La Cassazione approva i genitori gay: c’è poco da gioire

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Il mondo pro family è in festa, ma a torto. La Cassazione ha sì condannato la pratica dell’utero in affitto, ma ha sancito la legittimazione della filiazione omosessuale. E’ una benedizione dell’omogenitorialità a patto che non derivi dalla pratica dell’utero in affitto, che in Italia è reato. Un escamotage che, non a caso, gli avvocati della causa gay hanno sottolineato e apprezzato, facendo rientrare dalla finestra la maternità surrogata uscita dalla porta.

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La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere di un caso di omogenitorialità. Il lui della coppia ha fornito gli spermatozoi che sono andati a fecondare gli ovociti di una donna non italiana e poi una terza donna straniera ha portato a termine la gravidanza mettendo al mondo due bambini. I due uomini membri della coppia omosessuale sono stati riconosciuti entrambi come genitori legittimi da parte di un giudice straniero. Tornati in Italia i due uomini hanno chiesto all’anagrafe del loro comune di residenza di riconoscere la decisione del giudice e quindi di iscrivere i due bambini nel registro anagrafico facendoli comparire come figli di entrambi, sia del padre biologico sia del compagno di questi, che ormai nella neolingua giuridica viene definito come “genitore d’intenzione”. L’ufficiale di stato civile si è rifiutato di farlo e ne è nato un contenzioso civile che è approdato sino alla Corte di Cassazione.

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Scalfarotto emiliano-romagnola: VITTORIA! (…ma non ci basta)

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Come si vede, nella storia di Bologna è nota la “tolleranza” dei social-comunisti.

Sta per essere emendata la legge regionale sull’omotransnegatività. L’utero in affitto è ora equiparato alla violenza sessuale e all’abuso sui minori. Revoca dei finanziamenti alle associazioni che sostengono tali affitti. Tolto il termine omotransnegatività. Spariscono le “situazioni potenziali”.
Violenze in arrivo, come sempre.

Mentre scriviamo il Partito Democratico è spaccato e volano le seggiole: resterà comunque una proposta di legge liberticida e eterofoba, ma siamo la prima Regione rossa in cui si ottiene questo risultato.

Sta per essere emendata la legge regionale «liberticida […] immorale e immonda» (1) . La maggioranza dell’Assemblea Legislativa emiliano-romagnola ha proposto di emendare la legge «portatrice di una visione eterofobica» (2). Comunque vada a finire, i cattolici han fatto il loro dovere e un primo risultato è raggiunto: ora l’opposizione del centro-destra deve fare la sua parte perché la legge non passi.

Si preparano violenze? Centri sociali, femministe, Arcigay e la galassia dei gruppuscoli LGBT preparano – come sempre accade a Bologna – aggressioni sia ai cattolici che al PD: «il rischio è che le associazioni Lgbt protestino non solo contro gli ultrà cattolici, ma contro lo stesso Pd» (3).

La rabbia delle sinistre. Il Sindaco di Bologna:  «non condivido l’ […] equiparare tout court la maternità surrogata alla violenza sessuale».
Famiglie Arcobaleno: «Questa legge […] sarà una porcata […] meglio nessuna legge»
La nipote di Romano Prodi: «Un errore madornale, voterò contro [gli emendamenti]» (4).

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Gender: in Puglia c’è un assessore con gli attributi

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Le attività dell’assessore pugliese: autentica promozione delle pari opportunità

Fuoco ad alzo zero della lobby LGBT contro Patrizia del Giudice, Assessore alle Pari Opportunità della Regione Puglia.
Il motivo? L’aver dichiarato “Io sono per la famiglia naturale“.

C’è una petizione online per chiedere la revoca a Patrizia Del Giudice del ruolo di presidente della commissione Pari opportunità della Regione Puglia: ma, al momento in cui scriviamo, ha raggiunto solo 844 firme da tutta Italia (1). Più o meno le stesse della petizione di segno opposto: a favore della Del Giudice e promossa dalle associazioni familiari che aderiscono a Nova Civilitas Bari. 
La petizione è l’ultimo tassello di una vicenda che si è svolta nell’ultimo weekend di marzo. Tutto è partito da un commento che la Del Giudice ha lasciato sulla pagina dell’avvocato Fabio Candalice: “I faraoni Lgbt e i radical chic d’ogni dove con la loro risaputa arroganza dittatoriale sono ormai prossimi alla pernacchia universale che li spettinerà“.

