Violenze in casa? E’ anche colpa della rivoluzione sessuale

Famiglia: politiche familiari

Un coraggioso documento dei vescovi divide la Spagna. Il governo dei popolari non trova il coraggio e prende le distanze [Corriere della Sera, 5 febbraio 2004]

Dal nostro corrispondente



MADRID – I vescovi spagnoli pensano che l’aumento della violenza domestica, un vero flagello in Spagna dove sono decine le donne che muoiono ogni anno per mano del marito, compagno o fidanzato, è dovuto alla “rivoluzione sessuale che ha separato la sessualità dal matrimonio, dalla procreazione, dall’amore” e “l’ha convertita in un elemento di consumo”. I suoi “frutti amari” sono, oltre alla violenza domestica, “gli abusi sessuali e i figli nati fuori del matrimonio”. I vescovi iberici si mostrano molto pessimisti: pensano che il Paese abbia cessato di essere la riserva spirituale dell’Occidente, la “cattolicissima” Spagna, per convertirsi in una nazione postcristiana e pagana. E la famiglia è la prima a soffrirne. In un documento di quasi 250 pagine la Conferenza episcopale spagnola analizza le cause dell’attuale crisi dell’istituzione familiare, difende la concezione cattolica del matrimonio e trae le sue conclusioni che suscitano polemiche a non finire.



I vescovi non risparmiano i media e i politici che “agiscono da portavoce di gruppi di pressione, come per esempio le lobbies omosessuali”. I prelati criticano i politici che per la famiglia hanno fatto molto poco. In effetti la Spagna è il fanalino di coda in Europa come percentuale della ricchezza nazionale dedicata al sostegno delle famiglie. E’ lo 0,4% del Pil, meno di un quarto della media europea, e ciò contribuisce a spiegare il tasso di natalità fra i più passi del pianeta.



I vescovi avevano preannunciato l’anno scorso l’inizio di una offensiva, preoccupati “per la perdita dell’eredità cristiana” in Spagna. Il documento episcopale vuole essere un sasso nello stagno. Le onde provocate dal sasso sono state bene accolte in ambienti tradizionalisti e male in altri.



Le critiche, provenienti da partiti politici, organizzazioni femminili e movimenti gay, sono state numerose. Anche il Partito Popolare, al governo, tradizionalmente sensibile alle richieste della Chiesa cattolica, ha mantenuto le distanze dalle tesi episcopali che vedono nella violenza domestica “il frutto amaro” della liberazione sessuale. Il portavoce del governo Zaplana ha dichiarato: “Rispetto moltissimo i vescovi, però non sono d’accordo su questo punto. Le radici dei maltrattamenti sono diverse e arcaiche”. La socialista Micaela Navarro ha definito “assolutamente reazionaria” la posizione dei vescovi.



E la presidente dell’Osservatorio contro la violenza domestica Montserrat Comas, magistrato, si è mostrata “perplessa” perché, dice, la grande maggioranza delle vittime di maltrattamenti sono donne sposate o che sono state sposate. Il violento è il marito o l’ex-marito. “Vi sono più casi di violenza domestica – dichiara – nelle coppie regolarmente sposate che nelle coppie di fatto. Delle 4.234 richieste di protezione da parte di donne maltrattate presentate fra agosto e ottobre scorso il 49% venivano da donne sposate e l’11% da separate o divorziate. Il 16% da conviventi”.


Mino Vignolo

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