Emilia-Romagna: 513 firme contro l’aborto, radiato l’Assessore genderista alla Sanità

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Ai Consiglieri Regionali del centro-destra
e, p.c., ai senatori e deputati
in Emilia-Romagna

Gentili esponenti dei partiti,
si allegano i 513 firmatari della nostra Regione che hanno sottoscritto il seguente appello a voi rivolto:
«Gentili esponenti del centro destra dell’Emilia-Romagna,
ho preso visione della relazione sull’aborto in Emilia-Romagna fatta dall’Assessore Venturi.
In essa vengono nascosti i dati sulle “pillole del giorno dopo”, sul crollo delle donne in età fertile, sulla diffusione delle malattie veneree conseguenti le politiche educative fatte dalle ASL.
Pertanto, la mia famiglia ed io, aderiamo alla petizione promossa da fattisentire.org e vi chiediamo di fare tutto il possibile per fermare la deriva etica promossa dall’attuale Giunta della Regione.
Vi ringrazio anticipatamente per quanto potrete fare, seguirò con attenzione l’operato di ciascuno
».

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Esce il libro di fattisentire.org!

1 CommentoFamiglia: politiche familiari,Partecipazione del cittadino,Politiche per la donna,Vita: altri temi

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Quella moratoria sui princìpi non negoziabili

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L’astensione della Lega sulla proposta di istituzione di una nuova Commissione parlamentare sui diritti umani che si occupi anche di utero in affitto e cristiani perseguitati la dice lunga sul patto che rende possibile la sopravvivenza di questo governo.

di Tommaso Scandroglio

 

Prima delle elezioni i cattolici, almeno quelli che sanno riconoscere che ad esempio l’aborto è tematica moralmente più rilevante dell’immigrazione e che credere in Cristo è la libertà più importante di tutte, vivevano nell’angoscia pre-voto.
Chi votare tenendo fisso come criterio ispiratore la tutela dei principi non negoziabili?

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Il fallimento del PdF e gli errori di prospettiva

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L’abbandono del Popolo della Famiglia da parte di Gianfranco Amato, che aveva fondato il partito insieme a Mario Adinolfi, – oltre a confermare una facile previsione – ripropone una domanda sulla rappresentanza del popolo dei Family Day.
A cui si continua a dare una risposta sbagliata
.

di Riccardo Cascioli, per la Nuova Bussola Quotidiana

 

L’esperienza del Popolo della Famiglia è stata un fallimento; dopo il 4 marzo lo scenario politico è completamente cambiato e c’è bisogno di nuove forme di presenza politica; il primo passo è lavorare per ricostituire l’unità dei soggetti che hanno dato vita ai Family Day. Questa è in sintesi l’analisi che Gianfranco Amato, fondatore insieme a Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia, ha condiviso ieri sul quotidiano La Verità per annunciare le sue dimissioni da quel partito.

Non è un fulmine a ciel sereno: dal 4 marzo molti e lunghi sono stati i silenzi di Amato e svariati i segnali di un disagio nei confronti del PdF e del surreale trionfalismo di Adinolfi a fronte di un misero 0,7% uscito dalle urne. Non commentiamo la decisione di Amato né le ovvie e immediate polemiche che si sono scatenate sui social, né gli insulti al suo indirizzo dall’ormai ex compagno d’avventura Adinolfi.

C’è però qualcosa che stona nell’analisi di Amato: non si può rivendicare come giusta la scelta di due anni fa e attribuire agli scenari usciti dal 4 marzo il necessario cambiamento di strategia quando già allora c’era chi aveva previsto come sarebbe andata a finire, e soprattutto la dilapidazione del tesoro accumulato con i Family Day.
Allora parlammo di errore di metodo e di contenuto, e di nodi che sarebbero prima o poi venuti al pettine: fummo criticati anche da chi è diventato in questo tempo un acceso denigratore del PdF.

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Osservazioni su “Un nuovo bipolarismo senza i cattolici”

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Tra i numerosi saggi sulle elezioni dello scorso 4 marzo 2018, spicca per profondità quello apparso su uno storico bimestrale cattolico (1), del quale si raccomanda la “lettura meditata”.
La condivisibile tesi di fondo è che l’incidenza del mondo cattolico italiano «in termini di capacità di intervenire sulla campagna elettorale, è stata prossima allo zero» (pag. 28).
Tuttavia, la lettura complessiva del saggio produce l’impressione che l’ignoto estensore non abbia esperienza d’azione sul territorio provinciale e comunale, né conosca la realtà dei rappresentanti locali dei partiti.
Di conseguenza, la parte finale, relativa al cosa possiamo fare adesso e qui? risulta lacunosa e generica.

