No dei vescovi svizzeri alla ricerca sulle cellule staminali embrionali

Vita: politiche di bioetica

BERNA, mercoledì, 3 novembre 2004 (ZENIT.org).- Il 28 novembre prossimo gli Svizzeri saranno chiamati con un referendum a votare la legge relativa alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla quale il Presidio della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) “avanza delle riserve etiche”, indicandone “i pericoli”.

Il tema della votazione, definito dal Presidio in un comunicato del 25 ottobre scorso “delicato e molto importante”, riguarda la possibilità di impiegare o meno a fini scientifici le cellule staminali provenienti da embrioni “soprannumerari”, ovvero, da quegli embrioni che nati attraverso fecondazione in vitro non sono poi stati impiantati nell’utero materno.

Nella primavera del 2000, Marisa Jaconi, biologa presso la clinica universitaria di Ginevra, ha inoltrato una richiesta al Fondo Nazionale Svizzero (FNS), nella quale lei e la sua équipe, comprendente anche il professor Karl-Heinz Krause, chiedevano un sussidio economico per un progetto di ricerca che contemplava anche l’uso di cellule staminali embrionali umane da importare dagli Stati Uniti.

Secondo quanto si legge nel notiziario di
“Cellule Staminali”, nonostante le difficoltà per una regolamentazione non meglio precisata in fatto di ricerca sulle cellule staminali embrionali, nel settembre 2001 il FNS dà la sua autorizzazione al progetto.

Successivamente, il dipartimento della Sanità – allora diretto dalla Consigliera Federale Ruth Dreifuss – in poco tempo elaborò un disegno di legge da sottoporre al Parlamento che inizialmente la modificò, sebbene, in seguito, il 19 dicembre del 2003, verrà approvata sia dal Consiglio Nazionale che dal Consiglio degli Stati.

In seguito, contro questa legge si sono mosse organizzazioni antiabortiste come “Sì alla Vita”, “Aiuto svizzero per madre e bambino”, “Human Life International Svizzera” oppure l'”Appello di Basilea” contro l’ingegneria genetica, arrivando a raccogliere ben 85.470 firme al fine di indire un referendum.

La nuova legge, continua l’articolo apparso su “Cellule Staminali”, “proibisce tassativamente lo sfruttamento commerciale delle cellule staminali embrionali e degli embrioni; il brevetto su cellule staminali embrionali o linee di staminali; la creazione di embrioni per la ricerca o di cloni”.

Tuttavia, chiarisce, gli unici embrioni a poter essere impiegati dai ricercatori sono i soprannumerari “conservati a meno 196 gradi nei centri per la fecondazione assistita”, mentre “la vecchia legge prevedeva di lasciarli morire visto che non avevano ‘la possibilità di sopravvivere’”.

Attualmente, si legge di seguito, in Svizzera ci sono 1.500 embrioni in soprannumero e ogni anno si producono circa 200 embrioni.

Secondo la Costituzione federale e la Legge concernente la procreazione con assistenza medica (Legge sulla medicina della procreazione, LPAM) “la produzione di embrioni è permessa solo a fini procreativi” ed è proibito “il prelievo di cellule da un embrione prodotto in vitro”, afferma un comunicato apparso sul sito della Conferenza episcopale elvetica.

“Abitualmente, la CVS non dà indicazioni su come votare”, ha affermato il Presidio. Nel caso presente, prosegue però il comunicato, “si tocca un tema di bioetica fondamentale che riguarda la questione della dignità e dell’intangibilità della vita umana”.

Il Presidio “si vede perciò indotto a prendere posizione su questa complessa problematica”, continua la nota, aggiungendo che la Commissione Bioetica della Conferenza ha redatto un volantino che si prefigge di illustrare la questione.

Il
volantino spiega cosa sono le cellule staminali e qual è il procedimento per ottenere delle cellule staminali embrionali, facendo anche riferimento alla questione degli embrioni soprannumerari.

“La legge concernente la ricerca sulle cellule staminali embrionali è una legislazione inaccettabile”, prosegue la nota del Presidio, il quale rifiuta “per motivi etici” il progetto di legge attuale “perché permette l’impiego – e perciò la soppressione – di embrioni a fini scientifici”.

“Alla CVS – conclude la nota – sta a cuore la ricerca medica ed essa appoggia perciò la ricerca, più promettente, sulle cellule staminali adulte”, il cui ottenimento è possibile “senza arrecar danno alla persona” e che per questo motivo fa sì che la ricerca sulle cellule staminali adulte rappresenti “un’alternativa eticamente accettabile”.


Agenzia di notizie www.zenit.org – 3 novembre 2004