Il politicamente corretto? Figlio del marxismo!

La cappa ideologica,Socialismo
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Il primo ad accorgersi che il politicamente corretto deriva dal marxismo, anche se post-sovietico, fu Augusto Del Noce.
Ma, come per ogni profeta, pochi gli diedero retta.

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Continuiamo, e concludiamo, il discorso sul Politicamente Corretto (clicca qui), l’ultima (per ora) ideologia totalitaria con cui dobbiamo fare i conti. E sempre traendo spunto dal bel libro di Eugenio Capozzi, Politicamente Corretto. Storia di un’ideologia (Marsilio), al momento l’unico excursus storico di taglio accademico sul problema dell’ora presente.

Alessandro Gnocchi, sul Giornale del 20 giugno u.s., ricordava che ricorre quest’anno il trentennale della caduta del comunismo (1989) e che tale ricorrenza praticamente nessuno se l’è filata.
Per un paragone, il cinquantennale del Sessantotto ha ricevuto celebrazioni & rievocazioni cominciate già alla fine dell’anno precedente e continuate, sui media, anche oltre l’anno di scadenza.
Perché?
Il giornalista si è, tristemente, risposto: perché comandano sempre loro. Specialmente sui media.
Un esempio tra i mille: l’aggressione “fascista” alle magliette amaranto del Cinema America a Roma; mentre scrivo ancora se ne parla, e su tutti i media, perfino quei pochi non di sinistra.

A Padova, stesso giorno, uno è stato pestato dagli “antifascisti”, ma lo so solo grazie a un tweet del nostro Marco Tosatti.

Il Sessantotto, in particolare in Italia, non fu affatto (io c’ero) quell’esplosione di libertà giovanile che i reduci millantano, bensì un’esplosione, sì, ma di intolleranza e di bastonate per chi non era d’accordo. Ed era tutto un ciclostile, fogli, scritte sui muri, giornali fondati inizialmente con pochi soldi, tanto chi ci scriveva lo faceva gratis.

Ora, il rivoluzionario puro ha sempre fatto il giornalista, fin dai tempi di Marat, passando per Mazzini, Marx, Lenin, perfino Mussolini. Perché è un consacrato.
Come il prete, che può arringare i fedeli ogni domenica. Parlare al popolo, insegnargli qual è il suo vero bene, additargli il peccato e i peccatori da cui deve guardarsi, indicargli continuamente il Regno dei Cieli.
Sostituite a quest’ultimo il Sol dell’Avvenire e tutto sarà chiaro.

Come il Regno dei Cieli, anche il Sol dell’Avvenire è ineffabile. Non si può descrivere, perciò non viene mai descritto. Come sarà non lo sanno i preti, e neanche i demagoghi.
Si sa solo che sarà un paradiso, e dobbiamo fidarci della loro parola.
La differenza, naturalmente, è ovvia: i credenti hanno i Santi come prova che è tutto vero; gli imboniti dai demagoghi hanno solo le chiacchiere di questi ultimi. I quali, però, hanno anche altri sistemi per mettere in riga i dubitanti.
Il motto è: stai con noi con le buone o vedrai le cattive.

Per quanto riguarda la generazione di gazzettieri sessantottardi che si era via via ingrossata fino a diventare preoccupante per il padronato (gli scioperi erano all’ordine del giorno, e le motivazioni salariali finirono con l’essere irrilevanti rispetto a temi come la guerra in Vietnam o il golpe in Cile), il padronato in questione escogitò la furbata di assumerli nei suoi giornali, così da stemperarne l’aggressività.
Finì che le redazioni e perfino i vertici dei grandi media nazionali furono invasi da sessantottini. I quali oggi sono settantenni ma per niente disposti a schiodarsi. E, anche se lo facessero, ormai i segnali di pista sono i loro e non si può fare altro che seguirli (o subirli).

Voi direte: ma il marxismo è finito, oggi c’è il Politicamente Corretto. E sbagliereste, perché il Politicamente Corretto è puro marxismo, anche se post-sovietico. Per primo se ne accorse Augusto Del Noce, ma pochi credono ai profeti, per il semplice fatto che bisogna attendere l’avverarsi della profezia; solo allora qualcuno si ricorderà, troppo tardi, che il profeta l’aveva detto.

I più eruditi sanno che dietro al Sessantotto c’era la filosofia-sociologia della cosiddetta Scuola di Francoforte, marxista, i cui elementi più celebrati erano Adorno, Marcuse, Horkheimer. Fin dagli anni Trenta. All’avvento del nazismo emigrarono. Dove? Negli Usa, e qui, ovviamente, insegnarono nelle università.

Infatti, si dimentica che il Sessantotto, ben prima del Maggio Francese, era scoppiato nei campus universitari americani. E oggi da dove viene il Politicamente Corretto? Sempre dalle università statunitensi, dove giunge a punte di grottesco, e di censura, che qui nella periferia dell’impero ancora non abbiamo visto (ma ce ne sono già i conati).

La meccanica della rivoluzione è sempre la stessa, mutuata dalla dialettica hegeliana (il marxismo, lo ricordo, è hegelismo di sinistra): «dialettizzare i contrasti», aizzando («far prendere coscienza») la parte «debole».
Oggi tocca a femmine contro maschi, e omo contro etero. Poiché qui non c’era il neri contro bianchi, i neri li si importa. In attesa che crescano di numero, godiamoci (si fa per dire) il Giugno Gay.
Il mese è scelto per commemorare la rivolta (sempre americana) di Stonewall.
Ma è anche il mese del Sacro Cuore e del Corpus Domini. Il che ci dà speranza.

 

Rino Cammilleri, da: https://lanuovabq.it/it/il-politicamente-corretto-marxismo-post-sovietico


Voi direte: ma il marxismo è finito, oggi c’è il Politicamente Corretto. E sbagliereste, perché il Politicamente Corretto è anch’esso marxismo, anche se post-sovietico.
Per rintracciarne le radici basta ripercorrere la storia che va dalla Scuola di Francoforte, all’emigrazione dei suoi leader negli Stati Uniti (dove insegnarono alle università), fino al Sessantotto.

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