Gretina e le mobilitazioni “spontanee”: una fiaba per allocchi?

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La piccola Gretina sponsorizza il gay pride di Stoccolma

La piccola Greta Thunberg – detta anche la “Gretina” – occupa in queste ore i mass-media di tutto il pianeta.
Se si pensa che appena un anno fa era un’emerita sconosciuta e oggi chi la critica si vede cancellato l’account Twitter (1), vien da chiedersi come sia riuscita a mobilitare ragazzi e adulti di tutto il mondo.

Certo, non tutti si bevono la fiaba (2) secondo cui il nostro pianeta è come “una casa che brucia”: il Presidente USA ha snobbato il vertice Onu sul clima, per dedicarsi invece a un tema ben più importante, la libertà religiosa e il massacro dei cristiani (3).

Tuttavia, la sponsorizzazione della piccola svedese è enorme e crescente: Gretina è stata ricevuta dal Presidente del Parlamento Europeo, alle Nazioni Unite, al Forum Economico Mondiale di Davos e ha potuto parlare con il Papa.
Si prepara addirittura un Sinodo di Vescovi che, con il pretesto di normalissimi incendi della foresta amazzonica, sembra voglia creare una “chiesa tribale”, senza dogmi né diritto.
Studenti di tutto il mondo sembrano infolliti (4): in Australia migliaia di studenti hanno intrapreso lo sciopero del venerdì. Persino per gli studenti delle scuole superiori di Bologna, il clima è divenuto la priorità assoluta!

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Nuovo Governo: le mani sui mass-media

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Al PD la delega all’editoria.
Pochi giorni prima, la censura nei social.
Prime avvisaglie di un rinnovato totalitarismo nella comunicazione?

Alle prossime elezioni politiche i dem intendono arrivare corazzati e ben posizionati per poter controllare tutte le leve dell’informazione. I grillini si sono arresi ai nuovi alleati.

GRILLINI ARRESI

Editoria al Pd, la “restaurazione” è servita

 

Il repentino cambiamento dello scenario politico, con il passaggio da una maggioranza giallo-verde a una giallo-rossa, ha dato il via al festival del camaleontismo, che vede coinvolti esponenti politici di primo piano, peones, burocrati, grand commis e perfino editori e giornalisti.

Le piroette di questi ultimi fanno davvero impallidire perché confermano che al governo del cambiamento, così come si autodefiniva il precedente, è subentrato il governo della restaurazione e della normalizzazione, anche in ambito mediatico.

Per 14 mesi il primo governo Conte è stato bombardato dai media che, salvo eccezioni, gli imputavano di essere inadeguato al compito e si auguravano che cadesse al più presto.

Come per incanto, nell’ultima settimana, al sorprendente idillio tra Pd e Cinque Stelle si è affiancata un’altra inaspettata liaison, quella tra il nuovo sodalizio giallo-rosso e gran parte del circuito mediatico.

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Aborto «dilatato» e laicato ecclesiale: un progressivo calar di brache

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L’Avvenire del 31/8/19 ha pubblicato un articolo del Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici riguardante l’imminente «cadere [de]i limiti giuridici alle pratiche abortive ancora esistenti».
La tesi sostenuta è così sintetizzabile: “siccome non siamo riusciti ad abrogare la 194, chiudiamoci in sacrestia” (1).

Il prof. D’Agostino non è nuovo a queste esternazioni: da un iniziale impegno intransigente sotto il Pontificato di San Giovanni Paolo II, è via via scivolato verso la totale acquiescenza rispetto alla cultura di morte e le forze politiche che la promuovono.

In risposta, il magistrato G. Rocchi ha fatto notare che

  • «la battaglia all’aborto legalizzato non è affatto definitivamente persa, come dimostrano i successi, seppure parziali, in varie parti del mondo» e
  • purché si combatta con intransigenza sui valori: «solo denunciando l’ingiustizia di certe leggi è possibile combattere anche sul piano della coscienza sociale e personale» (2).