Puglia, la Regione a guida PD, ha scelto per le Pari Opportunità una persona proveniente dalla società civile (Patrizia del Giudice è Vice presidente di Confindustria Puglia), estranea alle logiche di partito e probabilmente anche a quelle del PD: è quindi normale che sulla vita e sulla famiglia abbia le idee della maggioranza degli italiani.
Proprio a tale titolo la Del Giudice era stata premiata pochi giorni prima con il prestigioso premio “Woman for woman”, a riconoscimento della sua attività istituzionale a favore del’imprenditoria femminile (2).
Di più: in novembre aveva promosso la 1° conferenza regionale sulla famiglia (al singolare), escludendo la lobby gender e invitando invece le associazioni familiari: orrore!

Ma dell’aiuto alle donne la setta LGBT se ne frega: l’Assessore Del Giudice deve dimettersi perchè estranea all’ideologia gender veicolata dal PD.

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Nozze lesbiche… e la “ministra” 5 stelle si congratula!

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Marinaie spose, “ministra” della Difesa si congratula e… viene sommersa da critiche degli italiani

Il Signore creò Adamo ed Eva. L’uomo e la donna. Le cose inverse sono di Satana“: la ministra della Difesa Elisabetta Trenta si congratula su Facebook con Lorella e Rosy, le due marinaie unite civilmente a La Spezia ma, fra i pochi complimenti e auguri alle donne, viene sommersa da commenti detttati dal buon senso, dell’italiano medio, pieni di indignazione.
Errore della ministra, secondo gli utenti, quello di aver dato “visibilità a un abominio”, di fare del “razzismo al contrario” verso gli etero e di aver sbagliato nel definire le due spose “l’esempio di una importante evoluzione culturale, nelle Forze Armate e nel nostro Paese”, riducendo così “al ridicolo” la Marina.

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Trento: assalto a convegno anti gender

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Decine di contestatori, entrati nel palazzo della Provincia, sono stati fronteggiati da carabinieri e polizia in scontri, con alcuni feriti.

L’escalation di violenza contro chi semplicemente afferma le verità più elementari ha toccato livelli un tempo impensabili. Se n’è avuta prova ieri sera a Trento, dove il palazzo della Provincia è stato preso letteralmente d’assalto da decine e decine di giovani dei centri sociali e dell’area anarchica, ben spalleggiati da alcuni esponenti della sinistra locale. Il motivo?

All’interno del palazzo provinciale di Piazza Dante, precisamente in sala Belli si stava tenendo il convegno “Donne e uomini: solo stereotipi di genere o bellezza della differenza”, organizzato dagli Assessori all’istruzione Mirko Bisesti e alla salute Stefania Segnana (Lega). I relatori intervenuti sono stati lo psicologo e psicoterapeuta Emiliano Lambiase, il medico e psichiatria Maria Cristina Del Poggetto e l’avvocato Maristella Paiar. Tutti e tre, rispettivamente ciascuno nel proprio ambito di competenza, hanno sottolineato un dato basilare: maschi e femmine sono chiaramente differenti, e non solo per motivi culturali o di socializzazione, ma appunto per natura, e come tali vanno educati.

Per suffragare questa tesi, si sono esposti fior di argomenti razionali, decine e decine di ricerche scientifiche peer review – Lambiase è arrivato ad esporre uno studio con un campione di oltre 900.000 persone – senza fare neppure cenno ostile alla «teoria del gender» che, secondo critici dell’appuntamento, avrebbe dovuto essere il cuore ideologico del convegno.

Ciò nonostante, come si diceva, a pochi metri dalla sala – che era già strapiena, e dunque non avrebbe potuto contenere una persona in più rispetto alla presenti – si sono ammassate decine di contestatori che, già entrati nel palazzo della Provincia, hanno dovuto essere allontanati dalle forze dell’ordine prima che accadesse il peggio.

