Avanza la legge contro l’omofobia: ecco chi promuove la dittatura gender

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Zingaretti (segretario del Partito Democratico), Maiorino (M5 stelle) e Cirinnà (Italia Viva, di Matteo Renzi) tra i più aggressivi sostenitori della legge che impedisce di esprimere il pensiero favorevole alla sessualità e famiglia naturale.
Lunedì scorso si è svolto un incontro presso la sala Refettorio della Camera dei Deputati  per discutere di tale proposta.
Ed ecco che la proposta di legge dell’on. Zan sulla cosiddetta omofobia è all’esame in Commissione giustizia.

Nell’area dei partiti socialisti, sono molti i commenti positivi su questo disegno di legge.
Tra questi ricordiamo quello di Monica Cirinnà (Itavia Viva), madrina della legge sulle Unioni civili che così si rivolge a Nicola Zingaretti (PD):

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La UE serve a imporre la dittatura gender?

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LO VUOLE L’EUROPA: Convenzione di Istanbul, il credo gender imposto

La Convenzione del Consiglio d’Europa (CoE) sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, nota anche come Convenzione di Istanbul, è stata approvata  dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile del 2011. La Convenzione è stata poi firmata dall’Unione Europea nel 2017 e da 32 Paesi, tra cui l’Italia nel 2013, sebbene con riserva.

La Convenzione, stando alla lettera della stessa, mirerebbe a prevenire e punire tutti gli atti di violenza contro le donne e ad assistere le vittime di tali atti di violenza.
La Convenzione non riguarda solo le donne, ma anche le persone omosessuali e transessuali.
Infatti, più volte nel testo gli atti di violenza e di discriminazione vengono riferiti al “genere”.
La lettera c. dell’art 3 della Convenzione chiarisce che «con il termine “genere” ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini». Ciò a dire, come predica la teoria del gender, che essere uomini e donne non è prima di tutto un dato biologico, genetico, bensì un costrutto sociale.

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Il Comune di Forlì dà l’esempio a tutto il paese: “Non adottiamo politiche LGBTQ”

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Eroi di Forlì, foto di gruppo, da sinistra a destra: Andrea Liverani consigliere regionale (LN Faenza) – Andrea CINTORINO Assessora alle pari opportunità di Forlì (LN) – On. Elena Raffaelli, deputato e assessore alle attività economiche di Riccione (LN) – Daniele Marchetti (Bologna) consigliere regionale e miglior difensore della vita e la famiglia della Lega per Salvini in Regione Emilia-Romagna – Massimiliano Pompignoli consigliere regionale (LN Forlì) – On. Jacopo Morrone (Forlì) deputato e segretario della Lega per Salvini – Romagna.

Bloccati i fondi che foraggiano l’attivismo LGBTQ: «Il nostro modello è la famiglia tradizionale».
Parla Andra Cintorino, la coraggiosa assessora alle Pari opportunità: «Non adottiamo politiche Lgbt»

La giunta di centrodestra che guida la città di Forlì ha bloccato i fondi provenienti dalla Regione per un progetto di formazione psicologica e giuridica, rivolta agli operatori del Comune di Forlì e alle associazioni interessate, che sotto il solito pretesto della «prevenzione e contrasto alle violazioni dei diritti umani» ha come scopo la diffusione dell’ideologia gender, il confondere i giovani sull’orientamento sessuale e la distruzione della famiglia emiliano-romagnola.

Si tratta di fondi che erano già stati destinati a questo scopo dalla precedente amministrazione – ovviamente di centrosinistra  – e naturalmente deliberati dalla Regione a guida PD.

La decisione segue la bella presa di posizione in difesa della vita umana nascente, di cui abbiamo parlato qui: http://www.fattisentire.org/elezioni-emilia-romagna-la-lotta-contro-laborto-del-sindaco-di-forli-sia-desempio/

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Duro confronto a Ferrara: si nasconde lo scopo di Famiglie Arcobaleno!

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Violenta polemica per una sala negata alle lobbies LGBT. Che però nascondono i loro scopi, complici il centro-sinistra e i mass-media locali.
Fermissimo intervento del Segretario locale di Fratelli d’Italia in difesa della famiglia naturale: PD con le spalle al muro.
Riceviamo e volentieri diffondiamo.

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La vicenda dell’Associazione ‘Famiglie arcobaleno’ a cui il Comune ha negato la sala merita un approfondimento.
Lo statuto di Famiglie Arcobaleno recita: «Lo scopo principale dell’associazione è quello di difendere e promuovere tutti i tipi di genitorialità», precisando «in particolare agire per far sì che la genitorialità gay e lesbica sia presente nella realtà giuridica e sociale del nostro Paese».

Viene subito in mente il “caso Bibbiano”, per cui su richiesta di Fratelli d’Italia si è appena costituita una commissione di indagine anche a Ferrara, ma non è di questo che si tratta.

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Lobbies-LGBTQ: solo un gioco da tavolo?

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Come mai l’Arcigay produce un gioco? «La lobby gay esiste, anzi ce n’è più di una!» è il motto di Lobbies, il gioco da tavolo ideato e appena pubblicizzato dal Cassero-Arcigay di Bologna (1).
I giocatori devono conquistare la città organizzando eventi e sfruttando le proprie risorse, tramite strategie e alleanze di comodo, per aumentare la propria influenza sulla società.

