Al Comune di Brescia passano i Pacs

IL CONSIGLIO COMUNALE DI BRESCIA

A sorpresa passa il «sì» ai Pacs


Ds e Dl divisi sull’ordine del giorno presentato da Vergani: 15 a favore, 8 no e un astenuto. «Strappo» del sindaco Corsini, che vota contro insieme alla Margherita…

Da una parte una delibera con la quale il Comune accetta la «donazione» di una dozzina di palchettisti del Grande, e se ne assume gli oneri di manutenzione ordinaria per 2.000 euro all’anno per trent’anni. Dall’altra 50 mila euro negati ai bambini delle elementari per le visite ai musei e le altre uscite didattiche con scuolabus gratuiti. E poi, naturalmente, i Pacs. In un Consiglio comunale che non offriva grosse occasioni di polemica e nessuna di scontro, ci si è dovuti accontentare di quel che passava il convento.
Di delibere ne sono state approvate parecchie, ma tutte senza discussione o quasi. Restavano mozioni e ordini del giorno a offrire terreno ideale per il confronto. E le assise comunali hanno avuto modo di animarsi verso la fine, nel paio d’ore riservate alla trattazione di quei documenti che si accumulano e finiscono per essere più che stagionati quando arrivano alla discussione. E ne scontano il peso.
A dividere gli animi, dunque, arrivano i Pacs, i Patti civili di solidarietà per le coppie di fatto. L’ordine del giorno era stato presentato nel marzo del 2004 da un folto gruppo di consiglieri alcuni dei quali assenti (il diessino Franco Tolotti e il Prc Manlio Vicini) o non più in Consiglio, come il Verde Paolo Mori e il Ds Arturo Squassina. Impegna il Comune a sostenere la campagna informativa e a sollecitare i presidenti di Camera e Senato perché pongano in discussione il più presto possibile la legge, e viene approvato quando più nessuno ci credeva, meno di tutti Rocco Vergani (Ds), che da primo firmatario rifiuta la proposta arrivata da Guido Alberini alle battute finali e tesa a rinviare la votazione per salvare in extremis l’ordine del giorno. Che alla fine però è approvato con 15 voti favorevoli, 8 contrari e un astenuto (Maurizio Billante, Ds), e senza i voti dell’opposizione.
Ma ce n’è voluta. Il testo presentato da Vergani parla del Pacs come uno strumento a cui possono accedere «tutte le coppie senza alcuna discriminazione di genere», limando qui e là per non parlare troppo di omosessuali, che sono presenti in aula, compresa Doriana, la ragazza aggredita l’altro giorno a Mazzano.
L’opposizione si schiera a difesa della famiglia tradizionale ed eterosessuale, «cardine fondamentale della società» come dice Adriano Paroli (Forza Italia) e ripetono Antonio D’Azzeo (An) e Massimo Bianchini (Lega). Si schiera contro pure Andrea Bartoli (Civica) con un «sofferto» intervento apprezzato dal sindaco Corsini, che si dice disposto a votare il documento di Prodi in materia, «sintesi dell’intera coalizione», ma non questo. E ha parole di elogio pure per Federico Manzoni, che annuncia il voto contrario ripetendo le argomentazioni più «alte» del suo partito, i Dl-Margherita.
Cesare Meini (Riformisti), tra i promotori, invita al realismo e a non pensare che i Patti possano sfasciare famiglie, «come non hanno fatto né il divorzio né l’aborto», mentre Vitale avverte la minoranza sull’intolleranza di chi definisce l’omosessualità «contro natura». Insomma, da discutere ce n’è, e quando tutto sembra perduto, arriva la sorpresa dell’approvazione.
Poco prima era stata discussa la mozione di indirizzo presentata da An e firmata dal capogruppo Andrea Arcai, secondo la quale «gli organi del Comune non potranno instaurare alcun tipo di rapporto con individui, associazioni e gruppi religiosi che professino la subordinazione della donna nei confronti dell’uomo». Il riferimento è alle frange dell’islamismo integralista che obbligano al velo e quant’altro. Il testo porta la data del luglio 2004, e lo stesso Arcai riconosce che è un po’ datato. Si crea qualche confusione tra associazioni e religione, e per la maggioranza è facile smontarlo. Per i Verdi, Paolo Vitale osserva che una tale formulazione «andrebbe contro qualsiasi tipo di religione monoteista». Per Forza Italia Fausto Di Mezza ricorda persino l’emancipazione «conquistata da anni di lotte delle donne di sinistra», che va difesa in tutti i modi.
Si discute molto, e tanto parlare fa dire a Guido Alberini (Ds) che «un Consiglio non deve perdere tempo a discutere temi filosofici e religiosi con un semplicismo che fa paura, ma deve occuparsi dell’amministrazione della città». Alla fine, ad ogni modo, la mozione non passa.


