Colle Val D’Elsa: referendum contro la mega moschea

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La sinistra toscana non vuol vivere a Colle Val D’Elsa


Comitati civici, lettere furiose a Violante, raccolta di firme per un referendum. Ecco come nella rossa provincia senese la popolazione si oppone con rabbia e orgoglio all’edificazione di una mega moschea per pochi musulmani...

«Su di noi sono state dette e scritte molte cose: che siamo razzisti, fascisti, rozzi. è giunto quindi il momento di presentarci. Siamo un Comitato di cittadini – politicamente indipendenti, socialmente trasversali (casalinghe, pensionati, impiegati, operai) e pertanto di diverse età – che è sorto dietro la sollecitazione di richiedere una diversa ubicazione della moschea. Il progetto attuale la colloca nel parco pubblico sito in località San Lazzaro, cosa questa che ha generato il nostro dissenso perché questo quartiere – che oramai rimane uno dei pochi parchi verdi del comune colligiano – diverrà presto oggetto di selvaggia cementificazione, creando così nella popolazione disapprovazione e rabbia per un progetto di inserimento culturale (o lo vogliamo chiamare indottrinamento?) in cui la stessa cittadinanza non ha mai potuto essere veramente parte coinvolta. Anzi questa esclusione ha generato altresì un impatto psicologico di malcontento diffuso e generalizzato raccolto da questo Comitato. Non condividiamo che una qualsiasi amministrazione imponga, senza aver prima ampiamente dibattuto, un centro culturale di questa fattispecie, che, ricordiamo, è attualmente un’opera sconosciuta non solo su questo territorio ma anche nella nostra forma mentis». Firmato Comitato Abbadia.
Siamo a Colle Val D’Elsa, cittadina rossa da oltre cinquant’anni, nel cuore della Toscana senese e antiberlusconiana. Qui, da oltre un anno, da quando il comune, guidato dal sindaco Paolo Brogioni, a capo di una giunta di centrosinistra, ha deciso di costruire una moschea nuova di zecca (nel quartiere dell’Abbadia, con un cospicuo finanziamento, 300 mila euro da parte della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, dove il sindaco Paolo Brogioni siede nella Deputazione generale), sta accadendo qualcosa di nuovo e inaspettato: gli elettori e i cittadini di sinistra si ribellano ai compagni che li governano. A colpi di referendum contro la moschea. Operai, impiegati, commercianti, gestori di Circoli, panettieri. Tutti insieme.
«CI SIAMO SENTITI MESSI DA PARTE»
Per la prima volta in Italia, in un paese di poco meno di 14 mila abitanti, è accaduto che siano state raccolte oltre 4 mila firme per promuovere una consultazione popolare contro la moschea. Quattromila firma su 14 mila abitanti
, come dire che in Italia, per promuovere un referendum, venissero messe insieme quasi 20 milioni di firme su 60 milioni e rotti di abitanti. Un’enormità, roba che quei maniaci referendari dei radicali si stropiccerebbero gli occhi e le orecchie. La domanda posta nella richiesta di referendum, depositata in Comune a inizio marzo, è semplice: «Volete voi che venga realizzata la costruzione di un centro culturale islamico con annesso luogo di preghiera nel comune di Colle Val d’Elsa, all’interno del parco pubblico di San Lazzaro, situato nel quartiere La Badia?».
Per spiegare ai Democratici di sinistra che li governano che non sono dei biechi reazionari, i cittadini promotori della manifestazione hanno scritto una lettera aperta anche all’onorevole Luciano Violante. «Egregio Professor Violante, con la presente il Comitato per l’Abbadia intende porre alla vostra attenzione il profondo disagio che la cittadinanza di Colle Val d’Elsa e del quartiere residenziale l’Abbadia manifesta verso la costruzione del Centro culturale islamico in detta località. (.) Quello che però ha lasciato la nostra comunità stupefatta è il fatto che una amministrazione abbia voluto imporre la costruzione di un Centro culturale islamico, opera ad oggi sconosciuta sia sul territorio che nella nostra mentalità, senza prendere in nessuna considerazione la volontà della sua cittadinanza. L’esperienza maturata sul campo della raccolta delle firme ci ha fatto comprendere come la popolazione sia totalmente