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Bufale emiliano-romagnole: le discriminazioni per orientamento sessuale

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Omotransfobia? Anche la Diocesi di Modena ha diffuso una dura presa di posizione contro la legge regionale contro la famiglia nel numero del 17/3/2019 di “Avvenire Settimanale Nostro Tempo“.
L’articolo in formato PDF: http://www.fattisentire.org/db/20190317NostroTempoMODENA.pdf

La legge non è accettabile perché vuole imporre un’ideologia eterofoba e ostile alla famiglia: non è accettabile nemmeno se modificata.
Di tale legge si è già parlato qui: http://www.fattisentire.org/e-scontro-sulla-legge-scalfarotto-per-lemilia-romagna/

Peraltro, una legge regionale contro le discriminazioni esiste già (la n° 6 del 2014) e l’osservatorio istituito da tale legge conferma che in Emilia-Romagna le discriminazioni sono l’ultimo dei problemi: 14 casi negli ultimi 5 anni.
È la Regione stessa ad ammetterlo, in una risposta ufficiale al Consigliere Regionale Tagliaferri (FdI): http://www.fattisentire.org/db/Tagliaferri_Riscontro_pratica_2019_73.pdf

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È scontro sulla legge “Scalfarotto” per l’Emilia-Romagna

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Il 13/2/19, nel grattacielo della Regione Emilia-Romagna, si è svolta un’audizione conoscitiva di cinque ore sul pdl regionale contro l’omotransnegatività e le presunte discriminazioni da orientamento sessuale.
Gli esponenti del Partito Democratico (Roberta Mori PD, Susanna Zaccaria PD e altri delle amministrazioni comunali PD e 5stelle) hanno potuto parlare senza limiti di tempo e di numero, tentando di nascondere i contenuti del progetto di legge eterofobo, che vuole distruggere la famiglia naturale e introdurre la dittatura gender nella Regione (vedere: http://www.gaynews.it/primo-piano/item/1930-emilia-romagna-scontro-in-regione-tra-associazioni-sul-pdl-contro-omotransnegativita-grillini-lgbt.html ).
Unica voce contraria alla quale è stato permesso di parlare, quella del relatore minoranza Michele Facci del Movimento sovranista: «Non credo che questo progetto di legge sia indispensabile, credo che le discriminazioni possano essere perseguite con i mezzi che già esistono».

Una quarantina le persone audite, soprattutto, a nome di associazioni: 2/3 della lobby LGBT (spesso associazioni composte da una sola persona) e 1/3 le associazioni critiche, anche se con contenuti diversi.
Fermissimi nella difesa della famiglia naturale: Fattisentire.org, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli (Gandolfini) e la Onlus Spetroliamo di Bologna, il Comitato Genitori Attenti di Imola, l’Associazione Genitori di Modena, il Comitato Civico di San Felice sul Panaro.

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I Gay Pride nell’azione social-comunista

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La Regione Emilia-Romagna si accinge a concedere il patrocinio a tutti i Gay Pride che si svolgeranno nel territorio regionale e, comunque, a prendervi parte con una propria rappresentanza istituzionale, definendo con gli organizzatori ulteriori modalità di adesione (1).

Perché una Regione a maggioranza “rossa” (58% dei consiglieri) è così determinata nell’imporre ai suoi cittadini l’agenda gender?
Una risposta viene da “La guida ai Pride per militanti – livello base” del partito Rifondazione Comunista (2), che chiarisce: «la nostra lotta per la liberazione dei corpi e per l’autodeterminazione non si basa semplicemente su un generico concetto di libertà». Pertanto, nulla di liberale o libertario, ma il riferimento è all’eliminazione delle «diseguaglianze culturali e materiali» (ibidem), ossia al tema dell’egualitarismo.

Se, da un lato, costruire una “società degli uguali” è un’idea fondativa di ogni forma di socialismo – da Platone (3) all’attuale “socialismo del welfare” (4), passando per i movimenti ereticali medievali e gli utopisti del XVIII secolo –, dall’altro lato, abolire ogni disuguaglianza ne è un obiettivo prioritario. Sembra pertanto logico che come il gramscismo – di cui si è già detto in queste pagine (5) -, anche il socialismo marxista abbia uno stretto legame con il movimento LGBT. Un legame che mira ad abolire qualsiasi istituto naturale, quali la “religione, famiglia e proprietà”, in quanto dà origine a diseguaglianze.

