Lobbies-LGBTQ: solo un gioco da tavolo?

Famiglia: coppie di fatto,Gender diktat,Mass media

Come mai l’Arcigay produce un gioco? «La lobby gay esiste, anzi ce n’è più di una!» è il motto di Lobbies, il gioco da tavolo ideato e appena pubblicizzato dal Cassero-Arcigay di Bologna (1).
I giocatori devono conquistare la città organizzando eventi e sfruttando le proprie risorse, tramite strategie e alleanze di comodo, per aumentare la propria influenza sulla società.

Uno scopo geniale: E’ chiaro che non si tratta solo di un gioco, ma si vogliono sensibilizzare gli attivisti LGBTQ. Il gioco, infatti, favorisce la

  • consapevolezza di essere una lobby, ossia una minoranza che deve incidere sulla politica;
  • conoscenza degli strumenti di base del lobbying: «denaro, consenso, militanti e propaganda»;
  • dovere di «collaborare per obiettivi comuni», nonostante le diversità dei gruppi (2).

Una lezione per i pro-family. Così, questo gioco può essere anche una grande lezione per i comitati di difesa della famiglia, che sono lontani anni luce non solo da questi obiettivi, ma anche da questa geniale capacità formativa.
Lo spiega un teorico della propaganda: «la coscienza di classe, lasciata a se stessa si limita ad un’attività puramente sindacale e non giunge alla coscienza politica» (3). In altre parole, se come cattolici non capiremo la necessità di cambiare totalmente modus operandi, agiremo sempre in ritardo e nella logica del “cedere per non perdere”.

Mancano quadri. Ma c’è di più: con questa iniziativa le lobbies dimostrano di essere ben consce che «La società fornisce un grandissimo numero di persone utilizzabili per la “causa”, ma […] gli uomini mancano, perché non vi sono intelligenze capaci di organizzare un lavoro vasto e nello stesso tempo coordinato, armonico, che permetta di utilizzare qualsiasi forza» (4).
Questa coscienza, per quanto riguarda l’Arcigay, risale almeno al 2007, quando venne diffuso il primo manuale pratico per introdurre il gender nelle scuole (5).
Purtroppo, tale consapevolezza manca al mondo cattolico, ormai incapace di conquistare consenso, privo di capacità organizzativa e che continua a dare ascolto a politicanti che lo hanno tradito.

Come mai il gender dilaga. L’ideologia omosessualista è uno di quegli avvenimenti che «scoppiano spesso con una rapidità non meno sorprendente per gli statisti che per l’opinione pubblica […] queste brusche insurrezioni hanno il più delle volte come punto di partenza l’influsso di qualche istigatore» (6).
Rispetto alle ideologie del passato, il gender si è diffuso molto più velocemente (7): in soli 25 anni, siamo passati dalla normalità all’Azione Cattolica Italiana che si “confronta senza tabù sull’omosessualità” (8); a una rete Mediaset che promuove uno spot su “Ottobre è il mese delle famiglie. Di tutte” (9).

Un atto intimidatorio. Il gioco da tavolo è anche una dimostrazione di forza: «Predire quel che uno farà e farlo realmente, costituisce senza dubbio l’abilità suprema della tattica politica; ciò dà una impressione di sicurezza, di forza irresistibile che arriva a paralizzare l’avversario» (10).
Non si può non pensare al timore – che diviene sudditanza – degli esponenti più di moda del laicato cattolico (e di alcuni Vescovi) che, di fronte allo tsunami gender, non riescono nemmeno a belare.

Si può combattere senza soldi? E’ chiaro che questo gioco è stato realizzato grazie ai fiumi di denaro offerti dal Comune di Bologna e dalla Regione rossa (11): la deriva etica d’Italia ha avuto inizio solo grazie ai soldi dati dal P.C.I. al partito radicale.
Un “guru” della propaganda politica ha scritto: «Cos’è successo con Trump? la “fabbrica del consenso” si è, molto semplicemente, spezzata» (12)
Perciò, potrebbe darsi che lo scopo di questo gioco sia anche quello di preparare gli attivisti LGBTQ al (auspicabile) taglio dei contributi da parte dei prossimi governi di centro-destra.

Ma se gli attivisti LGBTQ si preparano ad agire anche in assenza di sovvenzioni, perché non possiamo farlo anche noi, difensori della vita e della famiglia?

FattiSentire.org
Bologna, 14/11/2019

 

NOTE

(1) Una recensione: https://www.nonegrindr.it/2019/11/12/lobbies-gioco-da-tavolo/.

(2) E’ stato anche realizzato un efficace video di presentazione: https://youtu.be/wkl-5R0BaPo

(3) Serghej Ciacotin, Tecnica della propaganda politica, Sugar E. 1964, p. 354

(4) V. I. Lenin, Che fare? , Ed. Riuniti, Roma 1977, p. 166.

(5) Cfr. https://www.arcigay.it/strumenti/manuali/

(6) G. Le Bon, Psicologia politica, Roma 1985, p. 124.

(7) Rodolfo de Mattei, Gender diktat, Chieti 2015, pp. 71-84.

(8) Cfr. http://www.gaynews.it/2019/11/13/i-giovani-di-azione-cattolica-a-confronto-su-affettivita-sessualita-e-omosessualita-senza-tabu/

(9) Cfr. https://www.sosragazzi.net/petizione-vigilanza-controllo-mediaset/

(10) J.M. Domenach, La propaganda politica, Catania 1974, p. 124.

(11) Cfr. https://www.osservatoriogender.it/bologna-nuove-sponsorizzazioni-la-galassia-lgbt/

(12) Così S. Žižek, Che cos’è la propaganda ai tempi di Facebook, cit. in http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2016/11/29/news/che-cos-e-la-propaganda-ai-tempi-di-facebook-1.289633

 

ABSTRACT.
Bologna si conferma la centrale d’intelligenza della galassia LGBTQ:
realizzato un gioco che mira a formare negli strumenti del lobbying gli attivisti.
Inoltre, forse prevedendo la vittoria del centro-destra, prepara all’azione comune le varie anime della rete LGBT.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *