MA LUI SENTIVA E CAPIVA TUTTO
La Città dell’amore di Mangalore dove gli anziani sconfiggono l’eutanasia
“Sfido chiunque a dire che i nostri anziani sono un peso. La loro esistenza è piena di significato, sono persone vive che ci comunicano una gioia profonda”. Suor Auxilia lavora alla Premnagar, la Città dell’amore, una casa di accoglienza per anziani poveri a Bajjodi, nei pressi di Mangalore, nel Karantaka. Dice ad AsiaNews: “L’eutanasia è il più grande diavolo nel mondo. I nostri anziani sono un grande tesoro, la loro esperienza di vita è una ricchezza per la società e per tutti noi; gli anziani sono una benedizione”.
Gli stati vegetativi? Il medico 4 volte su 10 si sbaglia
Si parla sempre (e spesso a sproposito) delle persone in stato vegetativo. Nei giornali e in televisione si scrivono e si sentono delle autentiche castronerie: stato vegetativo viene usato come sinonimo di coma, a stato vegetativo si accosta molto volentieri il termine 'permanente' che invece non può esistere per la scienza e non perchè lo dico io, ma perchè non lo sanno neppure i luminari. Poi la terza carica dello Stato (Gianfranco Fini, presidente della Camera) è arrivato a dire che una persona in stato vegetativo ha l'elettroencefalogramma piatto e allora verrebbe voglia di arrendersi.
La vita è un po’ cara
Newsweek mette la spina (staccata) della nonna in copertina e rilancia l’eutanasia nel dibattito sulla sanità
L’assassinio della nonna è un punto della riforma sanitaria americana che le parti rifiutano di discutere. Repubblicani e democratici stanno usando stili diversi per intorbidire il problema ineludibile del fine vita: i primi urlano, i secondi glissano. Durante l’estate una parte del mondo conservatore ha lanciato anatemi incandescenti su una presunta e implicita deriva della riforma sanitaria di Barack Obama verso l’eutanasia.
Oltre alla misericordia serve realismo
"Ricordiamoci della più importante delle virtù, il realismo, E ricordiamoci che se la Chiesa fa bene a invitare alla misericordia e all'accoglienza verso tutti, gli Sati devono pensare innanzitutto ai loro cittadini e devono cercare di governare questo fenomeno globale dell'immigrazione...".
di Andrea Tornielli
Vittorio Messori, giornalista e scrittore, intervistatore dei Papi e autore di best seller, ascolta con attenzione il giudizio preoccupato espresso dal Segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, l'arcivescovo Agostino Marchetto, che ieri ha accolto la notizia della definitiva approvazione del pacchetto sicurezza dicendosi "triste e dispiaciuto" perchè la legge a suo avviso "porterà molti dolori e difficoltà per persone che, già per il fatto di essere irregolari, si trovano in una situazione di precarietà".
Fermato il fronte eutanasico alla Camera dei Lord
Il tentativo di aggirare il divieto di eutanasia non è passato alla Camera dei Lord…
Pillola del giorno dopo. Dai medici cattolici no al diktat delle Marche
Il direttore generale dell'Azienda sanitaria aveva imposto di prescrivere comunque il farmaco Nota dell'Amci regionale: la sfera di autonomia professionale dei medici non può essere soggetta a intromissioni e ingerenze, visto che in ogni circostanza si deve operare secondo scienza e coscienza
Analisi del progetto di legge sul testamento biologico approvato dal senato il 26 marzo 2009
Lo sanno tutti: se la maggioranza avesse voluto impedire “un’altra Eluana” avrebbe scritto una legge molto semplice e molto corta: “È vietato interrompere la nutrizione e l’idratazione erogata con mezzi artificiali ai soggetti in stato vegetativo”.
Tutti sanno anche un’altra cosa: l’unico punto che interessa a maggioranza e opposizione è la regolamentazione della morte procurata dei soggetti incoscienti: se è possibile, quando è possibile, con quali presupposti è possibile, chi potrà disporla, chi dovrà eseguirla, chi ne sarà esentato...
