I conti in tasca al Sig. Marrazzo & C.

Dal mondo
  

La Sanità del Lazio affonda.
E Marrazzo scrive:
«Ho operato
per il bene della comunità del Lazio»
 
Nel testo della lettera che Piero Marrazzo ha inviato ieri al presidente del Consiglio regionale del Lazio, Bruno Astorre, e al vicepresidente della Giunta regionale, Esterino Montino, nella quale il governatore si dimette dalla carica di presidente della Regione, si trovano queste parole: «Comunico con la presente le mie dimissioni definitive e irrevocabili dalla carica di presidente. A tutti coloro che mi hanno sostenuto e a quanti mi hanno lealmente avversato voglio dire che, finchè mi è stato possibile, ho operato per il bene della comunità del Lazio. Mi auguro che al di là dei miei errori personali questo mi venga riconosciuto».
Intanto la sanità del Lazio – come ricordava ieri l’Avvenire – è a rischio di tracollo. I bilanci della sanità laziale sono da tempo in uno stato disastroso. L’attuale giunta a ottobre 2006 aveva denunciato un debito di 10 miliardi 196 milioni ereditati dalla giunta Storace. Il governatore Marrazzo da un anno è stato nominato dal governo commissario ad acta. E la cura dimagrante sta facendosi sentire. Un anno fa è stato chiuso in pieno centro a Roma l’antico ospedale San Giacomo. Ora la scure si abbatte anche sulle strutture pubbliche religiose. Proprio il Cristo Re il 16 ottobre ha ricevuto dalla Regione Lazio la comunicazione che la rimessa regionale di ottobre non sarebbe stata di 2 milioni 364 mila euro, ma un milione 182 mila. Una situazione di difficoltà che accomuna anche gli altri ospedali classificati della Regione: tra gli altri, a Roma il Fatebenefratelli, il San Pietro, l’ldi, il San Carlo di Nancy e, ad Albano, il Regina apostolorum. Nei giorni della tempesta sul "caso Marrazzo" l’ennesima stretta ai cordoni della borsa della regione Lazio rischia di strangolare gli ospedali religiosi nonprofit. Giustificando la decisione per «mancanza di liquidità», la Regione nei giorni scorsi ha comunicato alle strutture ospedaliere classificate del Lazio – cioè equiparate a quelle pubbliche – un taglio del 50% sulla rimessa mensile.
Ma adesso si cominciano a fare i conti in tasca all’ex presidente Regione Lazio. Soldi, tanti soldi. In assegni ma soprattutto in contanti come quelli ripresi nel videotape e poi spariti dall’alcova. Fra strisce di cocaina, costose prestazioni sessuali, i 20mila euro offerti ai ricattatori e le migliaia promesse all’agenzia per riavere indietro il filmino (per non dire delle numerose mazzette da 500 euro viste dall’inviato di Oggi nella versione integrale del filmino hard, ndr). Ecco allora che la notizia di un’interrogazione parlamentare del senatore Domenico Gramazio (Pdl) sulle «alte spese sostenute dal presidente Marrazzo che supererebbero di gran lunga l’appannaggio percepito in qualità di presidente della Regione» ha terremotato gli uffici giudiziari. Poiché nell’atto ispettivo Gramazio chiede di sapere «qual è e a quanto ammonti il fondo “riservato” di cui fa uso il presidente della Regione Lazio per i suoi spostamenti e per le spese di rappresentanza dal quale è presumibile che Marrazzo attingesse per il pagamento di sue “esigenze personali” nella qualità di presidente della Regione Lazio».
Forse bisognerebbe chiedere al Sig, Marrazzo se la data a cui allude nella sua lettera di dimissioni – scrivendo: “finchè mi è stato possibile, ho operato per il bene della comunità del Lazio…” – non coincida esattamente con l’inizio della sua attività di Presidente della Regione Lazio…
Cinismo il nostro? No, semplicemente, duro realismo.
 

