La costante opera dei sempre più numerosi Comitati Difendiamo i Nostri Figli ha provocato la scomposta reazione di un vice ministro all'istruzione: il comunista On. Davide Faraone. Qui un resoconto della vicenda.

Quel che sembra infastidire il Partito Democratico è che la famiglie vogliano poter decidere quale tipo di educazione impartire ai propri figli: ciò va contro la politica di diffusione dell'ideologia omosessualista intesa a trasformare gli italiani in schiavi dello Stato, automi senza valori e senza coscienza. Qui una sintesi del progetto socialista del Governo.

Ricordiamo ancora la petizione intesa a fare pressione sul Governo: è solo un modo con cui le famiglie tentano la resistenza: http://www.citizengo.org/it/35380-difendi-liberta-di-educare-i-tuoi-figli

 

Cosa rappresenta davvero l'Italia del Family day?

L’Italia del Family Day

Roberto de Mattei, per Corrispondenza Romana del 3 febbraio 2016, 3 giorni dopo il Family Day.

 

Il Family Day del 30 gennaio ha portato alla luce l’esistenza di un’altra Italia, ben diversa da quella relativista e pornomane che ci viene presentata dai media come l’unica reale. L’Italia del Family Day è quella porzione di popolo, più ampia di quanto si possa immaginare, che è rimasta fedele, o ha riconquistato negli ultimi anni, quelli che Benedetto XVI ha definito «valori non negoziabili»: la vita, la famiglia, l’educazione dei figli, nella convinzione che solo su questi pilastri possa fondarsi una società bene ordinata.

L’Italia del Family Day si pone come antitetica all’Italia della legge Cirinnà, che prende nome dal disegno di legge presentato dalla senatrice Monica Cirinnà, per introdurre matrimonio e adozioni omosessuali nel nostro Paese.
L’Italia del Family Day non è solo un’Italia che difende l’istituto famigliare, è anche un’Italia che si schiera contro i nemici della famiglia, a cominciare dal gruppo di attivisti che, dietro lo schermo della legge Cirinnà, vuole imporre al Paese un’ideologia e una pratica pansessualista.

Questa minoranza è supportata dall’Unione Europea, dalle lobby marx-illuministiche e dalle massonerie di vario livello e grado, ma gode purtroppo della simpatia e della benevolenza di una parte dei vescovi e dei movimenti cattolici.
In questo senso l’Italia del Family Day non è quella di mons. Nunzio Galantino, segretario della Conferenza Episcopale Italiana, né è quella di associazioni come Comunione Liberazione, l’Agesci, i Focolari, il Rinnovamento dello Spirito, che il 30 gennaio hanno disertato il Circo Massimo.

Mons. Galantino ha cercato in tutti i modi di evitare la manifestazione, poi nell’impossibilità di fermare la mobilitazione, avrebbe voluto imporre ad essa un altro obiettivo: quello, come osserva Riccardo Cascioli su La Nuova Bussola quotidiana del 1 febbraio di «arrivare a una legge sulle unioni civili che le tenga ben distinte dalla famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e che eviti l’adozione. In altre parole la CEI vuole i DICO contro cui aveva combattuto otto anni fa».
Il primo Family Day, nel 2007, fu promosso infatti dai vescovi italiani contro la legalizzazione delle unioni civili (DICO), giustamente presentata come porta aperta al pseudo-matrimonio omosessuale. Oggi si sente raccontare che bisognerebbe accettare le unioni civili, proprio per evitare il cosiddetto matrimonio gay.

Lo racconta, tra gli altri, in un’intervista, mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano: «In linea di principio, non ho obiezioni al fatto che sotto il profilo pubblico si dia consistenza giuridica a queste unioni. Mi sembra che la reazione riguardi il tema della generatività, le adozioni, non il riconoscimento pubblico delle unioni. L’importante è che non vengano assimilate alla realtà del matrimonio». E, a scanso di equivoci, aggiunge: «Una legge sulle unioni civili si può senz’altro fare» (Corriere della Sera 31 gennaio).

La posizione è chiara: no all’adozione omosessuale, sì alla legalizzazione delle unioni omosessuali, purché non vengano ufficialmente definite matrimonio. Se dal disegno di legge Cirinnà fossero tolti alcuni elementi che equiparano in tutto le unioni civili omosessuali al matrimonio, allora un cattolico potrebbe consentirvi. Mons. Semeraro è considerato, come mons. Galatino, un uomo di fiducia di papa Francesco.

Sorge quindi spontanea la domanda: qual’è la posizione del Papa in proposito? Antonio Socci, su Libero del 31 gennaio, rileva come sia stata «evidentissima l’assenza e palpabile la freddezza» di Papa Francesco, il quale non ha inviato nemmeno un saluto al Family Day e non vi ha fatto accenno né nel discorso dell’udienza del sabato mattina, né nell’Angelus del giorno successivo. Come giudicare questo silenzio, nel momento in cui il Governo e il Parlamento italiano si apprestano a infliggere una ferita morale al nostro Paese?

Eppure la Congregazione per la Dottrina della Fede ha dichiarato che l’omosessualità non può reclamare alcun riconoscimento, perché ciò che è male agli occhi di Dio non può venire ammesso socialmente come giusto (Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, del 1 ottobre 1986, n. 17).

