Duro confronto a Ferrara: si nasconde lo scopo di Famiglie Arcobaleno!

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Violenta polemica per una sala negata alle lobbies LGBT. Che però nascondono i loro scopi, complici il centro-sinistra e i mass-media locali.
Fermissimo intervento del Segretario locale di Fratelli d’Italia in difesa della famiglia naturale: PD con le spalle al muro.
Riceviamo e volentieri diffondiamo.

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La vicenda dell’Associazione ‘Famiglie arcobaleno’ a cui il Comune ha negato la sala merita un approfondimento.
Lo statuto di Famiglie Arcobaleno recita: «Lo scopo principale dell’associazione è quello di difendere e promuovere tutti i tipi di genitorialità», precisando «in particolare agire per far sì che la genitorialità gay e lesbica sia presente nella realtà giuridica e sociale del nostro Paese».

Viene subito in mente il “caso Bibbiano”, per cui su richiesta di Fratelli d’Italia si è appena costituita una commissione di indagine anche a Ferrara, ma non è di questo che si tratta.

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Ddl Zan, Segre, leggi contro l’odio: per “educarci” a pensare in un certo modo?

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In questi giorni si torna a parlare di legge sulla cosiddetta omofobia, si parla anche di una Commissione e di altri provvedimenti “per contrastare l’odio”. Anche il ddl Scalfarotto aveva la pretesa in qualche modo di punire una supposta “intolleranza”.
Abbiamo chiesto a Giacomo Rocchi, consigliere presso la Corte di Cassazione, si può legiferare su un sentimento? 

«Ovviamente no: è lo Stato totalitario quello che pretende di entrare nella testa dei suoi cittadini e di “educarli” a pensare in un certo modo, giungendo a condannarli per gli “psicoreati”. Lo Stato democratico si fonda su valori positivi che dovrebbero favorire il legame all’interno della società, ma regola e giudica le condotte materiali poste in essere da ciascuno, stabilendo quali sono inaccettabili per la società e, quindi, devono essere punite (o, se possibile, tenta di prevenirle).
Che io provi un sentimento di odio verso una persona è un fatto del tutto irrilevante finché non pongo in essere azioni concrete.
Si devono contrastare, quindi, le condotte violente o comunque illecite.
Il rischio è far passare come contrasto all’odio o all’intolleranza quello che si chiama banalmente censura – cioè repressione della libertà di manifestazione del pensiero, diritto che costituisce il cardine di ogni Stato democratico – o addirittura repressione della libertà di educazione e di associazione».

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Lobbies-LGBTQ: solo un gioco da tavolo?

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Come mai l’Arcigay produce un gioco? «La lobby gay esiste, anzi ce n’è più di una!» è il motto di Lobbies, il gioco da tavolo ideato e appena pubblicizzato dal Cassero-Arcigay di Bologna (1).
I giocatori devono conquistare la città organizzando eventi e sfruttando le proprie risorse, tramite strategie e alleanze di comodo, per aumentare la propria influenza sulla società.

Uno scopo geniale: E’ chiaro che non si tratta solo di un gioco, ma si vogliono sensibilizzare gli attivisti LGBTQ. Il gioco, infatti, favorisce la

  • consapevolezza di essere una lobby, ossia una minoranza che deve incidere sulla politica;
  • conoscenza degli strumenti di base del lobbying: «denaro, consenso, militanti e propaganda»;
  • dovere di «collaborare per obiettivi comuni», nonostante le diversità dei gruppi (2).

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Bolivia: caduto il regime comunista

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Frodi al voto e polizia stanca di crudeltà, Morales si dimette

Dopo la denuncia di truffe e 19 giorni di proteste, il presidente lascia e indice nuove elezioni

Evo Morales rinuncia alla presidenza della Bolivia da cui sarebbe già fuggito. Il tutto dopo una domenica destinata a rimanere nei libri di storia e, con lui, lascia anche il suo vice, il marxista Álvaro García Linera, da anni nei radar della Dea (l’agenzia antidroga statunitense) per narcotraffico, che ieri notte ha denunciato un fantomatico «golpe» contro di loro.
In realtà il colpo di Stato lo avevano tentato in precedenza proprio Morales e compagni a più riprese.
Quattordici anni di vessazioni alla proprietà privata, alla famiglia, alla religione.

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Veneto, 4 novembre: le forze armate insegnano a scuola

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L’Assessore all’Istruzione della Regione Veneto, Elena Donazzan (FdI), ha lanciato un’intelligente iniziativa a favore dell’educazione delle giovani generazioni: per una volta saranno dei militari a insegnare:
«Con il Comando Forze Operative Nord abbiamo condiviso la comune intenzione di coinvolgere sempre più le scuole promuovendo la presenza di rappresentanti dell’Esercito in occasioni e incontri formativi, come testimoni di una funzione pubblica indispensabile per la sicurezza e la protezione dei cittadini».

E’ nota la vicinanza della patriota Donazzan ai nostri valorosi militari, cui sovente dedica post e dichiarazioni d’affetto sui social.
E’ ciò di cui la scuola (veneta e italiana) ha più bisogno: la testimonianza dei nostri “angeli in divisa”.

