Vendola, comunista doc, gay dichiarato, cattolico praticante… e poi?

Socialismo

Dossier


Nichi Vendola
pensiero e prassi
di un CattoArlecchino
al quale bisogna dire basta!


1. Intervista di Nichi Vendola a Il manifesto sul risultato dei referendum (15 Giugno 2005).
2. Intervista di Nichi Vendola al Corriere della sera su Benedetto XVI (9 Giugno 2005).
3. Chi è Nichi Vendola?
4. Cosa pensa ancora Nichi Vendola?

1.
Vendola: «La vittoria di Pirro del cardinal Ruini»


Poche settimane fa la Puglia elesse a sorpresa Niki Vendola alla presidenza di Regione. Ora la stessa Puglia, come del resto tutto il sud, registra un trionfo dell’astensione sensibilmente superiore a quello delle regioni del nord e del centro Italia. Inevitabile, dunque, chiedere proprio a Vendola un’interpretazione di questo scarto tra il voto del meridione e quello del resto d’Italia.


Vendola, come ti spieghi il livello raggiunto dall’astensione nel meridione e in particolare nella tua Puglia?
Credo che il livello di disinformazione sia stato abissale. C’è stato un dibattito rarefatto e limitato alla dimensione urbana. Un dibattito che al sud é stato percepito soprattutto come il riverbero di una contesa tra gli stati maggiori degli schieramenti politici, interna al ceto del palazzo.


Dunque, a tuo parere, è sbagliato fare un paragone tra questo referendum e quelli, molto più sentiti, sul divorzio e sull’aborto…
Non vedo alcuna comparazione possibile tra questo referendum e gli altri due. Quelle battaglie erano state precedute da una lunga narrazione popolare, che aveva anticipato il dibattito politico. Nel sud c’era una richiesta forte di uscire dal medioevo del delitto d’onore e del divorzio all’italiana, da una visione ottocentesca della famiglia. La necessità di trascendere questa dimensione era vissuta come un’epopea popolare. E infatti il popolo cattolico si divise.


Cosa intendi per «narrazione popolare»?
Pensa all’aborto. Il rovesciamento di quella pratica di ipocrisia che circondava l’aborto passò anche attraverso il racconto dei tavoli di marmo, delle mammane, dei cucchiai d’oro, di tutta la subordinazione del corpo femminile da parte di un ordine patriarcale.


Quanto al rapporto con la Chiesa, vedi differenze tra questa campagna referendaria e le precedenti?
Nei casi del divorzio e dell’aborto fu visibile il segno dell’invadenza della morale cattolica sulla vita privata. Un certo magistero vaticano tentò di proporsi come precettore, anche dal punto di vista giuridico, dei costumi affettivi e sessuali degli italiani. E così un paese il cui popolo non era mai stato anticlericale espresse un’ allegra voglia di liberarsi da questa presa clericale.


Questo nel passato. Ma cosa è che invece non ha funzionato in questa campagna referendaria?
A mio parere questa non é stata una campagna molto impegnata. Ma non é questo il punto e non voglio fare polemiche, il problema è che la campagna elettorale non è stata preceduta da un racconto che incrociasse tutte le questioni legate alla fecondazione assistita. È mancato un dibattito collettivo su cosa significhi generare la vita  o su cosa significhi oggi genitorialità. Questi temi noi li abbiamo subìti quando sono venute fuori in modo piuttosto «sensazionalista», vicende come quella dell’embrione impiantato nell’utero della nonna. E quel sensazionalismo provocava legittime ansietà non solo nel popolo di Dio.


Soprattutto nell’ultimo scorcio di campagna elettorale, era però chiaro che in ballo non c’erano solo gli oggetti materiali del referendum, ma anche il principio della laicità dello stato. Questo, tuttavia, non ha inciso sui comportamenti elettorali…
Io credo che tutti noi siamo orfani della laicità dello stato, e lo siamo da anni. Lo siamo dalla crisi della Dc in poi. Il partito che rappresentava l’unità politica dei cattolici garantiva anche che fosse dato a Cesare quel che è di Cesare e a Dio qual che é di Dio. Finita l’unità politica dei cattolici, nel paradigma di quella corsa al centro che include anche il centro sublime d’oltre Tevere, è stata scritta, rinuncia dopo rinuncia, la lunga storia dal sacrificio progressivo di pezzi di laicità dello stato.


