Se un giudice già applica la legge sull’omofobia

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Una coppia di omosessuali diichiara di esser stata aggredita e minacciata a Verona. La magistratura apre un fascicolo contro ignoti per l’ipotesi di tentato incendio, minacce aggravate e danneggiamento.
Ma il procuratore Barbaglia va oltre e considera l’aggravante prevista dalla legge Mancino.
Ma la legge Mancino parla di razzismo, non di sessismo.

 

Lo spandex, conosciuto anche come elastam, è una fibra sintetica usata per elasticizzare i tessuti. Ecco vi è un giudice in quel di Verona che intende usare questa fibra per elasticizzare la legge al fine di disciplinare quei casi che la legge non disciplina.

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Non festeggiamo i 70 anni della Costituzione

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E’ grazie alla Costituzione che è stato possibile approvare divorzio, aborto, fivet, unioni civili e le altre schifezze. La priorità della persona, stabilita dalla Costituzione, non è la priorità del diritto naturale sull’ordinamento giuridico positivo, ma la priorità della volontà della persona cui l’ordinamento giuridico positivo è subordinato.

Intervista di don Samuele Cecotti al prof. Danilo Castellano nel 70mo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione italiana.

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Ricorrono quest’anno, 2018, i 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana dell’Italia. Testo elaborato dall’Assemblea Costituente come compromesso parlamentare tra le principali forze politiche del tempo e promulgato dal Capo provvisorio dello Stato avv. Enrico De Nicola il 27 settembre 1947. Entrò in vigore il 1 gennaio 1948. La Carta costituzionale della Repubblica italiana, per l’importanza giuocata nel riplasmare l’Italia uscita dalla Seconda guerra mondiale sino ad oggi, costituisce oggetto di interesse ben oltre i confini dei soli studi del diritto positivo.

Determinante nel mutamento di fondamentali istituti giuridici e della visione comune su persona, famiglia, vita, autorità ecc., la Costituzione repubblicana non può sottrarsi ad un giudizio “cattolico”, ovvero condotto alla luce del diritto naturale classicamente inteso e della Dottrina sociale della Chiesa. Ne abbiamo parlato con il prof. Danilo Castellano, filosofo del diritto noto a livello internazionale, ordinario di filosofia politica e già Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine.

Professore, quest’anno ricorrono i 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana. I cattolici italiani, secondo lei, hanno ragioni per festeggiare?

Ritengo che i cattolici non abbiano motivo alcuno per festeggiare questo anniversario. La Costituzione repubblicana dell’Italia, infatti, è stata (e rimane) la via per l’affermazione della ideologia radicale, vale a dire del liberalismo come Weltanschauung anticattolica.

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Grazie a un trucco gli studi di genere si rivelano essere… supercazzole

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Due studiosi statunitensi, sotto falso nome, hanno redatto uno studio farlocco nel filone dei gender studies (studi di genere), collezionando appositamente una serie di assurdità per fingere di dimostrare che l’organo sessuale maschile sia una costruzione sociale e non un organo anatomico.
Incredibilmente la supercazzola è stata pubblicata su una rivista scientifica, dimostrando come a questo tipo di studi venga concessa una immeritata ed aprioristica credibilità.

Due premesse. Gli studi di genere altro non sono che il parto intellettuale delle ossessioni storiche del femminismo radicale in associazione alle rivendicazioni Lgbt.
Il loro cavallo di battaglia è appunto l’identità (o ideologia) di genere, secondo la quale la maschilità e la femminilità non sarebbero legati al sesso di nascita, ma concetti relativi, dinamici e culturali. In Italia sono sostenuti addirittura dalla rivista Le Scienze, grazie all’approvazione del direttore responsabile Marco Cattaneo.

Seconda premessa: a prendersi gioco di loro sono stati due esponenti del “nuovo ateismo” americano, Peter Boghossian (membro del Center for Inquiry, della fondazione di Richard Dawkins e della Secular Student Alliance) e James A. Lindsay.
Con il sostegno di Michael Shermer, fondatore di The Skeptics Society. Negli USA, al contrario che in Europa, i più attivi oppositori del femminismo e dell’omosessualismo sono, appunto, gran parte degli attivisti atei-evoluzionisti.
Torniamo alla burla.