Marrazzo, spese folli e giallo su fondi istituzionali
 
di Gian Marco Chiocci
Soldi, tanti soldi. In assegni ma soprattutto in contanti come quelli ripresi nel videotape e poi spariti dall’alcova. Fra strisce di cocaina, costose prestazioni sessuali, i 20mila euro offerti ai ricattatori e le migliaia promesse all’agenzia per riavere indietro il filmino (per non dire delle numerose mazzette da 500 euro viste dall’inviato di Oggi nella versione integrale del filmino hard, ndr), i conti in tasca ai protagonisti del ricatto a luci rosse rischiano di non tornare. Non tornano per Marrazzo. E nemmeno per gli altri protagonisti della querelle a luci rosse: i militari della compagnia Trionfale, in manette a Regina Coeli, che si sarebbero arricchiti con altri ricatti, e i transessuali del palazzo di via Gradoli, interrogati un giorno sì e l’altro pure dagli inquirenti. Non tornano soprattutto per lo stupefacente nell’appartamento. Chi l’ha acquistato? Chi l’ha venduto? Chi l’ha portato nella casa? I diretti interessati si rimpallano le responsabilità, ricorrono allo scaricabarile. Su questo, e su altro, gli inquirenti hanno avviato un diffuso screening patrimoniale. Al setaccio i conti correnti, gli assegni all’incasso, i prelievi al bancomat prima e dopo l’incontro cruciale. Le indagini spaziano in più direzioni. Puntano soprattutto sui carabinieri e sui trans, visto che al momento Marrazzo è parte lesa anche se prossimamente potrebbe esser chiamato di nuovo in procura a dire la sua. Svariati sono gli interrogativi che tengono banco anche sul suo conto. A cominciare dall’enorme disponibilità di denaro nel portafogli che Marrazzo sostiene essergli stato svuotato dai militari disonesti: «Ha pagato 5mila euro in contanti – scrive il gip – per una sola prestazione sessuale». Una cifra importante anche per uno che di mestiere fa il presidente della Regione Lazio e di euro ne guadagna ogni mese 12mila. Può essere che metà dello stipendio sia stato destinato a un unico incontro con il trans Natalie? E se è vero, come sostengono i viados interrogati e intervistati in questi giorni, che Marrazzo sarebbe stato spesso di casa a casa dei trans (due volte a settimana, secondo testimonianze raccolte dalla Stampa), a quanto ammonta la cifra impegnata dall’ex giornalista del Tg2 non solo quest’anno ma anche in passato, visto che il vizietto andrebbe avanti almeno dal 2005 come dimostrato dai detective sotto processo nel Laziogate? E ancora. La difesa del governatore sostiene che di quei 5mila euro solo 3mila erano effettivamente destinati al viados. E gli altri 2mila euro – si chiedono gli inquirenti – a cosa servivano? E perché, per evitare il ricatto, Marrazzo ha staccato tre assegni per 20mila euro a una banda di estorsori che quegli cheque non li ha mai incassati? L’ipotesi che Marrazzo possa aver pagato in contanti i banditi in divisa non ha trovato conferme. Così come al momento non c’è riscontro a quanto riportato in vari reportage sulla comunità trans in via Gradoli, sul governatore che era solito pagare in assegni Natalie intestandoli a un amico di lei e sul trans che era stato addirittura «stipendiato» da Marrazzo. Ecco allora che la notizia di un’interrogazione parlamentare del senatore Domenico Gramazio (Pdl) sulle «alte spese sostenute dal presidente Marrazzo che supererebbero di gran lunga l’appannaggio percepito in qualità di presidente della Regione» ha terremotato gli uffici giudiziari. Poiché nell’atto ispettivo Gramazio chiede di sapere «qual è e a quanto ammonti il fondo “riservato” di cui fa uso il presidente della Regione Lazio per i suoi spostamenti e per le spese di rappresentanza dal quale è presumibile che Marrazzo attingesse per il pagamento di sue “esigenze personali” nella qualità di presidente della Regione Lazio». L’interpellanza s’incrocia pericolosamente con la lettura analitica del «tesoro» a disposizione del presidente della giunta regionale del Lazio: alla voce «Upb R13» dedicato al funzionamento della giunta vengono sviscerati più capitoli di spesa. Quello che interessa non solo il senatore Gramazio è il «Cap. R13502» con l’elencazione delle «spese di rappresentanza del presidente di giunta». Per l’anno 2008 lo stanziamento è stato di 500.700,00 euro, con un residuo pari a 342.679,00, il che significa che la somma effettivamente spesa ammonta a 158.071,00 euro. A leggere i bilanci esaminati in queste ore la differenza non utilizzata (342.679,00) va aggiunta allo stanziamento 2009 che è di 400.000,00. Altro capitolo attenzionato è il «R13501», ovvero quello dedicato alle «spese per assicurare lo svolgimento delle attività, il funzionamento e l’operatività delle strutture della presidenza e della vice presidenza della giunta regionale». Ad oggi vanta un residuo di 378.902,19 euro. Di norma ogni spesa dev’essere documentata e giustificata. Il problema è capire se fra quelle spese ce ne siano alcune «personali» spacciate per «istituzionali».
 
Il Giornale mercoledì 28 ottobre 2009