Bologna e le porcherie del Gender Bender 2018: due esponenti dei partiti ascoltano la protesta dei pro family

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Irrisione delle religioni: una scena sadomaso gay del film “Thirty years of Adonis” proiettato il 28/10/2018 in un cinema quasi regalato dal Comune di Bologn (a guida Partito Democratico) al Cassero LGBT center.

Un’interrogazione indirizzata al ministro per i Beni e le Attività culturali dall’On. G. Bignami, Segretario di Forza Italia per l’Emilia-Romagna.
Analoga interrogazione è stata depositata anche presso la Regione Emilia Romagna dal consigliere Andrea Galli.
Accolta la protesta lanciata da FattiSentire.org.

Festival “Gender Bender”: Bologna ridotta a un ricettacolo di perversioni.
Bignami: ‘Basta finanziamenti pubblici’

Il deputato di Forza Italia: “A pagare sono sempre i cittadini, ci sono contributi del Comune e della Regione e anche del Ministero dei beni e delle attività culturali”

 

Stop ai finanziamenti pubblici al “Gender Bender”, il festival internazionale su strampalate, oscene e pervertite rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale, in programma a Bologna fino al 5 novembre.
Lo chiede il deputato di Forza Italia Galeazzo Bignami con una interrogazione parlamentare.

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Gender bender: piovono porcherie su Bologna

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“Pene nero” (Black dick): questa potrebbe essere la sintesi del 16° festival gender che si abbatterà sulla città Felsinea dal prossimo 24 ottobre al 3 novembre.

Cosa contiene questo “festival internazionale che presenta i prodotti dalla cultura contemporanea”? Di oltre 100 eventi, l’85% ha evidenti scopi di propaganda LGBT, mentre i restanti potrebbero essere classificati come “arte strampalata”. Un esempio? L’evento teatrale “Welcome to the caos”,  così presentato: «un viaggio di improvvisazione guidata: da yoga a immagini di cemento, pavoni bianchi, miele di Manuka, magma e caos».

La maggioranza della propaganda LGBT si concentra quest’anno su due temi: un ritorno al femminismo e il transessualismo, con 11 eventi ciascuno. Del primo gruppo è emblematico lo spettacolo “Hope Hunt”, che «smonta lo stereotipo del maschio della classe operaia». Per i trans è difficile scegliere: si va dal film “El diablo es magnífico”, che narra gli incontri, gli amori, il sesso di una giovane transessuale cilena, a “Girl”, dove un 15enne si sente donna… e ovviamente tutti gli dicono di prendere ormoni facendogli credere di poter cambiare sesso.

Non mancano le consuete irrisioni della religione, come ad esempio lo spettacolo di danza “Love souvenir”, in cui un ballerino con parrucca interpreta una Santa Maria Maddalena transessuale. Danzante è anche il sadomaso, con “Sin” (peccato) che propone un incontro casuale in una balera tra due sconosciuti: dominio e sottomissione gay, sul ritmo travolgente del tango.

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Imola: sindaco M5s registra figlia di coppia gay. Vacchi (Fi): basta capricci ideologici

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Imola – Sulla vicenda della registrazione di una bambina come figlia di due donne a Imola, avvenuta ieri 12 ottobre 2018, lungi da noi entrare nel merito delle vicende personali e delle storie delle singole persone, consapevoli del dibattito che anima la materia nel nostro Paese, riteniamo comunque doveroso aprire una riflessione su quanto avvenuto a Imola.

Primo. Cosa e perchè si è voluto spettacolarizzare? Se la genitorialità fosse da spettacolarizzare, allora mamme e papà dovrebbero essere tutti i giorni sui giornali. O forse è la omogenitorialità che si è voluta spettacolarizzare? La sfida lanciata alla famiglia cosiddetta “tradizionale”, considerata da certi probabilmente obsoleta e superata?

Secondo. Poi c’è il tema giuridico. Il sindaco Manuela Sangiorgi ha forzato la norma, come sta avvenendo in molti altri Comuni d’Italia. La prima cittadina si è assunta dunque la responsabilità di superare norme di legge e sentenze della magistratura colmando presunti vuoti normativi e giurisprudenziali: a che titolo? si tratta in ogni caso di funzioni che non parrebbero rientrare tra le competenze dei sindaci e degli enti locali. Su tali atti di registrazione, tra l’altro, si sta attendendo il parere dell’Avvocatura dello Stato.