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È scontro sulla legge “Scalfarotto” per l’Emilia-Romagna

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Il 13/2/19, nel grattacielo della Regione Emilia-Romagna, si è svolta un’audizione conoscitiva di cinque ore sul pdl regionale contro l’omotransnegatività e le presunte discriminazioni da orientamento sessuale.
Gli esponenti del Partito Democratico (Roberta Mori PD, Susanna Zaccaria PD e altri delle amministrazioni comunali PD e 5stelle) hanno potuto parlare senza limiti di tempo e di numero, tentando di nascondere i contenuti del progetto di legge eterofobo, che vuole distruggere la famiglia naturale e introdurre la dittatura gender nella Regione (vedere: http://www.gaynews.it/primo-piano/item/1930-emilia-romagna-scontro-in-regione-tra-associazioni-sul-pdl-contro-omotransnegativita-grillini-lgbt.html ).
Unica voce contraria alla quale è stato permesso di parlare, quella del relatore minoranza Michele Facci del Movimento sovranista: «Non credo che questo progetto di legge sia indispensabile, credo che le discriminazioni possano essere perseguite con i mezzi che già esistono».

Una quarantina le persone audite, soprattutto, a nome di associazioni: 2/3 della lobby LGBT (spesso associazioni composte da una sola persona) e 1/3 le associazioni critiche, anche se con contenuti diversi.
Fermissimi nella difesa della famiglia naturale: Fattisentire.org, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli (Gandolfini) e la Onlus Spetroliamo di Bologna, il Comitato Genitori Attenti di Imola, l’Associazione Genitori di Modena, il Comitato Civico di San Felice sul Panaro.

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Boicottato il film sulle foibe

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Dove avviene la proiezione accade che la figlia di un infoibato che piange a dirotto e la sua amica di sinistra, sospettosa prima di vedere il film, che resta a bocca aperta e vuole che sia proiettato nelle scuole.
A Bologna serve addirittura l’intervento di un deputato (G. Bignami) per permetterne la visione: giovedì 13 dicembre, ore 20.30 al Cinema Fossolo in via Abramo Lincoln 3.

Svela gli orrori compiuti dai partigiani social-comunisti nel nord-est d’Italia

Code davanti ai cinema, ma anche proteste con fiumi di messaggi per le città dove non c’è verso di trovare una sala.
Per fortuna nessun picchetto di chi vede l’uomo nero dappertutto all’ingresso dei cinema, ma un boicottaggio strisciante, una ritrosia culturale, che non rende onore a Red land – Rosso Istria, il film sulla martire istriana Norma Cossetto.

Non è possibile che a Milano per andarlo a vedere bisogna avventurarsi verso la Bicocca. Nessuna sala al centro si è fatta avanti. A Torino, il cinema centralissimo che aveva quasi detto sì ha fatto una repentina marcia indietro.

L’egemonia culturale della sinistra dettata dal politicamente corretto, anche se il film non inneggia certo al fascismo, colpisce ancora.
Nel triangolo «rosso» di Genova, Milano, Bologna i cinema sono off limits oppure la programmazione riesce a dissuadere gli spettatori più incalliti.
Da Perugia sono arrivati 150 messaggi di posta elettronica per chiedere a gran voce una sala, ma senza successo.
Roma, la capitale dove esiste un intero quartiere degli esuli istriani, fiumani e dalmati, Rosso Istria ha visto la luce prima in due cinema e adesso in quattro, ma talvolta non c’era neanche la locandina.

Il «boicottaggio» di basso profilo dipende anche da problemi di distribuzione, fondi, dal monopolio dei soliti filmoni americani, ma pure da un prurito ideologico e politico o finti timori di ritorsioni.
In Italia ci sono circa 4500 schermi, ma il film sulla tragedia delle foibe, dopo 70 anni, ha trovato spazio nella prima settimana appena in 30 sale e nella seconda in altre 40.
Da Roma in giù è tabula rasa a parte rare eccezioni.
A Napoli e dalle isole gli esuli protestano e stigmatizzano che in Sardegna non ci sia neanche un cinema con Rosso Istria nonostante i profughi istriani abbiano popolato Fertilia nel dopoguerra.

