Arcilesbica fuori dall’Arci per… manifesta transfobia!!!

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La fantastica Caterina Gioielli offre al centro-destra
utili elementi per contrastare il Disegni di Legge per il “contrasto all’omofobia” proposto dal PD.

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Nella solenne petizione che ne chiede l’epurazione dal circuito arcobaleno – primi firmatari Daniela Tomasino (Arcigay Palermo), Christian Leonardo Cristalli (Gruppo Trans Arcigay Reggio Emilia), Alberto Nicolini, (Arcigay Reggio Emilia), Mattia Galdiolo (Arcigay Tralaltro, Padova, vicepresidente nazionale Arcigay) e a seguire firme di gruppi come Non Una di Meno Latina o Porella Cuccarini Pagina Facebook – si attacca l’uso da parte dell’associazione dei canali di comunicazione per esprimere «posizioni transfobiche e trans-escludenti»:

«La pagina facebook di Arcilesbica Nazionale ha difatti più volte ribadito con post, commenti e grafiche l’idea che le persone trans*, in particolare le donne trans*, non sarebbero da considerarsi per la loro identità di genere, ma per il sesso biologico, con affermazioni come “lesbica è una donna che desidera una donna (e non un uomo che si sente donna)” (25 maggio 2020). Tali affermazioni sono lesive della dignità delle persone trans*, la cui autodeterminazione viene in questo modo negata».

 

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Giornata contro l’omofobia: Conte e Mattarella svelano l’intolleranza di Stato

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Gli interventi di Conte e Mattarella in occasione della “Giornata mondiale contro l’omofobia”:
un assist per l’approvazione della proposta di legge Zan,
che renderebbe perseguibile qualsiasi considerazione sull’omosessualità contraria a ciò che stabilisce lo Stato-etico.
Una legge contro l’omofobia sarebbe distruttiva della convivenza sociale. E porrebbe grandi interrogativi sulla libertà sessuale.

Si ricorda che secondo i dati del Ministero dell’Interno (cfr. Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori – OSCAD – Polizia di Stato) il numero di queste discriminazioni si conta sulle dita di una mano: in 7 anni per tutte le regioni d’Italia solo 140 casi di discriminazione costituenti reato per orientamento sessuale: in altre parole 1 caso all’anno per Regione.
(Vedi qui: http://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/dati-e-statistiche/dati-sulle-segnalazioni-pervenute-contro-atti-discriminatori)

Stessi dati a livello regionale: l’osservatorio istituito da tale legge conferma che in Emilia-Romagna le discriminazioni sono l’ultimo dei problemi: 14 casi negli ultimi 5 anni.
È la Regione rossa stessa ad ammetterlo, in una risposta ufficiale al Consigliere Regionale Tagliaferri (FdI): http://www.fattisentire.org/db/Tagliaferri_Riscontro_pratica_2019_73.pdf

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Covid-19: Cancellato il film LGBT su Mario Mieli

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“Anni amari” è un film su Mario Mieli, attivista gay, la cui programmazione nelle sale è saltata causa coronavirus.
Del finanziamento con i nostri soldi abbiam già parlato qui: http://www.fattisentire.org/le-lobbies-lgbt-celebrano-la-vittoria-quali-lezioni-per-i-pro-famiglia/
Ora è indispensabile una riflessione sulla incapacità di comunicare di noi cattolici.

Ma chi era Mario Mieli?
Il giornalista Marco Respinti, su IFN,  ci ricorda chi fosse Mieli: «Mieli nasce nel 1952 in un’agiata famiglia borghese e si forma nel crogiuolo degli anni 1960, dove si mescolano marxismo, freudismo, omosessualità e orientalismo spiritualista. Nel romanzo autobiografico Il risveglio dei Faraoni (Colibrì, Paderno Dugnano [Milano] 1994) ricorda i propri anni 1970, quando «[…] di giorno andavo a scuola truccato, partecipavo alle occupazioni, di notte andavo a battere sotto il ponte della “Fossa”, che è un po’ il cuore di Milano e quando piove molto sembra Venezia».

A Londra frequenta l’associazionismo omosessuale organizzato e nel 1971 è tra i fondatori, a Milano, del collettivo F.U.O.R.I., il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, che – dopo l’appoggio del Partito Socialista e Comunista – nel 1974 diviene una costola del Partito Radicale.
In seguito rompe con quei compagni, torna al socialismo e fonda il Fuori-autonomo solo per poi avvicinarsi alla Sinistra extraparlamentare.

