Gli inglesi vogliono scegliere il sesso del figlio…

Vita: politiche di bioetica

Il sesso del bebè legato a ragioni “economiche, sociali e religiose”


Mary Warnock, ex presidente della Hfea il Comitato per la fecondazione umana e l’embriologia inglese, diceva che dare questa possibilità ai genitori sarebbe stato “un disastro”…

“Sono certa di una cosa: permettere ai genitori di stabilire che i figli siano di un certo tipo sarebbe un disastro”. Lo scriveva tre anni fa Mary Warnock, ex presidente della Hfea, il Comitato per la fecondazione umana e l’embriologia inglese, a proposito della possibilità di predeterminare le caratteristiche genetiche della prole, sesso compreso. Ma è di questo che si parla ora in Gran Bretagna, dopo che il ministero della Salute ha lanciato una consultazione per saggiare il gradimento rispetto a eventuali modifiche, in senso più permissivo e al passo con le recenti acquisizioni scientifiche e con le nuove emergenze bioetiche, della legge che dal 1990 regola la fecondazione artificiale.
Un’iniziativa analoga era stata presa nel 2002 proprio dalla Hfea, che per tre mesi aveva raccolto per posta e online (come succederà anche stavolta) i pareri sulla opportunità di rendere legale la scelta del sesso del nascituro anche per motivi non connessi alla sua salute. Per “riequilibrare” una famiglia dove già esistono altri figli, per esempio, o per soddisfare non meglio identificate ragioni “economiche, culturali e religiose”. Si potrebbe obiettare che anche in India e in Cina, dove con ogni mezzo (soprattutto l’aborto ma anche con la provetta) si cerca di evitare la nascita delle femmine, non si fa altro che dare spazio a motivi squisitamente “economici, culturali e religiosi”. La scelta del sesso, peraltro, è consentita negli Stati Uniti, così come, dallo scorso maggio, in Israele (sia pure dopo la nascita di quattro figli dello stesso stesso). Mentre in Australia, dove fino al 2003 due cliniche della fertilità la offrivano ai propri clienti (e dove invece le femmine erano assai più richieste) sono intervenute le restrizioni del National health and medical research council, che ora permette la scelta del sesso solo per motivi legati alla salute del nascituro.
Nel frattempo, lo stile britannico comincia a fare scuola. Alla fine di luglio, i cittadini ungheresi sono stati invitati a rispondere via sms sull’eventualità di consentire la scelta del sesso del terzo figlio. A porre la questione, anche in questo caso, il governo di centrosinistra in carica, in cerca di consensi in vista delle elezioni del 2006. A quanto se ne sa, però, le risposte sono state davvero poche, segno che la selezione del sesso tramite provetta non è proprio in cima ai pensieri degli ungheresi.
Sparisce “il benessere del nascituro”
Torniamo alla Gran Bretagna, dove non si parla solo di fiocchi rosa o celesti su commissione, ma anche di eliminare l’obbligo, da parte delle cliniche della fertilità, di verificare che i futuri genitori garantiscano condizioni familiari compatibili con il “benessere del nascituro”. In una materia fatta anche di vincoli lessicali, quello del “benessere del nascituro” sembrava, almeno fino a oggi, un elemento fondante al quale richiamarsi nelle scelte bioetiche. Se passeranno alcune proposte di modifica alla legge, non sarà più così. Secondo il ministro della Salute, Caroline Flint, le indagini dovrebbero limitarsi a accertare le condizioni minime di “benessere medico” o la minaccia di un “rischio di danno grave” per il futuro figlio, e niente di più. La logica è semplice: nessuno fa indagini sulla condotta o sulla reale e ben fondata vocazione materna o paterna delle persone che sono in grado di procreare naturalmente. Quelle indagini, quindi, sono vessatorie, discriminatorie, addirittura umilianti per chi ricorre l’assistenza medica per avere figli. Sono un’inutile intrusione, si sostiene anche da parte governativa, che deve quanto prima essere eliminata per motivi di uguaglianza tra i cittadini.
Per lo stesso ordine di motivi, dovrebbe essere cancellato l’obbligo, da parte del medico, di chiedere che la donna single o lesbica che vuole la fecondazione artificiale attesti l’esistenza di una qualche figura maschile (uno zio, un nonno, un amico di famiglia) che si candidi a compensare l’assenza del padre. Una penosa finzione, in moltissimi casi, e si capisce che l’attuale presidente della Hfea, Suzie Leather, abbia definito “un’assurdità” questa prescrizione. Ed è vero, è assurdo pretendere che nel momento in cui si riconosce alla donna sola il diritto di fare un figlio con la provetta, le si chieda di tirare fuori dal cappello un padre posticcio per l’occasione.
Su tutto questo, e anche sulle regole per la vendita di sperma su Internet e su chi debba decidere la distruzione degli embrioni congelati e non utilizzati (entrambi i genitori? Solo uno dei due?) dovranno riflettere gli inglesi. Hanno tempo fino al 25 novembre.

Il Foglio (19/08/2005)