Omicidi satanici e professionisti dell’anti-satanismo

Mass media

I crimini di cui si è reso responsabile nel Varesotto un gruppo di balordi auto-denominatosi “Bestie di Satana” suscitano comprensibilmente stupore e indignazione, oltre alla doverosa pietà per le povere vittime. Offrono però anche occasione a professionisti dell’anti-satanismo di diffondere notizie allarmistiche, che talora rischiano di generare un panico morale quasi altrettanto pericoloso dei mali che pretende di denunciare.

Comunicato del CE.S.NU.R.


Centro Studi Nuove Religioni



Torino, 10 giugno 2004


Il CESNUR, attivo da oltre quindici anni nella ricerca in materia di satanismo e anti-satanismo, temi su cui ha collaborato con organi di polizia di numerosi paesi, sente il dovere di proporre al pubblico, alle autorità e ai mezzi di comunicazione alcune semplici precisazioni.



1. In ogni campo, e tanto più in questo, vale il principio secondo cui l’onere di provare un fatto contestato incombe su chi lo afferma. Se qualcuno sostiene che in Italia esistono cinquecentomila satanisti, che in una certa città italiana ci sono una dozzina di sette sataniche, che migliaia di persone ogni anno sono uccise dai satanisti, deve dare la prova piena, puntuale e rigorosa delle sue affermazioni. Non può rovesciare l’onore della prova e chiedere a chi rimane scettico di provare che queste affermazioni non sono vere.



2. Il peso delle prove deve essere proporzionato alla gravità delle accuse. Lettere e telefonate di persone che chiedono di rimanere anonime, confessioni – anche a sacerdoti rispettati e rispettabili – di chi si presenta come ex-satanista ma dichiara di volere mantenere l’anonimato, documenti o fotocopie di dubbia provenienza, vanterie degli stessi satanisti non sono in nessun modo prove valide di fatti che, se veri, sarebbero gravissimi. Il CESNUR riceve regolarmente lettere e telefonate di mitomani o provocatori che accusano gruppi e personalità della politica, dello spettacolo o della religione di essere satanisti o membri di sette pericolosissime, o denunciano vasti complotti internazionali. Non ci siamo mai pentiti della buona abitudine di cestinare le segnalazioni anonime e ignorare quelle non suffragate da prove concrete, per quanto chi le propone – come del resto è tipico dei mitomani – sappia dare una falsa impressione di sincerità.



3. Il nostro esame della situazione italiana ci porta a concludere che esistono nel nostro paese meno di dieci movimenti satanisti organizzati con testi, dirigenti e riferimenti a una dottrina e a una tradizione, con meno di duecento membri complessivi. Naturalmente, non si devono confondere con il satanismo – definito come l’adorazione del personaggio chiamato nella Bibbia Satana o Demonio – realtà diverse quali lo spiritismo, la magia cerimoniale, la neo-stregoneria o il neo-paganesimo. Chi vuole contestare queste cifre non può limitarsi a elencare nomi di gruppi più o meno altisonanti o fantasiosi, ma deve fornire elementi che provino che effettivamente esistono nel mondo della realtà empirica, al di fuori delle voci, dei rumori e delle leggende urbane.



