La Sicilia approva la legge elettorale della discordia
La maggioranza: si favoriscono il bipolarismo e la governabilità. Le minoranze ipotizzano il ricorso al referendum. Previsto lo sbarramento al 5%, confermato l'utilizzo di una sola scheda elettorale e introdotta la novità del deputato supplente. Elezione diretta del presidente.
Commenti diametralmente opposti per commentare la nuova legge elettorale regionale che è stata approvata dall'Assemblea regionale siciliana (Ars): la maggioranza di centrodestra parla di riforma che rafforza il bipolarismo, mentre il centrosinistra insorge e parla già di ricorrere al referendum abrogativo.
La nuova legge, che porta la firma di Giuseppe Infurna (An) e Vladimiro Crisafulli (Ds), è stata però osteggiata fino all'ultimo dall'opposizione: solo Margherita e Ds hanno votato contro, mentre Prc, Pdci, Primavera siciliana, Verdi e Italia dei Valori hanno abbandonato l'aula. Il provvedimento è stato approvato con 49 voti favorevoli, su 67 presenti dei 90 che compongono l'Ars, e 18 contrari. Tra le novità più significative figura lo sbarramento al 5%, un punto in più di quanto stabilito dalla legge elettorale nazionale (articolo 2). Una sola scheda (articolo 1) verrà utilizzata per eleggere i deputati regionali e il presidente con elezione diretta; mentre il centrosinistra chiedeva la doppia scheda.
Le circoscrizioni elettorali coincidono con le province regionali: ottanta seggi sono attribuiti in ragione proporzionale in base alle liste di candidati concorrenti nei collegi elettorali e provinciali. Il candidato alla carica di presidente della Regione è il capolista di una lista regionale. Gli altri eletti fanno parte di un "listino" che deve comprendere un numero di candidati non inferiore, né superiore, a nove, escluso il capo lista.
La legge stabilisce che scattano tanti seggi quanti ne occorrono alla coalizione vincente fino a un massimo di 54, il resto va alla minoranza. Altra novità è la figura del "deputato supplente": il primo dei non eletti può prendere il posto di un parlamentare eletto se questo viene nominato assessore, ma dovrà lasciare la carica se l'assessore abbandonerà il suo incarico in giunta.
"È certamente una buona legge - ha commentato il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro - frutto della dialettica parlamentare, p ur con le comprensibili tensioni dovute alla natura di una normativa che affronta gli snodi del sistema politico". "La legge conferma e rafforza - ha aggiunto il governatore della Sicilia - l'investitura popolare del governo, consolida il modello bipolare e induce le forze politiche a percorsi virtuosi di riaggregazione". Soddisfatti anche altri esponenti politici di maggioranza. Il segretario regionale Udc Raffaele Lombardo parla di "grande successo per il governo e la maggioranza" e aggiunge che "lo sbarramento al 5% che varrà anche per province e comuni, farà scomparire le liste fai da te che procurano frammentazioni".
"È una legge truffa: un fanno per gli elettori, perpetrato attraverso il mantenimento delle scheda unica" controbatte Giovanni Ferro (Sicilia 2010). "Siamo assolutamente contrari" aggiunge Giovanni Barbagalli, capogruppo della Margherita all'Ars, che tiene a puntualizzare che "questa legge non è stata costruita con nessuno dei rappresentanti della Margherita, che invece si sono sempre opposti in maniera chiara e inequivocabile". Referendum contro la nuova legge propone il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Ipotesi proposta anche dall'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, dai Comunisti italiani, dall'Italia dei Valori e dall'ex senatore liberale Piero Milio.
di Giovanni Maspero
Avvenire 6 agosto 2004