Il Vescovo di S. Marino dalla parte della Fallaci

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«E io Vescovo sto con la Fallaci»

Dell’intervista a Oriana Fallaci pubblicata da Libero mi ha particolarmente colpito la «fiducia» che la scrittrice confida di riporre in Benedetto XVI. Le sue parole mi sono parse una potente e rocciosa conferma della presenza, a volte soffocata ma ostinata, di un “popolo della ragione”, dell’esistenza di un terreno sul quale è possibile l’incontro di pensieri e uomini liberi…


di Mons. Luigi Negri
Vescovo di S. Marino e Montefeltro

Dell’intervista a Oriana Fallaci pubblicata da Libero, che ho letto prima della partenza per Colonia, mi ha particolarmente colpito la «fiducia» che la scrittrice confida di riporre in Benedetto XVI. Le sue parole mi sono parse una potente e rocciosa conferma della presenza, a volte soffocata ma ostinata, di un “popolo della ragione“, dell’esistenza di un terreno sul quale è possibile l’incontro di pensieri e uomini liberi di cui ha parlato monsignor Fisichella. Un popolo fatto di coloro che non accettano che la vita sia quella che Shakespeare aveva definito una «favoletta senza senso recitata da un idiota». Un popolo in cui, forse, ritorna a vibrare la ragione come apertura al senso ultimo della vita; come tensione e come volontà di comprendere la realtà, anche quella complessa e variegata, della vita personale e sociale secondo tutti gli aspetti di cui è fatta: di questo, come ha detto il cardinal Scola, è «assetato il cuore della gente». Accanto al popolo della ragione, e coinvolto con esso, c’è il popolo della fede, il popolo di coloro che riconoscono che soltanto in Cristo c’è la salvezza per l’uomo e per il mondo, radunato in questi giorni per la Giornata mondiale della Gioventù. Il grande incontro tra il Papa e i giovani di questi giorni avviene in un periodo in cui gli attentati ci hanno messo di fronte a questa orrenda presenza che ormai accompagna la nostra vita nel quotidiano. Il terrorismo fanatico è una metastasi ormai insediata nel tessuto della nostra coscienza e del nostro cuore, e sembra possedere una potenza assoluta di intervento, di trame vastissime, di collusione, di omertà. Soprattutto, gioca su quello che il Presidente del Senato Marcello Pera ha chiamato in modo molto significativo l’inerzia dell’Occidente. Un’inerzia intellettuale e morale, come un’assenza di valori adeguati da contrapporre a questa marea montante del nulla. I fanatici che si sono fatti esplodere hanno detto più volte di essere i testimoni del nulla. La tradizione cristiana chiama tutto questo con un termine assolutamente insuperabile “misterium iniquitatis”: il mistero dell’iniquità, il mistero del male che nasce nel cuore del demonio, che coinvolge il cuore di tanti uomini e dilaga nella vita e nella storia della società. Ma è un potere apparente; di fronte agli attentati, come di fronte all’ingiustizia e alla sofferenza della nostra vita quotidiana, di fronte al male che noi facciamo e subiamo diciamo: «Ave crux spes unica». Il male può sembrare che vinca, può stroncare vite, ferire corpi, sconcertare anime e coscienze, ma non può più vincere. «Gesù Cristo è la nostra pace», ha detto su queste pagine il cardinal Scola: la croce di Cristo saldamente piantata sulla nostra terra e quindi nel vivo della nostra storia, condizione di resurrezione per lui, è anche per noi condizione di resurrezione. Noi dobbiamo dire al male che è male e non può possederci il cuore e la coscienza. Non può condizionare in maniera definitiva la nostra vita, perché noi siamo di Cristo e Cristo è Dio. Questa grande, corale testimonianza di fede nel Signore della vita e della morte sarà il contenuto della grande giornata mondiale dei giovani che si sta tenendo a Colonia nella quale partecipano milioni di giovani. Non tutti cristiani, ma comunque l’avanguardia di quel popolo, soprattutto europeo, che non accetta di essere una massa di individui telecomandati dai poteri forti che si esprimono nell’impero massmediatico. Amo pensare – e spero di poter dare il mio contributo nelle catechesi che mi sono state affidate – che Colonia quest’anno, dopo la tragedia di Londra, sia animata dal desiderio di un incontro nuovo, profondo, definitivo fra la ragione umana aperta al mistero e la fede in Cristo, che è il mistero diventato presente. Che questa immensa famiglia di giovani si stringa attorno a Benedetto XVI, al quale la provvidenza ha consegnato la Chiesa in un momento di straordinaria energia di missione e di grande debolezza. Da Colonia torni un popolo di giovani confermati nel rischio della ragione, confortati nella certezza della fede e perciò capaci di affrontare l’esistenza quotidiana con questa energia: energia di un compimento della ragione nella fede e della fede nella ragione. Forse l’energia della ragione a cui Oriana Fallaci ha reso così imponente testimonianza potrà forse trovare il compimento e il conforto della fede. Di certo l’appartenenza a questo popolo e la sua stessa esistenza saranno la sconfitta del terrorismo.

Libero – 18 agosto 05