L’Italia del Family Day ignora forse questo documento, che il Papa non può ignorare, ma, armata solo di buon senso, il 30 gennaio ha espresso il suo no, chiaro e netto, non solo alla cosiddetta stepchild adoption, ma a tutto il decreto Cirinnà. E quale fosse il sentimento della folla che gremiva il Circo Massimo lo si può capire dalla forza degli applausi che hanno accompagnato gli interventi più forti di alcuni relatori italiani e stranieri, come Seljka Marrkic, leader dell’Iniziativa civica che in Croazia ha avviato il referendum che ha bocciato le unione civili e tre mesi dopo ha travolto anche il presidente del Consiglio.

Bisogna dar atto, con serena oggettività alla Marcia per la Vita. che si svolge in Italia dal 2011, di aver rotto il ghiaccio, sfatando un complesso che pesava sul mondo pro-life italiano: l’idea che fosse impossibile, o comunque controproducente una grande manifestazione di piazza in difesa della vita.
Sulla scia della Marcia per la Vita, ma anche della grande Manif por tous francese, è nato il Family Day che, per volere agglomerare una massa il più ampia possibile, raccoglie al suo interno anime diverse. Intransigenti alcune, disponibili al compromesso altre.
La ragione del suo successo in termini numerici è anche la ragione della sua debolezza in termini di sostanza e di prospettive.

La battaglia in atto non è infatti politica, ma culturale, e non si vince tanto con la mobilitazione delle masse, quanto con la forza delle idee che si contrappongono all’avversario. È una battaglia tra due visioni del mondo, fondate entrambe su alcuni princìpi cardine. Se si ammette che esiste la verità assoluta e l’assoluto Bene, che è Dio, nessun cedimento è possibile. La difesa della verità deve essere condotta fino al martirio.

La parola martire significa testimone della verità e oggi, accanto al martirio cruento dei cristiani, che si rinnova in tante parti del mondo, esiste un martirio incruento, ma non meno terribile, inflitto attraverso le armi mediatiche, giuridiche e psicologiche, con l’intento di ridicolizzare, far tacere, e se possibile imprigionare i difensori dell’ordine naturale e cristiano.

Per questo attendiamo dal “Comitato in difesa dei nostri figli”, promotore del Family Day, che, continui a denunciare l’iniquità della legge Cirinnà anche se questa malauguratamente passasse, sia pure addolcita. La Manif pour tous francese, portò per la prima volta quasi un milione di persone in piazza il 13 gennaio 2013, qualche settimana prima della discussione in Parlamento della legge Taubira, ma continuò a manifestare, con vigore ancora maggiore, anche dopo l’approvazione del pseudo matrimonio omosessuale, innescando un movimento che ha aperto la strada a tanti altri in Europa. E proprio in questi giorni Christiane Taubira, da cui prende nome la scellerata legge francese, è uscita di scena, dando le dimissioni da Ministro della Giustizia.
Ci aspettiamo dunque in Italia nuove manifestazioni, condotte con forza e determinazione, anche se il numero dei partecipanti dovesse essere minore, perché ciò che conta non è l’ampiezza del numero, ma la forza del messaggio:

Non abbiamo usato l’espressione “Family Day” per connotare gli organizzatori di quell’evento, ma per attribuire identità a una piazza che va ben al di là di quella fisicamente riunita al Circo Massimo il 30 gennaio. Quest’Italia non è rassegnata, vuole lottare e ha bisogno di guide.
Le guide devono essere veritiere, nelle intenzioni, nelle idee, nel linguaggio e nei comportamenti. E l’Italia del Family Day è pronta a denunciare le false guide, con la stessa forza con cui continuerà a combattere i veri nemici.

Patriarca siro-cattolico: l’Occidente è complice del genocidio in Siria

In una intervista ad Aleteia, il Patriarca Younan accusa le forze straniere di incitare la violenza nel suo Paese

da Aleteia 15 maggio 2016
 

“L’Occidente sta alimentando tutte queste tragedie catastrofiche che vediamo accadere sotto i nostri occhi. Abbiamo detto molte volte che, in Siria, incitare alla violenza non poteva che condurre al caos. E il caos sicuramente sfocia nella guerra civile o viceversa. Ma il caos è anche il più grande nemico delle minoranze, specialmente delle minoranze cristiane sia in Siria che in Iraq”. Parole forti quelle lanciate al mondo intero dal patriarca della Chiesa siro-cattolica Mar Ignace Youssif III Younan, e raccolte da Aleteia.

Verità proclamate con coraggio, il coraggio di chi ha sofferto e soffre ancora nel vedere la sua comunità, e il suo Paese distrutti di fronte alla indifferenza del mondo.

 

In questo incontro, il Patriarca accusa l’Occidente e lo mette di fronte a una realtà duramente accettata.

Come è la situazione in Siria in questo momento? Cosa sta vivendo la sua Chiesa in questa fase del conflitto?

Il conflitto continua incessantemente. Tutte le parti in campo hanno le loro armi e i loro sostenitori. Però c’è una grande differenza tra le forze del governo – non del “regime”, perché la Siria ha un governo riconosciuto ed è membro delle Nazioni Unite – che vogliono difendere il suo popolo e gli altri che – comunque vogliamo chiamarli oppositori, ribelli o rivoluzionari – purtroppo stanno distruggendo il Paese.