Ecco un’analisi dettagliata e interessante del progetto di legge sul testamento biologico proposta dal Comitato Verità e Vita.
di Giacomo Rocchi
L'EUTANASIA E' L'ABBANDONO DELL'AMORE
Pubblichiamo la lettera che Bob Schindler senior, padre di Terri Schindler Schiavo, saputo della morte di Eluana, ha inviato a ilsussidiario.net, dopo la sua prima lettera di domenica scorsa indirizzata a Beppino Englaro.
Siamo molto addolorati nel sentire di Eluana e pieni di tristezza per lei. Aveva solo 38 anni. Eluana è morta solo quattro giorni dopo che i medici hanno cominciato ad interrompere la sua alimentazione e idratazione, con l’intento di causarne la morte.
Tristemente, la morte di Eluana ci ricorda ancora le parole di Papa Giovanni Paolo II. L’averle tolto cibo e acqua, cioè l’assistenza di base, così da farla morire, è una cosa che riguarda tutti noi e il modo in cui ci prenderemo cura di quelli che hanno bisogno del nostro amore e della nostra compassione per continuare a vivere.
Per la nostra famiglia non passa giorno che noi non pensiamo alla nostra amata Terri e stiamo ancora soffrendo molto per una perdita così grande. Da quando Terri è morta, abbiamo deciso di portare avanti il suo lascito di vita e di amore, così che il suo sacrificio non sia avvenuto invano e, cosa più importante, che altri possano evitare lo stesso terribile destino.
Una cosa che sappiamo è che la questione non muore con Terri o Eluana, perché ci sono decine di migliaia di persone che vivono con lo stesso tipo di infermità. E le loro vite sono estremamente vulnerabili al crescente pregiudizio contro chi soffre di una infermità cognitiva.
Dopo la morte di Terri, la nostra famiglia ha dato vita alla Terri’s Foundation, per poter sostenere le persone con gravi danni cerebrali che sono in pericolo di essere uccise, in base a questa crescente tendenza a considerare la loro vita come “non degna di essere vissuta”.
Noi siamo profondamente addolorati per l’inutile morte di Eluana, ma siamo pieni di speranza che sempre più persone diventino coscienti di come viene trattato chi soffre di infermità come quelle di Terri ed Eluana, e che il nostro mondo cominci a dare valore alle loro vite, piuttosto che eliminarle.
Noi preghiamo perché il padre di Eluana e tutti quelli che hanno preso parte nella sua morte possano un giorno ridare valore alla vita e capire che tutte le persone sono state create con pari dignità e rispetto, non importa quale infermità possano avere.
Ciò che dà qualità e valore alla vita è l’amore. Amare ed essere amati è ciò che dà valore alla vita. L’amore è l’arbitro ultimo della vita. L’eutanasia è l’abbandono dell’amore. Dove c’è amore, c’è speranza.
Robert Schindler Sr e la famiglia di Terri
I VOLENTEROSI CARNEFICI DI ELUANA

E' un orrore funesto assistere a questo branco di relitti
che si prosternano davanti all'idolo della morte
Editoriale di Giuliano Ferrara - (C) Il foglio - 9 febbraio 2009 - prima pagina
Che branco di mascalzoni questi gentiluomini. Ci dicono pagani, golpisti, sfruttatori del dolore, mestatori nel torbido, autori di uno scempio. Questi che si dicono laici e che sono soltanto relitti del vecchio familismo amorale degli italiani, specie quando recitano il coro vomitevole di papà Beppino e di una nichilistica libertà di coscienza per giustificare l'eliminazione fisica di una disabile, una esecuzione degna dei nazisti.
Secondo loro, un piccolo popolo che ha finalmente trovato a Udine un boia asettico e clinico, saremmo noi a usare il corpo di Eluana. Noi che lo vorremmo in pace, quel sinolo di anima e corpo che appartiene a una cittadina adulta e titolare del diritto alla cura e alla vita; loro che lo hanno sequestrato alle suore misericordine di Lecco e lo hanno gettato in una tetra stanza dove decine di volenterosi carnefici piagnoni lo affamano e lo assetano in reverente obbedienza a una sentenza definitiva. Alla faccia della moratoria contro la pena di morte, quel >b>grido ipocrita della società abortista ed eutanasica ed eugenetica, quel gesto simbolico invocato contro le sentenze definitive di condanna a morte che ora viene rimproverato a noi, che vogliamo una moratoria anche per la Englaro, da questi sepolcri imbiancati.