4. Da questo primo quadrante del satanismo italiano ne va distinto un secondo, composto da bande di balordi – in genere, ma non sempre, giovani –, quasi sempre in contatto con il mondo della droga, che ricavando confusamente informazioni dalla stampa, da Internet e da una certa musica (di cui circolano in modo clandestino versioni, assai peggiori di quelle più note, dove si inneggia non solo al Diavolo ma alla violenza e allo stupro) si costruiscono un “satanismo fai da te”. Questi gruppi non sono organizzati, non hanno pubblicazioni, sedi, gerarchie nazionali e in genere si rendono noti solo attraverso la commissione di reati di vario genere. Dal numero di reati identificati si può ipotizzare che qualche migliaio di persone – ma non decine né centinaia di migliaia – siano coinvolte in queste attività. I reati commessi sono in genere relativamente minori: profanazioni di cimiteri e di chiese, sacrifici di animali. Anche se raramente, la voglia di trasgressione anticattolica che anima questi ambienti porta al furto e alla profanazione di ostie consacrate. Le esperienze straniere – soprattutto quella americana, da anni studiata e monitorata dall’FBI e da altre agenzie, con cui il CESNUR ha avuto occasione di collaborare – mostrano che, su migliaia di giovani coinvolti, una percentuale minima ma non inesistente arriva a commettere reati gravissimi, omicidi plurimi compresi. Le autorità americane rilevano la presenza in media di una banda all’anno che arriva fino all’omicidio (talora, a omicidi che coinvolgono una pluralità di vittime anche ampia). Considerata la diffusione del fenomeno anche in Italia, era ed è purtroppo prevedibile che prima o poi anche da noi dai piccoli reati una fra le tante bande di balordi “satanici” passasse al reato gravissimo. Ma è anche prevedibile che questi reati rimangano statisticamente circoscritti.



5. L’unica relazione dei gruppi del secondo quadrante con quelli del primo è l’occasionale lettura da parte dei satanisti “fai da te” di pubblicazioni di satanisti “ufficiali”. In oltre trent’anni di satanismo moderno, in nessun paese del mondo sono mai emersi contatti organizzati e sistematici fra i due ambienti. Il satanismo “fai da te” è per definizione disorganizzato, non è coordinabile, non obbedisce a “grandi vecchi” né a “terzi livelli”, si auto-recluta e non è reclutato dal satanismo “ufficiale”.



6. Il mito della Torino satanica è nato nell’Ottocento per ragioni politiche collegate sia all’accoglienza da parte di governi anticlericali di forme religiose “alternative” e anti-cattoliche di ogni tipo, sia a una reazione cattolica che etichettava come “satanica” ogni forma di occultismo e di magismo. Non vi è nessun collegamento fra movimenti presenti a Torino nel XIX secolo e le “Chiese di Satana” nate nel capoluogo piemontese alla fine degli anni 1960 sulla scia di esperienze americane, e oggi ridotte a poche decine di membri. Oggi non ci sono più satanisti a Torino di quanti ve ne siano in altre grandi metropoli europee o americane. Non ci sono né ci sono mai stati “Papi di Satana” a Torino, anche se un defunto pittore lasciò correre qualche voce di questo genere sul proprio conto, principalmente allo scopo di promuovere i propri quadri. La cifra di quarantamila satanisti presenti a Torino deriva da un vecchio e ben riuscito scherzo, ormai pacificamente noto come tale, giocato molti anni fa dalla sempre attiva goliardia torinese a un quotidiano locale.



7. Se non si può escludere che i satanisti “fai da te” varesotti abbiano zii, parenti o compagni di merende in una qualunque altra città italiana, il riferimento a Torino in questo contesto è immediatamente sospetto, proprio a causa della diffusione nazionale di leggende urbane sulla Torino satanica. La storia e il modus operandi delle “tradizionali” Chiese di Satana torinesi induce comunque a ritenere del tutto inverosimile un qualunque loro collegamento con i balordi del Varesotto.



