Mons. Mixa al contrattacco… Data: Sabato, 19 giugno @ 01:34:33 CEST Argomento: Dal mondo
Un vescovo contro
il totalitarismo ecclesiale
Continua a far discutere il vescovo tedesco, mons. Walter Mixa. Il presule si è dimesso dalla diocesi di Augusta (Augsburg) l’8 maggio scorso, in seguito ad una serie di gravi accuse accompagnate da un clamore mediatico impressionante. Il vescovo ha rassegnato le dimissioni dopo che il Papa aveva ricevuto in Vaticano, per un vertice straordinario, il presidente della Conferenza episcopale tedesca, mons. Robert Zollitsch, l’arcivescovo di Monaco, mons. Reinhard Marx, e mons. Anton Losinger, vescovo ausiliare di Augusta e vicario generale dello stesso Mixa. Quest’ultimo avrebbe avuto un ruolo decisivo nell’avvalorare le accuse.
Ma ora le accuse contro mons. Mixa sono state riconosciute infondate. L'agenzia stampa austriaca 'Kath.net' dà voce a chi ritiene che mons. Mixa sia stato vittima di "intrighi interni alla Chiesa". In un'intervista al quotidiano 'Die Welt' (16 giugno) mons. Mixa ha annunciato di voler far riesaminare il suo caso da Benedetto XVI. L'ex vescovo di Augusta ha rivelato di non aver scritto personalmente la sua lettera di dimissioni, ma di essere, in pratica, stato costretto a firmare un testo preparato da altri. "Tre giorni dopo ho ritirato le dimissioni in una lettera al Papa", spiega Mixa, secondo il quale la sua estromissione sarebbe stata voluta dall'arcivescovo di Monaco di Baviera, Reinhard Marx, e dal suo collega di Friburgo e presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch.
Il portavoce della diocesi di Monaco, Bernhard Keller, ha respinto le accuse di Mixa, rivelando che questi dopo essersi dimesso è stato ricoverato in una clinica psichiatrica. "Anche per proteggere il vescovo emerito Mixa non intendiamo divulgare dettagli all'opinione pubblica", ha spiegato Kellner, che ha aggiunto all'indirizzo di Mixa: "Gli auguriamo una pronta guarigione. Il suo soggiorno in una clinica psichiatrica e' stato un primo importante passo".
Dopo le orribili accuse, risultate infondate, ora si paventano i disturbi psichici…
Ma in tutto ciò non si ravvisano forse i metodi usati dai regimi totalitari, per distruggere gli oppositori del regime?
mons. Anton Losinger, mons. Reinhard Marx e mons. Robert Zollitsch
Controffensiva del vescovo Mixa contro il complotto episcopale tedesco
“Il capo dei vescovi bavaresi, l’arcivescovo Reinhard Marx, e il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, hanno fatto forti pressioni sul Papa perché io mi dimettessi”. I due vescovi non si sono comportati “in modo fraterno con me”. Le loro pressioni “sono state come un purgatorio”. Per questo motivo “sto valutando attentamente l’idea di fare ricorso in Vaticano”. “A luglio vedrò il Papa e gliene parlerò”.
Sono le dichiarazioni esplosive rilasciate ieri dall’ex vescovo di Augusta, Walter Mixa, al quotidiano Die Welt.
Il vescovo tedesco accusa i suoi due confratelli di aver ordito un “complotto” ai suoi danni. Tutto è avvenuto un mese fa: Mixa si dovette dimettere dopo che i giornali riportavano diverse accuse a suo carico. All’epoca in cui era parroco a Schrobenhausen dal ’75 al ’96, avrebbe abusato sessualmente di minori e avrebbe anche assestato loro qualche schiaffo. Non solo: è stato scritto che Mixa avrebbe sottratto i fondi destinati all’istituto per l’accoglienza dei bambini per comprarsi stampe antiche, bottiglie di vino e un solarium per un totale di 35 mila euro attuali.
Oggi le accuse contro Mixa sono state riconosciute infondate. E così Mixa, che finora è rimasto in silenzio, è passato al contrattacco. E ha detto che a soffiare benzina sul fuoco delle accuse a suo carico sono stati i suoi due confratelli.
