Una globalizzazione giusta: creare opportunità per tutti

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La Chiesa promuove una globalizzazione sussidiaria, “in aiuto al bene di ogni persona umana”


Intervento del cardinal Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace


ROMA, venerdì, 25 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Intervenendo questo venerdì a Roma alla presentazione del Rapporto pubblicato lo scorso anno dall’Ufficio Internazionale del Lavoro di Ginevra (ILO) dal titolo “Una globalizzazione giusta: creare opportunità per tutti”, il cardinale Renato Raffaele Martino ha spiegato che l’impegno della Chiesa è quello di assicurare una globalizzazione nella solidarietà, senza marginalizzazione.

Alla presentazione del rapporto tenutasi presso la Pontificia Università Lateranense, che ha visto anche la partecipazione di Juan Somavia, Direttore generale dell’ILO, il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha sottolineato che “La globalizzazione che interessa alla Chiesa è una globalizzazione sussidiaria ”, cioè – da subsidium – “in aiuto al bene di ogni persona umana”.


Citando il Compendio della dottrina sociale della Chiesa Martino ha detto che: “La globalizzazione da un lato rende più evidente e urgente la prospettiva della solidarietà universale, dall’altro richiede un piano organico di mobilitazione sussidiaria, concentrica, di solidarietà”.


“Centri concentrici della solidarietà – ha continuato il porporato – sono la difesa dei diritti umani e la promozione dello sviluppo, nel rispetto della originaria destinazione universale dei beni della terra, ossia estendendo la solidarietà anche alle future generazioni”.


Il punto centrale della proposta antropologico-teologica dell’umanesimo cristiano – ha sottolineato il cardinal Martino – è il principio di sussidiarietà” dove “l’ordine superiore dovrebbe sostenere quello inferiore ed aiutarlo a coordinare la priora attività con quella del resto della società, tenendo sempre presente il servizio al bene comune”.


Il Rapporto, prodotto di due anni di consultazioni effettuate in più di 20 Paesi, afferma che la globalizzazione deve cambiare per diventare più “giusta e integrativa” ma allo stesso tempo sostiene che i problemi “non sono dovuti alla globalizzazione in quanto tale, ma ai difetti nella sua gestione. … I mercati globali sono cresciuti rapidamente, senza una parallela evoluzione delle istituzioni economiche e sociali necessarie al loro funzionamento”.


Per superare tali difetti l’organismo che lo ha stilato, ovvero la Commissione mondiale sulla dimensione sociale della globalizzazione dell’ILO, ha proposto una serie di riforme, chiedendo ai governi di ogni nazione – in particolar modo per quei Paesi di maggiore influenza a livello globale – un maggior rispetto delle esigenze e degli interessi altrui, nell’ambito delle rispettive politiche interne.


Il rapporto chiede anche una maggiore attenzione ai principi fondamentali di democrazia, equità sociale, diritti umani e stato di diritto. Esso rileva inoltre la necessità di un quadro istituzionale solido, nell’ambito di ciascun Paese, al fine di favorire maggiori opportunità di lavoro e d’impresa in un’economia di mercato funzionale.


Dal punto di vista teologico, ha affermato il cardinale Martino nel suo intervento: “Dio ha creato l’uomo libero e non si sostituisce a lui, ma lo chiama a collaborare all’opera di salvezza: i doni di Dio sono sempre una chiamata a dare, come risposta all’aver ricevuto”.


Per analogia quindi “la sussidiarietà ha un preciso significato antropologico: il rispetto dei diritti umani e della giustizia sono indispensabili perché le persone possano essere ed agire nella libertà”.


“A questo riguardo – ha continuato Martino –, ci conforta sentire la profonda sintonia fra il principio di sussidiarietà nei suoi significati profondi e il comune sentire espresso dal Rapporto e dalla presentazione fattane dal Direttore generale Somavia”.


Il cardinale ha concluso rilevando come Somavia sottolinei “che le istituzioni internazionali sono in modo peculiare ‘al servizio’ al bene comune globale delle concrete forme di convivenza civile e politica, perché la governance globale è un insieme sistemico che si estende dal livello locale al livello internazionale, che richiede di essere rafforzato dal basso verso l’alto, rinforzando le comunità e i mercati locali”.


Da parte sua il Direttore generale dell’ILO nel suo discorso inaugurale – secondo quanto si apprende da una nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace – ha rilevato la necessità di un rafforzamento delle comunità, dell’imprenditoria e dei mercati locali, in quanto – ha detto – “non può esserci successo nella globalizzazione senza successo nella localizzazione”.


Inoltre, secondo il Direttore generale dell’ILO, “un’equa globalizzazione non avverrà con decisioni separate in materia di commercio, finanza, lavoro, educazione, sanità. Si tratta di un fenomeno di integrazione e dunque richiede soluzioni integrate e, ovviamente, politiche integrate”.


Un saluto ai partecipanti è stato rivolto, a nome della città di Roma, dal Vicesindaco dell’Urbe, l’onorevole Mariapia Garavaglia, che ha sottolineato l’importanza del discorso sulla globalizzazione anche a livello delle amministrazioni locali. Ogni anno a Roma, proprio a questo scopo, si organizza un GLOCAL FORUM , che contribuisce a rendere mondiale la cultura del cittadino romano.


All’inizio dei lavori, i partecipanti hanno rivolto un fervido augurio a Giovanni Paolo II per il pieno ristabilimento delle sue condizioni, sottolineando il momento con un prolungato applauso.


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