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Trento: il gender cacciato fuori dalle scuole!

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La nuova giunta è fermissima nella coraggiosa sospensione dei percorsi «Gender» nelle scuole, iniziato dal centro sinistra nella precedente legislatura, e sospeso dal nuovo governatore della provincia autonoma di Trentino Maurizio Fugatti in perfetto accordo con l’assessore alle politiche sociali Stefania Segnana e l’assessore all’istruzione Mirko Bisesti. 

Via libri, testi, cd-rom e percorsi di educazione che di nascosto dai genitori conducono i bambini all’omosessualismo: la commovente lettera di una mamma.
Alcuni politici di centrodestra sono stati minacciati di morte, colpevole solo di aver rilasciato delle dichiarazioni contro l’indottrinamento gender in Trentino.

Le cosiddette lezioni, secondo le docenti del gender trentine,  dovevano servire a prevenire e contrastare fenomeni di bullismo, violenze di genere, o per combattere il fenomeno dell’omofobia, peraltro assente da sempre in Trentino. Come sempre accade, tutto ciò era solo un pretesto. Secondo diversi osservatori, alcuni dirigenti e genitori le lezioni gender non erano altro che una forma di indottrinamento subdolo rispetto a tematiche come la sessualità o i modelli di famiglia (fonte: https://www.lavocedeltrentino.it/2019/01/04/ecco-i-libri-ritirati-dalla-scuole-trentine-che-hanno-portato-alla-sospensione-del-percorso-gender/).

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È iniziato l’iter di esame dei percorsi di educazione di genere sospesi dall’assessorato alle pari opportunità guidato da Stefania Segnana (Lega), che ha intravisto nell’iniziativa una possibile promozione nelle scuole di perversioni sessuali e dell’idelogia omosessualista.
«Analizzeremo i fascicoli dei progetti in questi giorni. Manteniamo la nostra posizione iniziale: se si organizzano dei corsi dedicati al rispetto, per contrastare bullismo e violenza sulle donne, va benissimo. Sarebbe sbagliato non promuovere questo genere di iniziative. Non si devono però toccare tematiche legate alla sessualità e discorsi che riguardano teorie gender».

Una mamma: «Sappia l’assessore Segnana che la stragrande maggioranza dei genitori è con lei».

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Una diversa modalità di contrasto del gender

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«Uscire dal Guscio» è un Festival del quale si è già parlato su queste pagine (1): si rivolge all’infanzia e all’adolescenza (sì, proprio ai bambini dai 5 ai 10 anni) e si svolge in vari Comuni a Nord di Bologna.

A differenza di altre iniziative della lobby LGBT, non si svolge esclusivamente nelle scuole, né solo in spazi pubblici (come ad es. un gay pride), ma prevede entrambe le modalità. Ad esempio – attraverso i soliti pretesti della “educazione alle differenze”, “prevenire discriminazioni”, ecc. – vengono lasciati avvisi nelle scuole con cui si invita a far visitare ai bambini mostre apparentemente innocue di “libri per l’infanzia”, in orario pomeridiano e in locali offerti dalle pubbliche amministrazioni.

L’edizione 2018 del Festival è stata contrastata – in modo molto più forte della precedente – grazie alla determinazione di vari esponenti di partito e di liste civiche (2).
Tuttavia, i numerosi comunicati stampa, interrogazioni e richieste di accesso agli atti amministrativi si sono infrante contro le totalitarie amministrazioni comunali e regionali a guida Partito Democratico. Le varie risposte suonano più o meno tutte allo stesso modo: «Tali contenuti sono totalmente condivisibili, per cui la città Metropolitana ha ritenuto di concedere il patrocinio all’iniziativa».

Come difendere i diritti della famiglia e impedire che i bambini vengano confusi circa la propria sessualità, se – come nel caso dell’Unione Reno-Galliera – ci sono 17 consiglieri di cui ben 9 del PD?

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