapore pesantemente anticlericale, dei primi giorni, che avevano portato a denunciare l’«abuso di credulità popolare», si sono dissolte in seguito, di fronte all’evidente inspiegabilità scientifica di quelle lacrime umane piante da una statuina di gesso. La Commissione insediata dalla diocesi ha interrogato 40 testimoni, «che variano per anni, sesso, condizione sociale, fede religiosa». Tutti «si sono presentati liberamente e senza alcun interesse personale hanno giurato di dire la verità, hanno dichiarato di aver visto le lacrime formarsi e scendere, quindi in movimento, e che al momento nessuno stava manomettendo la statuina». Inoltre «i professori Angelo Fiori e Umani Ronchi sono stati anche ascoltati dalla Commissione teologica davanti alla quale hanno ribadito i risultati delle indagini da loro effettuate e consegnate al Vescovo affermando anche la non spiegabilità scientifica del fenomeno».
UNA LEZIONE D’AMORE
Dall’aspra contesa che oggi oppone un Occidente laico, scettico e cinico, a un mondo islamico fanatico e intollerante, la Chiesa resta al di sopra o a margine, silenziosa e stupita dell’evidenza del Mistero che irrompe nella storia e nella nostra vita quotidiana. Con un segno inspiegabile di dolore e di misericordia come a Civitavecchia. Un segno che interroga la ragione e la scienza. Un segno il quale ci rivela che la più esaltante libertà dell’uomo non è sghignazzare, ma riconoscere il Mistero e il Suo amore per noi.
La più alta dignità dell’uomo non è ridere, come sembra insegnare Umberto Eco nel “Nome della rosa”, ma amare.
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Libero 4 febbraio 2006