WWF, tsunami e il mistero delle barriere coralline

Politiche ambientali

Riccardo Cascioli e Fabio Malaspina


© SVIPOP 17 Gennaio 2005



Quella che segue è una storia davvero istruttiva di cosa sia l’informazione ambientalista al tempo dello tsunami.

La storia inizia il 6 dicembre durante lo svolgimento del Cop10, ovvero la Conferenza delle Parti della Convenzione sui Cambiamenti Climatici, quella cioè che deve dare applicazione al Protocollo di Kyoto. Ebbene, ci informa l’Ansa alle 12,30 che è stato presentato un rapporto (“Lo Stato delle barriere coralline nel mondo”) “realizzato da 240 esperti di 96 Paesi per conto di oltre 20 organizzazioni, WWF compreso” secondo cui il riscaldamento globale “ha già distrutto il 20% delle barriere coralline mondiali: i cambiamenti climatici rappresentano la principale minaccia per questi delicati e importantissimi ecosistemi”. Conseguenza ovvia è che il WWF chieda ai governi presenti al Cop10 “di prendere iniziative urgenti contro il riscaldamento globale, attraverso nuove misure per ridurre rapidamente le emissioni di Co2, principale gas ad effetto serra”. Iniziative, quindi, ben oltre il Protocollo di Kyoto.


Caso vuole che il 26 dicembre lo tsunami colpisca duramente nelle regioni ricche di barriere coralline. Ed ecco cosa accade: il 28 dicembre (Ansa, 11.29) un “esperto oceanografo tailandese”, Thon Thamrongnawasawasdi, lancia l’allarme sui gravissimi danni alle barriere coralline: “L’impatto è irreversibile, non avremo mai indietro le ricchezze del passato”, dice. E spiega che le enormi ondate provocate dal terremoto hanno sollevato una grande quantità di sabbia e questa fluttuando nel mare o ricadendo sul fondo ha tolto al corallo il vitale contatto con la luce. E, come si sa, senza la luce e l’attività conseguente di fotosintesi, il corallo muore.


Ecco l’occasione da non lasciarsi sfuggire. Passano quattro ore e gli ambientalisti scendono in campo (Ansa, 15.30): “Non è tutta colpa dello tsunami bensì – secondo alcuni esperti – del preesistente stato di sofferenza delle barriere coralline”. Gli esperti citati dall’Ansa sono Silvio Greco (direttore di ricerca presso l’Istituto di ricerche sul mare del Ministero dell’Ambiente) e Gianfranco Bologna, responsabile scientifico del WWF Italia. Quest’ultimo parla di “disastro innaturale” causato dall’uomo: “I due terzi dei sistemi coralligeni sono seriamente danneggiati e questo non li mette in grado di reagire al meglio ad un evento così traumatico”.


Il Corriere della Sera riprende subito l’allarme e il 29 dicembre pubblica un articolo dal devastante titolo: “Barriere coralline, il mondo distrutto dei pesci tropicali”. Sottotitolo: “L’esperto: è un evento senza precedenti. Ora l’Oceano non ha più le culle della vita”. Per la cronaca, l’esperto in questione è Angelo Moietta, specialista dell’Acquario di Milano.


Il 30 dicembre l’allarme viene rilanciato dalla Tailandia (Ansa, 13.49) dove Somchai Sakulthap, docente di Scienze ambientali all’Università Rajabhat di Phuket, afferma che la barriera “è stata frantumata” e “ci vorranno forse 20 anni prima che i banchi di corallo possano tornare a essere quel che erano”. Ma per Somchai – che evidentemente non si informa dal WWF – la causa è tutta dell’inquinamento “legato allo tsunami che, dopo aver travolto case e villaggi, ha risucchiato ogni cosa, introducendo nell’ambiente marino vernici e materiali tossici”. Ma Somchai dice pure che ci vorrà un sopralluogo approfondito per stabilire cosa è andato veramente distrutto.


Ebbene il 9 gennaio l’Ansa ci informa da Koh Phi Phi (Tailandia) l’esito di questo sopralluogo: “Buone notizie dal Mare delle Andamane al largo della Tailandia: quasi intatte le barriere che circondano Koh Phi Phi, l’isola immortalata come paradiso naturale dal film The Beach. Nel complesso, gli esperti hanno valutato che solo il 5% della barriera abbia subito danni”.


E la distruzione della culla della vita? E lo zampino dell’uomo? E il riscaldamento globale? A tutt’oggi aspettiamo una risposta dal WWF e dagli illuminati scienziati al seguito. E un piccolo chiarimento anche dall’Ansa: come mai le notizie allarmistiche vengono lanciate dal canale “Ambiente”, mentre l’esito positivo del sopralluogo è passato dal canale “Scienza”?



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