Pochi giorni fa sono stato giorni ad Al-Qaryatain e a Palmira e ho constatato con i miei occhi la distruzione in quelle due città. Sono andato lì poiché ci sono due comunità una siro-ortodossa e una siro-cattolica, entrambe con una chiesa parrocchiale, e noi avevamo il monastero di Mar Elian che adesso è completamente distrutto. Tutte e due le chiese – in particolare quella ortodossa – sono state quasi rase al suolo. Poi sono andato a Palmira, doveva abbiamo una piccola chiesa che è stata distrutta insieme con la rettoria. Adesso la comunità internazionale si preoccupa dei monumenti archeologici di Palmira, che sono molto conosciuti nel mondo, però per più di 5 anni non c’è stato grande interesse nei confronti delle vittime innocenti. Specialmente per ciò che sta avvenendo adesso ad Aleppo e questo ci rattrista davvero molto.

E’ una situazione difficile anche quella dell’esodo. La sua comunità vede la possibilità di rimanere oppure …?

Non solamente per la mia comunità, ma per tutti i siriani è stata una ingiustizia. Noi cristiani siamo sicuramente una minoranza, abbiamo sofferto le persecuzioni e gli abusi, le uccisioni come gli altri però siamo i più deboli e non abbiamo nessun nemico né nello Stato né tra i ribelli. Non siamo d’accordo con coloro che stanno distruggendo il Paese e uccidendo il suo popolo… allo stesso tempo consideriamo complici tutti coloro che hanno incitato queste bande terroristiche e questi cosiddetti ribelli, perché secondo la legge penale colui che incita un assassino, un criminale deve anche lui essere accusato; e deve subire una punizione anche colui che sa e rimane indifferente. Questo l’ho detto durante un incontro a Torino, parlando della complicità dei politici occidentali: perché è certo che sapessero che, incitando alla violenza con il denaro del petrolio e la vendita delle armi, avrebbero finito per distruggere il Paese. Presto andrò ad Homs poiché abbiamo l’ordinazione di un nostro nuovo vescovo. Lì, la situazione regge ancora e si può andare perché l’area è controllata dal governo, ma più si va verso Aleppo e più le cose diventano difficili. E non sappiamo cos’altro accadrà dopo questi giorni.

Di fronte a questo dramma, i nostri lettori si chiedono cosa si può fare?

Se i vostri cari lettori in Occidente considerano che i Paesi dove vivono sono dei Paesi democratici, allora devono alzare la voce e dire ai loro governanti: state partecipando a un genocidio delle minoranze e specialmente dei cristiani perché per genocidio non si intende solo l’uccisione di tutti i membri di una comunità ma anche il costringerli a fuggire in tutto il mondo, sradicarli dalla terra nativa dei loro antenati e la distruzione di una cultura e una civiltà e una tradizione religiosa ben conosciuta perché noi siamo Chiese “sui iuris”, cioè dotate di una nostra storia anche se non siamo molto grandi. Questa è una cosa orrenda.

Allora i vostri lettori e lettrici devono capire che non devono accettare ciò che dicono i mass media e coloro che usano i loro poteri tra i politici. Non è più accettabile né permesso chiudere gli occhi davanti a queste atrocità che non sono ammesse nel XXI secolo. Vedere questa indifferenza ci rattrista ancora di più e ci fa soffrire.

Quindi bisogna riconoscere l’intervento di Putin?

I russi sono stati molto più seri nell’aiutare questo Paese da tanto tempo diviso e martoriato. E’ vero, quando sono stato a Palmira, erano i russi a difendere i siti archeologici. Ciò che ha fatto la Russia solo nel mese di Settembre scorso vale molto di più di quanto ha fatto l’Occidente negli ultimi due anni.

Abbiamo un altro esempio nell’Iraq che, secondo gli americani e gli occidentali, è un Paese avviato verso la democrazia. Allora perché non lo aiutano seriamente a porre fine a questo Daesh, allo Stato islamico? Si parla da tanti anni di fermare o eliminare questo califfato del terrore. A dire il vero, è ormai chiaro l’opportunismo imperante. E stretti tra Daesh e l’opportunismo occidentale, rimaniamo solo noi cristiani indifesi. Viviamo una situazione allarmante.

Una domanda che ci pongono i nostri lettori, specialmente di lingua araba: molti non hanno capito il gesto di Papa Francesco che, di ritorno dal suo viaggio Grecia, ha portato con sé 12 musulmani. Molti dei nostri lettori ci hanno detto: “ma noi siamo cristiani e non ci aiuta nessuno”… Come possiamo rispondere a queste persone?

Io capisco queste persone e anche la loro angoscia e capisco che ci sono dei momenti in cui la carità cristiana evangelica non viene ben compresa. Per me Papa Francesco è il successore di Pietro, il capo della Chiesa universale, cattolica e spinto dalla carità evangelica ha voluto mostrare a tutto il mondo che il cristianesimo non discrimina nessuno in base a religione, razza o colore della pelle.

D’altro canto io posso perfettamente capire le persone che si chiedono come mai e se incontrerò il Papa glie lo dirò: Santo Padre, non è prendendo 12 siriani tra coloro che soffrono e stavano annegando che risolve il problema, piuttosto preferiamo che Sua Santità prenda una vera decisione.

Credo che il Papa abbia incontrato Joe Biden, il Vice presidente americano. Occorre che il Papa dica chiaramente che questa politica adottata dai politici occidentali non è assolutamente giusta ed è contro la carità e la giustizia. Potevano invece fare in modo di riformare gradualmente i sistemi del governo. Non si può mica esportare la democrazia cosiddetta occidentale in Paesi dove esiste ancora un’amalgama di religione e Stato. In tutti i Paesi del Medio Oriente, eccetto il Libano, c’è questa fusione e questo significa che non si potrà mai avere una vera democrazia se continua questa fusione tra religione e Stato perché noi sappiamo bene che nell’Islam il Corano viene letto e interpretato alla lettera.