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Emilia Romagna Lgbt: se il reato di opinione sarà legge

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Una norma in cui i trans hanno diritti speciali che parla di “violenza verbale, psicologica” in modo generico, che prevede privilegi nel lavoro per le persone Lgbt, la vigilanza sui contenuti dei media e l’indottrinamento scolastico: una stretta alla libertà di espressione in cui la discriminazione si realizza anche prima che il fatto si compia, un testo incostituzionale che serve al Parlamento.

Anche l’Emilia Romagna sta lavorando ad un testo di legge contro la libertà di espressione in materia di omosessualità e transessualità e per indottrinare al credo gender gli studenti.
Ad esempio in Umbria è già vigente una legge simile e in Puglia è invece in gestazione. Il progetto di legge di iniziativa del Consiglio comunale di Bologna presentato in regione si chiama: “Contro l’omotransnegatività e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”.

Prima di analizzare per sommi capi l’articolato di questa proposta occorre rilevare che, al netto degli ovvi profili ideologici della legge, questa materia non è di competenza delle regioni, bensì del Parlamento.
Infatti per ammissione degli stessi estensori, la legge riguarda i diritti fondamentali della persona e dunque avrebbe rilievo nazionale.

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Se un giudice già applica la legge sull’omofobia

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Una coppia di omosessuali diichiara di esser stata aggredita e minacciata a Verona. La magistratura apre un fascicolo contro ignoti per l’ipotesi di tentato incendio, minacce aggravate e danneggiamento.
Ma il procuratore Barbaglia va oltre e considera l’aggravante prevista dalla legge Mancino.
Ma la legge Mancino parla di razzismo, non di sessismo.

 

Lo spandex, conosciuto anche come elastam, è una fibra sintetica usata per elasticizzare i tessuti. Ecco vi è un giudice in quel di Verona che intende usare questa fibra per elasticizzare la legge al fine di disciplinare quei casi che la legge non disciplina.

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Inizia la battaglia contro il gay pride all’asilo di Bologna

1 CommentoFamiglia: politiche familiari,Gender diktat

Dopo
– quasi due mesi dai fatti,
– molte dichiarazioni alla stampa,
– enorme eco mass-mediatica,
– due interrogazioni al Parlamento (buone nello spirito, ma imperfette quanto alla normativa),
un coraggioso consigliere comunale di Casalecchio di R. (Mauro Muratori – Lega Nord) ha finalmente presentato una puntuale «Interrogazione a risposta scritta» al Sindaco Massimo Bosso.

Per una sintetica descrizione di quanto accaduto si rimanda a: https://www.osservatoriogender.it/bologna-a-scuola-di-gay-pride/
Per un inquadramento nel contesto geografico-storico e normativo:
https://www.osservatoriogender.it/il-gay-pride-allasilo-di-bologna-cosa-bolle-in-pentola/.

E’ facile immaginare che la risposta del Sindaco PD – principale responsabile di fronte alla legge – negherà i fatti e si giustificherà facendo appello alla prevenzione della violenza di genere, all’accettazione delle diversità, alla necessità di costruire cittadini per una “società plurale e aperta”.
Al di là di queste solite motivazioni, si ritiene che il testo dell’interrogazione presentata dal consigliere Muratori sia esemplare quanto ad accuratezza e riferimenti alla normativa del c.d. «Sistema 0-6».
Lo si può scaricare all’indirizzo:  www.fattisentire.org/db/20180803_Interrogazione_Balenido_Muratori_LN.pdf

Certamente l’”Interrogazione” è solo un primo passo, ma è un passo fatto bene che può permettere di portare il tema all’attenzione del Consiglio Regionale e quindi in Parlamento, ai Ministri degli Affari regionali e Autonomie, dell’Istruzione e della Famiglia.
Si ripropone perciò il testo dell’Interrogazione per esteso, certi che possa essere di grande utilità a tutti coloro che si occupano di difendere i bambini dal gender.