La vicenda evidenzia ciò che da tempo è noto: c’è una profonda spaccatura all’interno dell’episcopato tedesco. Mixa è non da oggi attaccato per un motivo: per le sue posizioni giudicate troppo “conservatrici” da coloro che hanno una linea opposta alla sua.
La linea che Mixa rappresenta è senz’altro diversa da quella portata avanti da Zollitsch e Marx. Zollitsch è stato voluto alla guida dei vescovi tedeschi dal cardinale Karl Lehmann, vescovo di Magonza. La conduzione da parte di Lehmann della Conferenza episcopale è stata giudicata da più parti d’impianto progressista.
Un impianto non condiviso da tutti se è vero che circa tre settimane fa a Würzburg si è svolto un summit segreto convocato da un vescovo benedettino, Gregor Maria Hanke, di Eichstätt. Questi, assieme a Franz-Peter Tebartz-van Elst (Limburg), Franz-Josef Overbeck (Essen), Karl-Heinz Wiesemann (Spira) e Stephan Ackermann (Treviri), ha discusso della situazione della chiesa concordando sulla necessità di lavorare per proporre un candidato credibile per il dopo-Zollitsch.
Ieri a Mixa ha replicato il portavoce della diocesi di Monaco, Bernhard Keller. Le sue dichiarazioni mostrano come tra i vescovi si sia oramai giunti a una sorta di battaglia all’ultimo colpo. Secondo Keller le dimissioni di Mixa sono avvenute in modo legittimo. A suo dire i vescovi bavaresi hanno voluto soltanto aiutare Mixa a risolvere alcuni suoi problemi personali. Problemi confermati dal fatto che Mixa, dopo le dimissioni, si è intrattenuto per un mese in un ospedale psichiatrico. Dice Keller: “Gli auguriamo una pronta guarigione. Il suo soggiorno in una clinica psichiatrica è stato un primo importante passo”.
Perché Mixa è uscito soltanto ora allo scoperto contro Zollitsch e Marx? Senz’altro perché solo negli ultimi giorni le accuse contro di lui si sono dimostrate infondate. Poi ci sono anche le ultime notizie riguardanti Zollitsch che lo hanno probabilmente incoraggiato a dire la sua senza paura. Due settimane fa, infatti, anche Zollitsch, colui che più di altri si è battuto per stanare ogni presunto “insabbiatore” di casi di pedofilia, è caduto nel tritacarne mediatico: è stato indagato con l’accusa di complicità indiretta in violenze contro bambini.
Il “dossier Mixa” è tuttora aperto in Vaticano. La Süddeutschen Zeitung ha scritto, alcuni giorni fa, che il vescovo è stato a Roma ed è stato ricevuto dal cardinale Giovanni Battista Re. A questi Mixa ha consegnato una lettera di tre pagine nella quale respinge tutte le accuse a suo carico. E, come scrisse Il Foglio pochi giorni dopo le dimissioni, una lettera analoga è stata fatta avere da Mixa al Papa. Anche il Pontefice ha espresso il desiderio di vederci più chiaro nella vicenda. E, infatti, ieri, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha confermato che “Benedetto XVI riceverà nelle prossime settimane l’ex vescovo tedesco” ma “non è prevedibile che venga rimessa in discussione l’accettazione delle sue dimissioni”.
Il “caso Mixa” è seguito con molta attenzione anche in Austria dove più di un anno fa avvenne un fatto per certi versi analogo. Il vescovo ausiliare di Linz, Gerhard Wagner, fu costretto a dimettersi poche settimane dopo la nomina perché ritenuto dai media e da parte dei suoi confratelli “troppo conservatore”. L’agenzia di stampa austriaca Kath.net ha dedicato a Mixa un lungo reportage dove scrive che Mixa è stato vittima di “intrighi interni alla Chiesa”. Anche Wagner fu vittima di intrighi intra ecclesiali. Colpi bassi che, di questi tempi, si fanno sempre più frequenti.