Antonio Socci sul caso Boffo

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Il boomerang di “Repubblica” e “Giornale”

Libero, 3 settembre 2009

Ezio Mauro e Vittorio Feltri: due autogol? Cominciamo dal primo. Il caso è buffo. Mercoledì scorso Benedetto XVI ha pronunciato parole di così grande attualità che sono finite nei titoli di apertura di tutti i tg, nei siti internet e ieri su tutti i giornali. Proprio perché toccavano i temi più scottanti.

Ebbene mi pare che La Repubblica (come l’Unità) abbia totalmente “bucato” la notizia. Per quanto abbia cercato ieri non sono riuscito a trovare un titolino e nemmeno una riga. Silenzio plumbeo. Il fatto è ancor più singolare se si pensa che sempre ieri, nella stessa apertura di prima pagina, Repubblica titolava su quanto aveva dichiarato padre Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana (“Il Vaticano: Feltri crea il caos”).

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Verona, le ignobili menzogne di Dalla Bernardina

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SCOOP DURATO LO SPAZIO DI UN MATTINO.

E ORA CHI PAGA I DANNI?

I racconti di chi ha frequentato l\’istituto: «Accuse inverosimili. Quegli abusi non sarebbero passati inosservati. Tra noi ci si raccontava tutto. Avremmo saputo se fossero successe quelle cose».

1) Gli ex allievi del \”Provolo\”: \”Pedofilia? Mai visto nulla\”

2) Intervista al vescovo Zenti: \”Fantasie aberranti\”

3) L\’inferno non è al \”Provolo\”: una lezione da ricordare

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Tra Cesare e Dio: Famiglia Cristiana sceglie Cesare

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Ho voluto toccare con mano e mi sono andato a rileggere tutti gli editoriali di Famiglia Cristiana di luglio e agosto. Non solo quello famoso sul “fascismo” incombente in Italia e che tanto ha fatto discutere, ma tutti. 6 luglio: accusa al governo di “razzismo strisciante” per le impronte ai rom; 20 luglio: critica al “lodo Alfano” che copre gli interessi personali di Berlusconi; 27 luglio: sì, il governo qualcosa ha fatto però le riforme non bastano, serve un cambio di coscienza; 3 agosto: troppi tagli alla spesa pubblica; 10 agosto: Berlusconi è nelle mani di Bossi; 17 agosto: no ai sindaci-sceriffo, preludio di autoritarismo.

Una serie programmata di interventi contro il governo: su questo non c’è dubbio. E’ un problema? Di per sé no: la critica è ammessa e addirittura auspicabile. La linea di un settimanale la decide il direttore e la confermano o meno i lettori, continuando a comperarlo o disertando le edicole. E’ bene, per la democrazia, che altri criteri non intervengano. Però, nel caso di Famiglia Cristiana, ci sono due “però” che forse sarebbe bene venissero esaminati, finite le polemiche, anche dallo stesso staff della rivista dei Paolini.

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Quando “Famiglia Cristiana” sfruttava noi figli dei poveri

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Quando "Famiglia Cristiana" sfruttava noi figli dei poveri

Siccome dal 1965 al 1971 ho consegnato a domicilio ogni settimana, gratis et amore Dei, 120 copie di Famiglia Cristiana, per un totale di oltre 6.000 l’anno, penso d’essermi guadagnato d’ufficio il diritto di dire la mia sulla deriva girotondina dell’ebdomadario della Società San Paolo, in origine Pia, oggi non più.
Fossi don Antonio Sciortino, ci andrei molto cauto nel parlare, come ha fatto l’altrieri su Repubblica, di «prese di posizione autoritarie» (versione edulcorata del fascismo «sotto altre forme» denunciato dal suo notista politico Beppe Del Colle) e soprattutto di «enorme distanza dai problemi che si aggravano», di «povertà in aumento», di «famiglie che non arrivano alla fine del mese», di «impiegati alle mense della Caritas», il tutto attribuito al governo in carica, si capisce.

Avendo il settimanale paolino fondato la sua prosperità sullo sfruttamento – sia pure per interposta persona (i parroci) – della manodopera minorile, e dei figli dei poveri in particolare, il suo direttore dovrebbe disinfettare con la varechina il pavimento del pulpito dal quale pretende di fare la predica.
E visto che io ero costretto a lavorare come zelatore di Famiglia Cristiana quando lui non era neanche prete, né tantomeno giornalista, gli rinfresco la memoria.