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Casalecchio di Reno, 03 agosto 2018

Interrogazione a risposta scritta
Al Sindaco del Comune di Casalecchio di Reno (BO) e Sindaco dell’Unione Valli del Reno Lavino Samoggia

 

Premesso che:

  • Il 6 luglio scorso – nel centro estivo per bambini dagli zero ai sei anni di Casalecchio di Reno gestito dalla Cooperativa convenzionata “Dolce” – delle educatrici hanno svolto alcune attività così riportate dalle stesse su un “diario”: «Ci siamo dipinti la faccia coi colori dell’arcobaleno per festeggiare insieme il Gay Pride, viva l’amore!» (1).
  • Nella stessa occasione le educatrici hanno letto ai bambini due testi dal titolo “Buongiorno postino” e “Piccolo Uovo”, testi comunemente classificati dagli specialisti come portatori della ideologia gender (2).
  • Alcuni genitori si sono rivolti al collega Tonelli documentando l’accaduto con fotografie e denunciando di «non essere stati avvertiti e di non aver gradito» (3).
  • Il 18 luglio il Sindaco di Casalecchio di Reno, assieme al Presidente della Cooperativa Dolce, hanno tenuto una conferenza stampa che sembra non sia stata annunciata sul sito del Comune né in quello della Cooperativa (4).
  • In un’intervista-video rilasciata al periodico Bolognatoday successivamente a tale conferenza stampa il Presidente della cooperativa ha affermato «è usuale per noi, ogni giorno, trasmettere attraverso un diario alle famiglie ciò che si fa all’interno del nido […] noi non dobbiamo cambiare linea» (5).
  • Nell’ambito della medesima intervista lei ha affermato «il problema è stato di comunicare alle famiglie quella che era l’attività» (6).
  • La Legge Regionale n° 19 del 25/11/16 definisce i nidi d’infanzia come servizi «che concorrono con le famiglie alla crescita e formazione dei bambini» (art. 2); stabilisce che i soggetti gestori assicurino «la massima trasparenza nella gestione dei servizi e prevedono la partecipazione necessaria dei genitori utenti alle scelte educative […] assicurano inoltre la partecipazione delle famiglie» (art. 8); prevede che ai fini dell’autorizzazione al funzionamento dei nidi i soggetti gestori debbano «attuare, nel rapporto con gli utenti, le condizioni di trasparenza e partecipazione delle famiglie di cui all’articolo 8» (art. 16); dispone che «la valutazione della qualità, ai fini dell’accreditamento, richiede che i servizi pubblici e privati […] attuino […] le condizioni di trasparenza e partecipazione delle famiglie di cui all’articolo 8» (art. 18); determina come prima competenza del personale la capacità di «relazione con le famiglie» (art. 29) e anche quando il lavoro sia collegiale o di gruppo intima una «stretta collaborazione con le famiglie» (art. 30); attribuisce ai compiti della delicatissima figura del coordinatore pedagogico il supporto agli educatori nella «collaborazione con le famiglie» (art. 32) [nota 7].
  • Il Decreto Legislativo n° 65 del 13/4/17 stabilisce che l’istituendo “Sistema integrato di educazione e di istruzione” «sostiene la primaria funzione educativa delle famiglie» (art. 1, Principi e finalità); che i nidi «concorrono con le famiglie» all’educazione e che i «servizi educativi per l’infanzia sono gestiti dagli Enti locali in forma diretta o indiretta» e che gli stessi «autorizzano, accreditano, vigilano sugli stessi», «realizzano attività di monitoraggio» sempre in considerazione della «primaria responsabilità educativa» della famiglia (art. 2) [nota 8].
  • Il “Regolamento dei servizi per l’infanzia” deliberato dal Consiglio Comunale il 14/4/11 assicura tra le Finalità che «L’Amministrazione Comunale garantisce la massima informazione sulle regole di accesso, sulle caratteristiche, le finalità dei servizi e sulle attività che vi si svolgono; promuove la partecipazione delle famiglie alle scelte educative; assicura la massima trasparenza nella gestione dei servizi adottando la “Carta dei Servizi”» (9).
  • La “Carta del servizio Nido d’infanzia” approvata dalla Giunta il 27/1/09 e presente sul sito dell’Amministrazione alla data dei fatti, indica come finalità l’«integrare l’esperienza educativa della famiglia, garantendo […] confronto per i genitori con gli operatori comunali […]. Il servizio […] opera in rapporto costante con la famiglia» (art. 3), prevedendo tra gli indicatori di qualità del percorso pedagogico la «condivisione dei percorso con le famiglie che vengono informate della programmazione educativa» (art. 5) [10].