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Gli LGBT vogliono arresti facili

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Sintesi del DDL Zan
di Tommaso Scandroglio

E’ all’esame della Commissione giustizia della Camera il progetto di legge Zan sulla «violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere ». Se passerà, i reati connessi verranno puniti col carcere o con pesanti sanzioni fino a 6 mila euro, salvo aggravanti (Alessandro Zan – terzo da sinistra – al Pacs Day di Roma del 2005 – Foto Stefano Bolognini), si spalancherebbero le porte del carcere o si prospetterebbero pesanti sanzioni per chiunque osi criticare la galassia Lgbt, foss’anche citando Bibbia o Catechismo. Ed anche invocare la libertà di espressione varrebbe, ma fino ad un certo punto…

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Le lobbies LGBT celebrano la vittoria: quali lezioni per i pro-famiglia?

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L’irrisione del cristianesimo in un evento a Bologna nel 2015. La Magistratura ha archiviato nel 2017 (clicca sull’immagine per la notizia).

La sera del 29/3 è terminata la possibilità di vedere gratuitamente in streaming il film-documentario “Torri, checche e tortellini”: una celebrazione – con chiari intenti propagandistici – dei 43 anni del movimento omosessualista in Italia.
Il film è realizzato con denaro pubblico da Cinemare grazie al Ministero dei Beni Culturali e alla regionale Emilia Romagna Film Commission.
Scopo della visione gratuita è pubblicizzare l’imminente uscita di un nuovo film LGBT (realizzato sempre da Cinemare con Rai Cinema): la biografia di Mario Mieli, noto attivista della liberazione omosessuale in chiave marxista (morto suicida nel 1983) che – secondo Wikipedia – teorizza per primo la legalizzazione della pedofilia e la necrofilia.

 

C’è qualcosa da imparare da “Torri, checche e tortellini”. Qualcosa che narrano gli stessi attivisti LGBT e che può essere utile ai pro-famiglia. Vediamolo.

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Bibbiano, chiusa l’inchiesta: 26 indagati, 108 capi di imputazione

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Nell’immagine: la grinta della senatrice Borgonzoni, candidata a Governatore della Regione Emilia-Romagna, che ha avuto il merito di contribuire a tenere accesa l’attenzione dell’opinione pubblica, rendendo così più libero il lavoro dei magistrati.

NUOVI ORRORI sui bambini rapiti per essere affidati a coppie LGBT: spettacoli hard, peni di gomma ed effusioni gay.
Confermata la condivisione di iniziative per la difesa dei diritti lgbt anche sugli affidi a omosessuali.
Impressionanti consonanze con i progetti di educazione sessuale e gender promossi dalla Sanità della Regione Emilia-Romagna.
Vedere anche: https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/bibbiano-anghinolfi-1.4980272

Spettacoli hard, peni di gomma ed effusioni gay: i nuovi orrori di Bibbiano

Reggio Emilia, 15 gen – Bibbiano era solo “un raffreddore” che aveva perturbato l’Emilia Romagna: lo aveva assicurato Giuliano Limonta, presidente della commissione tecnica regionale sui minori, introdotta dalla giunta Bonaccini dopo i fatti di Bibbiano.

La notizia della chiusura dell’inchiesta Angeli e Demoni sullo scandalo dei presunti affidi illeciti della val d’Enza, notificata a 26 indagati e che ha portato alla contestazione di 108 capi di imputazione, ci ha rivelato che il “raffreddore” in realtà è una piaga purulenta ben lontana dalla guarigione.

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Avanza la legge contro l’omofobia: ecco chi promuove la dittatura gender

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Zingaretti (segretario del Partito Democratico), Maiorino (M5 stelle) e Cirinnà (Italia Viva, di Matteo Renzi) tra i più aggressivi sostenitori della legge che impedisce di esprimere il pensiero favorevole alla sessualità e famiglia naturale.
Lunedì scorso si è svolto un incontro presso la sala Refettorio della Camera dei Deputati  per discutere di tale proposta.
Ed ecco che la proposta di legge dell’on. Zan sulla cosiddetta omofobia è all’esame in Commissione giustizia.

