Veronesi, eutanasia e onnipotenza del DNA…

La cappa ideologica

Veronesi pro eutanasia (tanto ci si reincarna…)


È uscito per Mondadori un libriccino di cento paginette dove – in buona sostanza – il noto oncologo Umberto Veronesi, per soli 12 euro fa la sua illuminata difesa dell’eutanasia…

È uscito per Mondadori un libriccino di cento paginette dove – in buona sostanza – il noto oncologo Umberto Veronesi, per soli 12 euro, spiega ai lettori come mai “La libertà del laico di fronte alla sofferenza” (è il sottotitolo della pubblicazione) debba essere rispettata dallo Stato fino al punto di lasciare che quello (il laico che soffre) possa chiedere e ottenere di essere accoppato anzitempo da un medico, onde por fine a una vita non più degna di essere vissuta. Il testo in questione si intitola Il diritto di morire e parla, naturalmente, dell’eutanasia. Una pratica, secondo Veronesi, di fatto largamente diffusa anche perché eticamente e filosoficamente equivalente all’interruzione del cosiddetto accanimento terapeutico, dunque un diritto da tutelare a norma di legge.
Perni dell’argomentazione sono la necessità di liberare da tutti i vincoli il «principio di autodeterminazione» delle persone, che secondo il professore ha da essere corredato con il diritto a disporre della propria morte, e una preoccupante premura per il mantenimento di uno standard di «qualità della vita» dai confini piuttosto vaghi. L’eroe positivo del libro di Veronesi è Ramón, il protagonista di “Mare dentro” che per trent’anni «si batte per il suo diritto di morire» (più o meno come Hezbollah). Ciononostante, il professore giura: «Io sono ottimista, sono tra coloro che credono nell’idea che la società progredisce sempre».
Ma bando alle ciance e spazio alle parole dell’autore. Un po’ in tutto il libro, naturalmente a vantaggio delle tesi di Veronesi, torna la contrapposizione tra «pensiero religioso» e «visione laica» del vivere e del morire (la visione laica è quella del professore, ovvio). Bene, leggete quanto segue considerando che Veronesi, per sua stessa reiterata ammissione, considera uomo e scimpanzé praticamente alla medesima stregua, è un sostenitore della libera manipolazione degli embrioni e si immagina per la scienza un futuro da guida illuminata della politica. Considerate tutto ciò e godetevi la lettura del seguente brano tratto dalle pagine 11 e 12 del libretto fresco di stampa di cui sopra, perfetta sintesi della laicità intesa á-la-Veronesì: «Per la mia esperienza le persone che affrontano la morte con maggiore serenità sono spesso coloro che non sono sorretti da una fede nell’aldilà, e ritengono invece che la vita e tutta l’esperienza si esauriscano in questo mondo. Queste persone considerano la vita una fase transitoria, un momento di un più grande progetto di continua rigenerazione. E il motore di questa rigenerazione è il Dna umano che, riproducendosi in ciascun uomo, propaga incessantemente la vita. Chi ha la consapevolezza di far parte di questo progetto ha anche la serenità di spirito davanti alla morte. Potremmo quasi dire che la trasmissione del nostro Dna alle generazioni successive potrebbe essere letta come la versione moderna dell’immortalità, in quanto il Dna è in effetti immortale. Inoltre, trasferendosi da un corpo all’altro, riassume anche il concetto di reincarnazione».


di Pietro Piccinini
Tempi num.49 del 01/12/2005