Quindi c’è chi dice: “ecco questa è la nostra religione”, però non dimentichiamo che ci sono dei versetti intrisi di violenza e che incitano alla violenza. E quindi ogni gruppo comprenderà questi versetti come vuole perché non c’è un’alta istanza religiosa che li mette in guardia. Qui siamo davanti a un problema di esegesi e certe cose vanno invece comprese bene.

Ecco uno dei risultati è che siamo davanti a uno Stato islamico che continua a commettere tutti questi orrori nel nome dell’Islam. Interpretano la religione come vogliono. Non tutti i musulmani sono terroristi, ma purtroppo i terroristi del XXI secolo finora sono stati tutti musulmani. Questo lo dobbiamo dire chiaramente e dobbiamo chiedere ai nostri confratelli musulmani di essere vigili. Personalmente ho sempre ribadito che i discorsi nelle moschee devono essere inviti alla convivenza e alla pace e non atti di accusa di infedeltà rivolti alle altre religioni.

Qual è stata, personalmente, la ferita più grande in questi anni di conflitto e cos’è che l’ha fatta piangere maggiormente?

Il ho vissuto e sperimentato sulla mia pelle il conflitto siriano perché vengo dalla provincia di Al-Hasakah, nel nord-est della Siria. E qualche mese fa quando il Daesh ha invaso i villaggi pacifici della regione del Khabour ed ha costretto gli abitanti a fuggire, sono stati rapiti circa 300/400 persone. Alcuni sono stati liberati, di altri non sappiamo ancora nulla.

In Iraq invece penso alla tragedia dei nostri fedeli che sono stati sradicati dalla piana di Ninive. Questo ci strazia il cuore. Soffriamo tanto perché sono stato da loro meno di tre settimane fa. Sono stato in Iraq, in Kurdistan, a Erbil, ed ho visitato quasi la maggior parte del Kurdistan per andare incontro ai nostri fedeli. Lì, la situazione diventa sempre più tragica. In questi anni sono state espulse circa 140 mila persone. Non sappiamo il numero esatto perché tanti si sono rifugiati in luoghi diversi: alcuni a Baghdad, altri a Basra. Invece per la nostra comunità abbiamo tutto documentato, e almeno 11 mila famiglie sono state espulse dalla piana di Ninive e da Moussol, e di queste 11 mila famiglie, meno di 7 mila sono rimaste. Le altre sono andate sia in Libano che in Giordania o in Turchia ed hanno attraversato, tra mille sofferenze, mari e oceani.

Parlando del dramma dei rifugiati, tanti cristiani dicono: “Ma la Chiesa non ci sta aiutando”, forse perché si limitano a fissare semplicemente ciò che hanno davanti ai loro occhi. Ci può spiegare in che modo la Chiesa sta fornendo un aiuto?

Posso capire i bisogni di ordine umanitario di questi profughi cacciati e sradicati, d’altro canto non si può dimenticare oppure non si può negare il fatto che le Chiese stanno fornendo il loro aiuto. Le Chiese non sono nazioni o Stati; non siamo Paesi in grado di donare milioni. Stiamo semplicemente facendo tutto il possibile.

Ero in Iraq, ed ho visto che cosa si sta facendo lì. Ovviamente il morale è a terra, e non mancano le sofferenze perché tornare a casa è ormai diventato un sogno, ma ho visto che la Chiesa sta aiutando almeno a conservare una vita umana dignitosa. Ho visitato le tende, ho visitato le chiese e i palazzi in cui sono ospitati i rifugiati. La Chiesa sta lavorando molto. Ho visitato le chiese che sono state costruite per pregare, le scuole e la nostra clinica dove i preti e le suore si danno da fare per la comunità. Rimane vero che non possiamo rispondere a tutti i bisogni, non siamo un Paese del petrolio o un ricco Paese europeo, ma un piccolo contributo lo stiamo dando per rispondere ai bisogni di queste migliaia di persone. In Libano, per esempio, stiamo distribuendo degli aiuti umanitari e abbiamo aperto già da due anni una scuola con 850 bambini con un giardino per i cristiani iracheni, che io ho visitato prima di venire. Questa scuola ci costa 40 mila dollari al mese. Non possiamo promettere le stelle e ci sarà sempre gente insoddisfatta e che ci dice: “cosa fate per porre fine alla nostra Via Crucis. Perché non ci aiutate ad essere accolti dai Paesi europei?”. Questo noi non lo facciamo mai né lo possiamo fare, perché significherebbe aiutare a svuotare i nostri Paesi e le nostre terre dalle comunità cristiane che hanno vissuto lì per migliaia di anni. Ovviamente capisco le loro preoccupazioni perché questo è normale e non è facile.

Ci preoccupiamo specialmente per i giovani, e cerchiamo di provvedere con la scuola e con l’università, ma rimane il problema che hanno cominciato a perdere fiducia nel loro futuro. Ho celebrato la Pasqua con la nostra comunità siro-cattolica irachena. Era il sabato 26 di marzo nella chiesa che stiamo affittando. Abbiamo celebrato due messe una alle 18 e l’altra alle 20. E soprattutto per l’ultima messa la chiesa era stracolma e la gente arrivava fino in strada e in piazza e la maggior parte era formata da famiglie giovani con bambini. Questo è ciò che ci tormenta: come possiamo aiutarli a rimanere?