Sarebbe il governo a fare un colpo di stato contro la Costituzione e il diritto. Bugiardi che non sono altro, calunniatori e mistificatori: è un quindicennio che i Defanti e i Mori e gli altri paranoici dell'eutanasia, insieme con i tiepidi testamentari biologici, fanno campagna sul corpo di Eluana Englaro. Una campagna disgustosa. Atrocemente sentimentale. Una campagna pubblica dissimulata nelle sordide cautele della pietà privata simulata. Che fa leva sulla paura della gente, sul pregiudizio ignorante in materia di disabilità, sulla spregevole indifferenza verso la carnalità pulsante, respirante, anelante della vita umana, quell'indifferenza morale che si dispiega nella società che loro amano, quella dell'aborto, dell'eugenetica, della distruzione della vita per migliaia e milioni di embrioni, dei protocolli che uccidono i down come le spine bifide.
Lo avevamo detto, con il professor Ratzinger, che in questo secolo si giocherà sulla vita la battaglia della ragione e del buonumore. Non pensavamo che ci saremmo trovati tanto presto, a queste tristi latitudini, di fronte a un protocollo costituzionale di morte per disidratazione. Non pensavamo che una generazione postideologica sarebbe rifluita tanto facilmente negli imperativi dell'etica nullista, e che questo vecchio popolo di sinistra sfregiato dalla distruzione della vita, della famiglia, della maternità, del sesso, dell'amore coniugale, dell'educazione, della cultura e della cura sarebbe riuscito a imporre una cappa di consenso coatto, totalitario, tale da portare in piazza gente che lotta contro la carità cristiana e la laica cura ippocratica dei malati, e che si prosterna di fronte all'idolo della morte. È un orrore funesto assistere a questa immonda accademia, uno schifo senza speranza.
Al mattino, come tutti noi, apre gli occhi. Più tardi, come capita a tanti disabili, viene sottoposta a fisioterapia. Nel pomeriggio, quando il tempo lo permette, è accompagnata in giardino per la passeggiata. Ecco la quotidianità di Eluana. Fino a ieri
Ieri sera Eluana Englaro, dopo quasi 15 anni, stava per lasciare la Casa di cura Beato Talamoni di Lecco, forse nella notte diretta a Udine. Il padre è deciso a dare corso alle presunte volontà della giovane, sostenuto da una parte dell’opinione pubblica che forse fuorviata da alcune cronache ritiene che quella di Eluana sia una «non vita». Ma non è così. Lo documentiamo qui, con un certo pudore, proprio in un momento delicatissimo. Perché tutti sappiano che quella di Eluana è invece la vita, la vita di una disabile, ma una vita a pieno titolo. Lo possiamo documentare perché in passato Beppino Englaro aveva aperto le porte della stanza di Eluana a molti giornalisti, così come a politici, medici, persino a gente comune che chiedeva di 'vederla', nessuno per curiosità, molti per capire, alcuni anche per pregare. A tutti il padre ha sempre dimostrato cortesia, accompagnandoli di persona nella stanza. Anche noi, nel pieno rispetto del dolore più grande che possa colpire un genitore, gli avevamo chiesto di capire da vicino, non per giudicare ma per sondare senza pregiudizi. Qui raccontiamo solo quanto basta per comprendere che Eluana vive ancora una vera esistenza.
LA SPERANZA NON SI ARRENDE
A UDINE PER VIVERE
Non hanno voluto ascoltare la voce delle suore che, ripetutamente, li hanno supplicati di lasciar loro quella che dopo tanti anni di cure amorevoli, quotidiane, esemplari sentivano come figlia. Figlia, certo, perché si è figli di un amore, non di una sentenza, nemmeno se confermata dai bolli di cento tribunali e dai ragionamenti astratti di toghe che del diritto hanno fatto un teorema efferato. Sancendo la prima condanna a morte dell’Italia repubblicana. Che Eluana abbia bisogno di essere figlia di un legame vitale, in queste ore nelle quali il suo destino si è rimesso drammaticamente in movimento, appare con un’evidenza difficile da respingere.
