E il giudice aprì la porta alla poligamia

Famiglia: coppie di fatto

Per un uomo ucciso in un incidente stradale, un giudice vicentino riconosce il risarcimento a moglie e amante, elevando così l’adulterio a istituto giuridico.

Ma è la logica conseguenza delle sentenze che in questi anni hanno cambiato il concetto di famiglia.

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L’infedeltà fa bene al portafoglio. Questa potrebbe essere l’amara conclusione che si dovrebbe trarre dalla seguente vicenda fatta di tresche e soldi. Il 39enne Mirco Ronzani, di Lugo Vicentino, è sposato con Marzia Furlan di anni 44. Ronzani ha una relazione adulterina con la 33enne Arianna Gottardo. Un giorno lui e la Gottardo stanno attraversando una strada e un’auto investe l’uomo che ha appena il tempo di spingere lontano da sé l’amante la quale riesce a salvarsi. L’uomo invece morirà dopo 18 giorni.

Si va a processo e la donna che era al volante viene condannata ad un anno di reclusione per omicidio stradale. Pena poi sospesa.
Nel processo sia la moglie che l’amante si costituiscono parte civile contro l’assicurazione della persona che ha investito per chiedere il risarcimento danni. La moglie ha chiesto 800mila euro, l’amante 200mila.

L’avvocato che difende la moglie e il PM hanno chiesto al giudice di non consentire di aprire un contenzioso civile a favore dell’amante perché non risulterebbe dagli atti che ci si stata una relazione stabile tra il defunto traditore e la sopravvissuta traditrice. L’avvocato di quest’ultima invece ha fatto presente non solo che la relazione extraconiugale durava da sette mesi, come provano i tabulati telefonici, ma che il rapporto non si riduceva a una questione di letto ma tra di due era nata una forte progettualità: pare che ci fosse stata da parte sua una proposta di matrimonio, che i due avessero sperimentato una breve convivenza, che avessero l’intenzione di lavorare assieme e acquistare una casa.

Il giudice infine ha acconsentito alla richiesta della Gottardo: potrà chiedere in sede civile i danni. La moglie, è proprio il caso di dirlo, ne esce cornuta e mazziata.

Qualche pensierino in calce a questa storia di corna e pandette. In prima battuta e in punta di diritto parrebbe comprensibile la richiesta dell’amante: giusto risarcire i danni per la sofferenza patita a seguito della morte del partner. Ma a seguir questa logica della sofferenza patita, moltissimi sarebbero quelli che potrebbero mettersi in fila a batter cassa: parenti, amici, colleghi, compagni di calcetto del defunto che lamentano la sua morte. Invece l’orientamento giurisprudenziale ha premiato in genere solo gli stretti congiunti. Per quale motivo? Perché il vincolo formalizzato nel rapporto di matrimonio o il legame riconosciuto dal diritto che lega genitori e figli è indirettamente prova oggettiva che moglie e figli abbiano patito per la dipartita del coniuge e del genitore.

L’amante invece non è un istituto come quello matrimoniale o genitoriale. E’ un rapporto di fatto che, proprio in quanto rapporto di fatto, non ha valore giuridico. Invece il giudice vicentino riconoscendo che l’amante può chiedere il riconoscimento dei danni è come se indirettamente avesse riconosciuto un nuovo istituto giuridico: l’adulterio.

Il tradimento coniugale non è più reato da un po’ di tempo, ma questo non significa che il nostro ordinamento giuridico lo benedica. Nella prospettiva meramente giuridica l’adulterio è condotta tollerata, ossia un male da non sanzionare. Questo lo possiamo evincere almeno da due fatti giuridici: uno dei doveri di carattere civile in capo ai coniugi è ancora la fedeltà; l’infedeltà spesso ha ancora un peso (negativo) nelle vertenze che riguardano separazioni e divorzi.

Invece per il giudice vicentino la relazione adulterina della signorina Gottardo merita tutela giurisprudenziale, tanto che la stessa può chiedere risarcimento danni. Il valore giuridico della relazione fedifraga deriva da fatti, comportamenti, condotte, abitudini ormai consolidate in ben sette mesi (!) di frequentazione. E’ una vecchia argomentazione spesa più volte dai giudici in merito al tema delle convivenze e in specie di quelle omosessuali, soprattutto prima del varo della Cirinnà. Famiglia non è solo quella fondata sul matrimonio, ma quella nata dai fatti: vivere assieme, mettere al mondo dei figli, dividersi le spese della casa, fare progetti per il futuro, etc.

Come è la prassi a far nascere la famiglia, così è la prassi adulterina a costituire un rapporto significativo anche per il diritto, meritorio di tutela quasi come il rapporto di coniugio. Certo rimane la disparità di trattamento economico: 800mila euro alla moglie e solo 200mila all’amante. Se la relazione fosse durata un poco di più magari si aveva il coraggio di liquidare il dolore adulterino con una somma più ingente. Viene poi da suggerire alla moglie di chiedere il risarcimento danni all’Anna Karenina del vicentino per il dolore patito a seguito della notizia dell’infedeltà del marito.

Una postilla che vuole esprimere la preoccupazione più importante in questa storia. In tutta questa vicenda il pensiero va al povero investito morto dopo 18 giorni dall’incidente. Speriamo che abbia avuto modo e tempo di pentirsi, ossia di risarcire Dio delle offese a lui fatte.

Tommaso Scandroglio per http://www.lanuovabq.it/it/e-il-giudice-apri-la-porta-alla-poligamia

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