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Gay pride, brigate arcobaleno, partigiani

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Brigata Arcobaleno:
ieri il fascista, oggi l’omofobo

E’ un filo rosso assolutamente coerente quello che lega la nascente Brigata arcobaleno che ha sfilato sabato per le vie del Roma Pride 2018 e l’aneddotica partigiana.
Non è una provocazione, è il naturale sbocco di due realtà che vivono di ideologia e che nascondono il loro odio accusando falsamente gli altri di essere portatori di odio e discriminazione.
Ieri il fascista, oggi l’omofobo.

Dopo 70 anni l’Anpi sfila assieme ai collettivi Lgbt con in testa l’associazione Mario Mieli per una battaglia comune al motto di “la Liberazione continua”.
Il nemico è sempre quello: ieri il fascista, oggi è ancora il fascista, identificato stavolta con il ministro della famiglia Lorenzo Fontana.
Se non fossimo di fronte ad una carnevalata potremmo aggiungere: chi si somiglia si piglia.

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Emilia-Romagna: un altro tassello verso il gender diktat

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Adesione dei Comuni di Bologna, Modena, Parma, Reggio al pdl contro l’omotransfobia.
Il Sindaco di Bologna Merola: «Adesso discussione obbligatoria in Regione»

Dopo il blocco il Parlamento della cosiddetta “Legge Scalfarotto” che istituiva una sorta di reato di pensiero per chi dissentisse dall’ideologia LGBT (vedasi https://www.corrispondenzaromana.it/omosessualismo-intervento-di-famiglia-domani-contro-la-legge-sullomofobia/), la lobby omosessualista ha cambiato strategia: quel che non si è ottenuto nel Parlamento nazionale, lo si fa nei parlamenti regionali.

Dal 2014 si è pertanto intensificata l’azione che porta le Regioni a legiferare in materia di “reato di pensiero”; così si è espresso l’ex senatore e direttore di Gaynews Franco Grillini: «La legge è già in vigore in numerose Regioni tra cui Toscana, Liguria, Umbria e in discussione in diverse altre tra cui Lazio, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata. Si tratta ora di fare lo stesso in Emilia-Romagna, dove c’è tutto il tempo necessario prima della fine di questa legislatura (oltre un anno e mezzo)».

Le inattese difficoltà nella Regione rossa
L’odissea della legge regionale contro l’omotransnegatività in Emilia-Romagna è anche dovuta alle divisioni interne al Partito Democratico, forse sempre più conscio che queste tematiche producono un’emorragia di consensi elettorali. Nella scorsa legislatura si era a un passo dall’approvazione quando il governatore Vasco Errani si dimise.
Una battuta d’arresto cocente per il padrino del movimento LGBT italiano, l’allora consigliere regionale Franco Grillini che, primo firmatario del progetto di legge contro le discriminazioni e la cultura omofobica, era comunque convinto d’un logico quanto rapido ottenimento di tale risultato con l’insediamento della nuova Giunta nel novembre 2014. Ma, invece, in un gioco illogico di rimbalzi e promesse – non ultima quella del presidente Bonaccini che, nel 2016, aveva dato pubblica rassicurazione sull’approvazione del pdl nel giro d’un anno – si è arrivati fino a oggi senza che il testo sia mai arrivato in Commissione per la pre-discussione.

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Arriva la dittatura gender… al ragù bolognese

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Osservazioni
sul progetto di legge regionale per l’Emilia-Romagna
contro l’omotransnegatività e violenze connesse

Molti dei Comuni della Regione Emilia-Romagna si apprestano a formalizzare il sostegno ad un progetto di legge regionale sulla c.d. omotransnegatività al fine di farne una legge di iniziativa popolare.

  1. È molto difficile quantificare il numero di queste violenze. Molto spesso, ad un lancio massmediatico non segue notizia dell’esito processuale; così come di una querela, non si dà notizia del ritiro o sentenza.

