Testamento biologico: un’analisi interessante

Vita: altri temi

Analisi del progetto di legge sul testamento biologico approvato dal senato il 26 marzo 2009

Lo sanno tutti: se la maggioranza avesse voluto impedire “un’altra Eluana” avrebbe scritto una legge molto semplice e molto corta: “È vietato interrompere la nutrizione e l’idratazione erogata con mezzi artificiali ai soggetti in stato vegetativo”. 
Tutti sanno anche un’altra cosa: l’unico punto che interessa a maggioranza e opposizione è la regolamentazione della morte procurata dei soggetti incoscienti: se è possibile, quando è possibile, con quali presupposti è possibile, chi potrà disporla, chi dovrà eseguirla, chi ne sarà esentato…
Ecco un’analisi dettagliata e interessante del progetto di legge sul testamento biologico proposta dal Comitato Verità e Vita.

di Giacomo Rocchi


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Amare ed essere amati è ciò che dà valore alla vita

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L\’EUTANASIA E\’ L\’ABBANDONO DELL\’AMORE

Pubblichiamo la lettera che Bob Schindler senior, padre di Terri Schindler Schiavo, saputo della morte di Eluana, ha inviato a ilsussidiario.net, dopo la sua prima lettera di domenica scorsa indirizzata a Beppino Englaro.

Siamo molto addolorati nel sentire di Eluana e pieni di tristezza per lei. Aveva solo 38 anni. Eluana è morta solo quattro giorni dopo che i medici hanno cominciato ad interrompere la sua alimentazione e idratazione, con l’intento di causarne la morte.
Tristemente, la morte di Eluana ci ricorda ancora le parole di Papa Giovanni Paolo II. L’averle tolto cibo e acqua, cioè l’assistenza di base, così da farla morire, è una cosa che riguarda tutti noi e il modo in cui ci prenderemo cura di quelli che hanno bisogno del nostro amore e della nostra compassione per continuare a vivere.
Per la nostra famiglia non passa giorno che noi non pensiamo alla nostra amata Terri e stiamo ancora soffrendo molto per una perdita così grande. Da quando Terri è morta, abbiamo deciso di portare avanti il suo lascito di vita e di amore, così che il suo sacrificio non sia avvenuto invano e, cosa più importante, che altri possano evitare lo stesso terribile destino.
Una cosa che sappiamo è che la questione non muore con Terri o Eluana, perché ci sono decine di migliaia di persone che vivono con lo stesso tipo di infermità. E le loro vite sono estremamente vulnerabili al crescente pregiudizio contro chi soffre di una infermità cognitiva.
Dopo la morte di Terri, la nostra famiglia ha dato vita alla Terri’s Foundation, per poter sostenere le persone con gravi danni cerebrali che sono in pericolo di essere uccise, in base a questa crescente tendenza a considerare la loro vita come “non degna di essere vissuta”.
Noi siamo profondamente addolorati per l’inutile morte di Eluana, ma siamo pieni di speranza che sempre più persone diventino coscienti di come viene trattato chi soffre di infermità come quelle di Terri ed Eluana, e che il nostro mondo cominci a dare valore alle loro vite, piuttosto che eliminarle.
Noi preghiamo perché il padre di Eluana e tutti quelli che hanno preso parte nella sua morte possano un giorno ridare valore alla vita e capire che tutte le persone sono state create con pari dignità e rispetto, non importa quale infermità possano avere.
Ciò che dà qualità e valore alla vita è l’amore. Amare ed essere amati è ciò che dà valore alla vita. L’amore è l’arbitro ultimo della vita. L’eutanasia è l’abbandono dell’amore. Dove c’è amore, c’è speranza.

Robert Schindler Sr e la famiglia di Terri
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La notte della Repubblica

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I VOLENTEROSI CARNEFICI DI ELUANA

E\’ un orrore funesto assistere a questo branco di relitti
che si prosternano davanti all\’idolo della morte

Editoriale di Giuliano Ferrara – (C) Il foglio – 9 febbraio 2009 – prima pagina

Che branco di mascalzoni questi gentiluomini. Ci dicono pagani, golpisti, sfruttatori del dolore, mestatori nel torbido, autori di uno scempio. Questi che si dicono laici e che sono soltanto relitti del vecchio familismo amorale degli italiani, specie quando recitano il coro vomitevole di papà Beppino e di una nichilistica libertà di coscienza per giustificare l\’eliminazione fisica di una disabile, una esecuzione degna dei nazisti.

Secondo loro, un piccolo popolo che ha finalmente trovato a Udine un boia asettico e clinico, saremmo noi a usare il corpo di Eluana. Noi che lo vorremmo in pace, quel sinolo di anima e corpo che appartiene a una cittadina adulta e titolare del diritto alla cura e alla vita; loro che lo hanno sequestrato alle suore misericordine di Lecco e lo hanno gettato in una tetra stanza dove decine di volenterosi carnefici piagnoni lo affamano e lo assetano in reverente obbedienza a una sentenza definitiva. Alla faccia della moratoria contro la pena di morte, quel >b>grido ipocrita della società abortista ed eutanasica ed eugenetica, quel gesto simbolico invocato contro le sentenze definitive di condanna a morte che ora viene rimproverato a noi, che vogliamo una moratoria anche per la Englaro, da questi sepolcri imbiancati.