all’oscuro del progetto del Comune. Un altro aspetto grave è il fatto che ormai stiamo riscontrando un allontanamento sempre più forte della base elettorale dal vertice istituzionale. Ebbene noi ci siamo sentiti messi da parte in questo frangente. Le istituzioni si sono talmente disinteressate della nostra volontà: prova ne è il fatto che il Comune di Colle Val d’Elsa non ha ancora adottato il regolamento per lo strumento del referendum». La lettera, poi, tocca un nervo scoperto, e diventa a tratti “ironica”, quando spiega a Violante, dati elettorali delle ultime elezioni del 2001 alla mano, come Colle non sia una roccaforte della Lega Nord. «Troppo rapido e comodo accusarci di razzismo. Per quanto riguarda i fatti le sottoponiamo i voti nel proporzionale alla Camera, nei seggi di Badia, il quartiere dove è partita la raccolta delle firme: Ulivo 1.019 voti. Polo 252!».
L’avvocato Letizia Franceschi, presidente del Comitato Abbadia, illustra a Tempi quella che dovrebbe essere la moschea. «Si tratta di 3.200 metri quadrati di area edificabile, concessi in diritto di superficie per 99 anni ai musulmani di Siena e provincia. L’intera superficie, prima della delibera del Comune, era parco pubblico. La superficie coperta sarà di 576 metri quadrati e l’edificio, come si vede dalla planimetria, è collocato a ridosso di abitazioni civili, in una zona densamente popolata le cui costruzioni sono state terminate prima del 1990». Cosa succederà ora, dopo la richiesta di referendum? «Entro trenta giorni (all’inizio di aprile, nda) dal ricevimento della richiesta di referendum, il Comitato di garanzia del comune di Colle Val D’Elsa, composto dal difensore civico, dal presidente del consiglio comunale e dal segretario comunale, dovrà formulare un parere da presentare al consiglio comunale per la votazione inerente all’approvazione del quesito referendario. Poi si potrà procedere con la raccolta delle firme necessarie per l’espletamento del referendum. Il numero di firme necessarie è pari all’8 per cento degli elettori del Comune, cioè circa 1.300».
«NON VOGLIAMO FINIRE COME PORTA PALAZZO»
In attesa che il Comune si pronunci (un no al referendum, in qualsiasi forma arrivasse, verrebbe vissuto dalla popolazione come una vera e propria violazione democratica) Leonardo Fiore e Mauro Bruni, consiglieri comunali della lista Civica (circa l’11 per cento dei voti ed una collocazione a sinistra) esprimono a Tempi la loro «viva soddisfazione per l’iniziativa promossa dal comitato Abbadia». Leonardo Fiore, però, vuole sottolineare anche un altro aspetto: «Il Comune indirettamente finanzierà la moschea accollandosi tutti i lavori di sistemazione dell’area circostante e concedendo un canone di affitto puramente simbolico: 11 euro all’anno per l’immensa superficie concessa per la costruzione della moschea». «Abbiamo paura – dicono i cittadini del quartiere Abbadia – di finire come Porta Palazzo a Torino». Perché, anche se non è stato molto ricordato, a Colle Val d’Elsa un centro culturale islamico esiste già. Si trova in piazza Bartolomeo Scala ed è più che sufficiente alle poche decine di fedeli che lo frequentano abitualmente. Tanto che il venerdì, giorno della preghiera collettiva, il massimo delle presenze non supera mai le poche decine. E allora perché costruire una mega-moschea nel cuore del Chianti? Se lo chiedono molti valligiani, compresi quelli che frequentano la sezione Ds del paese, quella dedicata ad Enrico Berlinguer. Non parlano però molto volentieri della moschea, forse per non trasgredire alla linea di partito. Chi parla, invece, è Leonardo Butini, rappresentante della Lega Nord valligiana. «Temo che i cittadini non saranno chiamati mai ad esprimere il loro parere sull’opportunità di costruire la moschea, poiché già nel 2005 il consiglio comunale aveva alzato un muro su ogni ipotesi referendaria, rigettando la domanda che la Lega Nord presentò nell’agosto del 2004». Lui, con quello che definisce «il pessimismo della ragione in una regione rossa», per Colle Val d’Elsa, cittadina natale dell’architetto Arnolfo di Cambio, ha già trovato un nuovo nome: Colle Val d’Islam.


di Lenzi Massimiliano
Tempi num.14 del 30/03/2006