Ue e il potere occulto

Un “cattolico adulto”
Presidente della Ue

Herman Van Rompuy chi è costui? Cattolico, moderato, atlantista, dicono che ami proclamare in pubblico la propria ispirazione alla dottrina sociale della Chiesa. Ce n’è quanto basta per suscitare i facili entusiasmi dei cattolici di casa nostra.
Tuttavia, secondo le indiscrezioni apparse sulla stampa belga, in particolare sul quotidiano De Tijd (poi riprese anche dal Times di Londra), la decisione di nominarlo presidente permanete della nuova Unione europea è stata presa la sera del 12 novembre in una cena a porte chiuse nel Castello di Hertoginnedal, alle porte di Bruxelles. A organizzare la cena, cui ha partecipato lo stesso Van Rompuy, il famoso Bilderberg Club: il più potente, riservato e discusso organo decisionale privato del mondo che dal 1954 riunisce i vertici politici, finanziari, industriali, militari e mediatici dei paesi occidentali. Era presente, ovvio, Henry Kissinger. Van Rompuy è stato presentato e garantito dal visconte Etienne Davignon, uno dei fondatori del Bilderberg, potente e discretissima figura del potere a Bruxelles, che è stato vice-commissario europeo negli anni ’80.
Van Rompuy, nonostante il suo apparente basso profilo, come da molti è stato detto, è da tempo un frequentatore sia del Bilderberg Club che della Commissione Trilaterale, altro potente organismo sovranazionale fondato e presieduto da David Rockefeller.
Ce n'é quanto basta per essere preoccupati. Ma, ciò che ulteriormente preoccupa è che di queste cose ben pochi ne parlino. Conclusione: dai “nemici” mi difendo io e dai “cattolici adulti” mi salvi Dio



 
Il Vaticano aspetta le prime mosse
del "cattolico adulto" Van Rompuy
 
di Gianfranco Amato*
* Presidente di Scienza e Vita di Grosseto
Herman Van Rompuy chi è costui? Questo Carneade della politica internazionale è appena stato nominato primo presidente dell’Unione europea. Cattolico, moderato, atlantista, Van Rompuy rivendica le radici giudaico-cristiane dell’Europa ed è scettico sull’ingresso nell’Unione della Turchia. Ottimo mediatore – al punto da vedersi affibbiato il soprannome di “orologiaio dei compromessi impossibili” –, dicono che ami proclamare in pubblico la propria ispirazione alla dottrina sociale della Chiesa. Ce n’è quanto basta per suscitare i facili entusiasmi dei cattolici di casa nostra. Eppure, la Santa Sede ha accolto la notizia della nomina con prudentissima cautela. Eh sì, perché quel Van Rompuy è lo stesso Van Rompuy che oggi ricopre la carica di primo ministro del Belgio.
Il Vaticano non ha dimenticato quella sgradita visita che il 15 aprile scorso l’ambasciatore belga fece al ministro degli Esteri vaticano Mons. Dominique Mamberti per trasmettergli la risoluzione del parlamento di Bruxelles contenente la «condanna delle dichiarazioni inaccettabili del Papa in occasione del suo viaggio in Africa» e la conseguente nota di protesta ufficiale presso la Santa Sede. Neppure la Spagna zapaterista o la laicissima Francia erano mai arrivate a tanto. La risoluzione di condanna contro Benedetto XVI è stata approvata dal parlamento belga il 3 aprile 2009 con 95 voti a favore (compresi i cristiano-democratici fiamminghi, cui appartiene il premier Van Rompuy), 18 contrari (nazionalisti fiamminghi insieme all’estrema destra) e 7 astenuti. Il Vaticano non ha neppure scordato le parole che in quella occasione pronunciò lo stesso Van Ropuy a difesa della condanna: «Non spetta al Papa mettere in dubbio le politiche della sanità pubblica, che godono di unanime sostegno e ogni giorno salvano delle vite».
Dura e piccata fu la replica della Segreteria di Stato della Santa Sede attraverso una nota che, dopo aver parlato di «campagna denigratoria» contro Benedetto XVI, arrivò a «deplorare il fatto che una assemblea parlamentare abbia creduto opportuno criticare il Santo Padre, sulla base di un estratto d'intervista troncato e isolato dal contesto, che è stato usato da alcuni gruppi con un chiaro intento intimidatorio, quasi a dissuadere il Papa dall’esprimersi in merito ad alcuni temi, la cui rilevanza morale è ovvia, e di insegnare la dottrina della Chiesa».  Anche l’Osservatore Romano non fu tenero: «L’ovvio e dovuto rispetto per un’istituzione di rappresentanza democratica non deve far dimenticare quello altrettanto doveroso nei confronti della libertà di espressione di un’autorità religiosa alla quale fanno riferimento oltre un miliardo di donne e di uomini in tutto il mondo, soprattutto quando le sue affermazioni non risultano comprese nella loro intenzione».
L’episodio della reprimenda belga contro la Chiesa Cattolica, e l’atteggiamento tenuto da Van Rompuy in quell’occasione, non fa certo sperare bene per i cattolici, se si considera che il Parlamento europeo  ha condannato il Papa e la Santa Sede per violazione dei diritti umani una trentina di volte, mentre Paesi del calibro di Cuba e Cina non hanno subito più di una decina di reprimende da parte di Bruxelles. Sommando relazioni, proposte di risoluzione, interrogazioni e dichiarazioni scritte presentate da parlamentari europei negli ultimi tredici anni, si arrivano a quantificare più di 60 attacchi alla Santa Sede ed alla Chiesa cattolica, sempre oggetto del tentativo di farla apparire come un pericoloso covo di fondamentalisti.
L’Europa che Van Rompuy dovrà rappresentare è la stessa che ha giudicato «deplorevoli le ingerenze della Chiesa e delle comunità religiose nella vita pubblica e politica degli Stati, in particolare quando mirano a limitare i diritti umani e le libertà fondamentali, come in campo sessuale e riproduttivo, o quando incitano ed incoraggiano discriminazioni» e che ha deplorato le chiese che propugnano «l´esclusione delle donne dai posti di comando nella gerarchia» (risoluzione 13.3.2002). Durante il triste episodio della risoluzione parlamentare belga, l’intervento del cristiano-democratico Van Rompuy si limitò a stemperare la formula iniziale della condanna che parlava di «affermazioni pericolose e irresponsabili», ottenendo che fosse cambiata in «affermazioni inaccettabili». Un compromesso al ribasso che non può certo fare onore a chi si candida a rappresentare l’Unione Europea.
Ma cosa aveva detto esattamente il Papa al giornalista Philippe Visseyrias di France 2 durante quel viaggio in Africa? Questa era stata la domanda: «Santità, la posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro l’Aids viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema durante il viaggio?». E questa è stata la risposta data a braccio: «Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tante altre cose, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati (…). Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, pur necessari. Se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema. La soluzione può essere solo duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro; la seconda, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno».
Sono queste le parole ritenute inaccettabili dal “cattolico” Van Rompuy, al punto da meritare la condanna ufficiale attraverso un atto parlamentare. Non pare davvero un buon inizio per questa povera Unione Europea.
L’Occidentale 23 Novembre 2009
 

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