 

Per sapere,

  • Se sia a conoscenza dei fatti rappresentati nel “diario” e se abbia visto le fotografie;
  • Se sia a conoscenza che i due testi menzionati nel “diario” sono stati ritirati dai nidi e scuole da altre amministrazioni e sono oggetto di continui contrasti e contestazioni; [11]
  • Se ritenga il “non gradimento” di quanto accaduto da parte dei genitori una prevaricazione di diritti altrui ovvero l’espressione di un diritto naturale primario dei genitori stessi;
  • Se corrisponde al vero che la conferenza stampa non è stata annunciata alla cittadinanza né ai genitori e, in caso affermativo, quali ne siano le ragioni;
  • Se quanto dichiarato dopo la conferenza stampa dal Presidente della Cooperativa Dolce – ossia l’aver informato le famiglie dopo i fatti – sia una prassi valida sia per i pasti dei bambini e altre attività di routine, sia per le attività pedagogiche che toccano temi eticamente sensibili;
  • Se la risposta da lei data alla giornalista debba intendersi come “va bene diffondere l’ideologia gender ma non si deve dirlo alla famiglia”;
  • Se il “festeggiare insieme il gay pride” e lettura di testi intesi alla diffusione dell’ideologia gender siano stato preventivamente concordati dagli educatori con il coordinatore pedagogico e con il coordinamento pedagogico dell’Unione;
  • Se è del parere che la Legge Regionale 19/2016 sia stata rispettata ovvero che quanto sopra citato siano aspetti secondari e trascurabili della stessa;
  • Se ritiene che il disposto dal D.lgs 65/2017 circa la gestione da parte degli Enti locali implichi che la funzione educativa della famiglia debba essere subordinata oppure concordata con il parere dell’Amministrazione comunale, regionale o nazionale;
  • Se esista documentazione della preventiva informazione ai genitori sul “festeggiare insieme il gay pride” come previsto sia dal Regolamento Comunale del 14/4/11, sia dalla Carta dei Servizi sopra citati in tema di “partecipazione” e “massima trasparenza”;

Cons. Mauro Muratori
tel. 800 011 837 / 051 598 111 int. 9139 – fax 051 598 200 – leganord@comune.casalecchio.bo.it

 

Note e Fonti

(1) Cfr. www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/gay-pride-bambini-festa-1.4034535

(2) Cfr. la fotografia presente in www.radiocittadelcapo.it/archives/gay-pride-ecco-perchee-giusto-festeggiarlo-anche-allasilo-194390/. E’ significativo che oltre ai siti cattolici, persino un sito social-comunista come radiocittàdelcapo senta il bisogno di smentire che quei testi veicolino l’ideologia gender.

(3) Cfr. www.bolognatoday.it/cronaca/gay-pride-asilo.html

(4) I siti www.comune.casalecchio.bo.it  e www.societadolce.it  sono stati controllati il 24/7/2018

(5) Trascrizione del video-intervista di bolognatoday, citato.

(6) Idem. La frase intera, comprensiva di un errore di grammatica, è questa: «c’è stata, secondo me, una sottovalutazione di mettere nei diari dei bambini […] una paginetta con su scritto gay preid che […] ha dato […] un’immagine […] sbagliata. Questo è un errore di comunicazione rispetto alle famiglie. Quindi il problema è stato di comunicare alle famiglie quella che era l’attività, che in realtà è stata variegata e non riguardava solo quella educazione alle diversità di genere».

(7) Cfr. http://salute.regione.emiliaromagna.it/documentazione/leggi/regionali/leggi/legge-regionale-n-19-2016/

(8) Cfr. http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/06/22/17G00087/sg

(9) Cfr. https://www.comune.casalecchio.bo.it/upload/casalecchiodireno_ecm6/gestionedocumentale/Regolamento%20nidi_aprile%202011_784_8043.pdf

(10) Cfr. https://www.comune.casalecchio.bo.it/contenuto/contenuti–ecm/servizi-per-linfanzia-03.ashx

(11) Cfr., ad es., http://www.ticinonews.ch/curiosita/243568/venezia-la-protesta-dei-libri-proibiti  (Venezia)

Emilia-Romagna: il gender del PD messo all’angolo?

