EUROPARL: lobbies pro-morte e LGBT scoprono il loro principale avversario

Gender diktat,Parlamento europeo,Socialismo,Vita: politiche di bioetica

Con una vita di preghiera, studio e azione un’associazione cattolica (presente in un centinaio di paesi del mondo) svolge un’efficace opera di contrasto alla dittatura relativista: Italia compresa.
All’opposto, la potente lobby di parlamentari europei pro-morte https://www.epfweb.org/ ha collegamenti e membri comuni alla lobby LGBT http://lgbti-ep.eu/
Assieme, orientano il voto nei vari Stati dell’Unione, come si può evincere da qui: http://www.fattisentire.org/elezioni-europee-conferme-da-parte-avversa/

 


 

“Modern Day Crusaders in Europe. Tradition, Family and Property: analysis of a transnational, ultra-conservative, Catholic-inspired influence network — Crociati dei tempi moderni in Europa. Tradizione Famiglia Proprietà: analisi di una rete d’influenza transnazionale, ultraconservatrice e ispirata al Cattolicesimo”.

Questo il titolo di un Rapporto di trentacinque pagine reso pubblico la scorsa settimana a Bruxelles dal Forum parlamentare europeo per i diritti sessuali e riproduttivi. Si tratta di una potente lobby con sede a Bruxelles, della quale fanno parte trenta europarlamentari, legata alla multinazionale International Planned Parenthood Federation (IPPF). Il budget dell’IPPF si aggira attorno ai due miliardi di dollari. Il fine dichiarato del Forum è di difendere presso le Istituzioni europee i cosiddetti “diritti” LGBTQ. Il pezzo è firmato da Neil Datta, segretario del Forum e già direttore del Parliamentary Programme of the International Planned Parenthood Federation European Network.

Il Rapporto definisce correttamente le TFP come “un insieme di organizzazioni conservatrici d’ispirazione cattolica formate da laici che condividono una visione del mondo ispirata al fondatore della prima TFP, Plinio Corrêa de Oliveira”.

Secondo il Rapporto, le TFP sono diventate una delle principali forze di contrasto all’agenda LGBTQ in Europa: “Esse riescono a influenzare i centri di poteri europei. (…) Il loro obiettivo è chiaro: creare un ambiente che abbia il massimo impatto possibile nel modellare la legislazione europea e nell’influenzare i governi locali”.
Le TFP “ambiscono a influenzare l’Unione Europea e le Nazioni Unite. La narrativa reazionaria delle TFP, fondata sull’ortodossia religiosa, santifica le ineguaglianze nella società, e può diventare molto attraente per quelli che cercano una legittimazione religiosa per l’autoritarismo. (…) [Le TFP] sono attive in decine di Paesi con più di quaranta associazioni correlate”.

Questa forza sta preoccupando non poco le lobby LGBTQ presso le Istituzioni europee, poiché “le TFP non sono una normale organizzazione non governativa, bensì un’efficace macchina politica”. Il Rapporto intende “allertare i giornalisti, politici, educatori, ricercatori e cittadini europei” contro l’azione delle TFP: “I risultati di questo Rapporto dovrebbero spaventare tutti coloro che hanno a cuore un’Europa libera ed eguale”.

Il Rapporto anti-TFP nasce da una perplessità. Secondo la visione storica comune a tutti i movimenti rivoluzionari (e, quindi, anche alle lobby LGBTQ), la storia va sempre avanti, verso forme sempre più liberali e ugualitarie.
Non riescono, perciò, a spiegarsi come mai un movimento tradizionalista, anzi “reazionario”, riesca a raggiungere un tale successo: “È difficile capire come una tale miscela di reazione politica, intransigenza religiosa e oscurantismo sia potuta fiorire a questo punto, permettendo alle TFP di influenzare il mondo, o almeno il mondo cristiano dell’Europa, degli Stati Uniti e della maggior parte dei paesi dell’America Latina”.

L’autorevolezza accademica dello studio è diseguale. Molte informazioni sono tratte da documenti perfettamente idonei, che riflettono la realtà delle TFP, analizzati in modo piuttosto imparziale.
Nell’affanno di screditare le TFP, però, l’autore è andato a pescare anche in vecchi testi denigratori – alcuni pubblicati da settori sedicenti tradizionalisti – contenenti calunnie ormai ammuffite e già mille volte confutate dalle varie TFP in opere che hanno ridotto gli avversari al silenzio.
È ironico che le lobby LGBTQ utilizzino pubblicazioni “tradizionaliste” per attaccare le TFP. Il Rapporto tira in ballo anche alcuni testi del cosiddetto “movimento anti-sette”, molto forte negli anni Ottanta, ma ormai largamente superato dalla ricerca scientifica.

Il Rapporto del Forum parlamentare europeo va perciò preso con le pinze.

Tre esempi tra mille: nell’introdurre la figura di Plinio Corrêa de Oliveira, il Rapporto lo definisce “un ricco proprietario terriero”. In realtà, il leader cattolico brasiliano non possedeva nemmeno un metro quadrato di terra, e ha dovuto lavorare come insegnante, avvocato e professore per mantenere se stesso e i suoi anziani genitori.
Cade nella stessa categoria – oggi la chiameremmo fake news – il supposto appoggio di alcune TFP sudamericane a regimi militari autoritari, una vecchia fandonia dell’estrema sinistra latinoamericana che adesso trova eco nel Vecchio Continente.
L’autore del Rapporto sbaglia pure nell’attribuire alle TFP una “prossimità con elementi del vecchio fascismo”, trascurando la loro storia palesemente anti-fascista.