Sarebbe il governo a fare un colpo di stato contro la Costituzione e il diritto. Bugiardi che non sono altro, calunniatori e mistificatori: è un quindicennio che i Defanti e i Mori e gli altri paranoici dell\’eutanasia, insieme con i tiepidi testamentari biologici, fanno campagna sul corpo di Eluana Englaro. Una campagna disgustosa. Atrocemente sentimentale. Una campagna pubblica dissimulata nelle sordide cautele della pietà privata simulata. Che fa leva sulla paura della gente, sul pregiudizio ignorante in materia di disabilità, sulla spregevole indifferenza verso la carnalità pulsante, respirante, anelante della vita umana, quell\’indifferenza morale che si dispiega nella società che loro amano, quella dell\’aborto, dell\’eugenetica, della distruzione della vita per migliaia e milioni di embrioni, dei protocolli che uccidono i down come le spine bifide.

Lo avevamo detto, con il professor Ratzinger, che in questo secolo si giocherà sulla vita la battaglia della ragione e del buonumore. Non pensavamo che ci saremmo trovati tanto presto, a queste tristi latitudini, di fronte a un protocollo costituzionale di morte per disidratazione. Non pensavamo che una generazione postideologica sarebbe rifluita tanto facilmente negli imperativi dell\’etica nullista, e che questo vecchio popolo di sinistra sfregiato dalla distruzione della vita, della famiglia, della maternità, del sesso, dell\’amore coniugale, dell\’educazione, della cultura e della cura sarebbe riuscito a imporre una cappa di consenso coatto, totalitario, tale da portare in piazza gente che lotta contro la carità cristiana e la laica cura ippocratica dei malati, e che si prosterna di fronte all\’idolo della morte. È un orrore funesto assistere a questa immonda accademia, uno schifo senza speranza.

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Eluana, se questa è una donna che va portata a morire

Vita: altri temi

Al mattino, come tutti noi, apre gli occhi. Più tardi, come capita a tanti disabili, viene sottoposta a fisioterapia. Nel pomeriggio, quando il tempo lo permette, è accompagnata in giardino per la passeggiata. Ecco la quotidianità di Eluana. Fino a ieri

Ieri sera Eluana Englaro, dopo quasi 15 anni, stava per lasciare la Casa di cura Beato Talamoni di Lecco, forse nella notte diretta a Udine. Il padre è deciso a dare corso alle presunte volontà della giovane, sostenuto da una parte dell’opinione pubblica che forse fuorviata da alcune cronache ritiene che quella di Eluana sia una «non vita». Ma non è così. Lo documentiamo qui, con un certo pudore, proprio in un momento delicatissimo. Perché tutti sappiano che quella di Eluana è invece la vita, la vita di una disabile, ma una vita a pieno titolo. Lo possiamo documentare perché in passato Beppino Englaro aveva aperto le porte della stanza di Eluana a molti giornalisti, così come a politici, medici, persino a gente comune che chiedeva di ‘vederla’, nessuno per curiosità, molti per capire, alcuni anche per pregare. A tutti il padre ha sempre dimostrato cortesia, accompagnandoli di persona nella stanza. Anche noi, nel pieno rispetto del dolore più grande che possa colpire un genitore, gli avevamo chiesto di capire da vicino, non per giudicare ma per sondare senza pregiudizi. Qui raccontiamo solo quanto basta per comprendere che Eluana vive ancora una vera esistenza.

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Tutto è pronto per la prima condanna a morte dell’Italia repubblicana

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LA SPERANZA NON SI ARRENDE
A UDINE PER VIVERE

Non hanno voluto ascoltare la voce delle suore che, ripetutamente, li hanno supplicati di lasciar loro quella che dopo tanti anni di cure amorevoli, quotidiane, esemplari sentivano come figlia. Figlia, certo, perché si è figli di un amore, non di una sentenza, nemmeno se confermata dai bolli di cento tribunali e dai ragionamenti astratti di toghe che del diritto hanno fatto un teorema efferato. Sancendo la prima condanna a morte dell’Italia repubblicana. Che Eluana abbia bisogno di essere figlia di un legame vitale, in queste ore nelle quali il suo destino si è rimesso drammaticamente in movimento, appare con un’evidenza difficile da respingere.

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I malati di Sla gridano il loro diritto di vivere

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MA I GIORNALISTI SI AGITANO

SOLO QUANDO C’E’ DA TOGLIERE IL SONDINO

Era una lunga tavolata, quella allestita lo scorso fine settimana a Salò, sulle rive del Garda, ma non c’erano piatti né bicchieri: « Noi non mangiamo», aveva sorriso uno dei commensali al giornalista rimasto interdetto. «Noi abbiamo il sondino. È così da mesi, a volte anni». Era da poco finito il primo raduno nazionale dei malati di Sla e a quel tavolo iniziava la loro festa, ma i giornalisti, gli invitati d’onore, gli unici per cui una tavola era imbandita e profumava di risotto ai funghi, erano davvero pochi. In quella sala avveniva qualcosa di importante, addirittura vitale, ma le grandi testate erano altrove.