Capiamo perfettamente che la chiesa non può invitare le persone a lasciare le loro terre, tuttavia molte persone sono state obbligate ad abbandonare le loro case e si trovano in campi per rifugiati dove la loro vita è molto difficile. Il papa ha portato con sé 12 musulmani, voi come Patriarchi dell’Oriente, non potete fare pressione per far uscire i cristiani che comunque sono una minoranza in questi campi profughi?

Come sapete, coloro che sono stati cacciati dalla loro terra, per esempio dall’Iraq, la maggior parte si è rifugiata in Kurdistan e vive nelle tende, o in palazzi abbandonati o in appartamenti in affitto, di cui la Chiesa si fa in parte carico. Quindi, quelli che sono rimasti ancora nei loro Paesi non saranno mai accettati da fuori, ma quelli che si trovano fuori dall’Iraq, in Libano, in Giordania, cerchiamo di aiutarli. Tuttavia, noi non chiederemo mai alle ambasciate e ai consolati di dare loro i visti per abbandonare i Paesi perché questo sarebbe come una pubblicità molto negativa e significherebbe che la Chiesa sta incoraggiando l’emigrazione. Noi siamo facendo tutto il possibile ma ci sono casi difficili e drammatici.

Alcuni preti hanno cercato di aiutare alcuni iracheni ad ottenere i visti da Cipro per poter andare nella Repubblica Ceca. Erano circa un centinaio di persone che ora devono ritornare perché si sentono ingannate perché si pensa alla Repubblica Ceca come alla Germania oppure all’Olanda ecc. e ora vedono che la lingua e la vita è difficile ma comunque sono questioni di cui devono farsi carico i vescovi e il clero locali. Noi non possiamo interferire e dire: voi dovete fare questo o quell’altro perché loro conoscono meglio di noi la situazione.

Non potete come Patriarchi chiedere o fare pressione per fermare la guerra?

Noi dobbiamo essere pastori che proclamano la verità con carità e non dobbiamo fare i politici dicendo che i cristiani e i musulmani nel Medio Oriente hanno convissuto per 1400 anni nel pieno rispetto. Questo non è vero, altrimenti come mai assistiamo a questa diminuzione di fedeli nelle comunità cristiane? Anche in Turchia 100 anni fa c’erano cristiani, armeni e siri a centinaia di migliaia. Ecco adesso tutto è vuoto e allora perché non dire la verità? La comunità internazionale deve fermamente chiedere a questi politici o a questi Paesi di non mescolare religione e Stato.

Dopo la tragedia del corpo senza vita del bambino trovato sulla spiaggia turca, tutti quanti sono diventati umani e compassionevoli…. ma perché la comunità internazionale non interviene per dire all’Arabia Saudita: “avete tanto spazio e tanto petrolio e soldi perché non ospitate questi poveri che finiscono per annegare e non li ospitate in piccole città e dare loro da mangiare, li mandate a scuola e non li fate vivere degnamente, invece di lasciarli morire?”. E’ qualcosa veramente difficile da capire…

La nostra strategia è di dire la verità a tutti.

Forse la strategia della Arabia Saudita non è, dopotutto, aiutare questi musulmani perché hanno altri interessi…

Ma se voi siete occidentali, sinceri nelle vostre azioni, è questo che si dovrebbe dire. E non che “perché c’è il petrolio, siamo i migliori alleati” e ci fanno credere e fanno credere a tutti gli altri che il sistema saudita di governo sia migliore di quello siriano.

C’è un senatore della Virginia, Dick Black, che si è recato in Siria per una visita di tre giorni, ed è stato a Damasco, a Homs e a Palmira ed ha incontrato sia il presidente al-Assad, che il presidente del Parlamento ed ha dichiarato – è il primo americano eletto a dire la verità -: “Quello che è avvenuto in Siria non è un movimento nato dall’interno ma è qualcosa di dettato dall’esterno”. Tutte queste migliaia di mercenari come mai, in questo secolo, si accettano solo in questo Paese? Di solito i combattenti vengono dal Paese vicino come succede in Africa e Asia. Ma qui sono arrivati da tutto il mondo, e questo spiega tutta questa politica disonesta.

Noi speriamo che questo politico americano possa fare un po’ di eco nel suo Paese e che parli di questa ingiustizia: centinaia di migliaia di morti e feriti e milioni di rifugiati cacciati via dai loro Paesi. Questo è veramente un grande crimine e ci sono dei complici, non solo quelli che stanno uccidendo ma anche quelli che hanno pagato e finanziato e incitato e non sono onesti…

Roma, 13 ott. (Adnkronos) - Con 285 voti a favore, 222 contrari e 13 astenuti la Camera ha accolto la pregiudiziale di costituzionalita' presentata dall'Udc alla proposta di legge di Paola Concia del Pd, Antonio di Pietro e Federico Palomba di Italia dei Valori, che proponeva l'introduzione nel nostro ordinamento dell'omofobia come circostanza aggravante dei reati. A questo punto percio' il provvedimento decade.

Abbiamo esaminato con accuratezza il risultato della votazione presente nel sito della camera dei Deputati (http://web.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed231/SINTERO.pdf ) ed ecco i nomi di chi ha votato a contro il rigetto dell'omosessualismo in Italia:

In un articolo bomba pubblicato a Roma il vescovo di Denver, Charles J. Chaput, critica il presidente americano e gli uomini di Chiesa che lo osannano, in testa il cardinale di curia Cottier. Ma anche la segreteria di Stato vaticana finisce sotto tiro.

