I vescovi inglesi si oppongono allo “scriteriato e superfluo” disegno di legge s

Vita: politiche di bioetica

LONDRA, martedì, 7 settembre 2004 (ZENIT.org).- La Chiesa d’Inghilterra e i vescovi delle conferenze episcopali di Inghilterra e Galles hanno unito le loro forze per esortare il Parlamento a non cambiare la legge sull’eutanasia, affermando che, permettendo un suicidio assistito, si minerebbe la protezione nei confronti dei più deboli.

In una dichiarazione congiunta inviata al Comitato della Camera dei Lord circa il disegno di legge sulla Assisted Dying for the Terminally Ill (Morte Assistita per i Malati Terminali), i rappresentanti delle due Chiese hanno definito il disegno di legge “scriteriato” e “superfluo” ed hanno avvertito che danneggerebbe il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Il Comitato è stato istituito per prendere in considerazione un disegno di legge proposto da Lord Joffe.


La dichiarazione congiunta dei vescovi afferma: “E’ decisamente scriteriato proporre una legge che renderebbe legale che i malati terminali vengano uccisi o aiutati a suicidarsi da coloro che si prendono cura di loro, anche se viene assicurato che ciò potrebbe essere autorizzato solo dal malato terminale”.


“Compiere questo passo minerebbe le basi della legge e della medicina e il dovere dello Stato di prendersi cura dei più deboli. Si rischierebbe una graduale erosione dei valori e, con il tempo, il freddo calcolo dei costi del prendersi cura in maniera adeguata dei malati e degli anziani diventerebbe una minaccia.”


“Il risultato è che molti malati o moribondi si sentirebbero un peso per gli altri. Il diritto a morire diventerebbe un dovere di morire”, si legge di seguito.


“Il disegno di legge – aggiunge la dichiarazione – è superfluo. Al momento, quando la morte è imminente e inevitabile, non c’e alcun obbligo legale o morale di somministrare una cura inutile o costosa: è sia morale che legale fornire il necessario sollievo al dolore, anche se è probabile che in questo modo la morte venga affrettata, ma non si tratta di omicidio o di suicidio assistito”.


“Ciò di cui hanno bisogno i malati terminali è che ci si prenda cura di loro, non che li si uccida: hanno bisogno di cure palliative, che comprendono sistemi adeguati ed efficaci di lenimento del dolore. Hanno bisogno di essere trattati con la compassione e il rispetto che questo disegno di legge metterebbe a rischio”.


In una lettera al Presidente del Comitato, Lord Mackay, il dottor Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury, e il cardinal Cormac Murphy – O’Connor, arcivescovo di Westminster, hanno affermato: “Crediamo fermamente che il rispetto per la vita umana in tutti i suoi stadi sia la base di una società civile e che le conseguenze a lungo termine di qualsiasi cambiamento della legge che permette l’eutanasia in casi limitati sarebbero estremamente gravi”.


“Questo punto di vista è condiviso non solo dalle nostre Chiese, ma da anche da molte altre facenti capo ad altre fedi religiose e da coloro che condividono una visione basata sul rispetto per la vita umana e sulla protezione dei più deboli”, termina infine la lettera.


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