Se si vuole “incidere e intervenire”, la prima cosa da capire è che non si deve più votare in base a ciò che dicono i leader dei partiti in televisione. Tali persone NON sono influenzabili perché vengono generalmente candidate in collegi nei quali la loro elezione è “sicura” e, pertanto, non hanno bisogno del rapporto con gli elettori di un territorio.

Normalmente, gli uomini dei partiti devono fare un “percorso di carriera e probazione” prima di venire candidati al Parlamento: si parte dal consiglio di circoscrizione, poi quello comunale, spesso quello regionale e, infine, se abili e fedeli, Camera o Senato.
È anche da ricordare che durante tale percorso i rappresentanti vengono condizionati dalle logiche di partito e di corrente ma, una volta giunti in Parlamento, la loro possibilità azione è sottoposta a una quantità tale di variabili da divenire praticamente nulla.

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Petizione pro-vita e pro-famiglia ai neo parlamentari dell’Emilia-Romagna

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Dopo 70 anni l’Emilia-Romagna è passata al centro-destra:  nella nuova Legislatura portiamo ben 9 senatori e 18 deputati (più sotto l’elenco),
alcuni dei quali hanno già fatto in favore della vita e della famiglia.

Ora è importante far sentire forte la nostra voce perché i nostri rappresentanti diano priorità ai temi etici,
unico modo per uscire da tutte le altri crisi che patisce l’Italia:
chiediamo perciò l’abrogazione di tutte le leggi (più sotto l’elenco) contro la vita e la famiglia fatte dai Governi Letta-Renzi-Gentiloni.

SE RISIEDI IN EMILIA-ROMAGNA SOTTOSCRIVI QUESTA PETIZIONE:
LA TUA RICHIESTA ARRIVERA’ AI NOSTRI 27 NUOVI PARLAMENTARI
per chiedere di abrogare tutte le leggi contro la vita e la famiglia

Emilia-Romagna per la vita e la famiglia

Petizione pro-vita e pro-famiglia ai neo parlamentari dell’Emilia-Romagna

Gentili senatori e deputati dell’Emilia-Romagna,
ho votato per il centro-destra a causa della deriva etica imposta la scorsa legislatura dal Partito Democratico.

Pertanto, la mia famiglia ed io, aderiamo alla petizione promossa da fattisentire.org e vi chiediamo di abrogare le seguenti leggi contro la vita o la famiglia naturale approvate nella scorsa legislatura:
- 119/2013: violenza di genere (introduce il gender nella scuola)
- 162/2014: divorzio semplificato
- 55/2015: divorzio breve
- 107/2015: buona scuola (rinforza ideologia gender)
- 76/2016: unioni civili
- 71/2017: cyber-bullismo (pretesto per diffondere il gender)
- 219/2017: dichiarazioni anticipate di trattamento (eutanasia)
e cancellando queste altre leggi approvate per ora solo alla Camera:
- 2013 settembre: Omofobia - ddl Scalfarotto
- 2015 ottobre: Ius soli – ma soprattutto ius culturae
- 2017 ottobre: Cannabis - per ora ad uso terapeutico

Ricordo infine che
- l’Agenzia Italiana del Farmaco, che opera sotto la direzione del Ministero della Salute, il 21/4/15 e il 3/3/16 ha liberalizzato la pillola omicida nascondendo la precedente frase scientifica: “il farmaco potrebbe anche impedire l’impianto” in modo da presentarla come contraccettivo e permetterne la distribuzione gratuita nelle Ausl
- dopo varie Regioni anche la nostra sta per approvare una legge che introduce un reato di pensiero sotto pretesto della omo-trans-fobia.

Vi ringrazio anticipatamente per quanto potrete fare, seguirò con attenzione l’operato di ciascuno.
Buon lavoro!

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Emilia-Romagna al centro destra: e il voto cattolico?

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1) L’Emilia Romagna, dopo 70 anni di amministrazione totalitaria social-comunista, ha una maggioranza di centro-destra.
Ma attenzione: se l’Emilia è di centro-destra, la Romagna non la è.

 

2) I cattolici che votano a sinistra (Civica Popolare) potrebbero non essersi resi conto che le cinque leggi contro la vita e la famiglia – emanati dal Governi PD – sono espressione di un odio verso la natura e il suo Creatore.
Tuttavia, sembrano ormai irrilevanti:
14.195 voti (0,55%) in tutta la Regione;
2.401 voti (0,67%) a P. F. Casini a Bologna;
1.455 (0,55%) voti a B. Lorenzin a Modena.

 

3) L’aumento dei voti del centro-destra potrebbe essere dovuto ad un temporaneo spostamento del voto cattolico causato principalmente dall’ostilità dei Governi PD ai “valori non negoziabili”. Il timore dell’immigrazione (dall’Africa e Medio-Oriente) per un cattolico è probabilmente meno importante, perché l’islam al momento non è ancora aggressivo verso la fede.
Se il voto di tanti cattolici è stato temporaneamente “assorbito” dal centro-destra (supponendo che quelli di sinistra abbiamo votato per i “Civici e Popolari” della Lorenzin), resta da esaminare il voto dei cattolici che non si sono identificati con nessuno degli schieramenti citati sinora.