Nell’area dei partiti socialisti, sono molti i commenti positivi su questo disegno di legge.
Tra questi ricordiamo quello di Monica Cirinnà (Itavia Viva), madrina della legge sulle Unioni civili che così si rivolge a Nicola Zingaretti (PD):

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La UE serve a imporre la dittatura gender?

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LO VUOLE L’EUROPA: Convenzione di Istanbul, il credo gender imposto

La Convenzione del Consiglio d’Europa (CoE) sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, nota anche come Convenzione di Istanbul, è stata approvata  dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile del 2011. La Convenzione è stata poi firmata dall’Unione Europea nel 2017 e da 32 Paesi, tra cui l’Italia nel 2013, sebbene con riserva.

La Convenzione, stando alla lettera della stessa, mirerebbe a prevenire e punire tutti gli atti di violenza contro le donne e ad assistere le vittime di tali atti di violenza.
La Convenzione non riguarda solo le donne, ma anche le persone omosessuali e transessuali.
Infatti, più volte nel testo gli atti di violenza e di discriminazione vengono riferiti al “genere”.
La lettera c. dell’art 3 della Convenzione chiarisce che «con il termine “genere” ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini». Ciò a dire, come predica la teoria del gender, che essere uomini e donne non è prima di tutto un dato biologico, genetico, bensì un costrutto sociale.

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Il Comune di Forlì dà l’esempio a tutto il paese: “Non adottiamo politiche LGBTQ”

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Eroi di Forlì, foto di gruppo, da sinistra a destra: Andrea Liverani consigliere regionale (LN Faenza) – Andrea CINTORINO Assessora alle pari opportunità di Forlì (LN) – On. Elena Raffaelli, deputato e assessore alle attività economiche di Riccione (LN) – Daniele Marchetti (Bologna) consigliere regionale e miglior difensore della vita e la famiglia della Lega per Salvini in Regione Emilia-Romagna – Massimiliano Pompignoli consigliere regionale (LN Forlì) – On. Jacopo Morrone (Forlì) deputato e segretario della Lega per Salvini – Romagna.

Bloccati i fondi che foraggiano l’attivismo LGBTQ: «Il nostro modello è la famiglia tradizionale».
Parla Andra Cintorino, la coraggiosa assessora alle Pari opportunità: «Non adottiamo politiche Lgbt»

La giunta di centrodestra che guida la città di Forlì ha bloccato i fondi provenienti dalla Regione per un progetto di formazione psicologica e giuridica, rivolta agli operatori del Comune di Forlì e alle associazioni interessate, che sotto il solito pretesto della «prevenzione e contrasto alle violazioni dei diritti umani» ha come scopo la diffusione dell’ideologia gender, il confondere i giovani sull’orientamento sessuale e la distruzione della famiglia emiliano-romagnola.

Si tratta di fondi che erano già stati destinati a questo scopo dalla precedente amministrazione – ovviamente di centrosinistra  – e naturalmente deliberati dalla Regione a guida PD.

La decisione segue la bella presa di posizione in difesa della vita umana nascente, di cui abbiamo parlato qui: http://www.fattisentire.org/elezioni-emilia-romagna-la-lotta-contro-laborto-del-sindaco-di-forli-sia-desempio/

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Duro confronto a Ferrara: si nasconde lo scopo di Famiglie Arcobaleno!

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Violenta polemica per una sala negata alle lobbies LGBT. Che però nascondono i loro scopi, complici il centro-sinistra e i mass-media locali.
Fermissimo intervento del Segretario locale di Fratelli d’Italia in difesa della famiglia naturale: PD con le spalle al muro.
Riceviamo e volentieri diffondiamo.

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La vicenda dell’Associazione ‘Famiglie arcobaleno’ a cui il Comune ha negato la sala merita un approfondimento.
Lo statuto di Famiglie Arcobaleno recita: «Lo scopo principale dell’associazione è quello di difendere e promuovere tutti i tipi di genitorialità», precisando «in particolare agire per far sì che la genitorialità gay e lesbica sia presente nella realtà giuridica e sociale del nostro Paese».

Viene subito in mente il “caso Bibbiano”, per cui su richiesta di Fratelli d’Italia si è appena costituita una commissione di indagine anche a Ferrara, ma non è di questo che si tratta.

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