8. Per completezza si possono menzionare altri due quadranti del satanismo italiano. Un terzo è composto da pervertiti sessuali che, senza credere né a Dio né al Diavolo, si servono di pretesti e mascherate “sataniche” per attirare giovani ingenui alle loro attività. Dopo tutto, se qualcuno si apposta fuori da un liceo e propone alle ragazzine di andare a casa sua dove saranno drogate e violentate è difficile che qualcuna lo segua. Se invece si presenta come “reverendo” di una qualche Chiesa satanista e propone un rito satanico, su centinaia di studentesse non è escluso che ne trovi una o due interessate, come è successo in fatti di cronaca di qualche anno fa. Ci sono anche pervertiti feticisti che entrano in contatto con criminali per ottenere ossa trafugate in cimiteri e, nei casi più gravi, parti del corpo di persone assassinate. La letteratura internazionale conferma che casi di questo genere sia esistono, sia sono molto rari. Talora i pervertiti sessuali del terzo quadrante cercano di entrare in contatto con le bande di balordi del secondo quadrante – ammesso che riescano a identificarle – perché lì trovano persone disposte a lasciarsi coinvolgere nelle loro attività. Ma questi pervertiti non vanno confusi con i satanisti organizzati del primo quadrante, che considerano il satanismo una vera e propria religione, né sono a loro volta in grado di “coordinare” o organizzare le bande del secondo livello.



9. Il quarto quadrante, infine, si riferisce al folklore di ambienti della malavita organizzata che celebrano riti magici, talora con incantamenti o filastrocche dove si menziona il Demonio, come scongiuri in funzione propiziatoria per il successo delle loro imprese criminali. In questi riti entra talora l’uso di parti del corpo di nemici uccisi, e di sangue. Episodi di questo genere si sono verificati soprattutto nell’ambiente della criminalità organizzata latino-americana, ma qualche sospetto è corso occasionalmente anche in Italia, senza che sia stato possibile giungere a conclusioni sicure.



10. Allo stato delle informazioni disponibili l’episodio del Varesotto è ascrivibile a una tipica banda di balordi del secondo quadrante, dove si sono mescolate in un cocktail perverso musica satanica del tipo più violento, devianza, emarginazione e droga. Sempre allo stato delle informazioni, l’episodio sembra circoscritto in tale secondo quadrante, senza collegamenti con fenomeni di altra natura.



11. Al di là delle responsabilità penali personali che saranno accertate dalla magistratura, la presenza di qualche migliaio di balordi del “satanismo fai da te” appartiene alla fenomenologia di un disagio giovanile, non necessariamente legato a problemi di povertà intesa in senso economico, che si manifesta di volta in volta nelle droghe, nell’estremismo politico, nel satanismo, nel lancio di sassi dei cavalcavia (un’attività iniziata negli Stati Uniti da giovani che si dicevano anche satanisti), e talora in tutte queste cose insieme. Il satanismo classico e organizzato, che pure non ha contatti organizzativi con le bande dei balordi, non è immune dalle responsabilità ideologiche tipiche dei cattivi maestri. La musica che circola clandestinamente e che inneggia a bambini sventrati, giovani stuprati ed ebrei gasati (il nazi-satanismo è infatti un tema tipico di questo genere musicale) costituisce un fenomeno di tipo pericoloso e illegale, e la sua repressione, per quanto difficile, costituisce una misura di prevenzione legittima e auspicabile. Non si deve peraltro confondere questa musica clandestina con quella di personaggi controversi dei normali circuiti della musica apprezzata dei giovani che, per quanto discutibili, non possono essere messi sullo stesso piano, rischiando di fare di ogni erba un fascio e di suscitare negli stessi giovani reazioni di fastidio verso adulti facilmente accusati di “non capire la nostra musica”. La musica di chi inneggia al crimine deve essere vietata; quella di altri che creano atmosfere dark o “gotiche” costituisce un problema culturale, da discutere con i nostri figli e da affrontare su un piano che non può essere di semplice repressione. Più in generale, la subcultura “satanica” fa parte di un più complesso problema di disagio e di crisi di valori che non può essere semplicemente affidato alla risposta penale ma coinvolge le istituzioni educative, culturali, religiose. Assumersi le proprie responsabilità risulterà meno difficile in un clima non inquinato da panici ingiustificati e da sopravvalutazioni quantitative e qualitative del satanismo, che rischiano tra l’altro di renderlo seducente agli occhi di quegli stessi giovani che si afferma di volere proteggere.



 


http://www.cesnur.org/2004/comunicato.htm