 

4) Vi sono, infatti, altri due piccoli partiti catto-democratici:  UDC nel centro-destra e Popolo della Famiglia.
Singolarmente presi sono irrilevanti. Ma messi insieme valgono 32.000 voti (1,25%) di cattolici pro vita e pro famiglia, ossia con convinzioni “di destra”.

 

  • Rischi e rimedi

5) Di fronte al disastro elettorale e al relativo venir meno di “sogni e speranze”, chi ha votato per l’UDC o il Popolo della Famiglia potrebbe cadere nella de-moralizzazione e dis-impegno rispetto alla battaglia per la vita e la famiglia. Sarà indispensabile un maggiore impegno dei pro-life & family per far tornare queste buone persone a combattere, con un impegno pre-politico fuori dai partiti.

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Elezioni: è la fine del cattolicesimo democratico?

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Per cattolicesimo democratico si intende qui «un dispositivo ideologico fatto per trascinare verso sinistra uomini di destra e, soprattutto, centristi ingenui» (1): nella storia d’Italia, ad ogni reazione popolare cattolica, è corrisposta la nascita di un partito che l’ha annacquata e poi fatta morire (2).
Il tema è attualissimo perché, come dopo la vittoria elettorale dei cattolici nel 1913 nacque il partito di Don Sturzo, così, dopo la reazione popolare costituita dai due ultimi Family day, è sorto un nuovo partito catto-democratico.

Il fatto più significativo

Per chi ha a cuore i valori non negoziabili, il dato più significativo delle elezioni politiche 2018 è, dunque, la scomparsa dei tre partiti catto-democratici: Noi con l’Italia – UDC (Lupi), Civica popolare (Lorenzin), Popolo della Famiglia (Adinolfi).
I pochi esponenti dei primi due (ad es. Quagliariello, Casini, Lorenzin) sono eletti perché inseriti come “favore” in collegi uninominali e dovranno confluire in altri gruppi parlamentari.
Se è la prima volta in 100 anni che i partiti catto-democratici sono assenti dal Parlamento, occorre ricordare che «il cattolicesimo democratico come cultura è più ampio dei cattolici democratici come corrente politica» (3).
Nonostante questo bellissimo avvenimento, non bisogna cantare vittoria perché è solo la premessa per ricostruire il movimento cattolico. (altro…)

Mario Adinolfi ed Emma Bonino

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Primarie del Partito Democratico. le radici culturali di Mario Adinolfi

Dal blog Libertà&Persona, arriva un importante esempio di come il partito di Adinolfi può favorire il Partito Democratico e, addirittura, Emma Bonino.

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Lo scontro tra Emma Bonino, Federico Iadicicco e Mario Adinolfi, a Roma, non è solo un derby tra cattolici e radicali, ma anche tra cattolici.

Mario Adinolfi, infatti, rischia di portare via i voti decisivi per la vittoria di Iadicicco, verso cui ha avuto parole piuttosto critiche.
E di favorire così l’elezione di Emma Bonino.
Al contrario, Iadicicco sembra ignorare il suo avversario, sapendo che è del tutto fuori partita, e volendo evitare le polemiche. Che abbondano però sui social. (altro…)

Nota sul partito di Adinolfi

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Un articolo del prof. de Mattei sul Partito della Famiglia

Non chiedo l’abolizione della legge 194 […] non ho “collaborato” con la sinistra. Ne sono stato e ne sono parte attiva. La radicalizzazione della campagna elettorale 2013 […] ha comportato il mio allontanamento dal Pd. Spero temporaneo
(Mario Adinolfi, in “Campari & de Maistre, Se un cattolico di sinistra vuole la mamma. Un Campari con… Mario Adinolfi”, del 22/03/2014)

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Mattarella, Adinolfi
e la croce democristiana

Il 31 gennaio 2015 Sergio Mattarella è stato eletto dodicesimo presidente della Repubblica italiana.
Tra i più entusiasti per l’evento, si è distinto il direttore de “La Croce”, Mario Adinolfi, che, sullo stesso giornale, il 3 gennaio, ne aveva vaticinato l’elezione.
Tutti ormai sanno chi è Sergio Mattarella, ma pochi ancora conoscono Mario Adinolfi. Wikipedia lo presenta come un «giornalista, politico, giocatore di poker e blogger italiano».

Ha avuto una turbinosa carriera politica, passando dalla Democrazia Cristiana all’ala ulivista del Partito popolare, poi al Partito Democratico (nelle cui fila è stato per pochi mesi deputato) e infine a Scelta civica di Mario Monti. (altro…)