Mi pare che siano pochi i dubbi sul fatto che l’esito dei referendum segnali una crisi non solo della laicità dello stato, ma del laicismo in generale…
Si, anche perché il pensiero laico non si é rigenerato in rapporto alla modernizzazione e alle sfide della modernità. Dunque é passata una sorta di equazione illecita per cui laicità è uguale a mercificazione. Non é cosi. Io sono laico ma la mia laicità, lo dico con tutto il rispetto, non é la stessa del ministro Martino. Lui è laico perché liberista, io lo sono perché anti-liberista. Dobbiamo riconoscere che c’é stata una povertà di percorsi teorici e di ripensamenti. La laicità non può essere sempre uguale a se stessa, e noi dobbiamo pertanto chiederci cosa significa essere laici in un mondo in cui c’è l’offensiva teo-cons, ma si prospetta anche un primato della tecnica tutt’altro che condivisibile.


Si deve a questo, secondo te la distanza tra la capacità offensiva, anche sul piano propagandistico, del fronte astensionista e la nostra debolezza?
Si deve al fatto che quelli non si vergognano di proporre grandi narrazioni, mentre noi ci impaludiamo in microstorie. Quelli non subiscono la crisi delle ideologie, mentre per noi la crisi delle ideologie è diventata un’ideologia. Ma questa asimmetricità é probabilmente frutto anche di una nostra debolezza: la conservazione di alcuni miti positivistici, una sorta di apologia scientista. L’altro fronte, invece, ti mette in campo i grandi interrogativi sui limiti della manipolabilità della vita. Così, in conclusione, sembra uno scontro tra chi difende un mercato e chi, invece, difende un’etica.


E a questo punto?
A questo punto dobbiamo ricominciare senza disperarci troppo.
Quella di Ruini è stata una vittoria di Pirro.


Perché?
Prima di tutto perché ogni volta che la Chiesa devia sul piano dell’ingerenza temporale fatalmente perde, perché si allontana dall’ombra della croce. Ma, nel particolare, anche perché la legge 40 non abolisce affatto la fecondazione assistita. La sposta all’estero, oppure sul mercato clandestino.


Parlarvi di ricominciare. Da dove?
Dal dibattito sulla vita. Possibile che si debba avere una visione così miseramente biologista come quella che lega un figlio all’accertamento del seme? E poi dalla natura della genitorialità, dal suo essere costituita soprattutto dall’amore, e  questa è una sfida che può  essere  recepita anche dal mondo cattolico.


Quale sarà, secondo te, l’incidenza del risultato del referendum sul piano politico?
Quel che posso dire è che se c’è, oltre Tevere, chi pensa di mettersi di traverso sul terreno dei diritti civili e di allontanarsi dal faticoso percorro dalla mediazione affermando che non é più ora di mediazioni, deve sapere che si troverà di fronte un’Italia molto diversa da quella distratta del referendum.


E per quanto riguarda le tentazioni neo-centriste presenti in entrambi i poli?
Il referendum può sicuramente irrobustire velleità di questa natura. Ma si tratta appunto di velleità. Non é possibile  riavvolgere all’indietro il nastro della nostra storia negli ultimi trent’anni.


Ultima domanda: tu come hai votato?
Quattro sì ovviamente
. Da laico e da cattolico.


Andrea Colombo
Il manifesto, 15-06-2005


2.
Vendola: Ratzinger mi ha deluso sulle coppie di fatto parole feroci


Speravo che Benedetto XVI ci prendesse per mano, non mi aspettavo una dichiarazione di guerra. Credevo che il seggio di Pietro, a un millimetro dallo Spirito Santo, potesse generare solo la teologia della tenerezza e dell’accoglienza


Nichi Vendola, lei come governatore della Puglia ha accolto Ratzinger a Bari nel suo primo viaggio da Pontefice: ci sperava davvero in una sua apertura? In particolare in un’apertura sulle coppie di fatto…
«Ci speravo sì. E invece che delusione le dichiarazioni del Papa. Da credente, da cristiano, da cattolico: che delusione!».


Ma cosa sperava che dicesse il Papa?
«Mi aspettavo che la curia romana potesse finalmente aprire le finestre sul mondo e si misurasse non già con il relativismo etico, bensì con la fenomenologia del vivente».


