Lombardia: il disastro dei pro family

Famiglia: politiche familiari

La Lombardia approva marijuana, pillola abortiva e “culto del dio preservativo“: i comitati pro family colti di sorpresa durante un tour di conferenze.
La Regione lavorava a quelle delibere da sei mesi, ma i pro family sembrano non avere informatori dentro la Regione, non conoscono i consiglieri regionali, forse non sanno nemmeno che la “deriva etica” è provocata più dalle Regioni che dal Parlamento.
Dopo aver creduto ai partiti in base a dichiarazioni pre-elettorali, aver dato fiducia a uno solo di essi, avergli firmato un assegno in bianco su vita e famiglia… ora i pro family lombardi sono solo “delusi e irritati“.
Anche la “pars cogitans” dei comitati manifesta soltanto “sconcerto” e, dopo aver dimenticato la natura del partito moderno, dice che “forse (sic!) la Regione ha la tentazione dell’accontentarsi di una buona amministrazione“.
Come reazione arriva solo un comunicato stampa, che ormai non legge più nessuno perchè la priorità è… fare inutili conferenze.
Si doveva invece dire: “
nessuno di questa sarà mai più votabile!“… ma come durante la Prima Repubblica forse c’è una poltroncina in ballo.

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Molti elettori lombardi di centrodestra si stanno chiedendo in questi giorni di attesa del santo Natale perché chi amministra e legifera nella regione si sia sentito improvvisamente e irresistibilmente attratto dalla sinistra radical chic – che dalla metà degli anni Novanta è espressione della minoranza – tanto da catapultare i cittadini in una vera e propria realtà distopica. Ricostruiamo le principali tappe.

Il 31 luglio, su proposta del Pd, il consiglio regionale lombardo ha votato praticamente all’unanimità (63 sì, un astenuto) un ordine del giorno che impegna la giunta guidata dal leghista Attilio Fontana a garantire ai minori di 24 anni la possibilità «di ricevere, presso i consultori familiari pubblici e privati accreditati, gratuitamente sia la consulenza da parte del medico o dell’ostetrica, sia il metodo contraccettivo più idoneo individuato». Repubblica, un quotidiano che certo non parteggia per il centrodestra, aveva esultato parlando di “svolta” dei contraccettivi gratuiti. La svolta avrà in realtà l’effetto culturale di banalizzare ulteriormente l’atto sessuale, sempre più deresponsabilizzato e slegato dal suo fine generativo.

Come pretesto per far passare il provvedimento si era tirata fuori la lotta alla diffusione dell’Hiv, malgrado sia noto che per via della sua struttura porosa il preservativo è un mezzo insicuro – anche se usato correttamente – per proteggersi dal virus: può perfino fare più danni, dal momento che chi lo usa, a causa della disinformazione, si sente “al sicuro”. Paesi come l’Uganda mostrano che i risultati migliori nella prevenzione dell’Aids si sono ottenuti puntando innanzitutto sull’educazione all’astinenza prematrimoniale e alla fedeltà coniugale.

Il voto di fine luglio era una prima avvisaglia, ma a dicembre sono arrivati – uno dopo l’altro – ben tre atti nel solco del Pensiero unico. Il 4 dicembre, su proposta del radicale Michele Usuelli (eletto con il partito di Emma Bonino, +Europa), il Pirellone ha votato all’unanimità la mozione che impegna la giunta a creare un polo lombardo di produzione per la cannabis «ad uso terapeutico»: eppure la prudenza dovrebbe suggerire che questa espressione è un inganno, un espediente per arrivare alla legalizzazione della cannabis come droga da fumare. Sono infatti gli scienziati (vedi qui) a spiegare che la cannabis per uso medico ha solo un effetto sintomatico e pure relativamente al suo uso palliativo è considerata una seconda scelta, fatto confermato anche da un recente studio critico, pubblicato dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze.

Il 17 dicembre, sempre la giunta Fontana ha deciso di autorizzare la somministrazione della Ru486 anche in regime di day hospital, senza necessità di ricovero. Questa decisione sulla Ru486, ribattezzata «kill pill» perché non solo uccide il bambino ma è pericolosa per la stessa madre e aumenta le complicazioni legate alla procedura abortiva, renderà ancora più sola la donna che decide di abortire. Il 18 dicembre, di nuovo su proposta del pannelliano Usuelli, il governo regionale si è impegnato a stanziare un milione di euro in favore dell’Unfpa (il fondo Onu per la popolazione) per distribuire in particolare contraccettivi a lunga durata nei Paesi con un tasso di fecondità superiore ai quattro figli per donna.

Segnaliamo che tra i contraccettivi a lunga durata raccomandati dall’Oms – emanazione della stessa Onu a cui fa capo l’Unfpa – rientra pure il famigerato Depo Provera, il cui uso aumenta il rischio di contrarre l’osteoporosi e l’Hiv; l’Oms è consapevole dei rischi del Depo Provera, è stata costretta a declassarne il livello di sicurezza, ma continua a consigliarlo pur di poter diminuire le nascite in Africa, il che dovrebbe far riflettere sulla “bontà” di simili iniziative. È davvero pazzesco che invece di aiutare quelle regioni con progetti a sostegno della maternità e di un autentico sviluppo (che sono legati positivamente, e non negativamente come dice la narrazione mondialista), come diverse inascoltate voci africane vanno chiedendo, si stanzino fondi per impedire l’una e l’altro, cercando di esportare lo stesso dramma delle culle vuote vissuto dalla nostra Europa e causato da quella cultura antinatalista di cui Pannella, la Bonino e compagni sono stati e continuano a essere (anche post mortem) gli alfieri.

È emblematico che l’ideologia incarnata da Usuelli, l’unico radicale eletto al Pirellone, sia presente in tutti e quattro i provvedimenti appena esposti, due dei quali direttamente promossi da lui. Poco dopo l’elezione, in un’intervista con il Corriere della sera, Usuelli aveva presentato il suo manifesto, che in linea con i frutti avvelenati già sparsi comprende idee come questa: «E poi da neonatologo dico che ci sono troppi punti nascita e che alcuni andrebbero chiusi. Troppo piccoli, costosi e pericolosi». Dunque, i radicali sono stati prima determinanti nel far crollare le nascite italiane, intossicando il tessuto sociale e rendendolo sempre più instabile attraverso la propaganda che ha portato alle leggi su divorzio e aborto, e oggi ci dicono che ci sono troppi punti nascita. Quando si capirà che è una mentalità diabolica?

Da oltre 23 anni la Lombardia è guidata da giunte di centrodestra, che evidentemente sono state votate perché la cosiddetta cultura liberal e di sinistra – avversa a vita, famiglia e libertà d’educazione (specie se di matrice cattolica) – non piace alla maggioranza dei lombardi. La giunta Fontana e la maggioranza al Pirellone magari dovrebbero farsi questa domanda: i “nostri” elettori ci voteranno ancora la prossima volta? Perché, ad appiattirsi inseguendo i temi altrui, si finisce nell’irrilevanza. E soprattutto, se negli eletti che hanno appoggiato queste scelte c’è ancora un minimo di timor di Dio, un dono dello Spirito Santo, si chiedano se al Creatore possa mai far piacere la cultura mortale che stanno seminando. Speriamo che si ravvedano.

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