Umbria-gate e il Comune di Perugia

Socialismo

Perugia, buco milionario al Comune


L’opposizione chiede una commissione d’inchiesta sui rapporti tra i Ds e il potere economico in Umbria. Una commissione che passi al vaglio tutti i risvolti della recente storia umbra…


 

Dopo il caso archiservice adesso una voragine nel bilancio comunale di milioni di euro. Il municipio di Perugia non trova pace. E il sindaco Renato Locchi – tirato in ballo con la presidente della giunta regionale Maria Rita Lorenzetti nel caso Giombini, – comincia a temere anche per il commissariamento di Palazzo dei Priori. È la prima volta, dopo 60 anni, che un bilancio del Comune di Perugia non viene approvato entro il 30 giugno. E sembra che i motivi siano gravi.
Tanto che lunedì prossimo è stata convocata una specifica seduta della commissione controllo e garanzia del bilancio. Alla base della mancata approvazione del consuntivo l’incongruenza tra i dati a disposizione degli uffici dell’esattoria e quelli dei tributi. «Non siamo ancora in grado di determinare con esattezza lo scostamento», ha spiegato l’assessore al bilancio Marco Vinicio Guasticchi, «tuttavia è in corso un’indagine interna. È una questione tecnica».
Ma di che si tratta? Come è possibile che non si riesca a risalire ai motivi di un buco in bilancio così grave? L’opposizione di centrodestra lamenta la mancanza di informazioni in materia visto che le uniche notizie pervenute in consiglio sono arrivate da fonti non istituzionali. Da altre fonti perugine o forse le stesse di cui parla l’opposizione, viene fornita questa versione del giallo dei venti milioni di euro di buco in bilancio. Poco più di cinque anni fa la Sorit – società di proprietà del Monte dei Paschi di Siena (per il 75 per cento) e della Banca popolare di Spoleto (per il 25 per cento) stipula una convenzione col Comune di Perugia per la riscossione dei tributi. E presta al a Palazzo dei Priori 29 milioni di euro con la clausola che avrebbe recuperato il credito mese per mese, prelevando il 50 per cento, senza interessi, delle tasse comunali. La Sorit in 5 anni ha riscosso circa 18 milioni di euro di cui ne ha trattenuti 9. Però l’ufficio entrate del Comune di Perugia non avrebbe calcolato le ritenute considerando nel bilancio anche la quota trattenuta dalla Sorit. Mettendo così in entrata 18 milioni di euro. Da parte sua l’ufficio uscite non ha registrato appunto le uscite così che la tesoreria si è vista in bilancio i 18 milioni di euro. Se così fosse, sarebbe un caso imbarazzante di gestione se non creativa comunque virtuale del denaro. Resta la curiosità di capire – dato che a ottobre la Sorit dovrebbe chiude e dato che la riscossione tributi del Comune di Perugia dovrà essere trasferita ad un nuovo appaltatore – come potrà essere ricontrattato il debito. Ma se al Comune di Perugia si piange alla Regione Umbria, come è noto, non si ride. Anzi, il caso Giombini, che fino a una settimana fa non era ancora stato impugnato dall’opposizione, comincia a produrre i suoi pesanti effetti politici.
E così l’opposizione chiede una commissione d’inchiesta sui rapporti tra i Ds e il potere economico in Umbria. Una commissione che passi al vaglio tutti i risvolti della recente storia umbra: «Dalla Tangentopoli ternana passando per lo strapotere Unipol nelle amministrazioni pubbliche fino al caso Nomura e appunto alla vicinanza fra Giombini e certi ambienti della politica umbra». C’è un blocco di potere, sostiene insomma l’opposizione, che coinvolge i Ds, «il partito-Stato, il partito azienda », attraverso una filiera chiara, perspicua in tutte le sue componenti: «il partito, gli amministratori, le cooperative – quelle assicurative, alimentari sociali e dei servizi – e certi imprenditori che da questo processo hanno benefici economici». In attesa che dalla procura di Perugia – silenziosissima – arrivino notizie sul prosieguo delle indagini.


L’INDIPENDENTE 1 luglio 2006