MA I GIORNALISTI SI AGITANO
SOLO QUANDO C'E' DA TOGLIERE IL SONDINO
Era una lunga tavolata, quella allestita lo scorso fine settimana a Salò, sulle rive del Garda, ma non c’erano piatti né bicchieri: « Noi non mangiamo», aveva sorriso uno dei commensali al giornalista rimasto interdetto. «Noi abbiamo il sondino. È così da mesi, a volte anni». Era da poco finito il primo raduno nazionale dei malati di Sla e a quel tavolo iniziava la loro festa, ma i giornalisti, gli invitati d’onore, gli unici per cui una tavola era imbandita e profumava di risotto ai funghi, erano davvero pochi. In quella sala avveniva qualcosa di importante, addirittura vitale, ma le grandi testate erano altrove.
Non è vero che bisogna fare meno figli perché le risorse scarseggiano. L’uomo è dotato di una fonte energetica illimitata: l’intelligenza
Alcuni assunti fondamentali della pubblicistica attuale sono presentati come fossero verità lapalissiane e condizionano i comportamenti di intere masse. Uno di essi è il calcolo statistico antinatalista sulla popolazione del mondo. Se la matematica non è un’opinione, l’operazione è presto fatta: eccesso di popolazione rispetto ai prodotti disponibili per la sopravvivenza; dunque necessità di riduzione della popolazione mondiale. Ora, se i bisogni fondamentali dell’uomo sono mangiare, bere e fare sesso e l’ultimo di essi ha lo spiacevole effetto di aumentare la popolazione e quindi di creare nuovi concorrenti al consumo dei beni disponibili, evidentemente la natura ha fatto male i conti e perciò l’ultimo imperativo categorico sarà quello di correggere le sue incongruenze ricorrendo ad anticoncezionali, profilattici e – perché no? – anche all’aborto e alla sterilizzazione. Come affermano, tra gli altri, Mary S. Calderone e Eric W. Johnson in “The Family Book About Sexuality”, 1981: “Se la riproduzione umana non è presto ridotta drasticamente, la nostra terra conterrà più persone di quante il suo spazio e le sue risorse possano assolutamente sostenere… La fertilità umana deve in qualche modo essere ridotta. Se non lo è, il disastro è inevitabile.”
Londra: nasce la bimba «selezionata».
A spese di altre vite
Nuovo, preoccupante "traguardo" della ricerca scientifica britannica. Nel Regno Unito è nata infatti la prima bambina geneticamente selezionata, appositamente "programmata" per non ereditare dai genitori il gene del cancro al seno. In un articolo pubblicato dall’Osservatore Romano il dottor Carlo Bellieni ricorda però che proprio uno studio pubblicato in questi giorni riporta che i bimbi nati dopo fecondazione in vitro (Fiv) hanno un rischio di certe malformazioni maggiore degli altri…
A giorni la decisione dei vertici della casa di cura che s'è offerta di far morire la giovane donna. Appello dei camici bianchi: «Fermiamoci». Dell'operazione avevano saputo dai giornali
«Se prima eravamo sconcertati oggi siamo esterrefatti. Il rapporto di fiducia tra noi medici e la struttura sanitaria per cui lavoriamo si è spezzato. L’appello ai nostri capi? Fermatevi». Sono molti i camici bianchi della 'Città di Udine' - il policlinico che vorrebbe «accompagnare alla morte» Eluana - che esprimono disaccordo con i vertici. Molti (e diversi) i motivi della loro indignazione. «Alcuni di noi sono profondamente colpiti dal punto di vista etico e umano - specifica uno di loro, altri invece non accettano l’arroganza con cui gli amministratori hanno gestito la cosa, mettendoci di fronte al fatto compiuto e costringendoci a saperlo dai giornali. Una terza parte, infine, non ammette che si siano rivolti a un’équipe esterna di cosiddetti volontari, anziché chiedere a noi se eravamo disposti a staccare il sondino: è indice di coscienza sporca. E come li hanno reclutati, visto che il progetto era così segreto? Chi c’è dietro?».