 

La politica, la morale e un presidente. Una visione americana

di Charles J. Chaput




Una grande forza della chiesa sta nella sua prospettiva globale. Sotto questo aspetto, il recente saggio pubblicato dal cardinale Georges Cottier sul presidente Barack Obama ("La politica, la morale e il peccato originale", in "30 Giorni" n. 5, 2009) ha dato un autorevole contributo al dibattito cattolico sul nuovo presidente americano. La nostra fede ci unisce attraverso i confini. Ciò che accade in una nazione può avere un importante impatto su molte altre. È giusto e opportuno che si ponga attenzione all’opinione mondiale sui leader americani.

Tuttavia, il mondo non vive e non vota negli Stati Uniti. Gli americani invece sì. Le realtà pastorali di ciascun paese sono conosciute soprattutto dai vescovi locali a diretto contatto con la popolazione. Così, sull’argomento dei leader americani, le riflessioni di un vescovo americano possono certamente avere un significativo interesse. Possono approfondire il positivo giudizio del cardinale offrendo una prospettiva diversa.

Si noti che qui io parlo soltanto a titolo personale. Non parlo a nome dei vescovi statunitensi intesi come organismo, né in nome di qualsiasi altro vescovo. E non intendo nemmeno riferirmi al discorso del presidente Obama sul mondo islamico, che il cardinale Cottier menziona nel suo saggio. Per questo sarebbe necessario un altro articolo.

Argomento: Dal mondo

Contro ogni reale discriminazione:
perché ci opponiamo alla “proposta di legge Concia-Di Pietro”

È all’esame della Camera la proposta di legge dell’on. Concia, cui è stata unificata analoga dell’on. Di Pietro, che punta a introdurre nel codice penale l’aggravante di “avere, nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato». Con questa norma delitti come percosse, violenze private, lesioni – ma anche condotte non riconducibili ad aggressioni fisiche, come minacce e ingiurie –, potrebbero essere puniti fino a un terzo di pena in più. L’iniziativa viene presentata, anche attraverso manifestazioni pubbliche e pressioni mediatiche, come un passo in avanti sulla strada della civiltà e come uno strumento di lotta contro la discriminazione.

Lo scopo di questa nostra dichiarazione di intenti, aperta all’adesione di chiunque la condivida, è di esporre le ragioni per le quali riteniamo invece che l’approvazione della legge sia pericolosa, in sé e per gli effetti che può determinare; e quindi per manifestare la nostra opposizione a essa, dentro e fuori il Parlamento.

http://www.iltimone.org/  “Identità di genere”, di Roberto Marchesini Studi Cattolici n. 581-82 luglio/agosto 2009
 

 di Roberto Marchesini

 
La terapia riparativa è, per sé, dannosa?

È quello che sostengono le associazioni gay (1), ripetendolo come se fosse un fatto, una verità assodata e incontrovertibile, al punto da non ritenere necessario fornire elementi che possano fornire un sostegno o una verifica di tale affermazione.


Dovrebbe essere semplicissimo trovare testimonianze o studi scientifici che dimostrino, senza lasciare spiragli al dubbio, che la terapia cosiddetta riparativa provoca per sé, direttamente, dei danni a chi liberamente vi si sottopone. Purtroppo non è così facile trovare materiale e riferimenti per vagliare questa tesi. Tanto che. quando su You Tube (2) è comparso un filmato (3) nel quale un ex paziente del dottor Joseph Nicolosi (4) racconta la sua esperienza di fallimento della terapia riparativa. ha suscitato notevole clamore. Se questa è la norma, perché tanto entusiasmo?
Documenti: Un vero laico

Cari amici,
per la ricorrenza del Cuore Immacolato di Maria (20/6/2009), 
totustuus.it e' lieta di offrire ai suoi utenti registrati una delle prima biografie di questo grande italiano, soprattutto al fine di contrastare le manipolazioni – sia religiose che politiche – di cui è stato e sarà oggetto.

Vita del Venerabile Prof. Toniolo

Presentazione: Egli fu padre di sette figli, senza mai cedere alla tentazione di lasciare la vocazione laicale per divenire sacerdote. Si guadagnò il pane lavorando per 40 anni e mantenendo la propria famiglia, senza cadere nell’agiatezza o nella povertà. Infine fu un cattolico militante, che dedicò ogni giorno della propria vita – dall’adolescenza alla morte – a cercare di riportare l’Italia ai piedi di Maria. Il secolarismo non poteva lasciare che la figura di un così grande atleta di Cristo ci giungesse integra: l’opera di Toniolo fu manipolata fin da quando egli era in vita.

Al solito, bisogna cliccare su "Libri scaricabili gratis" nella colonna di sinistra della Home Page e trovare la categoria "Vite di Beati".

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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

GERUSALEMME
- E' la guerra degli uomini talpa. E si combatte lungo una striscia di terra che corre tra Gaza, in area palestinese, e l'Egitto. Da mesi gli attivisti dell'Intifada cercano di procurarsi armi e munizioni facendole passare attraverso dei tunnel segreti costruiti sotto la zona di confine. Gli israeliani cercano di impedirlo con la realizzazione di una trincea profonda dieci metri che dovrebbe interrompere il tracciato delle gallerie. Una lotta di pala e piccone che fa sorridere gli abitanti di Gaza: «Ma cosa volete che passi là sotto. Qualche fucile, delle cartucce. Mica i carri armati».

