“Pandemia cinese”: quattro possibili scenari per il nostro impegno.

Cooperazione allo sviluppo,Socialismo

Il virus SARS-CoV2 – ma chiamiamolo pure “virus cinese” – ha suscitato una pandemia che sta colpendo quasi tutto il mondo. Per affrontarla, innanzitutto bisogna che il popolo si mobiliti con preghiere e penitenze per chiedere a Dio misericordia e che, per rimediare alle conseguenze in campo sanitario, ricorra a tutti i rimedi sanitari.

Tuttavia, per rimediare alle conseguenze in campo politico-sociale, bisogna pure che la nazione ricorra a rimedi politico-sociali, perché dopo l’emergenza potrebbero sorgere crisi più pericolose di quella sanitaria. È necessario quindi che gl’Italiani si trovino preparati ai cambiamenti che la pandemia potrà produrre a tutti i livelli della vita sociale. Per scegliere quelli prudenti ed efficaci, però, bisogna prima delineare alcuni scenari che potrebbero realizzarsi a breve in Italia e altrove. Ne proponiamo quattro.

Quattro possibili scenari sulle conseguenze della pandemia

Primo scenario. “Andrà tutto bene!”, la pandemia finirà rapidamente, le sue conseguenze rimarranno limitate al campo sanitario e non avranno gravi ridondanze economiche e politiche, tutto tornerà più o meno come prima.

Se così accadrà, bisognerà chieder conto al sistema mass-mediatico di aver suscitato quella ondata frenetica di notizie allarmistiche che ha diffuso incertezza e paura fra la gente.
Inoltre, bisognerà chieder conto alle autorità politiche di aver imposto provvedimenti statalistici contraddittori, discriminatori e inefficaci, che hanno relegato la società civile agli arresti domiciliari, ostacolandone l’impegno nella lotta alla pandemia.
Inoltre, bisognerà chieder conto all’amministrazione, alla burocrazia e ai sindacati dell’evidente fallimento del welfare state, ossia di avere in passato ridotto la struttura statale (anche quella sanitaria) in condizioni organizzative così precarie da non riuscire a reggere l’urto della pandemia, nonostante l’eroismo tempestivamente dimostrato dal personale medico e sanitario.
Inoltre, bisognerà chieder conto alla gerarchia ecclesiastica di aver sottomesso la propria missione cultuale e ministeriale alle pretese dell’autorità politica, vanificando il tentativo fatto da clero e fedeli per difendere il diritto alla libertà religiosa (teoricamente) garantita dalla Costituzione e dal Concordato.

Soprattutto, bisognerà vigilare affinché le autorità politiche rinuncino a mantenere i poteri speciali ottenuti, approfittandosi slealmente dell’ondata emotiva di allarme suscitata dall’emergenza sanitaria.
È infatti noto che le “eccezioni alle regole” tendono a diventare regole che escludono eccezioni e i “provvedimenti temporanei” tendono a diventare definitivi.
Ad esempio, ciò accadde in Italia all’epoca dell’emergenza terroristica, alla fine della quale le norme poliziesche di controllo e di repressione rimasero parzialmente in vigore.
Del resto, anche le dittature comunista e nazista s’imposero approfittandosi di emergenze suscitate da disordini, guerre, crisi economiche.

Comunque sia, questo primo scenario ottimistico appare improbabile; ricordiamoci che la terribile pandemia del 1918 imperversò per due anni in due ondate distinte (cfr. Eugenia Tognotti, La “spagnola” in Italia. Storia della influenza che fece temere la fine del mondo, Franco Angeli, Milano 2015).

Secondo scenario. Le conseguenze sanitarie della pandemia verranno superate in gravità da quelle sociali. Ossia, ci saranno crollo della produzione, del commercio e della distribuzione, penuria di beni, crisi finanziaria, mancanza di liquidità, disoccupazione di massa, livellamento delle classi sociali; di conseguenza, il tenore di vita si abbasserà drasticamente, fino a scivolare nella miseria.
A questo punto, il Governo si approfitterà di questa crisi per imporre alla società civile il progetto di “decrescita felice” (ossia d’impoverimento), tanto desiderato, per motivi diversi, dall’ecologismo radicale, dal neo-socialismo e dal cristianesimo progressista.
Al fine di scaricare gli effetti perversi del binomio globalizzazione-impoverimento proprio su coloro che ne stanno subendo le gravi conseguenze e che potrebbero opporvisi, la burocrazia statale ostacolerà la ripresa economica delle classi produttive ostili al progetto, ad esempio discriminandole nella distribuzione dei sussidi e delle agevolazioni nazionali e internazionali.
L’Unione Europea spingerà il Governo a consegnare a lei la direzione economica dello Stato (come ha auspicato l’economista Lorenzo Bini Smaghi su Il Foglio del 25-3-2020).