Infatti, le Forze Armate fanno eco all’evangelico “non c’è amore più grande del dare la vita per i propri fratelli”, mentre la scuola di Stato, purtroppo, insegna il relativismo,  l’edonismo, il lassismo.
Ecco la ragione profonda dell’iniziativa: la sola presenza di uomini in divisa, invece, evoca l’amor di Patria, lo spirito di sacrificio, il senso del dovere.

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Il politicamente corretto? Figlio del marxismo!

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Clicca per ingrandire e leggere la quarta di copertina.

Il primo ad accorgersi che il politicamente corretto deriva dal marxismo, anche se post-sovietico, fu Augusto Del Noce.
Ma, come per ogni profeta, pochi gli diedero retta.

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Continuiamo, e concludiamo, il discorso sul Politicamente Corretto (clicca qui), l’ultima (per ora) ideologia totalitaria con cui dobbiamo fare i conti. E sempre traendo spunto dal bel libro di Eugenio Capozzi, Politicamente Corretto. Storia di un’ideologia (Marsilio), al momento l’unico excursus storico di taglio accademico sul problema dell’ora presente.

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Dopo l’Umbria: cultura di morte fuori dall’Emilia-Romagna!

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Ricci, il candidato governatore dell’Umbria segnalato da Gandolfini, assieme a noti esponenti democristiani.

Aspetti nascosti del recente risultato elettorale.
I Comitati per la vita e la famiglia si preparino per le elezioni emiliano-romagnole.

1. I Governi del Partito Democratico sono stati i maggiori nemici della vita e della famiglia nella storia repubblicana (1).

2. Il recente Governo Conte 2 (sostenuto da PD e 5stelle) ha confermato le intenzioni contro la vita e la famiglia poco prima del voto: il Ministro Elena Bonetti ha aperto alle adozioni per le coppie gay (2), all’eutanasia e ad altro.

3. Anche in Emilia-Romagna il Partito Democratico conferma il proprio orientamento, ad esempio sui fatti di Bibbiano («in Val D’Enza […] emerge che non c’è un sistema criminale organizzato») e con l’intenzione del governatore Bonaccini di rendere obbligatoria la frequenza della scuola materna (3)

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L’Emilia-Romagna “esporta” gender nelle Marche

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da: Unità n. 3

“W l’amore”, il progetto per la diffusione dell’ideologia gender realizzato dalla “regione rossa” approda nell’assemblea legislativa delle Marche.
Il centro-destra reagisce: l’on. Giorgia Latini (Lega) presenta un atto ispettivo (1), quindi il 21 ottobre il consigliere regionale Marconi (centro-destra) un’interrogazione a risposta immediata (2).
Ma la protesta inizia già da prima, grazie alla consigliera regionale Marzia Malaigia (Lega): «questo progetto è una forzatura sull’indicazione di scelte intime e relazionali che, nel caso di adolescenti di 13 e 14 anni, dovrebbero al contrario essere libere da condizionamenti e affidate esclusivamente alla sfera familiare» (3).

L’Emilia-Romagna si conferma “punta di diamante” e laboratorio per la diffusione del gender a livello nazionale.

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Ferrara. Il Comune prosegue nei patrocini omosessualisti?

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Provoca nuovo disagio all’interno della maggioranza il patrocinio dato a una conferenza su «Corporeità, orientamenti affettivi, identità di genere negli adolescenti» (1).

Ad alimentare i dubbi non è solo l’espressione «identità di genere» al posto della più precisa “identità sessuale”, ma una serie di indizi che devono far riflettere:

  1. la laicista Enciclopedia Treccani (2), spiega che la scelta del termine “genere” è «il risultato di una scelta culturale dell’individuo, distinta dalla propria corporeità»: insomma, è proprio l’ideologia gender di cui le sinistre negano l’esistenza;
  2. se i sessi sono due, i “generi” – secondo fonti autorevoli (3) – sono almeno 23: trans, transgender, intersex, androgini, crossdresser, i drag king, pansessuali, ecc.;
  3. l’evento ha il patrocinio della Regione Emilia-Romagna (oltre a quello del Comune), nota per essere la punta di diamante della diffusione dell’ideologia gender in Italia;
  4. la relatrice, Elena Buday, è autrice di un volume (vedi foto in alto) sul sostegno psicologico alle coppie omosessuali che “desiderano” un figlio (omogenitorialità); (altro…)

Esponenti locali dei partiti: nuove prese di posizione per la vita e la famiglia

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Il centro-destra alza giustamente i toni dopo la pubblicazione del
bugiardo rapporto della Regione Emilia-Romagna sugli aborti.

Ferrara: ottima presa di posizione del coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Mauro Malaguti
https://www.estense.com/?p=810897 :
«non si tiene conto degli altri farmaci definiti anticoncezionali, che non possono escludere un effetto abortivo con l’impedimento per l’embrione di annidarsi nell’utero, magari nell’inconsapevolezza di chi li assume»

Per Cesena  parla un consigliere comunale civico del centro-destra, Enrico Castagnoli:
«Ma di cosa dovremmo essere soddisfatti? Forse perché la nostra sanità regionale mette in campo tutti gli strumenti per accedere ad un’interruzione sicura e libera? O invece dovrebbe esistere un sistema capace di arginare questo dramma sociale, salvando due vite quella del bambino e quella della madre?»
https://www.corrierecesenate.it/Cesena/Calano-gli-aborti-ma-non-aumentano-le-nascite.-Il-commento-del-consigliere-Enrico-Castagnoli

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