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Se un giudice già applica la legge sull’omofobia

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Una coppia di omosessuali diichiara di esser stata aggredita e minacciata a Verona. La magistratura apre un fascicolo contro ignoti per l’ipotesi di tentato incendio, minacce aggravate e danneggiamento.
Ma il procuratore Barbaglia va oltre e considera l’aggravante prevista dalla legge Mancino.
Ma la legge Mancino parla di razzismo, non di sessismo.

 

Lo spandex, conosciuto anche come elastam, è una fibra sintetica usata per elasticizzare i tessuti. Ecco vi è un giudice in quel di Verona che intende usare questa fibra per elasticizzare la legge al fine di disciplinare quei casi che la legge non disciplina.

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Non festeggiamo i 70 anni della Costituzione

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E’ grazie alla Costituzione che è stato possibile approvare divorzio, aborto, fivet, unioni civili e le altre schifezze. La priorità della persona, stabilita dalla Costituzione, non è la priorità del diritto naturale sull’ordinamento giuridico positivo, ma la priorità della volontà della persona cui l’ordinamento giuridico positivo è subordinato.

Intervista di don Samuele Cecotti al prof. Danilo Castellano nel 70mo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione italiana.

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Ricorrono quest’anno, 2018, i 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana dell’Italia. Testo elaborato dall’Assemblea Costituente come compromesso parlamentare tra le principali forze politiche del tempo e promulgato dal Capo provvisorio dello Stato avv. Enrico De Nicola il 27 settembre 1947. Entrò in vigore il 1 gennaio 1948. La Carta costituzionale della Repubblica italiana, per l’importanza giuocata nel riplasmare l’Italia uscita dalla Seconda guerra mondiale sino ad oggi, costituisce oggetto di interesse ben oltre i confini dei soli studi del diritto positivo.

Determinante nel mutamento di fondamentali istituti giuridici e della visione comune su persona, famiglia, vita, autorità ecc., la Costituzione repubblicana non può sottrarsi ad un giudizio “cattolico”, ovvero condotto alla luce del diritto naturale classicamente inteso e della Dottrina sociale della Chiesa. Ne abbiamo parlato con il prof. Danilo Castellano, filosofo del diritto noto a livello internazionale, ordinario di filosofia politica e già Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine.

Professore, quest’anno ricorrono i 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana. I cattolici italiani, secondo lei, hanno ragioni per festeggiare?

Ritengo che i cattolici non abbiano motivo alcuno per festeggiare questo anniversario. La Costituzione repubblicana dell’Italia, infatti, è stata (e rimane) la via per l’affermazione della ideologia radicale, vale a dire del liberalismo come Weltanschauung anticattolica.

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Grazie a un trucco gli studi di genere si rivelano essere… supercazzole

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Due studiosi statunitensi, sotto falso nome, hanno redatto uno studio farlocco nel filone dei gender studies (studi di genere), collezionando appositamente una serie di assurdità per fingere di dimostrare che l’organo sessuale maschile sia una costruzione sociale e non un organo anatomico.
Incredibilmente la supercazzola è stata pubblicata su una rivista scientifica, dimostrando come a questo tipo di studi venga concessa una immeritata ed aprioristica credibilità.

Due premesse. Gli studi di genere altro non sono che il parto intellettuale delle ossessioni storiche del femminismo radicale in associazione alle rivendicazioni Lgbt.
Il loro cavallo di battaglia è appunto l’identità (o ideologia) di genere, secondo la quale la maschilità e la femminilità non sarebbero legati al sesso di nascita, ma concetti relativi, dinamici e culturali. In Italia sono sostenuti addirittura dalla rivista Le Scienze, grazie all’approvazione del direttore responsabile Marco Cattaneo.