In questo caso, la società civile rimasta sana dovrà reagire impegnarsi a ottenere il ritorno all’equità sociale, particolarmente alla tutela delle libertà di proprietà privata, della imprenditoria e del commercio; le società e le classi produttive, ma anche i sindacati, dovranno imporre a Governo e Stato di rispettare e anzi di facilitare il loro ruolo che permette la sussistenza economica della nazione.

Terzo scenario. Le conseguenze sociali della pandemia verranno superate in gravità da quelle politiche e giuridiche. Ossia, il Governo si approfitterà dei provvedimenti sanitari e di ordine pubblico, approvati sull’ondata emotiva della passata emergenza, per far sì che i poteri speciali concessi allo Stato, da eccezionali e temporanei che erano, diventino normali e definitivi.
Col pretesto di preservare l’unità nazionale di reprimere le prevedibili rivolte delle classi e della gente ridotta in miseria, verrà gradualmente imposto un forte potere esecutivo che limiterà ulteriormente le libertà costituzionali.
Questo nuovo regime prospetterà la necessità di asservire o imbavagliare l’informazione e la cultura dissidenti, col pretesto di vietare lo “screditamento degli esperti” e la “propaganda di false notizie e di odio sociale”, che sarebbero promossi dalla “cultura populista” diffusa dal “popolo della rete informatica”.
Pertanto, si provvederà a concentrare dati, informazioni e conoscenze della società civile in una “rete globale”, organizzata da un comitato internazionale di “saggi” provenienti da note fondazioni globaliste quali MIT, EFC, UNESCO (come auspica il prof. Massimo Lapucci su Avvenire, 22-3-2020).
In questo modo, col pretesto di prevenire o risolvere future crisi, lo Stato potrà evitare elezioni regolari, sostituire il Parlamento con un “senato degli Esperti”, mobilitare magistratura e forze dell’ordine per realizzare spionaggio e delazione tecnologici di massa (il famoso Panopticon!), progettare una “riforma ecologica” dell’economia e un nuovo welfare state, nel quale – come alcuni hanno già proposto – lo Stato diventi l’unico gestore dei principali beni vitali.
Inoltre, col pretesto di prepararsi ad affrontare future emergenze globali, le “autorità mondiali umanitarie” (Unione Europea, Nazioni Unite, Organizzazione Mondiale della Sanità, Fondo Monetario Internazionale) tenteranno d’imporre le loro direttive sia in campo politico che sanitario, ad esempio liberalizzando e anzi imponendo aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, psichiatria, (dis)educazione sessuale, etc. (come ha già proposto per l’Italia il prof. Walter Ricciardi dell’O.M.S.).

In questo caso, i “corpi intermedi” rimasti sani e svegli dovranno reagire reclamando dalle autorità il ritorno alla legalità e alle libertà costituzionali, restituendo la rappresentanza politica e l’azione legislativa agli ordinari organismi elettivi.
Come il popolo ha rispettato le regole della quarantena sanitaria, così il Governo dovrà rispettare quelle dello “Stato di diritto” e della “democrazia rappresentativa” (per quel poco che valgono).
Bisognerà denunciare che l’impegno per l’unità nazionale e per una efficace amministrazione delle emergenze non può diventare un pretesto ricattatorio per sopprimere le libertà di espressione, di riunione, di movimento e di lavoro (come ha giustamente ammonito il costituzionalista prof. Francesco Cavalla su La Verità, 23-3-2020).