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Contro il delirio antinatalista: c’è posto per tutti

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Non è vero che bisogna fare meno figli perché le risorse scarseggiano.
L’uomo è dotato di una fonte energetica illimitata: l’intelligenza

Alcuni assunti fondamentali della pubblicistica attuale sono presentati come fossero verità lapalissiane e condizionano i comportamenti di intere masse. Uno di essi è il calcolo statistico antinatalista sulla popolazione del mondo. Se la matematica non è un’opinione, l’operazione è presto fatta: eccesso di popolazione rispetto ai prodotti disponibili per la sopravvivenza; dunque necessità di riduzione della popolazione mondiale. Ora, se i bisogni fondamentali dell’uomo sono mangiare, bere e fare sesso e l’ultimo di essi ha lo spiacevole effetto di aumentare la popolazione e quindi di creare nuovi concorrenti al consumo dei beni disponibili, evidentemente la natura ha fatto male i conti e perciò l’ultimo imperativo categorico sarà quello di correggere le sue incongruenze ricorrendo ad anticoncezionali, profilattici e – perché no? – anche all’aborto e alla sterilizzazione. Come affermano, tra gli altri, Mary S. Calderone e Eric W. Johnson in “The Family Book About Sexuality”, 1981: “Se la riproduzione umana non è presto ridotta drasticamente, la nostra terra conterrà più persone di quante il suo spazio e le sue risorse possano assolutamente sostenere… La fertilità umana deve in qualche modo essere ridotta. Se non lo è, il disastro è inevitabile.”
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I rischi di andare contro natura

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Londra: nasce la bimba «selezionata».
A spese di altre vite

Nuovo, preoccupante "traguardo" della ricerca scientifica britannica. Nel Regno Unito è nata infatti la prima bambina geneticamente selezionata, appositamente "programmata" per non ereditare dai genitori il gene del cancro al seno. In un articolo pubblicato dall’Osservatore Romano il dottor Carlo Bellieni ricorda però che proprio uno studio pubblicato in questi giorni riporta che i bimbi nati dopo fecondazione in vitro (Fiv) hanno un rischio di certe malformazioni maggiore degli altri

 

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Eluana, i medici della clinica di Udine si ribellano: ”Non siamo un mattatoio!”

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A giorni la decisione dei vertici della casa di cura che s\’è offerta di far morire la giovane donna.
Appello dei camici bianchi: «Fermiamoci». Dell\’operazione avevano saputo dai giornali

«Se prima eravamo sconcertati oggi siamo esterrefatti. Il rapporto di fiducia tra noi medici e la struttura sanitaria per cui lavoriamo si è spezzato. L’appello ai nostri capi? Fermatevi». Sono molti i camici bianchi della \’Città di Udine\’ – il policlinico che vorrebbe «accompagnare alla morte» Eluana – che esprimono disaccordo con i vertici. Molti (e diversi) i motivi della loro indignazione. «Alcuni di noi sono profondamente colpiti dal punto di vista etico e umano – specifica uno di loro, altri invece non accettano l’arroganza con cui gli amministratori hanno gestito la cosa, mettendoci di fronte al fatto compiuto e costringendoci a saperlo dai giornali. Una terza parte, infine, non ammette che si siano rivolti a un’équipe esterna di cosiddetti volontari, anziché chiedere a noi se eravamo disposti a staccare il sondino: è indice di coscienza sporca. E come li hanno reclutati, visto che il progetto era così segreto? Chi c’è dietro?». (altro…)

Il ”diritto” di morire, peggior incubo della post-modernità

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Tentazione sconcertante

Sono sinceramente convinto che una legge ampiamente condivisa sulla fine della vita umana sia, nell’Italia di oggi, opportuna bioeticamente e necessaria biopoliticamente (ne ho scritto diverse volte sulle colonne di que sto giornale). E non mi turba troppo nemmeno l’espressione \’testamento biologico\’: è tutt’altro che corretta, ma ciò che conta non è il colore o la grafica dell’etichetta che si vuole incollare su di una scatola, quanto il contenuto di questa. Quando però leggo un articolo, scritto per perorare un \’referendum sul diritto di morire\’, come quello che Luca e Francesco Cavalli-Sforza hanno pubblicato su Repubblica del 2 gennaio (ma il nome che conta mediaticamente è quello del padre, Luca, illustre genetista), vengo preso da un profondo sconforto: se questo è il livello della riflessione su questioni cruciali come quella della fine della vita umana è forse meglio fermare ogni dialogo, imporre a tutti ( me compreso, ovviamente) adeguate pause di riflessione, esigere da tutti i bioeticisti un severo sforzo di onestà intellettuale.
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