Tentazione sconcertante
Sono sinceramente convinto che una legge ampiamente condivisa sulla fine della vita umana sia, nell’Italia di oggi, opportuna bioeticamente e necessaria biopoliticamente (ne ho scritto diverse volte sulle colonne di que sto giornale). E non mi turba troppo nemmeno l’espressione 'testamento biologico': è tutt’altro che corretta, ma ciò che conta non è il colore o la grafica dell’etichetta che si vuole incollare su di una scatola, quanto il contenuto di questa. Quando però leggo un articolo, scritto per perorare un 'referendum sul diritto di morire', come quello che Luca e Francesco Cavalli-Sforza hanno pubblicato su Repubblica del 2 gennaio (ma il nome che conta mediaticamente è quello del padre, Luca, illustre genetista), vengo preso da un profondo sconforto: se questo è il livello della riflessione su questioni cruciali come quella della fine della vita umana è forse meglio fermare ogni dialogo, imporre a tutti ( me compreso, ovviamente) adeguate pause di riflessione, esigere da tutti i bioeticisti un severo sforzo di onestà intellettuale.
Beatrice abita in un paesello all’imboccatura d’una vallata alpina, non lontano da dove la montagna sfocia nel piano. Ha un marito e quattro figli. Il secondo, Giovanni, cinque anni, soffre di una grave e rara malformazione cardiaca: ipoplasia del ventricolo sinistro. Gli manca la metà sinistra del cuore, ha solo la destra. All’epoca della nascita di Giovanni, su Internet, in italiano, non si trovava quasi niente (oggi ci sono anche blog di mamme che si raccontano le rispettive esperienze). Per saperne qualcosa di più Beatrice e il marito dovevano navigare sui siti americani. Negli Stati Uniti, da tempo si cura con un certo successo la “hypoplastic left heart syndrome”, a differenza di quel che accade in Inghilterra e in Francia, dove pressoché tutte le donne ai cui figli viene diagnosticata quella malattia abortiscono.
Da recordman di aborti a primo obiettore di coscienza serbo. La parabola di Stojan Adasevic
Bimbo scampato ad un aborto chirurgico; medico conosciuto in tutto il paese come «recordman» di interruzioni di gravidanza (anche 35 operazioni al giorno, 9 ore quotidiane di «mortifera» sala operatoria); quindi cristiano ortodosso e attivista pro life convertito da San Tommaso d’Aquino. Se non fosse vera, la vicenda di Stojan Adasevic parrebbe uscita dalla fervida mente di uno sceneggiatore ipercattolico abituato a copioni strappalacrime. E invece la storia di questo medico serbo di Belgrado è tutt’altro che cinematografica.
Fisichella: al primo punto il valore supremo della vita
DA ROMA
GIANNI SANTAMARIA
Quando si legifera sulla vita, c’è sempre «un grande timore, che deriva dal non sapere con esattezza cosa il legislatore porrà all’interno della legge».
Per monsignor Rino Fisichella, bisogna capire «cosa signi***** e di quali contenuti viene riempita» un’iniziativa legislativa su simili questioni.
E i contenuti, ribadisce il presidente della Pontificia Accademia per la vita, non possono andare contro la vita stessa.
Lo dicono la Costituzione, «la natura dell’ordinamento giuridico » e anche «principi etici condivisi da tutti» secondo i quali l’accanimento terapeutico va evitato, ma idratazione e nutrizione non sono interventi medici, bensì «l’elemento indispensabile per vivere».
Il vescovo, rettore della Lateranense e cappellano della Camera, torna sulla vicenda di Eluana e commenta l’ipotesi di una legge sulla fine della vita.
Le ultime ore di Terri Schiavo
Il resoconto di un testimone oculare: Padre Frank Pavone, direttore nazionale di Priests for Life, presidente del Consiglio religioso nazionale pro-vita
Come forse avete visto sui notiziari, ero al capezzale di Terri Schiavo durante le ultime 14 ore della sua vita terrena, fino a cinque minuti prima della sua morte. In questo tempo, insieme a suo fratello e sua sorella, le ho comunicato la vostra vicinanza e le vostre preghiere. Le ho detto tante volte che aveva tanti amici nel mondo e molti pregavano per lei ed erano dalla sua parte. Le avevo detto le stesse cose durante le mie visite nei mesi prima che le fosse tolto il sondino dell'alimentazione, e sono convinto che abbia capito.