Corriere.it http://www.corriere.it/speciali/tunnel/tunnel_prova.shtml

DAI VIETCONG AL LIBANO - La passione dei tunnel tra i palestinesi risale all'esperienza del Libano ed è stata copiata dai guerriglieri vietcong. Quando i fedain, negli anni '70, operavano sul territorio libanese avevano creato una estesa rete di depositi e rifugi smantellati dall'invasione israeliana dell'82. Un sistema tornato in auge con l'intifada. I membri di varie fazioni hanno iniziato a scavare le gallerie imitando i contrabbandieri che per anni hanno usato questa tecnica.

I TUNNEL - Ne esistono due tipi. Il primo è un tunnel, situato ad una profondità di 3-4 metri, lungo tra i 50 e i 150 metri. I trafficanti vi calano dei recipienti (grosse bacinelle, scatole in legno) che vengono tirati, da una parte all'altra del confine, con delle corde. Il secondo sistema - meno usato - prevede la realizzazione di una galleria più ampia, sorretta da strutture in legno: l'ingresso ha un diametro di circa 80 centimetri. Lungo il percorso vengono creati piccoli buchi per consentire l'areazione. L'accesso è verticale ed è facilitato da scalette in corda. Nella parte palestinese il tunnel può terminare all'interno di una abitazione, in modo da assicurare protezione a chi è coinvolto nel contrabbando. Oppure lo sbocco - tra i 30-50 centimentri di diametro - viene mimetizzato e coperto con un telone ricoperto di sabbia.

Argomento: I diversi islam

L'individualismo proprio di una società che tende a vivere i vincoli come limitazioni e a sognare come opzioni solo le quote di libertà acquisita.

 

La famiglia interpella la Chiesa. Sostegno al suo progetto educativo di promozione umano e sociale



Relazione tenuta dal signor Cardinale Angelo Bagnasco
in occasione dell'Assemblea annuale della Consulta Nazionale Antiusura “Vicini e Solidali con le famiglie”


Santuario di N.S. della Guardia, Ceranesi, Genova, 26 giugno 2008
http://www.diocesi.genova.it/documenti.php?idd=2323&PHPSESSID=ce75225db3a0c5d9e7687f6eacb8a4e6


In esclusiva per i forum di totustuus.net,
riprende la pubblicazione degli
"ANTIDOTI"

 

HABACUC

di Rino Cammilleri

 
CAMERA DEI DEPUTATI

I COMMISSIONE PERMANENTE

(Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni)




Seduta di lunedì 16 luglio 2007




Audizione informale relativa alle proposte di legge C. 36 Boato e C. 134 Spini recanti “Norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi” – Testo base adottato dalla Commissione nella seduta del 4 luglio 2007.




Intervento di S.E. Mons. Giuseppe Betori, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana e del Prof. Venerando Marano, ordinario di Diritto ecclesiastico e coordinatore dell’Osservatorio giuridico-legislativo della Conferenza Episcopale Italiana.

Argomento: Libertà religiosa

Prolusione del Cardinal Ruini al Forum su “La ragione, le scienze e il futuro delle civiltà” nell'ambito del Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana

Di seguito il testo della Prolusione svolta venerdì 2 marzo 2007 dal Cardinale Camillo Ruini, allora presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

* * *

di Alfredo Mantovano e Giulia Bongiorno - (C) Il Domenicale - n. 7 - 17 febbraio 2007

Allo stato attuale della legislazione italiana, non esiste una legge quadro in cui siano raccolti tutti i diritti e tutti i doveri dei coniugi. Il ddl Bindi-Pollastrini lo introduce invece oggi per i conviventi. E la chiamano uguaglianza... Ciò di cui vi è invece vera necessità oggi in Italia è un insieme di leggi che rilanci la famiglia, permettendo a essa di guardare al futuro con minore angoscia, contribuendo a invertire il pericoloso declino demografico che ci travolge
 

Dalla prolusione del Cardinal Ruini al Consiglio Permanente della CEI (20-22 marzo 2006)

[...] 4. In quest’ultimo periodo il confronto politico, nel nostro Paese, è comprensibilmente monopolizzato dall’ormai imminente appuntamento elettorale, con toni accesi e molteplici terreni di polemica. Nella sessione di gennaio di questo Consiglio Permanente abbiamo già precisato il nostro atteggiamento, che è quello di non coinvolgerci, come Chiesa e quindi come clero e come organismi ecclesiali, in alcuna scelta di schieramento politico o di partito, e allo stesso tempo di riproporre agli elettori e ai futuri eletti quei contenuti irrinunciabili, fondati sul primato e sulla centralità della persona umana, da articolare nel concreto dei rapporti sociali, e sul perseguimento del bene comune prima di pur legittimi interessi particolari, che costituiscono parte essenziale della dottrina sociale della Chiesa, ma non sono “norme peculiari della morale cattolica”, bensì “verità elementari che riguardano la nostra comune umanità” (cfr il discorso del Santo Padre ai pubblici amministratori di Roma e del Lazio, 12 gennaio 2006).

Conferenza Episcopale Italiana - 54^ Assemblea Generale - Roma, 30-31 maggio

Prolusione del Presidente - Card. Camillo Ruini

[...] 7. È ormai molto vicino il referendum riguardante la procreazione assistita. La nostra posizione in merito è nota ed è quella indicata anche dal Comitato “Scienza & Vita”: siamo cioè per una consapevole non partecipazione al voto, che ha il significato di un doppio no, ai contenuti dei quesiti sottoposti a referendum, che peggiorano irrimediabilmente e svuotano la legge, riaprendo in larga misura la porta a pericolosi vuoti normativi, e all’uso dello strumento referendario in una materia tanto complessa e delicata. Non si tratta dunque in alcun modo di una scelta di disimpegno, ma al contrario di opporsi in maniera netta ed efficace a una logica che – a prescindere dalle intenzioni dei suoi sostenitori – mette in pericolo i fondamenti umani e morali della nostra civiltà.

