AVARIZIA: Evviva la solidarietà islamica!

I diversi islam

L’Islam si scorda i suoi morti: nessun aiuto


Il mondo islamico non sborsa quasi un centesimo per i fratelli inondati

Sono in gran parte musulmane, le vittime dello tsunami che ha devastato l’Oceano Indiano. Musulmane al 100% sono le isole Maldive, che sono rimaste sommerse. Islamica all’ 88% è l’Indonesia, primo Paese musulmano del mondo. E la regione dell’Aceh, quella dell’epicentro, è in particolare quella che per prima abbracciò la fede in Allah, e quella che tuttora vive l’Islam nel modo più integralista, rispetto a un arcipelago che appena quattro secoli fa era ancora buddhista e induista, e in cui dunque la pratica religiosa tradizionale è tra le più soft di tutto il mondo musulmano. Non a caso, l’Acehè l’unica provincia indonesiana in cui il codice civile non è basato sull’antica consuetudine preislamica dell’Adat, ma sulla Sharia. Ma neanche questa concessione è bastata ai locali, che da decenni sono dunque in rivolta armata contro il governo centrale, accusato di lassismo perché non impone la legge coranica a tutti.
Musulmana al 53% è pure la Malaysia. La Thailandia, invece, è buddhista per oltre il 90%, ma è al contrario musulmano al 90% il sud investito dallo tsunami, dove dallo scorso aprile si è infatti accesa una sanguinosa rivolta fomentata da Al- Qaida contro il governo centrale. E la situazione è simile a Myanmar: maggioranza buddhista nel Paese, maggioranza islamica ( e ribelle) nel Sud inondato. L’India è invece all’ 80% induista, ma con oltre un miliardo di abitanti il suo 11% di musulmani basta per farne il quarto Paese islamico del mondo. E pure lo Sri Lanka ha un 7% di musulmani che si incuneano tra la maggioranza del 70% di buddhisti e la minoranza ribelle del 15% di tamil induisti ( un altro 7% è di cristiani). Musulmana al 100% è poi la Somalia, come è musulmano al 100% lo Yemen. E concentrate soprattutto sulle coste investite dallo tsunami sono il 6% di musulmani del Kenya e il 35% di musulmani della Tanzania.
Eppure, il mondo islamico non sborsa quasi un centesimo per i fratelli inondati. Hanno già stanziato ” un primo contributo” di 7,6 milioni di dollari gli australiani, invece. Manda aiuti per 40,5 milioni l’Unione Europea, coordinati dall’Italia. Ha subito spedito 21 medici e stanziato 30 milioni il Giappone, ne ha raccolti 35 milioni il governo Usa ( che in un primo momento era stato accusato di tirchieria dall’Onu, accusa peraltro subito ridimensionata), ha mobilitato il ministero delle Emergenze la Russia, ha inviato squadre di soccorso e 2,6 milioni la Cina, arrivano altri 1,2 milioni da Singapore, si muovono ovviamente l’Onu e le ong occidentali. Perfino l’India, pur disastrata in casa propria, ha subito mandato medici nelle Maldive e nello Sri Lanka, che peraltro malgrado le proprie condizioni ha per ora negato l’autorizzazione all’arrivo di un team di soccorsi di soldati israeliani.
Va detto che sebbene lo Sri Lanka abbia un passato terzomondista, il problema non dovrebbe risiedere in un diniego ideologico del tipo di quello opposto dall’Iran degli ayatollah dopo il terremoto dell’anno scorso, ma solo nella disorganizzazione in cui il locale ministero degli Esteri versa anche quando non è terremotato. Tant’è che se i militari hanno dovuto rinviare la partenza, in compenso alcuni medici israeliani sono già arrivati. Comunque, nell’attesa che a Colombo si decidano, un altro contingente di soccorso israeliano è già arrivato in Thailandia. Dal mondo islamico, invece, arriva poco, anche se non proprio nulla. Un appello per raccogliere tre milioni di euro è stato lanciato da Islamic Relief, ma si tratta di una ong con sede a Londra, e che è composta soprattutto da musulmani cittadini di Paesi occidentali.
Ci sono poi i tre staterelli petroliferi filo- occidentali del Golfo Persico, quelli che hanno fornito le basi per l’attacco a Saddam: il Qatar, che ha inviato 10 milioni di dollari; il Kuwait, che ha inviato un milione; gli Emirati Arabi Uniti, che hanno mobilitato la propria Mezzaluna Rossa. Per il resto, però, silenzio assordante dalla Banca di Sviluppo Islamica, silenzio assordante dalla Conferenza Islamica, silenzio assordante dalla Lega Musulmana Mondiale, silenzio assordante dall’Arabia Saudita. Bussa a soldi in quantità, invece, il miliardario Osama Bin Laden. Ma non per salvare i musulmani inondati dell’Oceano Indiano, bensì per dinamitare l’Iraq e massacrare i ” miscredenti” che vogliono recarsi a votare. ” Sappiate che le spese di Al- Qaida in Iraq ammontano a 200.000 euro la settimana, logorate poi dalle spese degli altri gruppi ” , ha detto nel suo ultimo messaggio. ” È benvenuto chi partecipa alla Jihad da solo, con i propri mezzi, per la vittoria della religione, e benvenuta è colei che partecipa con i suoi figli, sostenendo economicamente la Jihad ” .


di Maurizio Stefanini


Libero 29 dic. 04