Dal Brasile uno stop all’aborto legale
La Commissione della Camera dei deputati brasiliana per la Costituzione con un voto a larghissima maggioranza ha dichiarato incostituzionale il progetto per l’aborto legale.
di Piero Pirovano
Avvenire, 7/8/2008
Anche in America Latina cominciano a bussare alla porta le forze che esercitano pressione per legalizzare l’aborto.
di Silvio Dalla Valle
Anche in America Latina cominciano a bussare alla porta le forze che esercitano pressione per legalizzare l’aborto. I cattolici si mobilitano. Radici Cristiane ha intervistato il prof. Hermes Rodrigues Nery, Coordinatore Generale del 1° Congresso Internazionale di Difesa della Vita svoltosi agli inizi di febbraio nel santuario nazionale brasiliano della Madonna Aparecida.
Moralmente indifferente, comoda, a disposizione.
Per cui un bambino può valere meno di una gita in barca di una coppia mondana e facoltosa.
E' un problema morale, e non basta a rimuoverlo l'esistenza della legge. Invece la mentalità corrente è tale che la signora in questione ha pure specificato che un figlio oggi, lo vorrebbe pure adottare.
Ma "la legge italiana non me lo consente perchè sono single". Si dovrà fare dunque un'altra legge, per il nuovo desiderio?
L’aborto e la sindrome del sopravvissuto
L’aborto ha trasformato i figli, i nostri figli, in un esercito di sopravvissuti, “survivors”, come la psicologia anglosassone chiama chi è passato attraverso un pericolo mortale. Da qui l’insicurezza, la fragilità che caratterizza i giovani delle grandi società abortiste d’Occidente…
«Anche la pillola è abortiva. E chiede l’obiezione»
L’assai diffuso anticoncezionale a base di estrogeni e progesterone impedisce l’annidamento dell’embrione in utero. Questo effetto è noto fin dagli anni 50, ma parlarne resta un tabù e nessuno ha mai avuto interesse a compiere studi che quantificassero il fenomeno. Già il dubbio obbliga moralmente a una grande prudenza…
di Maria Luisa Di Pietro e Lucio Romano
Anch’io ripropongo quanto replicai nel mio intervento: non aut aut, ma et et. Non scelta tra una posizione e l’altra, quella cioè di chi soltanto grida contro la legge 194 e quella di chi si adopera per strappare bimbi all’aborto, ma entrambe, come dall’inizio il Movimento ha fatto con l’opera dei Centri di Aiuto alla Vita e dei Movimenti per la vita.
Oggi tuttavia in molti sentiamo il bisogno di riaffermare con forza la duplice valenza dell’opera del Movimento per la Vita, sottolineando che non basta l’opera dei CAV per far emergere quella cultura della vita che è terreno imprescindibile al cambiamento della legge abortista.
Non basta strappare quotidianamente bambini all’aborto - e tu sai che lo facciamo con un immutato impegno- occorre, assieme al salvataggio dei bimbi, affermare opportune ed importune che questa legge è ingiusta, disumana e che non potremo dirci paghi se non quando sarà stata cancellata dall’ ordinamento giuridico del nostro Paese.
Droga, Udc: ''Tutti negativi i 122 parlamentari che hanno fatto i test''
Il partito centrista rende noti i risultati dello screeening effettuato a Montecitorio per evidenziare il consumo di stupefacenti
Controllate più sotto se il vostro parlamentari si droga.
Sono risultati negativi i test antidroga a cui si sono sottoposti volontariamente i 122 parlamentari, fra deputati e senatori
Test proposto e organizzato ieri dall'Udc davanti alla Camera dei deputati in Piazza Montecitorio con un presidio medico del Centro diagnostico Spa di Roma.
Gli esami tossicologici sono stati eseguiti su parlamentari identificati attraverso tessera parlamentare o documento valido di riconoscimento. Nel dettaglio: 114 screening sulla sola saliva, 5 screening sulle sole urine, 3 screening sia sulla saliva che sulle urine.
Come rilevato dal Centro diagnostico Spa di Roma tutti i test sono risultati negativi al set di sostanze d'abuso, e loro metaboliti, oggetto dello screening di primo livello (anfetamina, cocaina, marijuana, metamfetamina, oppiacei e fenciclidina).
Tutti gli screening di primo livello forniscono quindi dei risultati indicativi, che necessitano di conferme con metodologie più accurate. A tal proposito - informa la nota - lo stesso esame tricologico non è considerato un esame definitivo. Infatti, nonostante i capelli conservino nella loro matrice tracce della droga per un più lungo periodo, la loro validità è inficiata dalla complessità della metodologia d'analisi.
ADNKRONOS, 2 agosto 2007