  2. E’ significativo che a pag. 2 della “Relazione illustrativa” del PdL regionale si faccia menzione della cosiddetta “legge Scalfarotto” (ferma alla Camera dal 20-9-13), definita un «vulnus gravissimo non solo per i valori di libertà di espressione e di religione».

  3. L’art. 1 (Principi e finalità), c. 1, nel parlare di “libera espressione e manifestazione” dimentica di prevedere che, spesso, tali libertà finiscono con l’offendere convinzioni altrui (si pensi alle oscenità e irrisione della religione tipiche dei gay pride).

  4. L’art. 1, c. 4, non tiene conto che sempre più amministrazioni locali stanno uscendo dalla rete Re.a.dy (Piacenza per la nostra Regione).

  5. Artt. 2 e 3. Il tema del “contrasto agli stereotipi” sembra voler imporre una ideologia anche a chi ha convinzione diverse. Non si tratta più di difendere l’incolumità delle persone LGBT, quanto piuttosto cercare di negare le libertà costituzionali a chi abbia un punto di vista diverso.

  6. Art. 6 (sostegno alle vittime): manca il criterio con cui si accerta l’effettiva discriminazione, cioé la sentenza giudiziale.

  7. Artt. 7 e 8 (osservatorio e Corecom): sono gli “articoli bavaglio”. Non c’è alcuna classificazione o definizione delle discriminazioni da monitorare e segnalare. Ovviamente “le modalità organizzative” saranno affidate dalla Giunta ad Arcigay et similia, unici giudici di cosa sia discriminatorio. “Nei casi non conformi ai codici di autodisciplina della comunicazione […] il CORECOM si fa parte attiva nella segnalazione alle autorità e agli organismi competenti“.

Manca ogni menzione delle violenze fatte a omosessuali da omosessuali, un fenomeno in forte crescita, come testimonia involontariamente il numero verde di arcilesbica nazionale.

da: https://www.osservatoriogender.it/osservazioni-sul-progetto-di-legge-regionale-per-lemilia-romagna%e2%80%a8contro-lomotransnegativita-e-violenze-connesse/

Omotransfobia: ecco l'”imponente” presidio LGBT

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Il presidio LGBT davanti alla Regione: 20 persone!

La mattina del 17/5, davanti agli uffici della Regione Emilia-Romagna, si è svolto l’annunciato presidio per far emanare la legge anti omotransfobia (cfr. http://www.fattisentire.org/emilia-romagna-legge-per-la-dittatura-gender/).

La fotografia qui accanto documenta la “imponente” consistenza di tutti i movimenti LGBT della gaia Bologna.
Si tratta di numeri risibili, come è stato già scritto in occasione del gay pride bolognese del 2017, che ha trovato il sostegno solo di 109 donatori (cfr. https://www.osservatoriogender.it/bologna-gay-pride-cosa-resta/).

Quanto alle centinaia di persone che partecipano ai Gay Pride, basta osservare date e luoghi (Cfr. http://ondapride.it/pride-2018/) per rendersi conto che non avvengono mai lo stesso giorno nella stessa zona del paese.
E’ quindi facile intuire che gli attivisti LGBT sono come gli aerei di Mussolini: si spostano di città in giorni diversi in modo da sembrare molti, ma sono sempre gli stessi.
Con la fotografia di oggi, a Bologna, abbiamo una nuova conferma: l’elettorato LGBT è una bufala.

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Sempre più sindaci dicono no al Gay Pride

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TrentoGenovaNovaraRegione Lombardia, poi Firenze Arezzo, in “forse” anche Pompei.
Fioccano i no al patrocinio dei Gay Pride 2018.
Molte parate dell’orgoglio omosessuale non saranno sostenute dalle giunte delle città dove l’Onda farà tappa: una decisione presa da amministratori sia di centro-destra sia centro-sinistra.
Per tutti vale la stessa motivazione: non è una manifestazione istituzionale e veicola messaggi non condivisi dalla comunitàAnzi la divide.