Seconda premessa: a prendersi gioco di loro sono stati due esponenti del “nuovo ateismo” americano, Peter Boghossian (membro del Center for Inquiry, della fondazione di Richard Dawkins e della Secular Student Alliance) e James A. Lindsay.
Con il sostegno di Michael Shermer, fondatore di The Skeptics Society. Negli USA, al contrario che in Europa, i più attivi oppositori del femminismo e dell’omosessualismo sono, appunto, gran parte degli attivisti atei-evoluzionisti.
Torniamo alla burla.

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Gay pride, brigate arcobaleno, partigiani

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Brigata Arcobaleno:
ieri il fascista, oggi l’omofobo

E’ un filo rosso assolutamente coerente quello che lega la nascente Brigata arcobaleno che ha sfilato sabato per le vie del Roma Pride 2018 e l’aneddotica partigiana.
Non è una provocazione, è il naturale sbocco di due realtà che vivono di ideologia e che nascondono il loro odio accusando falsamente gli altri di essere portatori di odio e discriminazione.
Ieri il fascista, oggi l’omofobo.

Dopo 70 anni l’Anpi sfila assieme ai collettivi Lgbt con in testa l’associazione Mario Mieli per una battaglia comune al motto di “la Liberazione continua”.
Il nemico è sempre quello: ieri il fascista, oggi è ancora il fascista, identificato stavolta con il ministro della famiglia Lorenzo Fontana.
Se non fossimo di fronte ad una carnevalata potremmo aggiungere: chi si somiglia si piglia.

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Emilia-Romagna: un altro tassello verso il gender diktat

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Adesione dei Comuni di Bologna, Modena, Parma, Reggio al pdl contro l’omotransfobia.
Il Sindaco di Bologna Merola: «Adesso discussione obbligatoria in Regione»

Dopo il blocco il Parlamento della cosiddetta “Legge Scalfarotto” che istituiva una sorta di reato di pensiero per chi dissentisse dall’ideologia LGBT (vedasi https://www.corrispondenzaromana.it/omosessualismo-intervento-di-famiglia-domani-contro-la-legge-sullomofobia/), la lobby omosessualista ha cambiato strategia: quel che non si è ottenuto nel Parlamento nazionale, lo si fa nei parlamenti regionali.

Dal 2014 si è pertanto intensificata l’azione che porta le Regioni a legiferare in materia di “reato di pensiero”; così si è espresso l’ex senatore e direttore di Gaynews Franco Grillini: «La legge è già in vigore in numerose Regioni tra cui Toscana, Liguria, Umbria e in discussione in diverse altre tra cui Lazio, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata. Si tratta ora di fare lo stesso in Emilia-Romagna, dove c’è tutto il tempo necessario prima della fine di questa legislatura (oltre un anno e mezzo)».

Le inattese difficoltà nella Regione rossa
L’odissea della legge regionale contro l’omotransnegatività in Emilia-Romagna è anche dovuta alle divisioni interne al Partito Democratico, forse sempre più conscio che queste tematiche producono un’emorragia di consensi elettorali. Nella scorsa legislatura si era a un passo dall’approvazione quando il governatore Vasco Errani si dimise.
Una battuta d’arresto cocente per il padrino del movimento LGBT italiano, l’allora consigliere regionale Franco Grillini che, primo firmatario del progetto di legge contro le discriminazioni e la cultura omofobica, era comunque convinto d’un logico quanto rapido ottenimento di tale risultato con l’insediamento della nuova Giunta nel novembre 2014. Ma, invece, in un gioco illogico di rimbalzi e promesse – non ultima quella del presidente Bonaccini che, nel 2016, aveva dato pubblica rassicurazione sull’approvazione del pdl nel giro d’un anno – si è arrivati fino a oggi senza che il testo sia mai arrivato in Commissione per la pre-discussione.

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