di Mimmo Varone
BresciaOggi Martedì 31 Ottobre 2006




CITTÀ DI BRESCIA
CONSIGLIO COMUNALE


ORDINE DEL GIORNO
OGGETTO: approvazione della proposta di legge sul PACS – (Patto Civile di Solidarietà)


Considerato che:
l’ordinamento italiano non permette a due persone dello stesso sesso di dare una regolamentazione giuridica ai loro rapporti di coppia, ancorché basati su convivenze stabili;


in generale le famiglie non fondate sul matrimonio, che costituiscono oggi un fenomeno sociale rilevante anche nella città di Brescia, non godono di alcun riconoscimento giuridico e di adeguate forme di tutela;


leggi specifiche riconoscono dignità e diritti alle coppie omosessuali in Francia, Germania, Olanda, Belgio, Portogallo, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Lussemburgo e nelle regioni spagnole di Catalogna, Aragona, Navarra, mentre la Gran Bretagna, la Svizzera e la Croazia stanno per approvare leggi analoghe su proposta dei rispettivi governi.


Considerato che:
Il 15 gennaio 2003 il Parlamento europeo ha rinnovato la richiesta agli Stati membri di riconoscere pari diritti e di dare una regolamentazione giuridica alle coppie dello stesso sesso.


La Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea vieta qualunque discriminazione motivata dall’orientamento sessuale.


Tenuto conto che:
è stata presentata al Parlamento una proposta di legge denominata “Patto Civile di Solidarietà e Unioni di Fatto”;


il Patto Civile di Solidarietà (PACS) è una forma di tutela legale delle convivenze, fondata su di un patto, sul modello dell’omonimo istituto giuridico in vigore in Francia da più di tre anni (più di 100.000 cittadini francesi hanno sottoscritto un PACS, in grande maggioranza coppie di fatto eterosessuali);


il PACS (Patto Civile di Solidarietà) non è rivolto solo alle persone omosessuali: è uno strumento a cui possono accedere anche le coppie di sesso diverso che non vogliono contrarre matrimonio ma preferiscono una regolamentazione più “leggera” per il loro rapporto. Per le coppie omosessuali il PACS rappresenterebbe la prima forma di riconoscimento giuridico.


il PACS è un’opportunità in più per tutti, non è un obbligo per nessuno. Per le coppie di fatto che intendono rimanere tali ma che hanno un carattere di convivenza stabile la legge prevede alcune garanzie minime, nel rispetto della volontà della coppia di non darsi nessun vincolo giuridico. Assistere il/la propria partner in ospedale, partecipare alle decisioni che riguardano la sua salute, lasciare in eredità il proprio patrimonio alla persona con cui si è condivisa l’esistenza senza le gravose imposizioni fiscali previste per un estraneo sono alcune delle opportunità, oggi negate, che verrebbero introdotte dalla nuova legge.


più di mille cittadini bresciani hanno già sottoscritto la petizione nazionale “un Pacs avanti” a sostegno della proposta di legge


IL CONSIGLIO COMUNALE DI BRESCIA
IMPEGNA SE STESSO, IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE
a sostenere la campagna informativa sul Patto Civile di Solidarietà; a sollecitare i Presidenti della Camera e del Senato affinché pongano in discussione il più rapidamente possibile la legge sul Patto Civile di Solidarietà.


Daniela Calzoni – Indipendente Democratici di Sinistra


Cesare Meini – Socialisti per Corsini


Paolo Mori – Verdi Ambientalisti Bresciani


Laura Parenza – Democratici di Sinistra


Franco Tolotti – Democratici di Sinistra


Rocco Vergani – Democratici di Sinistra


Manlio Vicini – Rifondazione Comunista