Un altro punto debole del Rapporto è il considerare come facente parte delle TFP organizzazioni e personaggi con i quali le TFP hanno in realtà un mero rapporto di amicizia; così come nell’attribuire alle TFP una vicinanza con realtà invece perfettamente estranee. Evidentemente, l’autore ha voluto fare d’ogni erba un fascio. Peccato che nel processo abbia calpestato l’obiettività.

Verace, invece, la qualifica delle TFP come “di natura doppia: spirituale e temporale. Da un lato, possono essere viste come un movimento conservatore religioso, per orientare i laici cattolici. (…) D’altra parte, le TFP sono anche politicamente attive (…) opponendosi al comunismo”.
Da questo doppio carattere provengono le due linee maestre dell’azione delle TFP: “Contro la Teologia della liberazione e altre tendenze moderniste che minano le tradizioni della Chiesa, e contro il comunismo nel campo temporale”.

Curiosa la difesa che il Rapporto, che si presenta come agnostico in fatto di religione, fa del Concilio Vaticano II: “Le TFP si oppongono all’evoluzione delle dottrine cattoliche in senso progressista – come ad esempio alcune riforme del Concilio Vaticano II – e difendono una Chiesa fedele alle sue tradizioni in campo sociale e liturgico”.
Tuttavia, segnala correttamente lo studio: “Mentre le TFP si oppongono alle tendenze moderniste nella Chiesa, e rientrano quindi nella fazione tradizionalista dei movimenti cattolici, non sono in scisma con Roma”.
Curioso anche l’accenno amichevole a Papa Francesco, qualificato come “progressista”.

Tutto un capitolo è dedicato alla storia delle TFP nelle varie fasi, dalla fondazione nel 1960 della TFP brasiliana fino ai giorni nostri. Secondo il Rapporto, “le nuove generazioni della TFP [specialmente in Europa] hanno portato a un livello superiore ciò che già era il loro marchio e metodologia”.
Un altro capitolo è dedicato all’azione delle TFP: “È probabile che le TFP non contino più di qualche centinaio di membri per Paese. (…) Tuttavia, le loro piccole dimensioni per numero di membri è compensata con la loro azione pubblica, capace di raggiungere centinaia di migliaia di persone. (…) Nonostante il loro carattere elitario, le organizzazioni TFP sono specializzate nella mobilitazione di base. Le organizzazioni TFP eccellono nel mass mailing, nelle campagne pubbliche e nelle proteste. Alcune hanno persino sviluppato i propri media che vanno dalle riviste ad agenzie di stampa e persino a canali televisivi”.

Il Rapporto anti-TFP del Forum parlamentare europeo mostra la sua faziosità soprattutto nei capitoli 5 e 6, dedicati alle relazioni fra le TFP e la Chiesa Cattolica e alle accuse di “setta” lanciate negli anni Ottanta.
Nel corso della loro ormai lunga storia, molte TFP hanno dovuto affrontare vere e proprie campagne denigratorie. Durante una tale campagna in Venezuela nel 1984, per esempio, i giornali sono giunti a pubblicare più di duemila articoli calunniatori in un solo giorno!
In queste campagne, le accuse provenivano in parte da fonti della sinistra (e ciò si capisce) e in parte da fonti “tradizionaliste” (il che si capisce meno).
Il Rapporto firmato da Neil Datta non fa eccezione. Citando fonti socialiste e tradizionaliste, accusa le TFP di “indottrinamento di minori”, di “estremismo politico” e di essere una “setta”.

Il Rapporto, però, dimentica di menzionare che tutte queste accuse sono state pienamente confutate all’epoca dalle TFP in libri e saggi che, invariabilmente, hanno ridotto gli avversari al silenzio. Ricco di note, il Rapporto tuttavia menziona soltanto una delle confutazioni delle TFP. Una grave mancanza che inficia l’autorevolezza accademica dello studio.

Nella Conclusione, il Rapporto si meraviglia che le TFP non siano state ancora l’oggetto di un’indagine da parte delle autorità europee, alle quali sembra lanciare un invito in tal senso: “La natura camaleontica delle TFP è riuscita finora a proteggerle da ogni scrutinio pubblico in Europa. Questo sta cambiando mentre sempre più giornalisti investigativi, attivisti e ricercatori tentano di comprendere le organizzazioni dietro le iniziative politiche anti [LGBTQ] in Europa”.

Sarà questa l’avvisaglia di un campagna denigratoria anti-TFP a livello europeo?
Il tempo lo dirà.
Alle lobby LGBTQ non mancano né soldi né animus delendi.
Da parte nostra, fiduciosi nell’aiuto di Colei che “sola schiacciò tutte le eresie”, possiamo proclamare con tono fiero e sereno: “Alios ego vidi ventos; alias prospexi animo procellas” – Ho già visto altri venti, ho già affrontato altre tempeste (Cicerone, Familiares, 12, 25, 5, 12).

 

Julio Loredo per https://atfp.it/biblioteca/pubblicazioni-varie/1828-la-tfp-fa-paura-alle-lobby-lgbtq-europee

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