Siria: le colpe d’Occidente

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Patriarca siro-cattolico: l’Occidente è complice del genocidio in Siria

In una intervista ad Aleteia, il Patriarca Younan accusa le forze straniere di incitare la violenza nel suo Paese

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Tratta degli schiavi: mea culpa africano

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Avvenire.it 18 novembre 2009

di Daniele Zappalà

Il mea culpa è senza precedenti in Africa. «Non possiamo continuare ad accusare gli uomini bianchi allorquando gli africani, in particolare i capi tradizionali, non sono irreprensibili», recita l’appello proveniente dalla Nigeria, autentico gigante demografico del continente.
Aggirando gli scogli tanto del revisionismo quanto della vendetta identitaria contro un Occidente visto come malvagio burattinaio planetario, un collettivo di associazioni nigeriane per i diritti umani è appena uscito allo scoperto cercando d’imporre invece un punto di vista originale sul più vecchio ed aspro dibattito della storia africana. Quello sulla Tratta negriera, al singolare.

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L’Immigrazione elemento di strategia indiretta

Cooperazione allo sviluppo
Gnosis Rivista italiana di intelligence n. 2-2009

Dall\’influenza economica al rischio jihad

Rilievo economico e rilievo strategico del fenomeno immigrazione. Un\’analisi e, al contempo, un avvertimento da tenere presente nell\’esaminare come i flussi di popolazione possano essere elementi essenziali di una strategia indiretta a carattere economico e geopolitico. È un\’ottica, questa, sicuramente originale per guardare ad un tema sul quale è già stato detto di tutto e di più.

di Marco Giaconi

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I vescovi: «Umanità offesa ma questa Italia non ha colpe»

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L’Occidente «chiude gli occhi» di fronte alle stragi di immigrati che avvengono nel Mediterraneo, fingendo di non sentire le grida, come molti fecero al tempo della deportazione degli ebrei.
di Andrea Tornielli
 
Il Giornale, 22 Agosto 2009

 

Roma. Parole forti e paragoni che fanno accapponar la pelle quelle che il quotidiano cattolico Avvenire mette in prima pagina, commentando la tragedia avvenuta nel mare di Lampedusa. La morte degli immigrati eritrei che cercavano di raggiungere la Sicilia una «grave offesa all’umanità e al senso cristiano della vita», commenta l’arcivescovo di Capua, Bruno Schettino, presidente della commissione Cei per le migrazioni. Mentre il vescovo di Agrigento, Francesco Montenegro collega la tragedia del mare con «la cultura dell’allontanamento e della non-accoglienza», definendo «assurda una legge che chiude porte e finestre e non tiene conto della situazione e della sofferenza di tanta gente».
A leggere i titoli e le sintesi delle dichiarazioni, sembra che la Chiesa italiana sia partita lancia in resta contro l’attuale governo addebitandogli anche il mancato soccorso verso i poveri fuggiaschi alla deriva.

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Lo sporco affare del Piano di Maputo

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di Samantha Singson
per www.svipop.org

Recentemente i sostenitori dell’aborto hanno sbandierato un documento noto come Piano d’Azione di Maputo considerandolo una vittoria del loro lavoro in Africa per ottenere un diritto universale all’aborto. 

Il fatto è che mentre il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) e l’International Planned Parenthood Federation (IPPF, una ong multinazionale della contraccezione e dell’aborto) – veri artefici del Piano – parlano di un documento di consenso dell’Unione Africana (UA), la verità è molto diversa, come ha scoperto e rivelato il Catholic Family and Human Rights Institute (C-Fam,
una ong pro-life attiva all’ONU).

Infatti funzionari africani di alto livello hanno ammesso che i capi di Stato dell’UA non hanno mai approvato il documento e che UNFPA e altre ong collegate hanno spinto subdolamente e con l’inganno il documento attraverso diversi incontri dell’UA.

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A chi piace la povertà

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di Ettore Gotti Tedeschi
Tratto da Sviluppo & Popolazione
http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=227

Da molto tempo i maggiori economisti  pragmatici, incluso Galbraith, Myrdal, Cipolla, de Toqueville, Von Mises, Von Hayeck, Einaudi,  hanno riconosciuto che povertà o ricchezza di una popolazione non dipende dalle risorse disponibili o dalle circostanze, ma dalla qualità degli uomini che le gestiscono. In Israele gli ebrei hanno trasformato il deserto in coltivazioni e giardini, oltre il confine è ancora deserto… Dall’America Latina(Colombia, Venezuela, Bolivia..) all’Oriente (India, Indonesia..) i paesi cosiddetti  poveri sono invece ricchi di risorse naturali, così come vi sono paesi cosiddetti ricchi che sono poveri di risorse (Giappone, Danimarca, Olanda.. l’Italia stessa).
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Gli immigrati vogliono diventare italiani?

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di Giovanni Salizzoni
(C) Avvenire Bo7, 25-7-2007

Qualche giorno fa un quotidiano ha pubblicato un’approfondita indagine
sull’immigrazione in Italia, sulle condizioni di vita dei nuovi venuti e sulle
loro aspettative e, parallelamente, sulla percezione che gli italiani hanno del
fenomeno migratorio nel nostro Paese.

E’ emerso che un immigrato su due
non è interessato a diventare italiano: la cittadinanza è per gli immigrati solo
un «traguardo funzionale», il modo per ottenere beni come il welfare o la
possibilità di acquisti rateali, tanto più che non hanno nessuna aspirazione a
poter votare.

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Condanna infanticidi femminili, l’ONU blocca la risoluzione

Cooperazione allo sviluppo

di Samantha Singson

Malgrado un ampio consenso delle Organizzazioni non governative e delle delegazioni di molti Paesi alla Commissione ONU sullo Stato delle Donne (CSW, secondo l’acronimo inglese), la risoluzione presentata dagli USA che chiedeva il bando della selezione prenatale del sesso e dell’infanticidio delle femmine è stata ritirata questa settimana a causa della pressione di Cina, India, Canada, Costa Rica, Messico e altri.

Tratto da: http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=179

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