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Perché non celebriamo Garibaldi

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di Francesco Pappalardo

Tratto da: Identità nazionale. it




Se per Risorgimento s’intende il movimento culturale che ha accompagnato l’Unità, cioè il processo di unificazione politica della penisola italiana, con l’intenzione esplicita di «modernizzare il paese», ossia «[…] di disfare il tradizionale ethos italiano radicato nel cattolicesimo per costruire un ethos nuovo, progettato a tavolino, modellato sulle presunte caratteristiche delle più avanzate nazioni protestanti europee» (1), non possiamo celebrare Giuseppe Garibaldi, autorevole esponente del «partito anti-italiano» risorgimentale (2).

Il programma «nazionale» — che Garibaldi indossa in pieno, favorendone apertamente l’ideologismo più radicale —, ispirato alla duplice intenzione di unificare l’Italia e di procedere al «rinnovamento morale e civile» degli italiani, ha rappresentato un tentativo insidioso di «rieducazione» popolare, volto a demolire la cultura dell’antica nazione italiana. «In termini polemici si potrebbe dire che Garibaldi fu tra quelli che “fecero l’Italia per ‘disfare’ gl’italiani”» (3).

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PACS: Michele Santoro vergogna della Rai

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Mastella: “Un agguato. È difficile convivere con questi comunisti”

Ecco lo spirito autentico che anima chi vuole i PACS-dico

 

Protestiamo “Con Striscia e Mediaset ho chiuso“.

L’ex collaboratore di “Servire il popolo” (periodico maoista) e dell’Unità (quotidiano comunista), oggi eurodeputato per l’Ulivo, si è segnalato per l’ennesimo gesto di violenza mediatica: stavolta ai danni di un suo collega di partito. La colpa? Essere favorevole alla famiglia.

FattiSentire.net ritiene tuttavia inutile scrivere lettere di protesta a “RAI-Kabul”.

Propone, invece, di protestare nei confronti dell’atteggiamento fazioso della ben più seguita “Striscia la notizia”, curata dal fazioso progressista Antonio Ricci e condotta dallo sporcaccione Ezio Greggio. Infatti, sull’agguato di Santoro a Mastella, Striscia non ha trovato di meglio che canzonare il Ministro, giungendo addirittura a costruire un video dove appariva con una parrucca color celeste.
Per protestare con il direttore Carlo Rossella di Canale 5 scrivere
da: http://www.mediaset.it/brand/canale5/programma/schedaprogramma_715.shtml?form_16

 

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Beccati questa, ah Pippo!

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Risposta de “L’Osservatore Romano” alle dichiarazioni di Pippo Baudo

Riportiamo l’articolo pubblicato nella prima pagina dell’edizione italiana de “L’Osservatore Romano” (5-6 Febbraio 2007) in risposta alle dichiarazioni del conduttore Pippo Baudo contro Benedetto XVI, dopo la morte dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti, avvenuta durante gli scontri di venerdì scorso a Catania in occasione della partita di calcio tra la squadra locale e il Palermo.
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L’arroganza di un’ostentata notorietà

A volte l’eccessivo protagonismo – di cui soprattutto i personaggi della televisione sono vittime – gioca brutti scherzi, facendo perdere il senso del limite. Così accade che in una domenica pomeriggio tocchi ascoltare un noto presentatore scagliarsi contro Benedetto XVI con toni decisamente sopra le righe e, cosa ancor più incredibile e irriguardosa, arrogandosi persino il diritto di insegnargli come si dovrebbe fare il Papa, quali temi trattare, che cosa dire.

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Don Camillo, 60° con Peppone

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Tutto comincia per caso l’antivigilia di Natale del 1946: per riempire un vuoto del settimanale «Candido», il direttore Guareschi prende un racconto già scritto per «Oggi» e lo mette in pagina. Ne scaturisce una saga ventennale in 346 puntate e 5 film nei quali gli eventi planetari si riflettono nel «Mondo Piccolo» e acquistano luce più umana.

di Roberto Beretta – (C) AVVENIRE – 19 dicembre 2006

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