Uno scopo geniale: E’ chiaro che non si tratta solo di un gioco, ma si vogliono sensibilizzare gli attivisti LGBTQ. Il gioco, infatti, favorisce la

  • consapevolezza di essere una lobby, ossia una minoranza che deve incidere sulla politica;
  • conoscenza degli strumenti di base del lobbying: «denaro, consenso, militanti e propaganda»;
  • dovere di «collaborare per obiettivi comuni», nonostante le diversità dei gruppi (2).

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L’Emilia-Romagna “esporta” gender nelle Marche

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da: Unità n. 3

“W l’amore”, il progetto per la diffusione dell’ideologia gender realizzato dalla “regione rossa” approda nell’assemblea legislativa delle Marche.
Il centro-destra reagisce: l’on. Giorgia Latini (Lega) presenta un atto ispettivo (1), quindi il 21 ottobre il consigliere regionale Marconi (centro-destra) un’interrogazione a risposta immediata (2).
Ma la protesta inizia già da prima, grazie alla consigliera regionale Marzia Malaigia (Lega): «questo progetto è una forzatura sull’indicazione di scelte intime e relazionali che, nel caso di adolescenti di 13 e 14 anni, dovrebbero al contrario essere libere da condizionamenti e affidate esclusivamente alla sfera familiare» (3).

L’Emilia-Romagna si conferma “punta di diamante” e laboratorio per la diffusione del gender a livello nazionale.

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Ferrara. Il Comune prosegue nei patrocini omosessualisti?

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Provoca nuovo disagio all’interno della maggioranza il patrocinio dato a una conferenza su «Corporeità, orientamenti affettivi, identità di genere negli adolescenti» (1).

Ad alimentare i dubbi non è solo l’espressione «identità di genere» al posto della più precisa “identità sessuale”, ma una serie di indizi che devono far riflettere:

  1. la laicista Enciclopedia Treccani (2), spiega che la scelta del termine “genere” è «il risultato di una scelta culturale dell’individuo, distinta dalla propria corporeità»: insomma, è proprio l’ideologia gender di cui le sinistre negano l’esistenza;
  2. se i sessi sono due, i “generi” – secondo fonti autorevoli (3) – sono almeno 23: trans, transgender, intersex, androgini, crossdresser, i drag king, pansessuali, ecc.;
  3. l’evento ha il patrocinio della Regione Emilia-Romagna (oltre a quello del Comune), nota per essere la punta di diamante della diffusione dell’ideologia gender in Italia;
  4. la relatrice, Elena Buday, è autrice di un volume (vedi foto in alto) sul sostegno psicologico alle coppie omosessuali che “desiderano” un figlio (omogenitorialità); (altro…)

“Gender school”: una nuova e potente iniziativa per inoculare l’ideologia omosessualista?

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1. Un piano nazionale di formazione degli insegnanti sui temi che riguardano la violenza di genere, che si vuol far credere sia dovuta alle differenze (nella propaganda chiamate “stereotipi”) tra maschio e femmina.
E’ questo uno degli scopi del Progetto “Gender School, docenti in prima linea” (1) che è già fruibile su un ambiente online dedicato, pieno di “lezioni” (sic!) e di materiali costantemente a disposizione degli iscritti.
NO, non si tratta della solita iniziativa delle lobbies LGBT, ma è invece una iniziativa del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri attraverso Indire.

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Bologna: il festival gender e il sistema di potere della regione rossa

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Immagine del V.a.k.k.a. party, uno degli eventi centrali del Gender Bender 2019. V.a.k.k.a. sta per “Very Antiestetike Kagne Kon Attitude” ed è la festa delle inversioni e delle invertite, l’apocalisse del gender e l’anarchia.

In una recente intervista a La Verità, Umberto La Morgia (consigliere comunale Lega a Casalecchio – Bologna) ha spiegato con quali pretesti viene diffusa l’ideologia gender nell’ambito del  festival “Gender Bender” (1) nei numerosissimi spettacoli previsti:
«Maschio e femmina non sono più sessi, e nemmeno generi, ma solo goffi stereotipi discriminatori da annacquare e magari ridicolizzare. Spettacolo rivolto ad un target di età a partire dai 12 anni… Questi estremismi non vanno di certo a favore dell’immagine e dell’inclusione delle persone libere e di buon senso, di qualunque orientamento affettivo».

Nello stesso articolo, l’On. Bignami (Fratelli d’Italia) segnala che la Regione Emilia-Romagna ha versato 100.000 € all’Arcigay per il festival Gender Bender.

Non contento, La Morgia ha voluto scavare ancora più a fondo: ha fatto una richiesta di accesso agli atti amministrativi relativamente al Teatro Laura Betti di Casalecchio, uno dei circa 20 immobili pubblici messi a disposizione del Festival.

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Invasione gender. Consiglieri comunali in difesa dei bambini

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Forlì, Minutillo (FdI): “Contenuti gender ai bambini della scuola elementare”
Todi,
libri ‘gender’: la bibliotecaria comunale rimossa
Ferrara
, Mosso (LN): al festival social-comunista “favole per famiglie non ordinarie” 
Modena
, Platis (FI) libri gender per bambini nelle biblioteche modenesi

Tuttavia la setta LGBT ormai permea gli orientamenti culturali del paese: una rivista per addetti alla scuola ospita una specialista di propaganda gender:
ci poniamo l’obiettivo di contrastare una cultura che prevede ex ante […] delle caratteristiche ascritte alle persone e dobbiamo intraprendere un lavoro culturale che è necessario improntare fin dall’infanzia […]
insegnare una qualsiasi disciplina con un’ottica di genere, dalle materie umanistiche a quelle scientifiche
(https://www.orizzontescuola.it/educare-alle-differenze-di-genere-stiamo-attenti-al-curricolo-nascosto-intervista/)

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