La fenomenologia del vivente?
«Sì, la pluralità di relazioni che hanno al centro il corpo, il desiderio, l’affettività, l’amore. C’è una Chiesa diffusa e molecolare che da tempo ha cominciato la sua immersione in questa realtà. Ma c’è anche un mondo cattolico che ormai convive con stili di vita che non riesce a considerare peccaminosi. Poi c’è la Chiesa di Oltretevere».


La Chiesa di Oltretevere, ovvero il Vaticano?
«Sì, il Vaticano. Lo dico con dolore e sottovoce: ma dal Vaticano si percepisce lo sforzo di delineare un esercizio di potere e non altro. Quando sento dire una frase come “le coppie di fatto allontanano da Dio” sento rabbia. Sono frasi che contengono un certo grado di ferocia».


Un certo grado di ferocia? E’ una frase che ha detto il Papa quella che ha appena riportato…
«Non parlo di intenzioni feroci, ma dell’effetto che provoca».


Lei è un omosessuale dichiarato: si aspettava un’apertura anche sulle coppie di fatto omosessuali, probabilmente. Di certo non si aspettava una sorta di retrocessione anche nei confronti delle coppie eterosessuali…
«Non mi aspettavo una dichiarazione di guerra».


Ma cosa le dava fiducia che questo Papa potesse avere un atteggiamento di apertura?
«Forse era una speranza emotiva e non razionale. Speravo che non esistesse un copione già scritto. Pensavo che fosse finalmente arrivato il momento di trovare qualcuno che ti prendesse per mano. E poi…».


E poi?
«Poi pensi che quando uno entra nell’abitazione del Papa e siede sul seggio di Pietro vive costantemente ad un millimetro dallo Spirito Santo. Si confronta costantemente con orizzonti talmente ampi e con un’idea talmente assoluta e incalcolabile dell’amore che immagini che possa generare soltanto quella teologia della tenerezza e dell’accoglienza di cui il mondo ha bisogno».


E invece?
«Invece questo Papa ha ripetuto una condanna anche all’omosessualità usando parole che ricordavano i canonisti seicenteschi: turpe atque iniqua luxuria. Che peccato».


Lei è cattolico. Praticante?
«A modo mio. Rifuggo il consumismo religioso e la spettacolarizzazione del sacro. Ma amo i luoghi intimi, lì dove risuonano i canti gregoriani oppure i silenzi abissali».


La sua condizione omosessuale non è accettata dalla Chiesa: lei invece lo vorrebbe. Ma lo vorrebbe davvero?
«Certo. E penso che questo atteggiamento del Papa sia anacronistico e destinato alla sconfitta . Vorrei che invece che castigare le libertà civili la Chiesa lanciasse un moderno anatema su temi come la schiavitù o la povertà».


Ha fiducia che cambierà qualcosa?
«Spero, la speranza non muore mai. Tuttavia…».


Tuttavia?
«Credo che non avrò questa fortuna. Credo che non sarà la mia generazione che avrà la fortuna di ascoltare parole evangeliche da parte della Chiesa».


Alessandra Arachi
Corriere della sera, 9 Giugno 2005


3.
CHI È NICHI VENDOLA ?
Nichi Vendola, deputato da tre legislature, è nato a Bari 46 anni fa ma ha vissuto sempre a Terlizzi dove tuttora risiede la sua famiglia. Laureato in lettere e filosofia, è stato membro della segreteria nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana, fondatore e militante di diverse associazioni come Arcigay e Lila. E’ stato membro del Comitato Centrale del Pci e poi tra i fondatori del Partito della Rifondazione Comunista. Vendola è un dirigente comunista di lungo corso. E’ stato redattore del settimanale Rinascita ed è tuttora editorialista del quotidiano Liberazione, scrive su riviste e giornali di politica, filosofia, letteratura, costume. Nella ultima campagna elettorale, non ha mai tentato di mascherare il suo essere comunista, ma ha messo sempre in primo piano anche il suo essere cattolico praticante anticonformista, che fa spesso la Comunione e che vorrebbe andare a Messa tutti i giorni tranne la domenica (cfr. Repubblica, 18.01.05 di Francesco Merlo). Oggi è il Presidente della Regione Puglia.
È ben nota l’esaltazione dell’omosessualità che l’On. Nichi Vendola manifesta apertamente e pubblicamente. E come viene riferito ampiamente dalla stampa Nichi Vendola vive con il suo «fidanzato» (Cfr. Corriere della Sera del 17.01.05 di A. Gar ; Corriere della Sera del 18.01.05 di Aldo Cazzullo).
Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha partecipato con altre autorità a Bari alla Messa di apertura del Congresso Eucaristico Nazionale. Il governatore è stato tra i primi a ricevere la Comunione proprio dal cardinale che era inviato speciale del Papa per il Congresso (cfr. ANSAweb 22.05.05).


