Emilia-Romagna: legge per la dittatura gender?

Famiglia: coppie di fatto

«Consentire ad ogni persona la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale […] prevenire e superare le situazioni, anche potenziali, di discriminazione».
E’ quanto prevede l’art. 1 della proposta di legge regionale rispetto alla quale, il 17 maggio 2018, si svolgerà un presidio davanti al grattacielo della Regione Emilia-Romagna.

Per chiarire in concreto cosa implicherebbe l’approvazione di tale legge, è utile segnalare quanto avvenuto in queste ore a Bergamo:
«Messa in riparazione contro il Gay pride: denunciati gli organizzatori. Chiesto alla Procura di intervenire per bloccare la S. Messa: è un atto riprovevole che alimento odio e violenza contro gli omosessuali.
Agcom e Polizia postale oscurino le pagine Web dell’iniziativa
».
E’ significativo che si cerchi di impedire una Messa appellandosi (per ora) all’art. 415 c.p.: istigazione alla violazione di leggi, all’odio, ecc.

Tornando alla legge per l’Emilia-Romagna, l’art. 8 prevede anche l’istituzione
«di centri e case antidiscriminazione e antiviolenza […] nonché di punti di ascolto e di emersione della discriminazione». Sembra proprio una polizia politica LGBT, che segnalerà tutto ciò che ostacola l’azione della lobby, come confermano le “prove” già poste in atto da Arcigay. Prove che, come sempre, tengono conto delle denunce (sempre pretestuose) e mai delle sentenze.

All’art. 10 si giunge addirittura a disciplinare in senso omosessualista le funzioni del Corecom (Comitato Regionale per le Comunicazioni) che dovrà monitorare i «contenuti della programmazione televisiva e radiofonica regionale e locale, nonché dei messaggi commerciali e pubblicitari»: tecnica e metodi da KGB sovietico.

Va rilevato che – ancora una volta – il movimento LGBT non rivendica diritti di minoranze, ma è un movimento politico. Sono sempre le solite tre tappe:
1° si rivendicano presunti diritti per ciò che non si trova natura
2° si legifera per parificarli agli istituti naturali
3° si impedisce di parlare a chi ricorda che esiste una natura che non cambia.

Mentre in Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Trentino Alto-Adige sono stati presentati progetti di legge regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere, cinque Regioni si sono già dotate d’interventi normativi analoghi:
– Toscana (legge regionale n. 63 del 2004),
– Liguria (legge regionale n. 52 del 2009),
– Marche (legge regionale n. 8 del 2010),
– Sicilia (legge regionale n. 6 del 2015),
– Umbria (legge regionale n. 3 del 2017).
Un caso a parte è invece costituto dal Piemonte che ha affrontato il tema dell’omotransfobia nell’ambito della legge quadro regionale n. 5 del 23 marzo 2016.

FattiSentire.org ha già provveduto ad informare i partiti che in Regione sono stati i più sensibili alla difesa di quanto resta della civiltà occidentale e cristiana: «PER PIACERE VIGILATE, PARLATE, DIFENDETE LA LIBERTA’ DI TUTTI».
Forza Italia e Lega hanno già risposto all’appello: «il forzista Francesco Sassone […] boccia l’operazione come “non condivisibile e sbagliata, sia nel metodo che nella forma”» (agenzia DIRE del 14:11 16-05-18). Irrilevanti, come sempre, i sedicenti cattolici nel PD: «Santi Casali chiede infatti un incontro tra il gruppo del Pd a Palazzo D’Accursio e quello in Assemblea legislativa regionale».

Ancora una volta è necessaria la mobilitazione di tutti i cattolici al fine di far sentire la propria voce a chi è disposto ad ascoltarla, per difendere la libertà di tutti.
Ogni piccolo gesto, ogni parola, ogni volantino dato in parrocchia, può contribuire a rallentare questa deriva.
Combattiamo!

FattiSentire.org
Bologna, 17/5/2018

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