Aspetti scientifici ed etici

Pontificia Academia pro Vita
L'Osservatore Romano - 5 GENNAIO 2001

Nota della Conferenza Episcopale riguardo al matrimonio degli omosessuali: "Lo Stato non può riconoscere questo diritto inesistente se non agendo in modo arbitrario che travalica le sue competenza e che danneggerà senza dubbio molto seriamente il bene comune"

Discorso "bomba" pronunciato dal cardinale Ruini l’11 febbraio 2005 a Roma, al convegno dell’Opera Romana Pellegrinaggi
Argomento: Parlamento europeo

PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA

COMUNICATO SULLA COSIDDETTA
"PILLOLA DEL GIORNO DOPO"
Argomento: Vita: altri temi
La Segreteria nazionale della Fimmg, riunita in data odierna, ha preso
in esame, tra gli altri, il problema posto all'intera classe medica, della
possibilità di prescrizione del farmaco denominato comunemente
pillola del giorno dopo .
In questa occasione vorrei rinnovare anzitutto l’espressione del mio vivo compiacimento per l’approvazione dello Statuto della Regione Lazio. Esso infatti, oltre a sottolineare il ruolo di Roma come centro del Cattolicesimo, riconosce esplicitamente il primato della persona e il valore fondamentale della vita. Riconosce, inoltre, i diritti della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio e si propone di sostenerla nell’adempimento della sua funzione sociale, facendo esplicita menzione dell’Osservatorio regionale permanente sulle famiglie. Lo Statuto prevede anche che la Regione garantisca il diritto allo studio e la libertà di scelta educativa.
REFERENDUM SULL'ASSASSINIO DI EMBRIONI UMANI
COMUNICATO STAMPA DEI VESCOVI DELLA CATALOGNA: sulle adozioni da parte delle coppie omosessuali,
Tarragona, 17 novembre 2004
http://www.fides.org/ita/index.html
A seguito dell’approvazione del Progetto di Legge che equiparerebbe le unioni omosessuali al matrimonio,
1 ottobre 2004
http://www.fides.org/ita/index.html
DISCORSO DEL SANTO PADRE AL 18° CONGRESSO INTERNAZIONALE DELLA SOCIETÀ DEI TRAPIANTI , 29.08.2000

Il Comitato Nazionale di Bioetica si esprime sulle ricerche condotte su embrioni umani

 

Donatella Segnala "

PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA

DICHIARAZIONE
SULLA PRODUZIONE E SULL’ USO
SCIENTIFICO E TERAPEUTICO
DELLE CELLULE STAMINALI EMBRIONALI UMANE

La finalità di questo documento è di portare un contributo al dibattito che si sta sviluppando e ampliando nella letteratura scientifica ed etica e nell’opinione pubblica sulla produzione e utilizzazione delle cellule staminali embrionali. A seguito, infatti, della crescente rilevanza che va assumendo il dibattito sui loro limiti e liceità, si impone, una riflessione che ne ponga in luce le implicazioni etiche.

In una prima parte, saranno esposti molto brevemente i dati più recenti offerti dalla scienza sulle cellule staminali, e dalla biotecnologia sulla loro produzione e uso. In una seconda parte, si richiamerà l’ attenzione sopra i più rilevanti problemi etici sollevati da queste nuove scoperte e applicazioni.

"

Nota: (C) Osservatore romano, 20-8-2000

Sabato 6 novembre Tempi ha convocato un’assemblea pubblica al Teatro Nuovo di Milano sul perchè non possiamo non dirci cristiani. Hanno avuto la parola Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, e Rocco Buttiglione, mancato commissario Ue.

Spiegherà Amicone nel suo intervento: "qui non stiamo tentando di impalcare una difesa della Christian coalition o di una minoranza, stiamo semplicemente ricordando l’esigenza di ragione – e quindi di libertà, di realtà – davanti a un conformismo che è arrivato addirittura ad avere paura delle parole, ha paura di pronunciare delle parole perché non ha ragioni, perché ha perso il rapporto con la realtà."

Di seguito il testo integrale degli interventi.

Sotto l'influsso dei progressi in embriologia umana, che portarono alla produzione di embrioni umani per la riproduzione assistita e, oggi, anche per la ricerca, la tesi qui proposta, che era – ed ancora è – comune tra gli embriologi dei mammiferi, fu vista come un ostacolo a legislazioni favorevoli all'uso di embrioni umani. Molte opinioni alternative furono perciò proposte principalmente da filosofi, teologi e scienziati, riguardo soprattutto al punto cronologico quando un embrione umano deve essere considerato un individuo umano, qualificato per l'attribuzione dello status ontologico e morale di persona eo per essere titolare dei pieni diritti umani. Esse implicano delle obiezioni alla tesi qui sostenuta, e saranno perciò raggruppate e brevemente discusse.

emlno_pao_73 Segnala "

Dichiarazione del Pontificio Consiglio per la Famiglia sulla
Risoluzione del Parlamento Europeo del 16 marzo 2000 che equipara la famiglia alle 'unioni di fatto', comprese quelle omosessuali

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