Per venire in aiuto di coloro che sanno ben poco di questo personaggio, pensiamo sia il caso di citare brevemente qualche prodotto della mente del personaggio.


4.
COSA PENSA ANCORA NICHI VENDOLA?
(sulla Dominus Iesus) 
“ In questi giorni da San Pietro si è voluta riconsacrare l’onnipotenza di una chiesa preconciliare, mondana e secolarizzata nei suoi peccati di temporalismo, dogmatica e superstiziosa nei suoi catechismi vuoti d’amore, nella sua boria senza dio, nel suo autoritarismo povero di buone novelle. Rasputin comanda in vaticano. […] Ancora una volta vince la curia di Roma:  […] Ratzinger è l’uomo chiave di questa congrega castale e organica ai poteri forti del mondo contemporaneo. (…) … 
(Nichi Vendola, “Dall’ulivo, l’aceto”, Liberazione, 6.9.2000). 


(sulla successione di Papa Woityla)
“ … comincia a delinearsi il crinale politico dello scontro per la successione a Woityla: per questo scendono in campo, impuniti, i porporati del Terrore d’oltre Tevere, i giacobini d’una teocrazia che mette l’aureola in testa ai carnefici, i profeti di un dogma premoderno e intrinsecamente blasfemo. Sodano, Ruini, Ratzinger, questa trinità inquisitoria e violenta, assediano il tramonto del pontefice polacco – ahimè, in tragica oscura sintonia con quel loro pensiero spoglio di carità –  (Nichi Vendola, “L’anatema”, Liberazione, 15.9.2000).


(Sulla legalizzazione del nudismo)
Camera dei Deputati Proposta n° 5194 del 28.7.2004
Art. 1. – 1. La presente legge disciplina la pratica del naturismo e la realizzazione di aree ad essa destinate.
2. É definito naturismo l’insieme delle pratiche di vita all’aria aperta che, nel rispetto degli altri, della natura e dell’ambiente circostante, utilizzano il nudismo come forma di ricreazione e di sviluppo della salute fisica e mentale attraverso il contatto diretto con la natura.


(Per introdurre la possibilità che le persone non si indichino più come maschio e femmina)
Camera dei Deputati Proposta n° 3031 del 16.7.2002
“… Ad identiche esigenze potrà corrispondere la facoltà di cambiare nome anche nel genere, sia per consentire un’armonizzazione dell’Io e del Sé sociale […] sia per definire, una volta per tutte, un nuovo diritto di genere, pluralistico e polimorfo, imperniato unicamente sull’identità (e l’immagine) personale, ovvero oltrepassante lo schematismo manicheo del sistema binario maschile-femminile.”


(Per il riconoscimento della coppie di fatto, cioè omosessuali)
Camera dei Deputati Proposta n° 3296 del 21.10.2002
“Ai fini della presente legge si intende per: “patto civile di solidarietà”: l’accordo tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso stipulato al fine di regolare i propri rapporti personali e patrimoniali relativi alla loro vita in comune;  b) “unione di fatto”: la convivenza stabile e continuativa tra due persone, di sesso diverso o dello stesso sesso, che conducono una vita di coppia.
Ai sensi e per gli effetti della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, e successive modificazioni, le parti di un patto civile di solidarietà ovvero le persone legate da un’unione di fatto sono equiparate ai componenti di una famiglia.”


(Per il riconoscimento dei matrimoni tra omosessuali)
Camera dei Deputati Proposta n° 5321 del 10.10.2004
Art. 1. – (Modifica al libro I del codice civile in materia di unione civile). 
1. Dopo il titolo XIV del libro I del codice civile, è inserito il seguente: Titolo XIV-bis
Dell’Unione Civile Art. 455-bis.  (Unione civile). Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, di seguito denominate “ parti dell’unione civile ”, che intendono legarsi o sono legate da comunione di vita materiale e spirituale, possono contrarre un’unione civile per organizzare la loro vita comune.