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Un progetto denunciato da ogni schieramento. La prima denuncia all’Assemblea Legislativa Regionale della pericolosità di “W l’amore” è del 2015, da parte di sei consiglieri del Partito Democratico (1): a conferma che si tratta di qualcosa di aberrante. E’ bastato loro leggere lo scarso materiale del sito ufficiale www.wlamore.it per constatare che dietro ai soliti camuffamenti di lotta al bullismo, violenze di genere, stereotipi e prevenzioni siamo di fronte a un enorme tentativo di corruzione delle giovani generazioni.
I sei consiglieri – anche grazie all’appoggio alla Giunta del Movimento 5 Stelle – ottengono poco o nulla.
Nei mesi successivi, la protesta dei genitori si estende al punto che tutti partiti del centro-destra se ne fanno portavoce: Fratelli d’Italia (2), Lega (3) e Forza Italia (4).

La dittatura centralista della Regione a guida PD concede qualche piccolo ritocco, ma l’impianto del progetto resta immutato, così come il trucco di fondo: spacciare come sicuri e scientifici i progetti di “educazione all’affettività” portati nelle scuole dalle Aziende Sanitarie Locali e dai relativi Consultori e Spazi Giovani. Così come immutata resta la collaborazione con la Rete di associazioni bolognesi che si occupano di educazione al gender (www.attraversolospecchio.it).
Ancora oggi, dai pochi materiali messi online, si può verificare l’ossessiva attenzione verso l’omosessualità (che qua e là sembra quasi condannare gli eterosessuali), culminante nel famigerato volumetto “Sesso? Sicuro!” (5): una sorta di apologia del sesso di ogni tipo (con indicazioni per abortire e per la pillola “del giorno dopo”) da far arrossire una pornostar.
Pertanto, tutti gli allarmi (6) lanciati dagli specialisti del settore conservano attualità e, anzi, sono avvalorati dall’aumento esponenziale delle malattie a trasmissione sessuale che si sta verificando in Regione (7): più la Regione ha educato all’affettività, più i ragazzi sono a rischio MST.

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Gender ai bimbi 0-6: non c’è solo l’asilo di Casalecchio

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Bimbi a lezione al gay pride: la maestra è un travestito

Al gay pride 2018 di Milano la lettura di favole arcobaleno: «C’era una volta un mondo arcobaleno dove le donne si innamoravano delle donne e gli uomini degli uomini», inizia così il lavaggio del cervello patrocinato dal Comune di Milano..
E guai chi si oppone, è ‘omofobo’ e viene perseguitato dal sistema mediatico..
C’è anche un video: https://streamable.com/gyu78

Non è la prima volta: già nel 2014 bimbi di un asilo di Roma avevano subito il lavaggio del cervello secondo il quale gli etero-sessuali causano «il femminicidio, l’omofobia e il il bullismo». Il fallimento delle associazione pro-family che cercano il dialogo: https://www.iltempo.it/roma-capitale/2014/11/13/gallery/lezione-di-famiglie-gay-ai-bimbi-dellasilo-nido-959947/

Nel 2018, quattro anni dopo, continua la propaganda: gay pride all’asilo di Casalecchio di Reno (BO): https://www.osservatoriogender.it/il-gay-pride-allasilo-di-bologna-cosa-bolle-in-pentola/

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Il politico arcobaleno e la libertà religiosa da calpestare

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Più passa il tempo e la società «progredisce» secondo i loro desideri, più vengono allo scoperto.
Fino al punto da sostenere ufficialmente che quando c’è un conflitto tra la fede e l’ideologia LGBT , la seconda deve sconfiggere la prima

Inizialmente il movimento arcobaleno aveva assicurato che i «diritti gay» non avrebbero messo in pericolo la libertà religiosa e fior di radical chic erano andati sostenendo la stessa cosa, sebbene fosse evidente, oltre al disordine morale di quanto proposto (riconoscimento legale di unioni contronatura, adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso, ecc.), la fallacia del ragionamento, visto che non esiste un diritto neutro.

Adesso non ci si pone più di tanto il problema di dissimulare, come dimostra da ultimo il caso dello speaker della Camera dei comuni, John Bercow, che il 4 luglio, a un ricevimento organizzato da Pink News, sito Internet che si occupa di propagandare le istanze dell’omosessualismo, ha affermato esplicitamente che i «diritti gay» devono avere la precedenza sulla libertà religiosa.

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