Il comunista Alberto Storti: dal Consiglio regionale al teatro blasfemo

Socialismo

E in teatro sproloquia su Chiesa e Vaticano


Assenteista in Consiglio? Nossignori, Bebo Storti (Presidente del Gruppo consiliare Comunisti italiani nel Consiglio regionale della Lombardia, nonché noto comico) politica la fa: dal palcoscenico. Nel Teatro della Cooperativa a Niguarda, lo Storti, in tandem con Renato Sarti, si occupa nientemeno che della Chiesa cattolica col suo nuovo spettacolo, Io santo, tu beato, che non risparmia pesanti infamie contro la Chiesa e si impernia su un Pio XII efebico e stralunato e su un Padre Pio chiassoso, volgare, stupido, macilento e puzzolente…

Assenteista in Consiglio? Nossignori, Bebo Storti (Presidente del Gruppo consiliare Comunisti italiani nel Consiglio regionale della Lombardia, nonché noto comico) politica la fa: dal palcoscenico. Nel Teatro della Cooperativa a Niguarda, lo Storti, in tandem con Renato Sarti, si occupa nientemeno che della Chiesa cattolica col suo nuovo spettacolo, Io santo, tu beato . Con quale serenità, è facile intuirlo da una frase nel finale, che vi riveliamo: «La Chiesa è la più grande fabbrica di pedofili!». Testuale. Ma andiamo con ordine. L’apertura è tutta per un gruppuscolo di rockettari, tali Riddle: e le contorsioni del chitarrista, manco fosse un Jimi Hendrix redivivo, meritano da sole i 15 euro del biglietto. Dopo una breve prolusione di Storti-Sarti (con qualche battuta contro la Margherita), ecco partire lo spettacolo vero e proprio, imperniato su un Pio XII efebico e stralunato (Renato Sarti, particolarmente sgradevole nelle parodie dei recitativi liturgici gregoriani) e su un Padre Pio chiassoso, volgare, stupido, macilento e puzzolente (appannaggio di Storti, capace quantomeno di qualche sapido tocco comico). I due uomini di Chiesa sono nell’Aldilà (un cielo vorticoso di corpi nudi, concepito da Carlo Sala), e sono in ballottaggio per un unico posto in Paradiso (peccato che Padre Pio, canonizzato, sia tecnicamente già in Paradiso: ma forse Storti non lo sa); al che, ognuno rinfaccia all’altro le colpe commesse. Padre Pio è dipinto come una sorta di Wanna Marchi stregonesca e ingannevole, mentre Pio XII è mutato in un Pontefice filonazista (come gli dice Padre Pio, «La Chiesa non prese posizione contro le persecuzioni, non le considerava gravi»), e accostato ai nomi di Ante Pavelic, Eichmann e persino di Mengele. Non mancano siparietti sui preti pedofili (con tanto di luci azzurrate e voci fuori campo), nonché un cammeo di Daniele Luttazzi registrato, sotto forma di una “Radiomariacensura” ove si tirano in ballo perfino preti in combutta con la mafia (ma, per distrazione, senza accenni a don Pino Puglisi). Il colpo di scena avviene verso la fine: si transustanzia sul palco nientemeno che “Dio”, interpretato dalla cantante brasiliana Delma Pompeo, per l’occasione abbigliata come una comparsa in libera uscita dal Carnevale di Rio. E che ti fa qui il laicissimo, anticlericale Storti? Si mette a fare il predicatore da parrocchietta, più papalino delle streghe che rincorre: suggerisce alla Chiesa santi più meritevoli di quelli che ha fatto, tipo don Milani o padre Zanotelli (che, lo ricordiamo, è vivo e vegeto); rinfaccia alla Chiesa «28 milioni di morti in Africa per Aids» (vaglielo a spiegare, che in Africa i cattolici sono il 17%); dulcis in fundo, invoca l’abrogazione del celibato dei sacerdoti, ricordando che «La Chiesa è la più grande fabbrica di pedofili!». Il tutto, condito da frecciate contro Rutelli e Ratzinger, giusto per non farsi mancare niente.


LIBERO 16 marzo 07