Se non sorprendono i no arrivati dagli amministratori di centro destra, a stracciarsi le vesti sono stati quelli delle città targate PD che sui diritti civili ha campato un’intera legislatura.
Forse ci si sta rendendo conto che il sostegno a questo evento fa perdere voti.
Forse si è capito che i voti della lobby LGBT arrivano al massimo a 100 nelle città capoluogo di Regione.
Forse si è realizzato che la lobby LGBT non vota centro-sinistra, ma estrema sinistra.

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Adinolfi e il cattolicesimo democratico

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da Stefano Fontana una spiegazione del
sostegno a Mattarella e Renzi dato solo tre anni fa dal
leader del Partito della Famiglia

 

Due o tre cose che il cristiano Adinolfi non sa

I cattolici democratici, sodalizio a cui è sempre appartenuto il nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non esistono più come corrente politica organizzata ma come cultura è decisamente dominante nel mondo cattolico. E non dimentichiamo che le peggiori leggi italiane sono state firmate da cristiani. Sulla Legge 40 poi…

 

Anche se scritto in modo forse frettoloso, l’intervento di Mario Adinolfi su La Croce di domenica scorsa, merita una risposta organica […].

 

I cattolici democratici, sodalizio a cui è sempre appartenuto il nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non esistono quasi più come specifica corrente politica organizzata e con un proprio leader riconosciuto.
In questi giorni hanno rifatto capolino Bodrato e Castagnetti, Rosy Bindi si spellava le mani in Parlamento, ma questa storia è finita. […] .

 

Però il cattolicesimo democratico come cultura è più ampio dei cattolici democratici come configurata corrente politica.
Esso si intreccia inoltre con altre correnti teologiche e politiche postconciliari e – mentre la pattuglia dei politici cattolico-democratici si estingue – quella cultura è molto diffusa, campeggia in intere realtà diocesane e nella cultura cattolica ha ancora la meglio.

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Violenza di genere: tutto vero?

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IL BANDO DEL GOVERNO CHE VUOLE “MAL-TRATTARE” I MASCHI CON LA SCUSA DI CONTRASTARE LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

La violenza di genere è un dispositivo che è utilizzato come arma per annichilire qualsiasi forma di dissenso a favore delle politiche di genere.

 

È online il bando del 20 luglio 2017 del Dipartimento delle Pari Opportunità volto al finanziamento dei progetti orientati alla prevenzione e al contrasto alla violenza di genere.

È interessante notare che il bando finanzierà progetti per 10 milioni di euro e permetterà di supportare attività di sensibilizzazioni rispetto a sei aree d’intervento: donne migranti e rifugiate, inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza, supporto alle donne detenute che hanno subito violenza, programmi di trattamento di uomini maltrattanti, supporto e protezione delle donne sottoposte anche a violenza “economica” e progetti di sensibilizzazione, prevenzione e educazione.

Esaminando attentamente il bando se, da una parte, emerge distintamente l’ideologia che in esso è sottesa e di cui in più occasioni abbiamo fatto stato (confronta per una più estesa trattazione delle strategie politiche dei comitati pari opportunità e delle loro ricadute sociali: G. Cerrelli, M. Invernizzi, La famiglia in Italia dal divorzio al gender, Sugarco, 2017, pp. 235 e ss.),  dall’altra suscita una fondata preoccupazione e un vivo sconcerto la specificazione del contenuto, che è dato nel bando, di due aree di intervento e precisamente
– quella prevista dall’art. 2 lett. C: “Programmi di trattamento degli uomini maltrattanti” e finanziata con un milione di euro e
– quella prevista dall’art. 2, lett. F: “Progetti di animazione, comunicazione e sensibilizzazione territoriale rivolti alla prevenzione della violenza di genere mediante la realizzazione di campagne di comunicazione, educazione, attività culturali, artistiche e sportive, per promuovere i cambiamenti nei comportamenti socio-culturali, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini”, finanziata con duemilioninovecento euro. (altro…)