Prodi desidera il consenso dei cattolici

Socialismo

 









Il centrosinistra vuole famiglie omosessuali, eutanasia e aborto. Ma chiede lo stesso la fiducia a chi va in Chiesa


Quel voto dei cattolici che fa tanto gola a Prodi


 

Ha scritto bene Il Foglio di Giuliano Ferrara: «Romano Prodi ha adottato un atteggiamento che si potrebbe definire clericale, di ossequio formale alla gerarchia, ma privo di conseguenze concrete». Male, anzi malissimo. Di fronte ai richiami sul ruolo dello Stato, sulla sussidiarietà, sulla vita e sulla famiglia fatti al Consiglio episcopale permanente dal presidente della Cei Camillo Ruini, il Professore si è trincerato dietro un apprezzamento formale.
Il leader del centrosinistra – a caccia dei voti cattolici – finge di essere “rispettoso” del Vaticano, sapendo che in casa sua ha di tutto e di più, dai post-comunisti mangiapreti alla Rosa nel Pugno che combatte per l’eutanasia e per i matrimoni gay. E mente perché ha la coda di paglia: il 12 e 13 giugno dell’anno scorso, in occasione del referendum sulla fecondazione assistita, andò a votare dichiarandosi «un cattolico adulto» e dando “dell’immaturo e dell’infantile” agli altri cattolici.
Tutto questo Ruini lo sa: lui è un ex sostenitore della Dc, poi del Ppi di Mino Martinazzoli (a proposito, qualcuno, prima o poi, nel centrosinistra, ci dovrà spiegare cosa ha fatto concretamente il consigliere Martinazzoli al Consiglio regionale della Lombardia dal 2001 al 2005), nel 1996 del Polo. Pochi giorni fa, a Roma, è stato chiaro, quando – alla fine del suo intervento – ha richiamato la Nota dottrinale della Congregazione per la fede del 24 novembre del 2002 (allora guidata dal cardinale Joseph Ratzinger): parlando delle «questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica», il presidente della Cei ha sottolineato la necessità di evitare, sulle scelte di fondo e sull’impegno riguardante i temi decisivi per il futuro della società, la «diaspora culturale dei cattolici» e la loro «facile adesione a forze politiche e sociali che si oppongano, o non prestino sufficiente attenzione, ai principi della dottrina sociale della Chiesa». Punto a capo.
La Chiesa si è espressa (anche se non così esplicitamente come fece nel 1996, a favore di Silvio Berlusconi): lo ha fatto dettando il decalogo del cattolico alle urne. La sinistra guidata da Prodi, ostaggio di Pannella, crea imbarazzo tra le fila dei cattolici. Temono la deriva laica della Rosa nel Pugno. E allora c’è chi, come la Compagnia delle Opere presieduta da Raffaello Vignali (l’associazione di circa 30mila imprese e più di mille organizzazioni non profit che fa capo a Comunione e Liberazione), si è schierato per il centrodestra: vale, anche se più timidamente, per l’Opus Dei, i Legionari di Cristo e il Movimento per la vita di Carlo Casini. È stato proprio quest’ultimo a distribuire un “manifesto politico” per le famiglie, indicando tra i criteri decisivi «la protezione del diritto alla vita di ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale».
Questo, dunque, è il quadro a destra. A soffiare sul fuoco della sinistra, seguendo le orme di Alcide De Gasperi (sua la definizione della Dc come «partito di centro che guarda verso sinistra»), sono i progressisti del settimanale cattolico Famiglia Cristiana, dell’Agesci (l’ex dirigente Cristina De Luca è candidata per la Margherita) delle Acli (il suo presidente Luigi Bobba si è dimesso per presentarsi al Senato nella Margherita) e di Pax Christi: il suo presidente, il vescovo di Termoli e Larino Tommaso Valentinetti, ha duramente criticato l’opuscolo indirizzato ai parroci dal titolo “I frutti e l’albero”, inviato dal coordinatore azzurro Sandro Bondi. «Ci indigna l’arroganza, la mancanza di pudore, la presunzione – ha scritto il prelato – di presentarsi come interpreti fedeli del magistero. Se vuole far campagna elettorale non utilizzi a proprio uso e consumo i riferimenti religiosi». In sintesi, conclude il vescovo: «Lasciateci liberi, nella nostra intelligenza di credenti, cittadini ed elettori. Abbiamo visto, valuteremo e sapremo esprimerci».
L’associazionismo cattolico è spaccato. C’è un’associazionismo che vota a destra e uno a sinistra. Eppure, al di là delle amicizie di lunga data, non si capisce come ci si possa schierare a sinistra con Emma Bonino e Fausto Bertinotti. Ruini ha puntato l’indice: «Segnali senza dubbio preoccupanti giungono da vari Consigli regionali (di sinistra, ndr.), dove sono state presentate, e in qualche caso approvate, proposte riguardanti le unioni di fatto che equiparano in larga misura i loro diritti a quelli delle famiglie legittime: alcune di queste proposte puntano inoltre a essere trasferite al Parlamento nazionale, per diventare legge dell’intero Paese». Anche Papa Benedetto XVI ha affondato, il 17 marzo al Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, il dito nella piaga: lo ha fatto richiamando l’«urgente necessità di sostenere e supportare il matrimonio e la vita familiare», abbandonando «espressioni d’amore false o infondate, che ridicolizzano la dignità della persona umana e minano gli interessi della famiglia».
Al di là di quello che possano pensare i paolini, Andrea Olivero neo presidente delle Acli o il vescovo Valentinetti, l’Unione – che sbandiera i Pacs e la cultura di morte – è stata colpita e affondata. Ha scritto bene, pochi giorni fa su www.ragionpolitica.it, don Gianni Baget Bozzo: «Ancora una volta, i cattolici sono chiamati a giocare un ruolo decisivo nella scelta del futuro del Paese. Non vi è dubbio che, nonostante il fumo della Margherita, l’arrosto che offre l’Unione è ancora la volontà di separare il nostro popolo dalle sue radici cristiane. L’evento determinante del centrosinistra è sempre la storia dei comunisti in Italia: essi hanno scelto la via dell’intesa con i cattolici solo per poter ottenere un consenso che non avrebbero mai avuto se avessero rivelato la natura alternativa al cristianesimo della loro cultura di base. L’aspirazione dei post-comunisti è quella di diventare la sola forza popolare nel Paese, riducendo alla subalternità la struttura e la cultura cattoliche, che hanno costituito il cuore e l’essenza della storia d’Italia. Non a caso, le componenti che possiamo chiamare “laiciste” non solo sono ben presenti nell’Unione, ma ne sono come il condimento e il sale».
E che la posta in gioco delle elezioni non siano le istituzioni ma l’anima del nostro Paese l’ha capito Marcello Pera: il 2 aprile, nella rossa Bologna, presenterà il suo movimento a difesa dei valori della tradizione cattolica. Si tratta di «un’iniziativa – spiega lui sul sito www.marcellopera.it – nata in tempi elettorali» e non di una «mossa elettoralistica destinata a dissolversi dopo il voto del 9 aprile».

filippo poletti


La Padania  23/03/2006