Quarto scenario. Le conseguenze politiche della pandemia verranno superate in gravità da quelle culturali, specialmente morali e religiose.
Approfittandosi dello smarrimento psicologico e del disarmo morale, il nuovo “potere emergente dall’emergenza” mobiliterà le sue lobby nel tentativo di portare a compimento la “rivoluzione culturale” avviata dal Sessantotto e oggi pilotata dall’ecologismo radicale.
La propaganda eco-socialista tenterà di dissolvere tutte le certezze e le garanzie civili, morali e religiose rimaste, diffondendo un relativismo che promette la “liberazione” dalle responsabilità, dal sacrificio, dal lavoro, dal denaro (e dal benessere).
Il noto scrittore israeliano David Grossmann prevede che la crisi sanitaria cambierà la mentalità e le abitudini del popolo: «Ci sarà chi non vorrà tornare alla vita precedente, chi rinuncerà agli impegni presi, chi vorrà lasciare il posto di lavoro, chi deciderà di separarsi dal coniuge o di abbandonare la famiglia o di non volere figli, chi smetterà di credere in Dio».
Quanto ai cristiani, col tempo essi si abitueranno a fare a meno delle funzioni religiose, del clero e delle stesse chiese; alla fine, si convertiranno dalla vera Religione a una “religiosità” sentimentale relegata nell’intimo delle coscienze, ridotta alla solidarietà con le vittime della globalizzazione e impegnata nel “ritorno alla Madre-Terra”.

In questo caso, gli ambienti culturali rimasti sani e svegli dovranno reagire organizzando, più che una propaganda, una sorta di predicazione pubblica impegnata ad ammonire autorità, mass-media e opinione pubblica che valori materiali e temporali (come salute, sicurezza, benessere e libertà) non hanno alcun diritto di prevalere su quelli valori spirituali ed eterni (come verità, morale, giustizia e soprattutto pietas).
Sono quindi legittime solo quelle autorità politiche che, per provvedere al bene comune, assicurano ai cittadini il facile esercizio pubblico delle virtù sociali, le quali culminano in quelle religiose dette cardinali. Altrimenti, ogni potere “democratico” diventa dittatura della menzogna, della ingiustizia e della empietà.

Una possibile alternativa finale. La recente letteratura dell’ecologismo radicale si augura che l’attuale “catastrofe sanitaria” provochi uno “choc epocale” che avvierà il “caos creatore” necessario per realizzare il “grande balzo”, facendoci passare dalla fallimentare “civiltà moderna” alla promettente “civiltà post-moderna”, incaricata d’instaurare il tanto atteso “nuovo mondo ecologico”.
Se si succedessero gli scenari che abbiamo descritto, potremmo giungere al bivio decisivo costituito dalla seguente alternativa finale: o il tumore ucciderà la sua vittima prima di morire con questa, o la vittima si libererà del suo tumore prima di esserne uccisa. In ogni caso, la conclusione non sarà facile né indolore. Spieghiamoci.

Prima alternativa: il crollo delle residue strutture sociali della nazione avverrà prima che crollino le artificiali strutture del nuovo potere statale, per cui queste riusciranno a soffocare quelle, provocando una vittoria della Rivoluzione.
Seconda alternativa: al contrario, il crollo delle artificiali strutture statali precederà quello delle residue strutture sociali, per cui queste riusciranno a liberarsi di quelle e avvieranno la riscossa della nazione reale.

Ovviamente, tutti ci auguriamo che si realizzi questa seconda alternativa, perché in questo modo la Rivoluzione gnostica e anticristiana cadrà in una crisi peggiore di quella stava affrontando e che l’aveva spinta ad approfittarsi della emergenza sanitaria.
Ma questa felice soluzione dipenderà innanzitutto dall’aiuto divino, secondariamente dal nostro impegno vigilante e combattivo; facciamo in modo che questo non manchi nella cruciale fase che attraversiamo.

 

Guido Vignelli, per https://www.vanthuanobservatory.org/ita/pandemia-cinese-quattro-possibili-scenari-per-il-nostro-impegno-di-guido-vignelli/

 

Abstract. L’allucinante decreto liquidità:
– prima ti impediscono di lavorare
– poi ti fanno indebitare.
Vignelli (testo difficile): quattro possibili scenari per il nostro impegno
1) “Andrà tutto bene!”
2) Le conseguenze economiche saranno peggiori di quelle sanitarie
3) Il Governo renderà permanenti le leggi speciali
4) Il cambiamento culturale sarà peggiore di quello politico.
La speranza: che crolli prima lo Stato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *