Non si deve confondere la politica con la scienza

Vita: politiche di bioetica

Kass: “Stop alle bugie sulla ricerca embrionale”

Il professor Leon Richard Kass, docente nell’Università di Chicago e presidente del Consiglio di bioetica statunitense: il senatore Kerry “bara” quando denuncia i tagli ai finanziamenti. Così gioca sulla pelle dei malati.

“Le battute retoriche del candidato democratico sfruttano senza pietà le sofferenze e le speranze dei pazienti e delle loro famiglie”. “È molto crudele lasciare intendere che i malati possono guarire subito quando i nostri migliori scienziati dicono che ci vorranno molti anni prima di poter utilizzare i metodi suggeriti dalla ricerca embrionale”. È senza mezze misure il parere del professor Leon Richard Kass, docente nell’Università di Chicago e presidente del Consiglio di bioetica statunitense.
Professor Kass, ritiene che nei dibattiti televisivi il presidente Bush sia riuscito a convincere gli elettori della profondità delle sue convinzioni sul rispetto della vita e sui valori americani ?
Il presidente Bush è stato molto sincero e certamente non sono stati pochi gli americani che hanno condiviso le sue dichiarazioni. D’altronde, una saggia politica pubblica sulla ricerca embrionale deve sottostare a gravi responsabilità, a volte in competizione tra loro. La più importante è di ordine etico e grava su ricercatori e scienziati. Non va dimenticato che, se gli Stati Uniti sono una guida internazionale in biotecnologia, non c’è ragione per cui non possano esserlo negli usi etici della biotecnologia. La politica di Bush è stata molto prudente nell’assegnare fondi pubblici per la ricerca che non rispettava la vita umana nascente. Limitare lo stanziamento di dollari del contribuente a pratiche mediche che molti americani ritengono moralmente reprensibili può essere un freno efficace a ricerche indiscriminate. Molti elettori sono d’accordo.
Il senatore Kerry accusa Bush di sacrificare la scienza all’ideologia nel disinteresse assoluto della gente bisognosa di cure e nella convinzione che i malati bisognosi di trattamenti con le staminali, si contino sulla punta delle dita…
Dobbiamo anzitutto cercare di chiarire la questione. La politica di Bush prende molto seriamente il potenziale della ricerca sulle cellule staminali per consentire cure mediche all’inabilità e alle malattie croniche. Contrariamente a quanto sostengono i critici del presidente, che lo accusano di sacrificare la ricerca all’ideologia, bisogna riconoscere che la politica di Bush sostiene importanti valori morali. Chi opera nella professione medica potrebbe cominciare a pensare a una certa autoregolamentazione nella ricerca sulle cellule staminali. Perciò, lungi dal vietare la ricerca in toto sulle staminali, il presidente per la prima volta ha costituito un fondo federale e ha aumentato abbondantemente gli stanziamenti che, da zero nel 2001 sono passati a 24,8 milioni di dollari nel 2003. Inoltre, la politica corrente offre un vigoroso sostegno alla ricerca sulle cellule staminali adulte che hanno dato non pochi risultati. Sono anche aumentati i centri di ricerca presso varie Università, tra cui Harvard, Johns Hopkins, Cornell e Stanford. Purtroppo, le battute retoriche del candidato democratico sfruttano senza alcuna pietà le sofferenze e le speranze dei pazienti e delle loro famiglie.
La campagna elettorale dei democratici, però, continua a insistere su queste accuse…
Le insinuazioni ignorano le pesanti implicazioni morali che gravano sull’argomento. Sono indirizzate solo alla ricerca del vantaggio elettorale, mentre distorcono completamente la politica del presidente, da sempre molto attenta a proteggere la vita umana in tutte le sue fasi vulnerabili e a rispettare il punto di vista morale di tutti gli americani… È disonesto far ritenere che un’inversione dell’attuale politica di Bush possa consentire a chi non può camminare di buttar via la sedia a rotelle. È molto crudele lasciar intendere che i malati possano guarire subito, quando i nostri migliori scienziati hanno detto chiaramente che occorreranno diversi decenni prima che si possano usare questi metodi. Non è il presidente, ma i suoi critici che giocano con chi ha bisogno di cure.
In qualità di presidente del Consiglio di bioetica, che ha visto l’unanimità di liberal e conservatori in materia di “Raccomandazioni” di politica pubblica, cosa può dire in questa fase elettorale?
Mi permetto di suggerire di non confondere la politica con la scienza…


di Ivana Arnaldi
Avvenire 13 ott. 04